Una sostanziale approvazione nel merito ma una bocciatura sul metodo, dalla Banca centrale europea sulla riforma delle banche popolari in Italia. In particolare sui tempi della consultazione: andava fatta prima del varo del decreto, non quasi un mese dopo. “La Bce accoglie favorevolmente la proposta di riforma delle banche popolari, tappa fondamentale per affrontare le criticità relative al loro sistema di governo – recita il parere legale sul provvedimento emanato dall’istituzione europea – e sostiene le autorità italiane nell’immediato riconoscimento a tale riforma di una stabile efficacia”.
Ma poi, nel documento datato 25 marzo critica senza mezzi termini la tempistica con cui è stata effettuata la consultazione. “Non solo la Bce non è stata consultata prima della sua adozione, ma la presentazione della richiesta di parere è stata immotivatamente differita. Ciò appare inopportuno – si legge -. La Bce desidera vivamente richiamare l’attenzione del Ministero (dell’Economia) sulla necessità di una corretta procedura di consultazione”.
Ad ogni modo, il sostegno ai contenuti della riforma è chiaro.
“Considerata l’importanza del decreto-legge nell’affrontare una delle vulnerabilità del sistema bancario italiano, la Bce sostiene fortemente gli elementi essenziali della riforma proposta, e ritiene che essa non dovrebbe subire modifiche sostanziali. La Bce, inoltre, ne supporta la tempestiva attuazione”.
Entrando nel dettaglio delle sue rimostranze sui tempi della consultazione, l’istituzione ricorda che deve essere svolta “in tempo utile nel corso della procedura legislativa. Ciò dovrebbe avvenire in un momento tale da consentire alla Bce di adottare il suo parere in tutte le versioni linguistiche richieste e all’autorità che ha elaborato il progetto di disposizioni legislative di prendere in considerazione il parere stesso prima di decidere”.
In Italia i decreti legge entrano in vigore a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e devono essere convertiti in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti decadono.
Alla luce di questo, la Bce rivendica di dover “essere consultata prima dell’adozione di un decreto legge”.
“Nel caso in esame, poiché il decreto-legge è stato adottato e pubblicato il 24 gennaio 2015, non solo la Bce non è stata consultata prima della sua adozione, ma la presentazione della richiesta di parere è stata immotivatamente differita. La richiesta è stata ricevuta solamente il 20 febbraio 2015, quando il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha chiesto alla BCE di ritenere la consultazione come questione di urgenza, visto il breve termine del procedimento di conversione”.
“Ciò appare inopportuno – afferma ancora l’istituzione -. La Bce desidera vivamente richiamare l’attenzione del Ministero sulla necessità di una corretta procedura di consultazione”.

























