ATTI DEL GOVERNO
Giovedì 16 gennaio 2014. — Presidenza del vicepresidente Walter RIZZETTO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell’Aringa.
La seduta comincia alle 15.
Schema di decreto ministeriale in materia di ammortizzatori sociali in deroga.
74. Atto n.
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l’esame del provvedimento.
Walter RIZZETTO, presidente, comunica che la Commissione inizia oggi l’esame del provvedimento in titolo, ai fini dell’espressione del parere di competenza, il cui termine viene in scadenza il prossimo mercoledì 29 gennaio: l’esame dello schema di decreto proseguirà, pertanto, anche nella prossima settimana, mentre in quella successiva sarà prevista la presentazione della proposta di parere da parte del relatore e la deliberazione della Commissione.
Teresa BELLANOVA (PD), relatore, osserva che lo schema di decreto in esame è emanato ai sensi dell’articolo 4, comma 2, del 54 del 2013, che ha demandato a un apposito decreto decreto-legge n. interministeriale la determinazione, nel rispetto degli equilibri di bilancio programmati, dei criteri per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga, con particolare riferimento: ai termini di presentazione delle relative domande; alle causali di concessione; ai limiti di durata e reiterazione delle prestazioni anche in relazione alla continuazione rispetto ad altre prestazioni di sostegno del reddito; alle tipologie di datori di lavoro e lavoratori beneficiari. Per quanto concerne la procedura di emanazione, fa presente che la citata disposizione prevede che il decreto ministeriale venga adottato previa acquisizione del parere della Conferenza Stato-Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari, sentite le parti sociali, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del richiamato 54: tale termine, peraltro di carattere non perentorio, decreto-legge n. risulterebbe quindi scaduto il 18 settembre 2013.
Evidenzia che lo schema di decreto ministeriale è composto da 5 articoli, facendo notare che l’articolo 1 individua la finalità del provvedimento, che è appunto quella di disciplinare i criteri per la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga in una prospettiva di superamento dell’attuale sistema, ai sensi dell’articolo 2, comma 92 del 2012, che prevede l’entrata a regime del nuovo sistema 64, della legge n. di ammortizzatori sociali a partire dal 2017. In proposito, rileva che le disposizioni in esame trovano applicazione alle prestazioni individuate dallo 92, restando altresì stesso articolo 2, commi 64-66, della richiamata legge n. fermi i presupposti soggettivi di cui all’articolo 33, comma 22, della legge n. 183 del 2011.
Osserva che l’articolo 2 definisce i criteri per la fruizione della Cassa Integrazione Guadagni in deroga (CIGD), sotto il profilo soggettivo e oggettivo. Per quanto concerne l’ambito soggettivo, fa presente che i beneficiari sono gli operai, gli impiegati e i quadri che lavorino nelle sole imprese ai sensi dell’articolo 2082 del Codice Civile (che definisce la figura dell’imprenditore, non includendo quindi i datori di lavoro in generale), a condizione che abbiano un’anzianità lavorativa aziendale di almeno 12 mesi alla data di richiesta del trattamento, che siano sospesi dal lavoro o effettuino prestazioni di lavoro ad orario ridotto per contrazione o sospensione dell’attività produttiva. Per quanto concerne l’ambito oggettivo, segnala che vengono ridefinite le cosiddette «causali», prevedendo che la CIG in deroga possa essere concessa solamente in situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori o determinate da situazioni temporanee di mercato, crisi aziendali e ristrutturazione o riorganizzazione; conseguentemente, viene espressamente sancito il divieto di fruizione del trattamento in caso di cessazione dell’attività di impresa o di parte di essa. Inoltre, fa presente che le imprese possono usufruire dei trattamenti in deroga a condizione che abbiano previamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità, inclusa la fruizione di ferie residue.
Per quanto concerne la durata dei benefici, osserva che il provvedimento precisa che il trattamento possa essere concesso – per ciascuna unità produttiva – per un periodo non superiore a 8 mesi nell’arco di un anno (per il 2014) e per un periodo non superiore a 6 mesi nell’arco di un anno e a 12 mesi nell’arco di un biennio mobile (per il biennio 2015-2016) per le imprese che non rientrino nella disciplina della cassa integrazione (ordinaria o straordinaria) o di quella dei fondi di solidarietà bilaterali; per le imprese che rientrino nella disciplina della cassa integrazione (ordinaria o straordinaria) o di quella dei fondi di solidarietà bilaterali, il superamento dei limiti disposti dalla normativa generale può avvenire unicamente in casi di situazione eccezionale, in relazione alla necessità di salvaguardia dei livelli occupazionali, nonché in presenza di concrete prospettive di ripresa dell’attività produttiva e comunque l’erogazione del trattamento non può superare gli 8 mesi (per il 2014) o per un periodo non superiore a 5 mesi nell’arco di un anno e a 11 mesi nell’arco di un biennio mobile (per il biennio 2015-2016).
Per quanto attiene alla procedura di concessione dei trattamenti, sottolinea che lo schema prevede che la domanda (di concessione o proroga) debba essere presentata in via telematica all’INPS entro 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui è iniziata la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro; in caso di presentazione tardiva, il trattamento decorre dall’inizio della settimana anteriore alla data di presentazione della domanda. Evidenzia, altresì, che l’INPS verifica la regolarità della domanda entro 3 giorni dalla ricezione e procede alla quantificazione delle risorse necessarie per l’erogazione del trattamento, trasmettendo la domanda alla Regione o Provincia autonoma competente per territorio ovvero al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in caso di unità produttive site in diverse Regioni o Province autonome (in tal caso spetta allo stesso Ministero effettuare l’istruttoria ai fini della verifica dei criteri da possedere per poter accedere alla concessione del trattamento in deroga).
