Il dl Sblocca-Italia “va oggettivamente collocato come un intervento in grado di rappresentare un contributo complessivamente positivo, ma non risolutivo e, per diversi aspetti, di natura interlocutoria, in attesa che l’aggiornamento del Def e la presentazione del ddl Stabilità 2015 chiariscano e completino il quadro della strategia di politica economica del governo e della sua necessaria sostenibilità finanziaria”. E’ quanto ha affermato il presidente del Comitato tecnico Infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria, Vittorio Di Paola.
“Pur presentando una notevole complessità e ampiezza – ha spiegato – il provvedimento nel suo insieme non si discosta da analoghi interventi operati in passato di riallocazione finanziaria e di revisione di strumenti e procedure finalizzati a promuovere l’attività economica, anche se con diverse interessanti novità. Sembra quindi emergere il sostanziale rinvio alla legge di Stabilità 2015 di un’azione più incisiva in materia di finanza pubblica, per reperire risorse da una più consistente spending review ed eventualmente da margini di spesa per investimenti di interesse europeo sottratti alla disciplina del patto di stabilità e di crescita, da destinare ad una manovra di politica economica e fiscale più decisamente orientata alla crescita, auspicabilmente concordata e condivisa in sede europea”.
Ancora una volta, quindi, sottolinea Di Paola, “la Legge di Stabilità rappresenterà il terreno di verifica su cui sarà possibile misurare la capacità del governo di adottare le scelte strategiche necessarie per rilanciare il Paese. In un contesto di finanza pubblica molto difficile, anche alla luce dei dati negativi sull’andamento del Pil, sarà necessario effettuare scelte selettive puntando più decisamente e concretamente al rilancio degli investimenti pubblici e privati”.
“Il tema centrale del provvedimento – ha proseguito Di Paola – può essere individuato nel tentativo di rilanciare soprattutto gli investimenti pubblici e, in parte, quelli privati, prevalentemente nel settore delle opere pubbliche o di pubblico interesse, con diverse misure di natura proce-durale e amministrativa, di semplificazione e accelerazione dei processi decisionali e realizzativi, ma con una sostanziale invarianza, se non con una rimodulazione delle risorse pubbliche già disponibili o previste dai quadri finanziari tendenziali”. Quindi, ha sottolineato, “sotto questo aspetto, salvo eventuali aggiornamenti e verifiche, non si può quindi parlare di rilancio degli investimenti pubblici, bensì soprattutto di mantenimento’ dei livelli già previsti, che il Def 2014 ha comunque certificato in tendenziale ed ulteriore calo, destinati a raggiungere, in assenza di significative correzioni di rotta, il più basso valore in termini reali mai registrato nel nostro Paese, pari all’1,4% del PIL nel 2017”.
Secondo Confindustria la “forte caratterizzazione” infrastrutturale del provvedimento va “sostanzialmente distinta tra misure atte a conservare i livelli di investimento pubblico già programmati, che cercano di sbloccare il processo attuativo e l’impiego delle risorse previste, e misure potenzialmente orientate ad ampliare il finanziamento pubblico e privato, ma a saldi invariati di finanza pubblica”. Soprattutto riguardo agli investimenti pubblici “non sono stanziate risorse aggiuntive, ma riallocate risorse provenienti da fondi non spesi e già destinati alle infrastrutture”.
“Ciò – ha concluso Di Paola – dovrebbe consentire di portare avanti numerose opere già cantierate o cantierabili a breve e prive di risorse; tale manovra va quindi accolta in modo positivo, ma non inverte la tendenza depressiva che ormai da anni caratterizza l’andamento degli investimenti pubblici. Tendenza che, salvo un diverso orientamento del governo, è destinata a caratterizzare anche il prossimo futuro”.























