Ferma restando la necessità di un provvedimento urgente volto a risolvere l’emergenza Ilva, il decreto legge 61 delinea strumenti di intervento “suscettibili di produrre effetti ulteriori ed estremamente problematici rispetto all’obiettivo perseguito”. Lo ha affermato il vicepresidente di Confindustria Alessandro Laterza, in occasione di un’audizione in commissione Attività Produttive e Ambiente della Camera sul decreto Ilva.
Per Confindustria, quindi, sono “necessari correttivi volti a ridefinire e restringere l’ambito di applicazione soggettivo, i presupposti oggettivi, le modalità di espletamento dell’attività commissariale, le limitazioni ai diritti proprietari. Lo impongono, prim’ancora che le esigenze dell’economia, quelle dello Stato di diritto”.
Laterza ha richiamato l’attenzione dei deputati sull’interdipendenza economica del polo produttivo di Taranto con il sistema manifatturiero italiano riguarda circa il 40% della produzione nazionale di acciaio. “Il venir meno di tale produzione genererebbe effetti diretti e indiretti sul sistema economico nazionale e sulla bilancia commerciale del Paese, nonché sull’intera economia del Mezzogiorno. Nel complesso il sistema Ilva (ditte dell’appalto incluse) – ha spiegato – rappresenta circa il 10 percento del PIL della Regione Puglia”.


