Fa notare, poi, che l’articolo 3 disciplina i criteri per la fruizione della mobilità in deroga. In particolare, segnala che lo schema prevede che le Regioni e le Province autonome in cui risiedano i lavoratori interessati possano concedere (con proprio decreto e nei limiti delle risorse assegnate) il trattamento di mobilità in deroga ai lavoratori disoccupati ai sensi del decreto legislativo 181 del 2000 in possesso di specifici requisiti, che siano privi di altra n. prestazione legata alla cessazione del rapporto di lavoro e che provengano dalle stesse imprese considerate ai fini della concessione della CIG in deroga. Spetta alle Regioni e Province autonome, nell’ambito delle risorse assegnate allo scopo, quantificare i limiti di spesa e trasmettere al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e all’INPS i relativi provvedimenti. Ai fini della fruizione del trattamento, fa notare che i lavoratori hanno l’obbligo, a pena di decadenza, di presentare istanza all’INPS entro sessanta giorni dalla data di licenziamento o della scadenza della precedente prestazione fruita, ovvero, se posteriore, dalla data del decreto di concessione. Evidenzia che, per il 2014, il trattamento di mobilità in deroga può essere concesso: ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano già beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per 3 anni o più, anche non continuativi, per un massimo di 5 mesi non ulteriormente prorogabili, con ulteriori 3 mesi in caso di lavoratori residenti nelle aree del Mezzogiorno; ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per meno di 3 anni. Segnala che il trattamento può essere concesso per ulteriori 7 mesi, non ulteriormente prorogabili, con ulteriori 3 mesi in caso di lavoratori residenti nelle aree del Mezzogiorno (per i richiamati lavoratori il periodo di fruizione non può comunque eccedere il periodo massimo di 3 anni e 5 mesi, più ulteriori 3 mesi per quelli residenti nelle aree del Mezzogiorno). Rileva che, per il biennio 2015-2016, il trattamento non può essere concesso ai lavoratori che alla data di decorrenza del trattamento abbiano beneficiato di prestazioni di mobilità in deroga per 3 anni o più, anche continuativi, facendo presente che, per i restanti lavoratori, il trattamento può essere concesso per non più di sei mesi, non ulteriormente prorogabili, con ulteriori due mesi per i lavoratori residenti nelle aree del Mezzogiorno; in ogni caso, per i lavoratori richiamati il periodo di fruizione complessivo non può comunque eccedere il limite massimo di 3 anni e 4 mesi. Ricorda peraltro che, a decorrere dal 1o gennaio 2017, non è prevista più alcuna concessione di mobilità in deroga.
Osserva, infine, che l’articolo 5 dispone l’obbligo, per l’INPS, di effettuare un monitoraggio mensile delle domande presentate, delle prestazioni erogate e dei relativi flussi finanziari, con contestuale comunicazione dei dati al Ministero del lavoro e delle politiche sociali e a quello dell’economia e delle finanze, nonché alla Regione o Provincia autonoma interessata.
Segnala, in conclusione, che le regioni hanno espresso parere negativo sullo schema di decreto, salvo l’accoglimento di una serie di sostanziali modifiche al testo. In particolare, fa osservare che le regioni chiedono: di includere tra i lavoratori beneficiari anche gli apprendisti e i somministrati; di prevedere, per la CIG in deroga, un’anzianità aziendale minima di 90 giorni (invece dei 12 mesi previsti dallo schema di decreto in esame), nonché di estendere l’applicazione delle norme a tutte le tipologie di datori di lavoro (non solo, quindi, alle imprese, ai sensi dell’articolo 2082 del Codice Civile) e di includere tra le causali anche le cessazioni di attività lavorative, le riconversioni aziendali e le procedure concorsuali; di stabilire che l’invio delle domande da parte delle aziende venga fatto esclusivamente alle regioni (e non anche all’INPS).
Il sottosegretario Carlo DELL’ARINGA fa presente che il provvedimento in esame è stato predisposto al termine di un lungo percorso di confronto tra il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il Ministero dell’economia e delle finanze, che ha condotto ad un risultato coerente con il quadro normativo attualmente vigente in materia di ammortizzatori sociali. Fa notare, infatti, che lo schema di decreto interministeriale si inquadra correttamente in un processo di trasformazione delle politiche passive – delineato dai recenti interventi normativi in materia – che condurrà inevitabilmente alla progressiva uscita di scena degli strumenti di sostegno al reddito in deroga, a favore dell’introduzione di soluzioni più strutturali (cita, ad esempio, i fondi di solidarietà bilaterali): il provvedimento in esame, quindi, sulla base degli indirizzi formulati dal Parlamento, non può che prendere atto di tale tendenza, definendo criteri di concessione della cassa integrazione in deroga dal punto di vista oggettivo e soggettivo che risultino in armonia con l’esigenza di assicurare una gestione il più possibile razionale di questa inevitabile fase di transizione, soprattutto per quanto concerne la quantificazione degli oneri finanziari, che sono stati dosati proporzionalmente nel tempo, a partire dal 2014 fino al 2017.
Osserva, altresì, che il Governo ha cercato di predisporre un pacchetto di norme il più possibile organico ed omogeneo, proprio al fine di evitare l’insorgere di eventuali malfunzionamenti amministrativi, anche con riferimento alle singole realtà locali, che spesso possono caratterizzare la concessione dei relativi trattamenti, determinandone l’interruzione ai danni dei lavoratori, a seconda della zona territoriale coinvolta. Fa notare che il provvedimento, pur avendo proceduto in taluni aspetti a rendere più stringenti i criteri di concessione, nel rispetto dei vincoli di bilancio, non può che essere accolto con favore, in quanto mira a garantire la continuità nell’erogazione delle prestazioni; sotto questo profilo, ritiene comprensibili i giudizi di critica insoddisfazione evidenziati da molte regioni e dalle parti sociali, ma ricorda anche che l’attuale quadro normativo regionale appare quanto mai disomogeneo e differenziato.
Fa osservare, inoltre, che lo schema di decreto prevede che il nuovo sistema possa partire dal 1o gennaio 2014, per cui il suo dicastero – sino a quando il provvedimento non sarà definitivamente emanato – dovrà proseguire nella gestione di una fase di transizione, come quella in essere, che cerca di portare avanti, tra numerose difficoltà, un percorso di continuità nell’erogazione delle risorse che tuttavia non trova sostegno in un provvedimento ancora pienamente operativo: auspica, pertanto, che la Commissione possa rapidamente esprimersi sul testo, al fine di consentire un tempestivo sblocco dei vincoli procedurali ad oggi esistenti.
Massimiliano FEDRIGA (LNA), pur riservandosi di approfondire il contenuto del provvedimento e di svolgere in seguito un intervento di merito il più possibile ampio, ritiene che esso, già da una iniziale lettura, presenti talune evidenti criticità che attengono agli ambiti oggettivi e soggettivi di concessione dei trattamenti. Fa riferimento, anzitutto, al fatto che il provvedimento impedisce l’erogazione delle prestazioni di sostegno al reddito in caso di cessazione dell’attività imprenditoriale o di parte di essa, lasciando scoperte tutte quelle imprese che spesso sono costrette a ricorrere alle cessioni di rami aziendali per oggettive esigenze produttive. Evidenzia, inoltre, che il provvedimento definisce un quadro di interventi differenziato tra Nord e Sud, non tenendo conto che la crisi economica ormai ha assunto una dimensione più grave ed estesa proprio nel settentrione, come risulta dai più recenti dati riferiti ai valori assoluti. Giudicato necessario, quindi, prevedere strumenti di sostegno al reddito omogenei per tutto il territorio nazionale, auspica che il Governo possa approfondire tali questioni, rivedendo il provvedimento in esame.
Walter RIZZETTO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.25.
