L’Europa cerca nuove strade per recuperare competitività, attrarre investimenti e favorire la crescita delle imprese innovative. In questo contesto nasce la proposta di EU-Inc, il cosiddetto “28° regime societario europeo”, una forma giuridica unica valida in tutti gli Stati membri che punta a semplificare la vita delle imprese e a favorire lo sviluppo di startup e scale-up nel mercato unico. L’obiettivo è condivisibile. L’Europa soffre da anni di una frammentazione normativa che rende più complesso e costoso crescere oltre i confini nazionali rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti. Una maggiore armonizzazione delle regole societarie può quindi rappresentare una leva importante per sostenere innovazione, investimenti e crescita dimensionale delle imprese europee.
Dal punto di vista manageriale oltre che imprenditoriale, la proposta presenta diversi aspetti positivi: la semplificazione delle procedure, la standardizzazione di alcuni strumenti di finanziamento, la digitalizzazione dei processi societari e la possibilità di operare più facilmente su scala europea. Tutto ciò può contribuire a rafforzare la competitività delle aziende e a creare nuove opportunità di sviluppo per il management. Tuttavia, accanto alle opportunità emergono anche alcune criticità che non possono essere sottovalutate. La versione attualmente proposta si concentra prevalentemente sul diritto societario, lasciando in larga misura ai sistemi nazionali la disciplina del lavoro, della fiscalità e delle relazioni industriali. Se da un lato le imprese potranno beneficiare di una maggiore libertà organizzativa, dall’altro resteranno forti differenze tra i sistemi nazionali in materia di lavoro, contribuzione, rappresentanza e contrattazione collettiva.
Alcuni osservatori e organizzazioni sindacali hanno espresso il timore che il nuovo regime possa incentivare forme di concorrenza regolatoria tra Stati membri e produrre pressioni sui sistemi nazionali di tutela del lavoro. Il rischio è che si sviluppino fenomeni di arbitraggio normativo, con la tendenza a privilegiare gli ordinamenti percepiti come più favorevoli sotto il profilo regolatorio o contributivo. Se da una parte in Italia ci si preoccupa del dumping dei contratti pirata, dall’altra non si può ignorare il dibattito su possibili forme di competizione tra ordinamenti nazionali che potrebbero mettere sotto pressione modelli consolidati di rappresentanza e relazioni industriali. Ricordiamoci che ci muoviamo all’interno di un contesto caratterizzato da una forte tradizione sociale. L’Europa continua a rappresentare l’area del mondo con il sistema di protezione sociale più sviluppato e con una quota molto elevata della spesa sociale globale, pur in presenza di sistemi nazionali molto differenti tra loro per livello di tutela, finanziamento ed efficienza. È quindi comprensibile che ogni intervento volto a semplificare il quadro normativo per le imprese venga osservato con attenzione anche sotto il profilo degli equilibri sociali e del mantenimento di adeguati livelli di protezione.
Per la dirigenza il tema è particolarmente rilevante, in Italia la figura del dirigente è il risultato di una lunga evoluzione contrattuale che ha costruito un sistema avanzato di welfare integrativo, previdenza complementare, formazione continua e politiche attive del lavoro. Si tratta di un patrimonio che contribuisce alla competitività delle imprese e alla qualità della managerialità italiana. Per questo motivo ogni processo di armonizzazione europea dovrebbe evitare il rischio di appiattire o marginalizzare queste specificità. L’obiettivo non deve essere uniformare verso il basso, ma valorizzare le migliori pratiche esistenti nei diversi Paesi. Manageritalia guarda quindi con interesse all’iniziativa EU-Inc e ne condivide la finalità di rafforzare il mercato unico e la capacità competitiva dell’Europa. Allo stesso tempo ritiene indispensabile che il percorso di approvazione sia accompagnato da un confronto approfondito con le parti sociali, le rappresentanze manageriali e il mondo delle professioni.
L’Europa ha bisogno di imprese più forti, innovative e capaci di crescere. Ma ha anche bisogno di preservare quel modello sociale che rappresenta uno dei suoi principali fattori distintivi. Competitività e coesione sociale non devono essere considerate obiettivi alternativi: la vera sfida europea è riuscire a farle crescere insieme.
Massimo Fiaschi



























