In settimana, presso l’Università dell’Aquila, si è fatto il punto sulla ricostruzione dell’Aquila, alla presenza del ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca. Il diario del lavoro ne ha parlato con Roberto Campo, segretario generale della Uil Abruzzo.
Come è andato l’incontro?
Bene. Finalmente sono state indicate scelte chiare e tempi. Era una richiesta che come sindacato facevamo da tempo. Si è deciso di iniziare con le vie principali del centro storico che saranno ricostruite entro il 2015, poi seguirà la ricostruzione del resto. Tutto dovrebbe essere finito entro il 2018.
Anche per le frazioni dell’Aquila sono stati fissati i tempi della ricostruzione?
Sì, esiste un piano che vedrà la partenza dei lavori dalle realtà che hanno subito i danni maggiori come il comune di Onna. Per la ricostruzione sono stati assegnati 10,6 miliardi. Ne mancano, per completarla, tra gli 8 e i 10.
Altri passi in avanti?
È stato firmato un accordo Comune dell’Aquila-Enel per la realizzazione di una rete intelligente che gestisca la distribuzione di gas, elettricità e acqua alle 35mila utenze cittadine. Il progetto nasce dai suggerimenti contenuti nello studio, finanziato dai sindacati, e fatto dall’Ocse e dall’Università di Groningen. In pratica si suggerisce di utilizzare la ricostruzione della città per fare investimenti sull’innovazione. Dotare la città di una “rete intelligente” capace, per esempio, di capire quanta energia o acqua debba essere prodotta in una determinata ora è un’occasione da non perdere che permetterà di innescare un processo di sviluppo che porterà l’Aquila all’avanguardia in questo settore.
Altro?
Si è discusso anche dei 100 milioni per lo sviluppo delle attività produttive previsti dalla delibera Cipe numero 135 del dicembre 2012.
Le imprese si sono riprese dai danni del terremoto?
All’Aquila sono stati fatti passi avanti. Per esempio il settore chimico-farmaceutico sta innovando molto e riceverà parte del finanziamento stanziato dal Cipe per le imprese. Nelle altre zone colpite dal terremoto la situazione è più preoccupante. Ultimamente si è aperto al ministero dello Sviluppo Economico il tavolo sulla microelettronica che avevamo chiesto anche come risposta alla decisione della Micron di vendere il suo stabilimento abruzzese. Come sindacato siamo preoccupati che venga mantenuto il know how dei lavoratori e auspichiamo una possibile integrazione con la STMicroelectronics.
Anche l’Università è rinata?
E’ tornata ad avere gli stessi studenti di prima, ma la maggior parte non risiede all’Aquila e fa il pendolare. Questo è un grave problema. Bisogna investire sui campus in modo tale che gli studenti vivano in città. Inoltre in Abruzzo esistono tre atenei e questo crea una certa dispersione.
Sul fronte dell’attività commerciali?
Quelle che stavano in centro hanno chiuso o si sono spostate da tempo. Adesso, grazie alla decisione di privilegiare le vie principali nella ricostruzione, si potrà tornare ad aprire negozi ed uffici nel centro dell’Aquila. Solo così la città tornerà a vivere.
Si era molto parlato di utilizzare i soldi per la ricostruzione per innescare un processo virtuoso nel settore del turismo. Un esempio di cui si era discusso era l’integrazione delle stazioni sciistiche di Ovindoli e Campo Felice. Qualcosa è stato fatto?
Direi molto poco. L’Abruzzo ha un colpevole ritardo nel settore del turismo che viene utilizzato solamente quando serve a bloccare progetti come quello delle estrazioni off shore. Poi però quando si tratta sul serio di creare un industria dell’accoglienza che sappia attrarre persone, tutto tace.
Luca Fortis