SEDE REFERENTE
Giovedì 16 gennaio 2014. — Presidenza del vicepresidente Walter RIZZETTO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell’Aringa.
La seduta comincia alle 15.25.
Modifiche alla disciplina dei requisiti per la fruizione delle deroghe riguardanti l’accesso al trattamento pensionistico.
Testo unificato C. 224 Fedriga, C. 387 Murer, C. 727 Damiano, C. 946 Polverini, C. 1014 Fedriga, C. 1045 Di Salvo, C. 1336 Airaudo.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 6 novembre 2013.
Walter RIZZETTO, presidente, avverte che, a far data dalla precedente seduta, in cui la Commissione ha concluso l’esame degli emendamenti riferiti al testo unificato delle proposte di legge in esame, è pervenuto esclusivamente il parere favorevole espresso dalla VII Commissione, mentre non risultano ancora espressi i pareri delle restanti Commissioni permanenti. Fa presente, pertanto, che la presidenza, anche facendo seguito a quanto richiesto da taluni gruppi nella riunione di ieri dell’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi, provvederà a sollecitare le Commissioni competenti affinché procedano all’espressione dei predetti pareri, in modo da consentire alla XI Commissione di proseguire nel proprio iter.
Massimiliano FEDRIGA (LNA), ringraziando la presidenza per gli impegni assunti, fa presente che nei prossimi giorni si farà carico di scrivere personalmente alla Presidente della Camera, in qualità di rappresentante del suo gruppo, al fine di sollevare con forza tale questione e assicurare che le Commissioni competenti in sede consultiva siano ulteriormente sollecitate ad esprimersi quanto prima, consentendo il completamento dell’iter di esame del testo.
Titti DI SALVO (SEL) condivide l’esigenza di sollecitare le Commissioni in sede consultiva ad esprimere il proprio parere, sottolineando l’esigenza di giungere quanto prima ad una soluzione del problema oggetto del provvedimento in esame. Ricorda, peraltro, che, in materia di deroghe riguardanti l’accesso al trattamento pensionistico, l’Assemblea ha approvato uno specifico ordine del giorno, nell’ambito dell’esame dell’ultima legge di stabilità, con il quale impegnava il Governo a sanare le distorsioni normative ancora esistenti in materia di esodati, tra cui cita, ad esempio, quelle riguardanti il caso del personale ferroviario.
Coglie, altresì, l’occasione del dibattito appena apertosi su una questione di natura procedurale, per rappresentare l’esigenza di una rapida prosecuzione dell’esame dei progetti di legge recanti disposizioni sulle cosiddette «dimissioni in bianco», che recano un intervento molto importante e delicato, rispetto al quale è stata anche deliberata l’urgenza e sul quale la Commissione ha già svolto un serio lavoro, che merita di essere portato a compimento.
Renata POLVERINI (FI-PdL) si associa alla richiesta di sollecitare l’espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti in sede consultiva, nonché di riprendere l’esame dei provvedimenti sulle «dimissioni in bianco».
Walter RIZZETTO, presidente, assicura che rappresenterà al presidente Damiano la richiesta di inserimento nel calendario dei lavori della Commissione del provvedimento sulle «dimissioni in bianco», ai fini delle determinazioni di competenza.
Marialuisa GNECCHI (PD), relatore, fatto 224 e abbinate è presente che il testo unificato delle proposte di legge n. stato trasmesso alle Commissioni in sede consultiva in una fase antecedente alla sessione di bilancio, fa notare che diversi decreti-legge nel frattempo convertiti dalle Camere e la stessa legge di stabilità hanno poi previsto taluni interventi in materia di esodati, pienamente coperti dal punto di vista finanziario, dei quali occorrerebbe ora tenere conto in un’ottica di alleggerimento del testo. Si domanda, pertanto, quale sia la strada procedurale da adottare per rendere il più possibile coerente l’intervento normativo proposto dalla Commissione.
Walter RIZZETTO, presidente, considerato che si è in una fase avanzata dell’esame del provvedimento, che ha già registrato la trasmissione di un testo unificato alle Commissioni competenti in sede consultiva, giudica ragionevole – al fine di evitare inutili appesantimenti procedurali, che obbligherebbero a riavviare sin dall’inizio l’iter parlamentare e renderebbero sostanzialmente inutile il sollecito dei pareri già preannunciato dalla presidenza – che si attenda l’espressione dei predetti pareri. Ritiene, infatti, che una volta acquisiti tutti i pareri la Commissione possa essere nelle condizioni di valutare in piena autonomia se modificare ulteriormente il testo, eventualmente deferendo al Comitato ristretto anche il compito di incidere sulle questioni di merito già risolte con la legge di stabilità o con gli altri interventi normativi richiamati dal relatore.
La Commissione prende atto.
Walter RIZZETTO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.35.
INTERROGAZIONI
Mercoledì 15 gennaio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell’Aringa.
La seduta comincia alle 14.05.
5-01662 Catalano: Su un caso di assistenza familiare in favore di una dipendente di Poste italiane.
Il sottosegretario Carlo DELL’ARINGA risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.
Ivan CATALANO (M5S) fa notare che, anche prescindendo dall’importante caso particolare citato nella sua interrogazione, da lui scelto in ragione della indubitabile rilevanza e giudicato così emblematico da meritare l’attenzione dello stesso Presidente della Repubblica, risultano numerosi casi nei quali Poste italiane non ha 104 del 1992 per meri motivi applicato in modo corretto la legge n. organizzativi, dimostrandosi spesso molto più indulgente rispetto a richieste di trasferimento di personale avanzate per varie ragioni, anche non di necessità, dalle organizzazioni sindacali. Ritiene, pertanto, urgente che il Governo vigili con severità su tali aspetti, soprattutto nelle regioni meridionali dove si registrano le situazioni di più evidente difformità, essendo al momento socio unico di Poste italiane e non potendo nascondersi dietro le formali prospettive di una presunta privatizzazione della società: in proposito, ritiene che l’Esecutivo debba agire con tempestività presso tale ente, al fine di garantire la tutela dei diritti dei lavoratori, oltre che un’applicazione omogenea della normativa vigente.
5-00616 Di Salvo: Salvaguardia dei livelli occupazionali dell’azienda CSI/Findus.
Il sottosegretario Carlo DELL’ARINGA risponde all’interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato.
