Molte amministrazioni pubbliche hanno adottato il Piano triennale per la prevenzione della corruzione (il PTPC, che tutte le amministrazioni devono dotarsi in conformità al Piano Nazionale Anticorruzione), ma “la qualità dei documenti in termini di metodo, sostenibilità ed efficacia è, in molti casi, insufficiente”. Lo ha sottolineato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone nella presentazione della Relazione 2014 dell’Anac, oggi alla Camera.
“Le prime analisi condotte su oltre 1.300 amministrazioni – ha spiegato – evidenziano un risultato in chiaro scuro: un livello pressoché generalizzato di adozione e pubblicazione dei PTPC (il 90% delle P.A. ha, infatti, adottato il PTPC e tra queste, più del 50% ha aggiornato il documento nell’ultima annualità) avvertito, però, come un adempimento burocratico; la qualità dei documenti, infatti, in termini di metodo, sostenibilità ed efficacia è, in molti casi, insufficiente”.
“Il risultato – ha spiegato Cantone – può spiegarsi in gran parte con la novità della disciplina anticorruzione, con la varietà delle amministrazioni e del livello di competenze presenti nelle medesime, ma anche con la scarsa preparazione che non sempre ha fatto comprendere l’importanza dell’adempimento”.
Il presidente dell’Anac ha spiegato che “varie sono le criticità che stanno emergendo: la sostanziale assenza di un’analisi del contesto esterno in cui opera l’amministrazione (in oltre l’80% dei casi); la scarsa mappatura dei processi interni (puntuale solo nel 10% dei casi); l’inadeguata propensione ad applicare metodi di ponderazione del rischio (nel 35% dei casi non è stato previsto alcun metodo) o l’applicazione di metodi inefficaci (nel 45% dei casi); la scarsa integrazione con altri strumenti, quali il ciclo di gestione della performance (riscontrata solo nel 15% dei casi) o il Piano triennale per la trasparenza e l`integrità (nell’80% dei casi viene solo richiamato); la bassa propensione a prevedere misure specifiche rispetto a quelle obbligatorie previste dal Piano Nazionale Anticorruzione, e nei casi in cui ciò avviene (il 40%), una menzione generica”.
Il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha quindi dichiarato: “I politici corrotti vanno isolati e vanno perseguiti in base alla legge. E va tolto loro ogni riconoscimento. Come abbiamo fatto, insieme al Senato, decidendo di togliere il vitalizio agli ex parlamentari condannati in via definitiva per mafia, corruzione e altri reati gravi”.
“Abbiamo tutti – ha sottolineato la terza carica dello Stato – la percezione di quanto si sia allargata la distanza tra i cittadini e le istituzioni. Di quanto sia cresciuta, purtroppo, la sfiducia nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti. Ce lo dice anche il dato dell’astensione nelle recenti elezioni regionali. Un dato che, a mio avviso, non ha suscitato l’allarme dovuto”.
“Questa sfiducia – ha osservato Boldrini – viene alimentata dal fatto che tanti nostri concittadini non avvertono un sufficiente impegno da parte delle istituzioni volto a migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro” e dal fatto che “quando si scopre che rappresentanti delle istituzioni e della pubblica amministrazione invece di dedicarsi a risolvere i problemi dei cittadini sono impegnati soprattutto e con modalità illecite ad accrescere il proprio potere e il proprio patrimonio personale, è del tutto comprensibile che maturino sentimenti di disgusto e di indignazione”. Secondo Boldrini “troppo spesso però questi gravi episodi vengono commentati con argomenti che considero non solo sbagliati ma anche falsi. Come quando si vuole far credere che chi fa politica sia di per sé una persona dedita al malaffare – ‘l’uno vale l’altro, sono tutti uguali’ – o si descrive l’Italia come composta da politici tutti corrotti che dominano su una struttura sociale ed economica che invece sarebbe pulita e sana.
Le cose non stanno così né in un senso né nell’altro”.
“Tutte le indagini su questo fenomeno, anche quella più recente denominata ‘mafia capitale’ – ha osservato Boldrini – dimostrano che esso è determinato da un reticolo di protagonisti dove, accanto a rappresentanti delle istituzioni, ci sono imprenditori, rappresentanti di cooperative, faccendieri e funzionari pubblici. La corruzione, purtroppo, è così pervasiva da non risparmiare nessun settore della società. La si può scoprire in un consiglio comunale e in una Università, dentro un Ministero e nel mondo tanto amato dello sport (come ci dicono le ultime cronache), negli ospedali e nelle imprese private. Si, perché esiste, e va colpita, anche la corruzione tra privati”.

























