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Home - Approfondimenti - Analisi - Un’analisi dei dati Istat su contrattazione e sindacalizzazione

Un’analisi dei dati Istat su contrattazione e sindacalizzazione

di Claudio Pellegrini
11 Marzo 2015
in Analisi

di Claudio Pellegrini

 

Il 17 Dicembre 2015 a Roma, nella sede del Cnel, si è svolto un seminario per  la presentazione dei dati (ancora provvisori) relativi all’indagine sulla contrattazione decentrata che è stata realizzata dall’Istat.

Il tema è di grandissima importanza, mancava infatti un’approfondita indagine Istat sull’argomento per colmare un vuoto di conoscenza veramente colpevole ed incomprensibile, considerando che la discussione sulla struttura contrattuale si è protratta per anni in Italia. Le controversie sono note mentre resta il ritardo con cui si è arrivati a un’ indagine  di fonte ufficiale.

Il campione è relativo a imprese con più di 10 dipendenti in settori pubblici e privati con esclusione dell’agricoltura e della Pubblica Amministrazione in senso stretto, i risultati saranno statisticamente significativi per settore economico a due digits, per le cinque ripartizioni territoriali e per classificazione dei dipendenti (cinque categorie).

E’ utile fornire il link per scaricare la presentazione di tutti gli interventi del seminario dal sito Cnel. (http://www.cnel.it/53?shadow_documenti=23590). Particolarmente interessante è stato il contributo della dott.ssa Stefania Cardinaleschi dell’Istat che ha presentato i dati preliminari dell’indagine. Quest’ultima farà parte di un programma di regolare rilevazione che consentirà di stimare la percentuale d’imprese dove è presente contrattazione collettiva di secondo livello e la diffusione delle strutture sindacali. I dati sulla contrattazione saranno anche collegati con le performance aziendali e con i dati Inps che consentono di valutare la diffusione dei premi di risultato.

E’ molto utile esaminare in dettaglio il questionario per poter capire le possibilità di ricerca che l’analisi dei micro-dati può consentire.  A questo proposito sarebbe opportuno che l’Istat metta presto a disposizione i micro-dati, dopo aver assicurato l’anonimato delle risposte, per dare la possibilità agli studiosi di relazioni industriali e agli esperti delle parti sociali di approfondire in base ai propri interessi specifici i vari contenuti del questionario. Questo è il modo migliore per favorire la crescita di un dibattito informato sulla tematica della contrattazione.

In primo luogo esaminiamo i dati della diffusione della contrattazione aziendale e dell’impatto economico.  In seguito si confronteranno anche i risultati di questa indagine con precedenti ricerche fatte con campioni, e metodi diversi in vari anni.

 

Diffusione della contrattazione aziendale

Alcune tabelle presentate nel convegno sono di semplice lettura. Per altre sarà opportuno aspettare il rapporto completo perché ci sono molti aspetti che devono essere approfonditi.

Relativamente alla diffusione della contrattazione nazionale l’indagine ha confermato la quasi universale presenza di questa tipo di contrattazione. In tutti i settori produttivi circa il 95% delle imprese applica questo livello di contrattazione.

La contrattazione collettiva di secondo livello (quindi contrattazione aziendale, territoriale, di gruppo e di stabilimento)  risulta presente nel 15,8% dei casi (pag. 20 presentazione dott.ssa Cardinaleschi). Come prevedibile la contrattazione collettiva è più frequente con il crescere della dimensione aziendale. Nella fascia 10-49 la percentuale è pari a 11,9% mentre nelle imprese più grandi (con più di 500 dipendenti) si arriva a 65,6%.  Ci sono anche notevoli differenze territoriali: 19,6% al Nord e 6,1% al Sud. Anche nei settori produttivi le differenze sono significative:  19,7% nell’industria in senso stretto, 11,7% nei servizi orientati al mercato. Parte di queste differenze sono probabilmente legate alle diverse dimensioni aziendali presenti e quindi solo nel rapporto finale si potrà conoscere quali sono le differenze a parità di dimensione, localizzazione ed altre variabili strutturali.