Titti DI SALVO (SEL), pur consapevole di quanto riferito dal Governo circa gli esiti positivi della vertenza indicata nella sua interrogazione, ricorda che essa è stata presentata in una fase molto precedente rispetto alla data della risposta; ritiene, peraltro, che rimanga aperto un problema più generale che riguarda le modalità con cui talune imprese (specialmente le multinazionali presenti in Italia) utilizzano gli strumenti di sostegno al reddito, distorcendone le finalità principali, che sarebbero tese alla riqualificazione dei lavoratori e alla ripresa dell’attività produttiva. Fa notare che il caso segnalato nella sua interrogazione appare esemplificativo di queste evidenze, dal momento che la società, dopo aver beneficiato per anni degli ammortizzatori sociali, avviando un esteso piano di riduzione di organico, si è infine avvalsa di strumenti contrattuali flessibili per l’impiego di lavoratori interinali, dimostrando come il suo unico scopo fosse quello di rispondere con il minor sforzo economico possibile alle logiche di mercato. Si augura, in conclusione, che il Governo monitori tali situazioni, anche al fine di garantire un utilizzo coerente e corretto degli strumenti di sostegno al reddito e di assicurare una reale ripresa delle attività da parte di importanti realtà produttive presenti nel Paese.
Cesare DAMIANO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno.
La seduta termina alle 14.20.
SEDE REFERENTE
Mercoledì 15 gennaio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell’Aringa.
La seduta comincia alle 14.20.
Modifica alla normativa in materia di requisiti di accesso al trattamento pensionistico per il personale della scuola.
Ulteriore nuovo testo unificato C. 249 Ghizzoni e C. 1186 Marzana.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame dei provvedimenti, rinviato nella seduta dell’8 gennaio 2014.
Cesare DAMIANO, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti all’ulteriore nuovo testo unificato dei progetti di legge in titolo, adottato come testo base per il seguito dell’esame in sede referente.
Antonella INCERTI (PD), relatore, raccomanda l’approvazione del suo emendamento 1.2, invitando al ritiro delle altre proposte emendative presentate, la gran parte delle quali, peraltro, risulterebbero sostanzialmente assorbite in caso di approvazione dell’emendamento medesimo.
Il sottosegretario Carlo DELL’ARINGA esprime parere conforme a quello del relatore, ritenendo che quasi tutte le proposte emendative presentate pongano esclusivamente specificazioni di tipo procedurale.
Angelo CERA (PI), nell’illustrare il proprio emendamento 1.1, fa notare che esso mira a far rientrare nell’ambito di applicazione del provvedimento in esame quei soggetti che abbiano già scelto – di fronte all’impossibilità di permanere ancora per tanti anni in servizio, a causa dell’iniqua riforma pensionistica di recente introdotta – di andare in pensione con il sistema contributivo, in presenza dei requisiti contributivi ed anagrafici previsti dalla legge in via sperimentale. Giudica paradossale, infatti, penalizzare tali soggetti per il solo fatto che essi abbiano già compiuto, per il venir meno di prospettive di pensionamento a breve, una scelta previdenziale opzionale che di fatto era al momento l’unica possibile, tenuto conto peraltro che si tratta di persone impiegate in lavori spesso usuranti e che pure hanno già maturato i requisiti dei 40 anni di contributi e dei 60 anni di età nel periodo tra il 1o gennaio 2012 e il 31 agosto 2012. Rilevando come tali lavoratori finiscano ora per essere doppiamente danneggiati, in quanto già si trovano a percepire una pensione molto più bassa rispetto alla durata delle loro carriere professionali, chiede al relatore di rivedere il parere sul suo emendamento 1.1.
Antonella INCERTI (PD), relatore, pur condividendo in linea di principio la finalità dell’emendamento Cera 1.1, ribadisce le proprie perplessità su un percorso che porterebbe al ricalcolo del trattamento previdenziale di soggetti già in quiescenza, osservando che, se si prevedesse un simile intervento derogatorio per il comparto della scuola, sarebbe necessario estenderlo anche agli altri settori, con il rischio di determinare oneri al momento non quantificabili.
Angelo CERA (PI), pur prendendo atto delle considerazioni svolte, invita il relatore a riflettere seriamente sulla questione, facendo notare che l’intervento proposto, coinvolgendo una platea molto esigua di persone, ipotizzabile in non più di 10 casi, non determinerebbe oneri elevati.
Marialuisa GNECCHI (PD), pur sottolineando come l’intera Commissione si sia sempre battuta a favore del diritto dei lavoratori a percepire una pensione dignitosa, denunciando a più riprese le distorsioni dell’attuale sistema previdenziale (soprattutto in danno delle donne lavoratrici), fa notare che l’introduzione nel testo di una norma come quella recata dall’emendamento Cera 1.1 – che giudica condivisibile su un piano teorico – rischierebbe di complicare l’iter di approvazione del provvedimento, peraltro reso già tortuoso e difficile dai ristretti vincoli di bilancio imposti dalla Ragioneria Generale dello Stato: pur a fronte di una apprezzabile valutazione della platea fornita dal presentatore dell’emendamento, infatti, sarebbe opportuno svolgere una verifica tecnica più approfondita per comprendere quanti siano in realtà i potenziali destinatari della norma.
Angelo CERA (PI) giudica vergognoso non preoccuparsi di offrire tutela a lavoratori che, con il sistema di calcolo contributivo, rischiano di percepire una pensione irrisoria, pur in presenza di 60 anni di età e 40 anni di contributi.
Cesare DAMIANO, presidente, fa notare che la relatrice, pur essendo sensibile all’ipotesi prospettata nell’emendamento Cera 1.1, ha rilevato di non poter fare altro che registrarne l’oggettiva impraticabilità, causata da un’incertezza circa gli oneri potenzialmente prodotti a carico della finanza pubblica.
Massimiliano FEDRIGA (LNA) ritiene che la questione posta dal deputato Cera vada approfondita seriamente, in quanto richiama legittime esigenze di parità di trattamento per soggetti che, pur avendo esercitato la cosiddetta «opzione donna», potrebbero oggi vantare i medesimi requisiti previdenziali dei lavoratori ai quali si applicherà il provvedimento in esame.
Marialuisa GNECCHI (PD) ritiene prioritario, allo stato, favorire la conclusione dell’iter di esame, affrontando successivamente la problematica posta dal deputato Cera, che giudica meritevole di approfondimento. Esprime, in ogni caso, perplessità sulla possibilità di recuperare, anche sotto un profilo tecnico, quei soggetti che abbiano già optato per il calcolo contributivo e si trovino ormai collocati in pensione.
La Commissione respinge l’emendamento Cera 1.1.
Manuela GHIZZONI (PD) chiede al relatore se sia possibile una riformulazione del suo emendamento 1.2, nel senso di prevedere che l’INPS provveda al monitoraggio delle domande anche sulla base dei dati acquisiti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Massimiliano FEDRIGA (LNA) giudica irrituale introdurre in una legge una norma di dettaglio che imponga all’INPS determinate modalità di azione amministrativa, tenuto conto, peraltro, che non tutte le posizioni previdenziali dei potenziali beneficiari possono essere ricostruite facendo riferimento esclusivamente al settore della pubblica istruzione.
