Da spiragli ad apertura. Dopo settimane di confronto, la trattativa tra Just Eat e sindacati sulla procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda registra un primo risultato concreto: il numero degli esuberi scende da 42 a 32 lavoratori. Un passo avanti che non modifica la contrarietà della Filt Cgil ai licenziamenti, ma segna un cambio di passo rispetto alle posizioni iniziali dell’azienda e apre uno spazio negoziale che fino a poche settimane fa sembrava difficilmente praticabile.
Il punto di svolta è arrivato nell’incontro che si è tenuto lunedì 8 giugno, terzo appuntamento del confronto aperto dopo l’avvio della procedura prevista dalla legge 223. Just Eat ha confermato la volontà di procedere con la riorganizzazione e con la riduzione del personale, ma ha accettato di ridurre il perimetro degli esuberi e di discutere una serie di misure richieste dalle organizzazioni sindacali. Resta fermo, sottolinea a Il Diario del Lavoro Danilo Morini, del dipartimento trasporto merci e logistica della Filt Cgil, che per il sindacato il ritiro della procedura sarebbe stato il risultato ottimale. Vista la riproposizione della scelta aziendale, l’obiettivo, ora, è verificare se la riduzione del perimetro possa essere accompagnata da un numero sufficiente di uscite volontarie, evitando così che Just Eat proceda unilateralmente.
Sul tavolo c’è una proposta economica che l’azienda presenterà ai lavoratori coinvolti. L’incentivo, spiega Morini, partirebbe da otto dodicesimi della retribuzione annua lorda e sarebbe incrementato in base ai carichi familiari e all’anzianità di servizio, fino a un massimo di quattordici mensilità comprensive dei ratei di tredicesima e quattordicesima. A questo si aggiungerebbe l’indennità sostitutiva del preavviso prevista dalla normativa vigente. «Se ci saranno adesioni, il percorso potrà chiudersi in maniera condivisa. Se non ci saranno, noi non certificheremo licenziamenti».
La trattativa, tuttavia, continua a ruotare attorno a quello che per il sindacato rappresenta il vero nodo della vicenda: la sicurezza dei rider e il futuro delle figure che oggi garantiscono un presidio diretto sul territorio. Fin dall’apertura della procedura, la Filt Cgil ha contestato la scelta di colpire soprattutto lavoratori che svolgono attività di coordinamento, supporto operativo e gestione delle emergenze. Figure che, secondo il sindacato, rappresentano un punto di riferimento essenziale per oltre 3 mila rider assunti da Just Eat con contratto subordinato.
Durante l’incontro, l’azienda ha sostenuto che anche prima della riorganizzazione i preposti non erano presenti in tutte le città e ha confermato l’intenzione di mantenere sei presidi nelle principali aree operative del Paese, accentrando però a Milano una parte delle funzioni amministrative.
Per il sindacato, però, il punto più delicato resta Roma. «Abbiamo chiesto un ulteriore sforzo sulla Capitale, perché una sola persona qui sarebbe insufficiente», spiega Morini. «Roma rappresenta circa il 20% dell’attività complessiva di Just Eat ed è il naturale punto di riferimento per tutto il Centro-Sud. Mantenere un nucleo più ampio avrebbe una logica sia organizzativa sia legata alla sicurezza». Su questo aspetto, l’azienda si è riservata di fornire una risposta nei prossimi giorni, ma un eventuale rafforzamento del presidio romano potrebbe tradursi anche in una ulteriore riduzione del numero degli esuberi.
Accanto alle misure economiche, Just Eat ha inoltre accolto la richiesta di attivazione di un servizio di outplacement affidato a una società specializzata, con l’obiettivo di accompagnare i lavoratori eventualmente coinvolti verso nuove opportunità professionali fuori dall’azienda. Non solo. Chi dovesse aderire all’uscita volontaria avrebbe una corsia preferenziale per eventuali future assunzioni all’interno del gruppo. «Le persone che usciranno avranno la precedenza rispetto a chiunque altro per nuove assunzioni in Just Eat Takeaway», sottolinea Morini. «Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Significa mantenere aperta una prospettiva per chi oggi si trova coinvolto nella procedura».
La prossima riunione è stata fissata per il 18 giugno. Già nei giorni precedenti, però, sindacati e azienda avranno un quadro più chiaro sul numero delle eventuali adesioni volontarie e sulla disponibilità di Just Eat a intervenire ulteriormente sul presidio della sicurezza.
Per la Filt Cgil, resta una vertenza che va oltre il destino dei 32 lavoratori ancora coinvolti. «Abbiamo discusso formalmente e informalmente per tutta la settimana e siamo arrivati a un risultato che qualche settimana fa non era scontato», conclude Morini. «L’azienda è partita da una posizione molto diversa e ha dimostrato la volontà di cercare una soluzione condivisa. Questo non cancella la gravità della situazione, ma apre una strada negoziale più conciliativa. Noi continueremo a percorrerla senza rinunciare alle nostre richieste e senza firmare accordi che prevedano licenziamenti».
Elettra Raffaela Melucci



