La contrattazione integrativa si riscontra nel 29% delle imprese, ma non tutta è contrattazione collettiva. Nella contrattazione integrativa ci sono le seguenti modalità:

 

Tab.1 Modalità di contrattazione integrativa

 

Contrattazione aziendale             30%

Contrattazione territoriale             23%

Contrattazione di gruppo                1%

Contrattazione di stabilimento        2%     

Contrattazione individuale             40%

Altro                                             4%

Totale                                         100%

 

Esiste quindi una contrattazione integrativa individuale che viene stimata al 40% del totale. E’ questo un segno preoccupante per chi ritiene che la contrattazione collettiva debba svolgere un ruolo prevalente nella rappresentanza degli interessi dei dipendenti; senz’altro questa informazione deve far suonare un campanello di allarme per i sindacati, perché evidentemente lo spazio di aggiustamento dalla contrattazione nazionale alla realtà lavorativa viene in una parte consistente svolta attraverso contrattazione individuale. E’ prevedibile che questa contrattazione individuale copra anche aspetti di natura retributiva, di conseguenza l’obiettivo del sindacato di essere autorità salariale è messa fortemente in pericolo da questa situazione. D’altra parte un simile margine lasciato alla contrattazione individuale può aprire spazi significativi alle politiche di risorse umane non contrattate ma gestite dall’azienda. In che misura i criteri adottati dalla imprese sono paternalistici e incoerenti? Si basano su obiettivi criteri d’incentivazione che tengono conto delle reali caratteristiche del mercato del lavoro e della organizzazione produttiva? Sarà interessante vedere le categorie professionali in cui la contrattazione individuale gioca un ruolo maggiore. Ricordiamo che, ad esempio negli Stati Uniti dove è presente il sindacato la contrattazione individuale non è permessa.

La presenza di contrattazione integrativa collettiva non è la stessa per i vari contratti collettivi nazionali. Nell’indagine sono individuati 200 contratti collettivi nazionali: esaminiamo la situazione in alcuni di essi.

1) C.C.N.L. per i dipendenti dalle aziende metal meccaniche private e dell’installazione d’impianti.  E’ presente nel 12,3 % delle imprese analizzate.  In quelle che hanno questo contratto (come il principale) la presenza della contrattazione di secondo livello è pari a 33,9%, questa è la percentuale più alta nei contratti integrativi collettivi presenti. Questi contratti integrativi costituiscono il 15,88% di tutti quelli rilevati.

2) C.C.N.L. per i dipendenti dalle aziende del terziario: distribuzione e servizi. Questo contratto nazionale è quello presente con maggiore frequenza (21.3%) ma solo il 18.24% delle aziende che lo applica ha la contrattazione di secondo livello; nell’insieme questi contratti aziendali costituiscono il 14,83% del totale. 

3) C.C.N.L. per i dipendenti dalle imprese edili ed affini. Questo contratto è applicato nel 4.5% delle imprese ma tra di esse nel 37.14% dei casi esiste una contrattazione di secondo livello che in questo caso è probabilmente contrattazione integrativa di carattere territoriale provinciale. I contratti di secondo livello nel settore dell’edilizia sono il 6.33% di tutti i contratti decentrati. Il settore dell’edilizia però ha una struttura d’imprese ed una storia contrattuale molto specifica che per essere compresa richiederebbe una indagine ad hoc.

4) C.C.N.L. per gli addetti alle industrie chimiche, chimiche-farmaceutiche del cellofan, dielettiche e dei materiali isolanti ed affini; olearie, margarine e coibentazione. Questo contratto nazionale è applicato solo nel 1.3% delle imprese ma la contrattazione di secondo livello è molto frequente (46.8%), probabilmente per la dimensione delle imprese, questi contratti sono solo il  2.32% dell’insieme dei contratti di secondo livello.