Maria MARZANA (M5S) ritiene che non sia affatto scontato prevedere che l’INPS operi in modo coerente con i dati a disposizione del MIUR, tenuto conto di quanto già accaduto nel corso dell’iter legislativo sinora svolto: ricorda, infatti, che la Commissione stessa ha dovuto ricorrere, per accertare gli oneri del provvedimento, ad una ricognizione affidata proprio al predetto Ministero, in assenza della quale non sarebbero stati disponibili dati obiettivi.
Antonella INCERTI (PD), relatore, si dichiara disponibile alla riformulazione del proprio emendamento 1.2, giudicando condivisibile introdurre una precauzione aggiuntiva, a tutela dei lavoratori interessati, senza pregiudicare il ruolo e le competenze dell’INPS.
Massimiliano FEDRIGA (LNA) ritiene ridicolo e impraticabile imporre all’INPS di fare riferimento al MIUR nella ricostruzione delle varie posizioni previdenziali, soprattutto laddove, ad esempio, la storia contributiva dei soggetti coinvolti faccia capo a fondi non riconducibili alla pubblica istruzione.
Cesare DAMIANO, presidente, invita la Commissione a valutare se sia davvero necessario arricchire il testo di ulteriori disposizioni di natura procedurale, che, seppur condivisibili, rischiano di rendere ancor più problematico l’iter di approvazione del provvedimento.
Annalisa PANNARALE (SEL), nel condividere la considerazione svolta dalla collega Ghizzoni, osserva che una riformulazione dell’emendamento 1.2 del relatore contribuirebbe a rendere più certa la tutela dei lavoratori coinvolti.
Antonella INCERTI (PD), relatore, pur ritenendo che una riformulazione del proprio emendamento 1.2 non faccia altro che introdurre un elemento di maggiore tutela nei confronti dei soggetti coinvolti, dichiara di non avere problemi a proporre l’approvazione dell’emendamento medesimo nella sua formulazione originaria, soprattutto se ciò consentirà di evitare che sorgano tra i gruppi questioni di merito, suscettibili di ritardare l’approvazione del provvedimento. Ricorda, peraltro, che, in sede di elaborazione del testo in esame, ci si è basati sulla relazione tecnica trasmessa dalla Ragioneria Generale dello Stato, che ha a più riprese precisato che il soggetto competente alla gestione della materia previdenziale non può essere che l’INPS.
Maria MARZANA (M5S) fa notare che la maggior parte dei soggetti beneficiari in questione sono docenti, la cui posizione previdenziale può essere ricostruita solo sulla base dei dati a disposizione del MIUR.
Cesare DAMIANO, presidente, fa osservare che il testo dell’emendamento 1.2 del relatore non sembra presentare aspetti particolarmente problematici, atteso che l’INPS non è chiamato a svolgere una ricognizione delle intenzioni personali dei singoli lavoratori interessati, ma esclusivamente ad accogliere le domande di pensionamento che saranno presentate e procedere conseguentemente al loro monitoraggio, in qualità di ente competente.
Antonella INCERTI (PD), relatore, alla luce del dibattito svolto, ritiene opportuno procedere alla votazione del proprio emendamento 1.2 senza alcuna riformulazione.
La Commissione approva, quindi, l’emendamento 1.2 del relatore.
Cesare DAMIANO, presidente, fa presente che i restanti emendamenti presentati risultano assorbiti dall’approvazione dell’emendamento 1.2 del relatore.
Comunica, pertanto, che l’ulteriore nuovo testo unificato dei progetti di legge in titolo, come risultante al termine dell’esame degli emendamenti, sarà trasmesso alle competenti Commissioni per l’espressione del prescritto parere.
Rinvia, quindi, il seguito dell’esame ad altra seduta.
Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici di importo elevato.
C. 1253 Giorgia Meloni, C. 1547 Zanetti, C. 1778 Fedriga, C. 1785 Gnecchi, C. 1842 Airaudo, C. 1896 Tripiedi.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame dei provvedimenti, rinviato nella seduta dell’8 gennaio 2014.
Cesare DAMIANO, presidente, comunica che sono stati presentati 1253, adottata come testo base emendamenti al testo della proposta di legge n. per il seguito dell’esame in sede referente.
Claudio COMINARDI (M5S), in ragione della delicatezza dell’argomento trattato dalla Commissione, chiede alla presidenza di procedere all’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso.
Cesare DAMIANO, presidente, preso atto che non vi sono obiezioni, assicura che la pubblicità dei lavori sarà, da questo momento, assicurata attraverso l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso.
Marialuisa GNECCHI (PD), relatore, fa notare che, a causa della ristrettezza dei tempi imposti dal calendario dei lavori dell’Assemblea, non è stato possibile per la Commissione compiere uno sforzo di sintesi tra i diversi testi all’esame: per tale ragione, si è convenuto di adottare come testo base quello già iscritto nella programmazione d’Aula in «quota opposizione» ed è stato inevitabile, per tutti i gruppi che già avevano presentato proprie proposte di legge sulla materia, procedere alla mera riproposizione di tali proposte sotto forma di emendamenti al testo adottato come base.
Osservato, quindi, che tutti i gruppi non possono che condividere un riequilibrio del sistema previdenziale a favore delle pensioni più basse e a scapito di quelle più elevate, soprattutto nell’ottica di favorire una maggiore equità verso le giovani generazioni, prospetta l’opportunità di riflettere ulteriormente sul tema, al fine di giungere ad un testo il più possibile condiviso: propone, pertanto, di rinviare all’inizio della prossima settimana l’esame degli emendamenti, la cui votazione, allo stato attuale, non farebbe altro che alimentare, a suo giudizio, spaccature e contrasti.
Svolgendo poi talune considerazioni conclusive, rileva che l’attuale sistema di calcolo delle pensioni, applicato dall’INPS, già prevede un sistema di tipo solidaristico, che tiene conto dei limiti agli importi dei trattamenti, come risulta dai dati forniti dall’Istituto in relazione all’anno 2014, di cui informa l’intera Commissione. Sottolinea, dunque, come la problematica delle pensioni elevate si porrebbe soprattutto per altri fondi di gestione previdenziale, sprovvisti di tali meccanismi di solidarietà interna, nonché per il caso del cumulo tra più trattamenti previdenziali, di cui possono beneficiare alcuni cittadini. Fa notare, infine, che un intervento in materia di limitazione delle prestazioni previdenziali, di natura solidaristica, è già stato previsto nell’ambito della legge di stabilità appena approvata dal Parlamento e che al Governo stesso sono stati richiesti impegni precisi sull’argomento, in base all’approvazione di una mozione votata in Assemblea la scorsa settimana.
Ribadisce, in conclusione, l’ipotesi di rinviare all’inizio della prossima settimana l’esame degli emendamenti presentati, riservandosi di prospettare, in qualità di relatore, eventuali proposte emendative che possano registrare la condivisione dei gruppi.
Il sottosegretario Carlo DELL’ARINGA, nel condividere la proposta di rinvio dell’esame degli emendamenti formulata dal relatore, considerata l’esigenza di svolgere ulteriori approfondimenti di merito, fa notare che sull’argomento il Governo è già intervenuto nell’ambito della legge di stabilità con disposizioni chiare e puntuali. Ritiene che spetterà ora alla Commissione valutare, nel prosieguo dell’esame, se sia il caso di rafforzare eventualmente tale intervento, o ipotizzando soluzioni di tipo strutturale o prevedendo interventi più contingenti, tesi eventualmente ad aumentare le soglie connesse ai contributi di solidarietà già previsti dall’Esecutivo.
Sergio PIZZOLANTE (NCD), nel condividere la ricostruzione normativa già effettuata dal relatore, anche in relazione all’esistenza di ampi principi solidaristici all’interno del sistema previdenziale, invita i gruppi ad astenersi dal perseguire propositi demagogici attraverso interventi normativi eclatanti, volti solo a conquistare le simpatie dell’opinione pubblica, ma già chiaramente esclusi dalla giurisprudenza costituzionale formatasi sull’argomento. Al riguardo, infatti, paventa il rischio che un atteggiamento irresponsabile di taluni gruppi miri a forzare l’approvazione di interventi assolutamente illegittimi, nella certezza che sarà poi la Corte costituzionale a risolvere la questione.
Ricorda che su tale tema è già stata approvata in Assemblea, soltanto la scorsa settimana, una mozione condivisa dai gruppi di maggioranza, volta ad impegnare il Governo a provvedere a un monitoraggio degli effetti prodotti dalle misure assunte dall’Esecutivo in materia nell’ambito dell’ultima legge di stabilità e a prospettare eventuali interventi integrativi. Giudicato, pertanto, che la strada da perseguire sia quella tracciata da quell’atto di indirizzo, condivide la proposta del relatore di rinviare ad altra seduta l’esame degli emendamenti, a condizione che sia tenuta in considerazione l’esigenza di ricercare, in tempi ben più lunghi di una sola settimana, un’intesa su un testo efficace e coerente, che abbia effettive speranze di giungere sino alla fine del percorso parlamentare.
Giorgia MELONI (FdI), considerata l’importanza di acquisire la convergenza politica più ampia possibile su un provvedimento così delicato, ritiene possibile ipotizzare un rinvio dell’esame degli emendamenti, purché questo sia limitato a qualche giorno e non impedisca la ripresa dell’iter fin dagli inizi della prossima settimana. Nell’auspicare che i gruppi di maggioranza sappiano abbandonare ragioni di schieramento e possano ragionare su un testo condiviso, a prescindere dalla sua provenienza politica, giudica senza dubbio prioritario raggiungere un risultato concreto e non certo balzare all’onore delle cronache per il solo fatto di avere intrapreso per prima una simile iniziativa.
Ritiene, in ogni caso, che il provvedimento a sua prima firma sia quello tecnicamente più idoneo a raggiungere l’obiettivo prefissato, dal momento che mira a ripristinare condizioni di equità nel sistema previdenziale, prevedendo un intervento strutturale che consiste nel ricalcolare con il sistema contributivo i trattamenti pensionistici più elevati. Rileva che un simile intervento – ipotizzabile, a suo avviso, anche per gli organi costituzionali, pur nel rispetto della loro autonomia – non appare costituzionalmente illegittimo, dal momento che, come emerge anche dalla documentazione prodotta dagli uffici, la stessa Corte costituzionale, con riferimento a precedenti interventi normativi previsti in materia di contributo di solidarietà, non ha escluso la possibilità di interventi sui diritti acquisiti anche a carattere retroattivo, ma ha fatto riferimento solo all’esigenza di evitare disparità di trattamento, ad esempio rispetto ai redditi da lavoro.
Osservato che molte delle proposte avanzate dagli altri gruppi appaiono inadeguate, prevedendo misure temporanee o insufficienti, si dichiara, quindi, disponibile a dialogare su talune delle altre soluzioni proposte, laddove esse mirino, ad esempio, a intervenire sulle soglie di riferimento o a preservare la previdenza complementare. Giudica, tuttavia, urgente concludere quanto prima l’iter di esame, al fine di lanciare un segnale di giustizia sociale che guidi un processo di riequilibrio previdenziale tra le generazioni.
Titti DI SALVO (SEL) si dichiara a favore di un rinvio dell’esame del provvedimento, a fronte della necessità si svolgere taluni approfondimenti, purché ad esso si accompagni anche una riapertura del termine per la presentazione degli emendamenti. Giudica, in ogni caso, riduttiva una riflessione limitata alla questione delle «pensioni d’oro», sottolineando l’importanza che il legislatore volga lo sguardo verso un orizzonte più ampio, che conduca a individuare con maggiore consapevolezza le distorsioni del sistema previdenziale nel suo complesso. Svolgendo poi talune considerazioni di natura più generale, esprime perplessità sulla soluzione prospettata dalla proposta normativa a prima firma della collega Giorgia Meloni, che richiama un ricalcalo su base contributiva delle prestazioni che non è in grado, a suo avviso, di far emergere gli elementi di disuguaglianza effettivamente presenti nel sistema. In tal senso, riterrebbe preferibile prevedere interventi che facciano riferimento a tutti i redditi più elevati, di qualsiasi natura, da sottoporre a più solidi principi di progressività nell’imposizione fiscale.
Gessica ROSTELLATO (M5S) fa presente che il suo gruppo è disponibile a un rinvio dell’esame degli emendamenti, ma solo a condizione che ciò sia utile per una approfondita valutazione degli stessi e per giungere ad una definitiva soluzione, da ricercare entro e non oltre l’inizio della prossima settimana.
Massimiliano FEDRIGA (LNA) rileva che il suo gruppo non può dichiararsi contrario a una ragionevole proposta di rinvio dell’esame degli emendamenti, purché il seguito dell’iter sia previsto per la giornata di martedì 21 gennaio. Invita, in ogni caso, la Commissione a non ampliare in misura eccessiva l’ambito materiale dell’intervento normativo, che deve essere riferito ai trattamenti pensionistici di importo elevato.