Impatto della contrattazione di secondo livello sulla retribuzione

Quanto incide la contrattazione collettiva di secondo livello sulla retribuzione? Riportiamo (Tab.2)  i dati presentati nel seminario (presentazione Cardinaleschi pag.22). In base alle semplici medie la contrattazione di secondo livello aggiunge mediamente 4.674 euro alla retribuzione annuale (+16 %), con differenze nei diversi settori. Tuttavia queste medie richiedono elaborazioni molto più sofisticate per riuscire a mettere in evidenza l’impatto della contrattazione a parità di condizioni. E’ evidente che la maggiore retribuzione che si associa alla contrattazione aziendale sia  correlata alle maggiori dimensioni d’impresa dove in genere la retribuzione è più elevata. Le stesse caratteristiche del capitale umano presente nelle imprese più grandi può essere alla base delle differenze retributive riscontrate. Nelle imprese più grandi ci sono titoli d’istruzione più elevati ed anche investimenti in capitale fisso più consistenti. L’impresa più grande può selezionare lavoratori più produttivi anche in relazione alle retribuzioni maggiori che è in grado di offrire. Nell’analisi multivariata che verrà presentata nel rapporto finale si potrà valutare più precisamente l’impatto della contrattazione aziendale a parità di condizioni.

 

Tab.2 Retribuzioni annuali medie per dipendente in euro                                               

                                                       A                                B                      B/A                   B-A

                                  Contratto Nazionale          Contratt. 2 livello                                         

Industria in senso stretto                 31450                         34922                  1,11                   3472

Costruzioni                                     28399                         32526                 1,15                   4127

Servizi orientati al mercato               28978                         34170                 1,18                   5192

Servizi sociali e personali                 21014                         25148                 1,20                   4134

Totale                                             29304                         33978                 1,16                   4674

 

La sindacalizzazione

L’indagine ha consentito anche una rilevazione del tasso d’iscrizione al sindacato (Tab.3),così come riportato dall’impresa che ha compilato il questionario (la domanda era la seguente: numero delle quote sindacali raccolte sui dipendenti)

Il tasso medio del 31,6% ha una variazione in base ai settori: si va dal 18, 8% del commercio al 55,5% delle attività finanziarie.  Bisogna considerare che sono esclusi tutti coloro che lavorano in imprese con meno di 10 addetti dove la presenza del sindacato è molto ridotta. In Italia nella fascia con 2-9 addetti abbiamo circa 5 milioni di occupati. Manca invece la Pubblica Amministrazione dove invece la presenza del sindacato è in genere maggiore. Naturalmente ci saranno differenze in base alla localizzazione geografica e alla dimensione aziendale. La presentazione dei dati definitivi darà senz’altro informazioni in materia.

Tuttavia per poter aver una stima più puntuale della presenza del sindacato sarebbe opportuno inserire una domanda specifica nelle rilevazioni delle forze di lavoro.  La risposta darebbe la possibilità di incrociare il dato con tutte le altre variabili che sono contenute nell’indagine e consentirebbe di avere una visione nuova e più approfondita del fenomeno sindacale. In altri paesi questo è stato fatto e sarebbe ora che questo avvenisse anche in Italia.

L’indagine rileva anche la presenza di strutture sindacali (Rsu oppure Rsa). La media è solo il 12% circa, ovviamente questa percentuale cresce con la dimensione e si passa da 8% circa nelle aziende più piccole fino 60% nelle aziende con oltre 500 addetti (Tab.4). E’ tuttavia da segnalare che nel 40% di aziende con oltre 500 addetti, che nel nostre paese non sono numerose e sono senz’altro di alta visibilità, non esistono strutture sindacali.

 

Tab.3 Tasso di sindacalizzazione per sezione di attività economica

 

Sezione di attività economica                                                                        Tasso di sindacalizzazione

 

G – Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli            18.8

M – Attività professionali, scientifiche e tecniche                                                        23.5

F – Costruzioni                                                                                                       23.7

J – Servizi di informazione e comunicazione                                                              24.6

R – Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento                                  24.6

P – Istruzione                                                                                                         25.5

S – Altre attività di servizi                                                                                        27.8

Q – Sanita’ e assistenza sociale                                                                              28.3

L – Attivita’ immobiliari                                                                                             28.5

I – Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione                                                        30.7

N – Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese                                 31.3

C – Attività manifatturiere                                                                                         31.4

MEDIA                                                                                                                    31.6

H – Trasporto e magazzinaggio                                                                                 40.1

B – Estrazione di minerali da cave e miniere                                                              42.3

E – Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento             44.5

D – Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata                                 45.6

K – Attività finanziarie ed assicurative                                                                        55.5

 

 

Tab. 4 Presenza di strutture sindacali in base alla dimensione

 

         10-49       50-199          200-499         500 e oltre          MEDIA

Totale

RSA    7.5           34.7              58.8                 61.5                12.1

RSU    8.4           28.3              41.9                 57.7                11.8

 

 

Confronti con altri indagini

Per fare un confronto con precedenti indagini ISTAT occorre risalire alla pubblicazione La Flessibilità nel mercato del lavoro nel periodo 1995-1996 pubblicata nel 2000. In questa ricerca era presente anche una domanda sulla contrattazione aziendale e i risultati sono di seguito presentati. Nel periodo considerato la percentuale d’imprese coinvolte da contrattazione era pari a 9,9% ma nell’industria si arrivava a 12,1% mentre nelle imprese più grandi si superava il 60%.

La differenza tra le due rilevazioni, a favore dell’ultima è probabilmente dovuta alla diversa finalità dei due questionari. Nella più recente la rilevazione della contrattazione aziendale è l’obiettivo centrale e quindi è stata rilevata con maggiore cura, mentre per i dati relativi al 1995-96 una sola domanda era relativa alla contrattazione aziendale.

Il rapporto relativo agli anni 1995-96 conteneva anche un’informazione utile relativa al numero di dipendenti coinvolti da contrattazione aziendale. Questo dato purtroppo non è presente nella recente indagine. La percentuale dei dipendenti era pari al 38,8% ma occorre tenere presente che erano escluse le imprese con meno di 10 addetti.

 

Tab.  5 –

Imprese e dipendenti interessati dalla contrattazione aziendale nel periodo 1995-96 per classe di dipendenti, attività economica e ripartizione territoriale (valori assoluti e incidenza percentuale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CLASSE DI DIPENDENTI

IMPRESE

 

DIPENDENTI

 

DIMENSIONE MEDIA DELL’IMPRESA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di cui coinvolte da contrattazione

Incidenza

 

 

Di cui coinvolti da contrattazione

Incidenza

 

 

Di cui coinvolte da contrattazione

 

Totale

percentuale

 

Totale

percentuale

 

Totale

 

 

 

(a)

 

 

 

(b)

 

 

(c)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ITALIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDUSTRIA

 

10-19

77.164

3.335

4,3

 

968.375

53.493

5,5

 

13

16

 

20-49

28.263

4.949

17,5

 

845.382

161.901

19,2

 

30

33

 

50-199

11.002

4.675

42,5

 

980.934

464.312

47,3

 

89

99

 

200-499

1.966

984

50,1

 

551.216

289.442

52,5

 

280

294

 

500 e più

620

410

66,1

 

921.811

675.729

73,3

 

1.487

1.648

 

Totale

119.014

14.353

12,1

 

4.267.718

1.644.876

38,5

 

36

115

 

% di colonna

60,0

 

 

 

51,6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZI

 

10-19

53.162

1.244

2,3

 

636.018

17.807

2,8

 

12

14

 

20-49

17.102

1.635

9,6

 

510.072

51.409

10,1

 

30

31

 

50-199

6.872

1.372

20,0

 

625.789

135.422

21,6

 

91

99

 

200-499

1.189

425

35,7

 

352.611

123.987

35,2

 

297

292

 

500 e più

892

532

59,6

 

1.872.188

1.231.845

65,8

 