Renata POLVERINI (FI-PdL) dichiara che il suo gruppo non ha presentato proposte di legge o atti di indirizzo sull’argomento all’ordine del giorno, avendo espresso diverse perplessità su taluni profili e, in particolare, sul fatto che interventi poco meditati possano minare nei cittadini un principio di legittimo affidamento e di certezza del diritto, come avvenuto, di recente, per il caso dei cosiddetti «esodati». Nel ritenere che sul tema dei trattamenti pensionistici di importo elevato spesso si registrano, da qualche tempo, interventi basati più sull’emotività collettiva che su una effettiva conoscenza della materia, giudica ragionevole un rinvio dell’esame degli emendamenti, invitando tuttavia la Commissione a valutare come un eventuale intervento sulle «pensioni d’oro» non possa considerarsi risolutivo, rimanendo ancora aperti diversi altri casi di potenziale discriminazione sociale, quali ad esempio quelli che riguardano i «baby pensionati» o i percettori di pensioni illegittime da ricalcolare, che rischiano di creare un numero di problemi ancora maggiore di quelli che si andrebbero a risolvere.
Per le ragioni esposte, auspica che la Commissione si muova con la necessaria prudenza, eliminando le ingiustizie più clamorose, ma assicurando anche certezza al sistema e ai singoli lavoratori.
Sergio PIZZOLANTE (NCD), intervenendo per una precisazione, ritiene che non vi siano le condizioni per risolvere in una settimana questioni che presentano una estrema delicatezza; ricorda, peraltro, che sul tema all’ordine del giorno la mozione approvata la scorsa settimana dalla Camera è di assoluta chiarezza: appare risibile, dunque, pensare che oggi si ignorino gli impegni di quella mozione e si pensi di trovare in tempi risibili un accordo su basi diverse. Anche al fine di evitare quella che individua come una potenziale escalation di interventi penalizzanti per i cittadini, invita la Commissione a riflettere su una sospensione seria dell’esame degli emendamenti, ben più lunga di una sola settimana, andando alla ricerca del consenso su posizioni più meditate e consentendo, nel frattempo, al Governo di effettuare il monitoraggio sul quale è stato impegnato dalla Camera con una propria deliberazione assembleare.
Giorgia MELONI (FdI), intervenendo per una precisazione, fa presente che il suo gruppo ha ottenuto l’iscrizione nel calendario dei lavori dell’Assemblea in «quota opposizione» della proposta di 1253, che è l’unico provvedimento chiesto dal gruppo medesimo legge n. dall’inizio della legislatura. Per tali ragioni, si dichiara indisponibile a un rinvio dell’esame degli emendamenti che superi i cinque giorni, ritenendo che vi siano tutte le condizioni per procedere nell’iter parlamentare.
Cesare DAMIANO, presidente, prende atto che dal dibattito odierno sono emerse sostanzialmente due posizioni, tra le quali quella suggerita dal relatore sembra ampiamente maggioritaria. Sotto questo profilo, fa presente di non poter che prospettare il rinvio dell’esame degli emendamenti alla seduta di martedì 21 gennaio, fermo restando che in quell’occasione sarà possibile anche verificare le eventuali indicazioni del relatore e, conseguentemente, valutare anche una possibile riapertura del termine per la presentazione di ulteriori proposte emendative.
Ritiene, in ogni caso, utile che la Commissione proceda sull’argomento con la massima prudenza, pur nella consapevolezza che l’opinione largamente prevalente sembra positivamente essere quella che si stia affrontando il tema delle «pensioni d’oro» e non dei trattamenti pensionistici degli operai: invita, in proposito, a non confondere mai questi due piani e a tenere ben distinte le relative condizioni sociali.
Rinvia, quindi, il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.40.
ATTI DEL GOVERNO
Mercoledì 15 gennaio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 15.40.
Proposte di nomina del dottor Rino Tarelli a presidente e della dottoressa Antonella Valeriani e del dottor Francesco Massicci a componenti della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP).
Nomine nn. 20, 21 e 22.
(Rinvio del seguito dell’esame).
La Commissione prosegue l’esame dei provvedimenti, rinviato nella seduta di ieri.
Cesare DAMIANO, presidente, nel ricordare che nella seduta di ieri ha avuto inizio l’esame delle proposte di nomina in titolo, prende atto che non vi sono richieste di intervento.
Rinvia, quindi, il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.45.
SEDE CONSULTIVA
Mercoledì 15 gennaio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO.
La seduta comincia alle 15.45.
DL 133/2013: Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia.
C. 1941 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VI Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).
La Commissione prosegue l’esame del provvedimento, rinviato nella seduta di ieri.
Davide BARUFFI (PD), relatore, presenta una proposta di parere favorevole, che illustra alla Commissione.
Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole del relatore.
La seduta termina alle 15.50.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Mercoledì 15 gennaio 2014.
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.50 alle 16.
SEDE CONSULTIVA
Martedì 14 gennaio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell’Aringa.
La seduta comincia alle 13.10.
DL 133/2013: Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia.
C. 1941 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla VI Commissione).
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l’esame del provvedimento.
Davide BARUFFI (PD), relatore, osserva che la Commissione è chiamata a esprimere il parere di competenza alla VI Commissione sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 30 novembre 133, già approvato dal Senato, recante disposizioni urgenti concernenti 2013, n. l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia. Fa notare che il provvedimento è stato sottoposto a un lungo e articolato iter di approvazione presso l’altro ramo del Parlamento, che ha apportato al testo originario significative modificazioni. Osserva che il testo contiene disposizioni volte all’abolizione della seconda rata dell’IMU e interviene altresì in materia di acconti di imposte, di alienazione di immobili pubblici e di assetto della governance della Banca d’Italia.
Per quanto concerne le parti di interesse della XI Commissione, evidenzia esclusivamente il comma 4 dell’articolo 4, che individua le categorie di investitori che possono acquisire le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia, ricomprendendovi anche gli enti ed istituti di previdenza ed assicurazione aventi sede legale in Italia e i fondi pensione, istituiti ai sensi 252. dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. Ricorda, in proposito, che quest’ultima disciplina sulle forme pensionistiche complementari regolamenta la costituzione dei fondi pensione come soggetti giuridici di natura associativa, come soggetti dotati di personalità giuridica, o nell’ambito della singola società o del singolo ente attraverso la formazione, con apposita deliberazione, di un patrimonio di destinazione, subordinandone l’esercizio dell’attività alla preventiva autorizzazione da parte della COVIP. Fa notare, peraltro, che il testo originario del decreto-legge prevedeva che all’acquisizione di quote di capitale fossero ammessi anche i fondi pensione complementari comunitari operativi in Italia, stabilendo altresì il requisito della soggettività giuridica; il Senato, tuttavia, con una specifica modifica soppressiva ha eliminato il riferimento a tali fondi.
In conclusione, preso atto del contenuto del provvedimento e considerati i limitati profili di interesse della Commissione, esprime sin d’ora un orientamento sostanzialmente favorevole sulle parti di competenza e si riserva di formulare, per la seduta di domani, una proposta di parere.