2.099

2.316

 

Totale

79.217

5.207

6,6

 

3.996.678

1.560.469

39,0

 

50

300

 

% di colonna

40,0

 

 

 

48,4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

 

10-19

130.326

4.579

3,5

 

1.604.393

71.300

4,4

 

12

16

 

20-49

45.365

6.584

14,5

 

1.355.455

213.309

15,7

 

30

32

 

50-199

17.874

6.047

33,8

 

1.606.723

599.734

37,3

 

90

99

 

200-499

3.155

1.409

44,7

 

903.827

413.429

45,7

 

287

293

 

500 e più

1.512

942

62,3

 

2.793.999

1.907.574

68,3

 

1.848

2.026

 

Totale

198.232

19.560

9,9

 

8.264.397

3.205.346

38,8

 

42

164

 

% di colonna

100,0

 

 

 

100,0

 

100,0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(a) Imprese coinvolte dalla contrattazione in percentuale delle imprese totali

 

 

 

 

 

 

 

(b) Dipendenti delle imprese coinvolte dalla contrattazione in percentuale dei dipendenti del totale delle imprese

 

 

 

 

(c) Rapporto tra numero dipendenti e numero d’imprese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: ISTAT (2000) La Flessibilità nel mercato del lavoro nel periodo 1995-1996. (Tabella1)

 

Molto più utile per un raffronto con dati recenti è la ricerca condotta sui dati INVIND della Banca d’Italia da Francesco D’Amuri e Cristina Giorgiantonio,“Diffusione e prospettive della contrattazione aziendale in Italia”,Questioni di Economia e Finanza, Luglio 2014 n. 221, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2014-0221/index.html

Dall’indagine risulta che la diffusione della contrattazione coinvolge il 21% delle aziende, nell’industria la percentuale sale a 24 e nelle aziende con oltre 200 addetti si arriva a 55%. L’indagine indica anche i casi in cui la contrattazione aziendale contiene clausole relative alla partecipazione dei risultati: 40 % nelle aziende più grandi e 15% nella media. In questa indagine sono incluse solo le imprese con più di 20 addetti.

Tab. 6  Diffusione della contrattazione aziendale integrativa, anno 2010

 

Valori espressi in punti percentuali

 

 

                                                       SETTORE                ADDETTI               SINDACATO

                                               TOT.     ISS Servizi     20-50 50-200    200+      Si          No

Contratto Aziendale (CA)            21       24        18        13        35        55        25          3

CA con modifica organizzativa     2         1          2          1          3          7         2           0

CA con partecipazione risultati   15       18        11          9        26        40         18          2

Osservazioni numero                3510   2564      946    1338     1295      877     2991      519

 

ISS= Industria in senso stretto

Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia, Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (INVIND). Tavola 7

 

 

Relativamente alla retribuzione nel periodo 2002-2012, la quota del salario eccedente i minimi sul totale della retribuzione era pari in media al 10,5 % (Tavola 5), più elevata tra gli impiegati (12,4%) e maggiore nelle aziende più grandi.

L’indagine rileva anche una forte insoddisfazione sugli attuali assetti contrattuali. L’insoddisfazione è mediamente 30 % ma nelle grandi imprese arriva al 46%.

Tab.7  La quota del salario eccedente i minimi da Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro sul totale della retribuzione (anni 2002 – 2012)

 

Valori espressi in punti percentuali

Categoria              Operai       Impiegati           Totale         Osserv.

 

Totale                        9,5             12,4              10,5           30726

20-50 addetti             9,2              11,6               9,7            12259

50-200 addetti           9,8              13,6              11,4            11383                    

200+ addetti             11,9             17,6              14,6             7084

ISS                          9,2              13,8              11,1            22650

Servizi                     10,1              10,9                9,7            8076

 

Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia, Indagine sulle imprese industriali e dei servizi (INVIND). Tavola 5

Poiché i dati sulla contrattazione aziendale sono molto legati alla dimensione ci sembra utile riportare i dati ISTAT relativi alla distribuzione degli addetti relativi al 2011 (Tab.8). Il 95% delle imprese e il 46% degli addetti sono nella classe al di sotto di 10. Più un terzo dei dipendenti sono invece nella classe che supera i 50 ed è questa la fascia che più si presta ad una diffusione della contrattazione collettiva di secondo livello di carattere aziendale.

Tab.8 – Imprese e addetti per classi di addetti e settore di attività economica – Anno 2011(valori assoluti)

 

CLASSI DI ADDETTI (a)

 

 

 

 

 

 

Industria in senso stretto

Totale

Totale

 

 

 

Imprese

Addetti

%  Addetti

Imprese

 Addetti

%  Addetti

 

 

 

 

 

 

 

 

1

153.224

139.970

3,31

2.655.768

2.480.178

14,70

 

2-9

211.912

850.650

20,11

1.578.054

5.341.753

31,65

 

%  meno 10

82,41

23,42

 

95,12

46,35

 

 

10-19

45.215

603.231

14,26

137.212

1.795.963

10,64

 

20-49

21.809

656.281

15,52

54.218

1.613.195

9,56

 

50-249

9.496

923.692

21,84

22.039

2.125.788

12,60

 

250 e più

1.416

1.055.880

24,96

3.646

3.520.706

20,86

 

Totale

443.072

4.229.705

100

4.450.937

16.877.583

100

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Istat, Archivio Statistico delle Imprese Attive Tavola 1

 

 

 

 

 

 

Mentre le indagini campionarie sulla contrattazione aziendale sono state carenti proprio nel periodo in cui più accesso è stato il confronto sulla struttura contrattuale non mancano raccolte di contratti aziendali. Nell’archivio della contrattazione del Cnel relativamente al settore privato ci sono circa 1.000 accordi  per il periodo 2002-2009. (http://www.cnel.it/347?contrattazione_testo=45). Sono anche disponibili studi sui contenuti della contrattazione aziendale in particolare l’osservatorio OCSEL della CISL(http://www.cisl.it/sito-industria.nsf/viste/report?OpenDocument).

I risultati della recente indagine Istat saranno quindi molti utili per affrontare in modo costruttivo un aspetto centrale delle relazioni industriali quello della struttura contrattuale e del ruolo che i vari livelli  debbono svolgere. Su questo argomento è opportuno fare una ultima precisazione. La ricerca di Calmfors e Driffill (Calmfors, Lars e Driffill, John, 1988, “Bargaining Structure, Corporatism and Macroeconomic Performance”,Economic Policy 3/6: 13–61) basata su dati degli anni ottanta indicava come virtuosi i sistemi contrattuali decentrati e centralizzati mentre quelli di tipo intermedio, basati sulla contrattazione settoriale nazionale, venivano considerati più propensi a portare inflazione e disoccupazione. Questa ipotesi è stata sottoposta a moltissime ricerche di verifica ed ha avuto il merito di mettere in evidenza le difficoltà che esistono nella classificazione delle strutture contrattuali e nella misurazione degli effetti. Dopo molti anni uno degli autori (Driffill, J. 2006, “The Centralization of Wage Bargaining Revisited: What Have we Learnt?” Journal of Common Market Studies, 44(4): 731-756),sulla base delle ricerche condotte, concludeva che non esistono modelli contrattuali virtuosi, troppe sono le variabili da considerare e le situazioni specifiche nei vari contesti. Le ricerche fatte davano risultati contraddittori, solo i sistemi centralizzati erano più frequentemente associati con risultati macroeconomici positivi.  Il dibattitto sugli assetti contrattuali che verrà sicuramente alimentato dalla nuova ricerca Istat dovrà tenere presente  quanto emerso dalla ricerca comparata e contribuire a trovare una soluzione adatta alle specificità italiane.

 

Claudio Pellegrini,  Università La Sapienza di Roma           

Claudio Pellegrini

Claudio Pellegrini

Università La Sapienza di Roma

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