Cesare DAMIANO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 13.15.
ATTI DEL GOVERNO
Martedì 14 gennaio 2014. — Presidenza del presidente Cesare DAMIANO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell’Aringa.
La seduta comincia alle 13.15.
Proposte di nomina del dottor Rino Tarelli a presidente e della dottoressa Antonella Valeriani e del dottor Francesco Massicci a componenti della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP).
Nomine nn. 20, 21 e 22.
(Esame e rinvio).
La Commissione inizia l’esame dei provvedimenti.
Cesare DAMIANO, presidente, avverte che la Commissione procederà all’esame congiunto delle tre proposte di nomina in titolo, fermo restando che, al termine dell’esame stesso, le deliberazioni di competenza, ai fini dell’espressione del parere parlamentare, avranno luogo singolarmente per ciascuna delle proposte di nomina presentate dal Governo.
Anna GIACOBBE (PD), relatore, fa presente che il Governo ha trasmesso alle Camere, per l’espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari, le proposte di nomina del dottor Rino Tarelli a presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) e della dottoressa Antonella Valeriani e del dottor Francesco Massicci a componenti della medesima Commissione. Nel fare rinvio ai curricula allegati alle proposte di nomina per quanto concerne il dettaglio delle esperienze professionali dei candidati indicati dal Governo, ricorda preliminarmente che la COVIP è l’autorità amministrativa indipendente, istituita nel 1993, che ha il compito di vigilare sul buon funzionamento del sistema dei fondi pensione; essa ha tuttavia assunto, nel corso degli anni, compiti e attribuzioni sempre più ampi rispetto a quelli previsti al momento della sua costituzione, sebbene la sua funzione primaria sia rimasta soprattutto quella di assicurare la trasparenza e la correttezza nella gestione e nell’amministrazione dei fondi pensione, non solo autorizzando i fondi pensione ad esercitare la propria attività di previdenza complementare e tenendo il relativo albo, ma anche vigilando sulla corretta gestione tecnica, finanziaria, patrimoniale e contabile dei fondi pensione stessi e sull’adeguatezza del loro assetto organizzativo.
Al riguardo, peraltro, intende rammentare che tale Commissione di vigilanza, da qualche mese, sta funzionando come «collegio ridotto», in quanto l’avvenuta scadenza del precedente presidente e di uno dei due componenti, in assenza di una apposita sostituzione (determinata dal fatto che la precedente proposta di nomina del Governo Monti non è stata portata a termine per la scadenza della legislatura), ha fatto sì che l’unico componente rimasto in carica, il dottor Tarelli, abbia adempiuto ai compiti istituzionali dell’organo in veste sostanzialmente monocratica.
Per tale ragione, nel richiamare il lavoro svolto dal dottor Tarelli in questo periodo, durante il quale ha fornito testimonianza di chiara competenza e di elevata capacità professionale, in un settore delicato come quello della previdenza complementare, segnala che il Governo ha ora ritenuto opportuno indicare per l’incarico di presidente della COVIP lo stesso dottor Tarelli, figura in possesso di un curriculum di livello, centrato non soltanto su un profilo di carattere lavoristico e sindacale, ma anche su solide esperienze professionali, che hanno avuto come oggetto lo studio, la ricerca e l’analisi di materie economiche e previdenziali, anche con compiti di gestione.
Al contempo, fa presente che il Governo ha ritenuto opportuno procedere anche all’integrale ricostituzione dell’organismo, proponendo alle Camere per il prescritto parere la nomina, in qualità di componenti, della dottoressa Valeriani e del dottor Massicci.
Sotto questo aspetto, nel riconoscere la sussistenza di una significativa conoscenza della materia pensionistica da parte del dottor Massicci e delle tematiche del diritto del lavoro e della previdenza da parte della dottoressa Valeriani, prende atto anzitutto che la proposta di nomina di quest’ultima, in particolare, indicando una figura femminile come candidata all’interno di un importante organismo, sembra rispettosa di criteri di rappresentanza di genere. Parimenti, osserva come dal curriculum della predetta candidata emerga una competenza centrata sulla materia del lavoro, che peraltro appare esaurirsi, in maniera pressoché integrale per quanto concerne gli aspetti professionali di maggior rilievo, all’interno del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Del pari, rileva come anche la candidatura del dottor Massici risponda a criteri di indubbia competenza, avendo egli svolto per un lungo periodo un incarico di massimo livello, presso la Ragioneria Generale dello Stato, specificamente rivolto alla materia previdenziale; anche in questo caso, peraltro, la pregressa esperienza professionale del candidato si concentra prevalentemente all’interno di strutture amministrative ben definite, caratterizzate soprattutto da un taglio di natura economico-contabile.
In proposito, ritiene opportuno ricordare che la COVIP non opera esclusivamente come organo di vigilanza e controllo, ma anche come soggetto di natura propositiva, in grado addirittura di formulare apposite proposte di modifica legislativa; e ciò non soltanto in un ambito che si potrebbe definire «para-pubblicistico», ma anche e soprattutto sul versante dei fondi pensionistici contrattuali, che è quello sul quale giudica prioritario investire in prospettiva, anche ai fini della tutela del risparmio previdenziale dei lavoratori coinvolti. Da questo punto di vista, rileva come il rafforzamento della previdenza complementare, in un rapporto corretto con la previdenza pubblica, risulti quanto mai essenziale per consolidare redditi pensionistici dignitosi e, al contempo, per assicurare la complessiva sostenibilità del sistema previdenziale.
In conclusione, preso atto della determinazione del Governo nel procedere al rinnovo dei vertici di una autorità amministrativa di vigilanza che svolge compiti fondamentali in un settore essenziale come quello della previdenza complementare, si riserva di verificare l’andamento del dibattito in Commissione prima di formulare le proposte di parere su ciascuna delle nomine presentate.
Il sottosegretario Carlo DELL’ARINGA, dichiarando di riconoscersi nella relazione introduttiva svolta, rileva l’urgenza di rinnovare i vertici di una autorità amministrativa di vigilanza che svolge compiti fondamentali in un settore strategico come quello della previdenza complementare. Nel confidare in un parere favorevole da parte della Commissione su ciascuna delle proposte di nomina in esame, fa notare che i candidati indicati offrono ampie garanzie dal punto di vista delle competenze professionali, attesa l’esperienza da essi maturata in diversi campi, nell’ambito del diritto del lavoro, dell’economia e delle relazioni sindacali. Ritiene, pertanto, che la composizione della COVIP, con tali nomine, verrebbe ad essere integrata in modo equilibrato, garantendo lo svolgimento efficace delle sue importanti funzioni.
Cesare DAMIANO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 13.25.


























