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Home - Approfondimenti - L'Editoriale - Il confronto riparte col piede giusto

Il confronto riparte col piede giusto

di Massimo Mascini
7 Febbraio 2013
in L'Editoriale

E’ partito con il piede giusto il negoziato tra sindacati e Confindustria sul tema della rappresentanza. Perché invece di prendere di petto i problemi più pesanti, e quindi più difficili da risolvere, sono stati affrontati i temi più tecnici, apparentemente più semplici, ma non per questo meno importanti. Si è discusso così di certificazione degli iscritti, e non è stata una passeggiata. Perché l’accordo raggiunto tra le confederazioni nel 2011 e poi il dialogo anche con Confindustria alla fine dell’anno passato, quando si trattava di produttività, non aveva chiarito come materialmente si doveva procedere.

Dire che saranno incrociati i dati del tesseramento e quelli relativi alle elezioni delle Rsu non è sufficiente. Si tratta infatti di stabilire come incrociare i dati in possesso delle aziende e quelli dei sindacati, valutare come comportarsi in caso di divergenze, di dimenticanze, di semplici errori, possibili soprattutto quando si parla di piccole imprese. E anche per le Rsu ci sono dei problemi. Perché non ci si può certo basare solo sul numero dei rappresentanti nelle diverse Rsu, dal momento che finora un terzo di questi componenti erano indicati dalle federazioni di categoria. Si potrebbe tornare ai voti espressi dai lavoratori, ma è difficile che tutti questi dati siano ancora reperibili.

Insomma, problemi risolvibili, ma che dovevano essere affrontati. Nelle prossime riunioni si dovranno affrontare i nodi più consistenti, soprattutto quello della maggioranza necessaria perché un accordo sia considerato valido e quindi applicabile alla generalità dei lavoratori. E’ noto che la Cgil sta pensando che forse per ritenere valido un accordo sia più opportuno richiedere una maggioranza qualificata, dal momento che una maggioranza semplice potrebbe creare dei problemi, soprattutto non agirebbe come forte stimolo per una ricerca più profonda dell’accordo tra tutte le sigle sindacali. Questo sarà certamente un nodo difficile da risolvere, ma va detto che nessuno in proposito ha una posizione già decisa, ferma. L’intenzione di tutte le confederazioni è quella di discutere il tema, nel proprio interno e con le altre parti sociali, per giungere a un accordo.

E’ naturalmente presto per capire se un accordo generale sia possibile. Siamo alle primissime battute e le parti i sono avviate in questo percorso con un passo lento. Ma circola un discreto ottimismo.  Potrebbe avere infatti il suo effetto l’intenzione, dichiarata da più o meno tutti i partiti, di essere pronte a varare proprio sul tema della rappresentanza una legge appena il Parlamento sia insediato. E’ questa praticamente l’unica cosa indicata dalle forse politiche, che invece del lavoro sembra si siano del tutto dimenticate in questa difficile campagna elettorale.

Questa intenzione dei partiti dovrebbe agire da stimolo perché le parti sociali raggiungano velocemente un accordo in questa materia. Perché, in presenza di un accordo, il Parlamento potrebbe limitarsi ad approvare una legge di sostegno, che disponga l’applicazione erga omnes dei principi stabiliti, senza cambiare molto. Se non ci fosse questo accordo sarebbero invece le forze politiche a stabilire i criteri per calcolare rappresentanza e rappresentabilità delle singole associazioni e sindacati e a decidere come e quando un accordo deve valere per tutti.

Ciò sarebbe un danno per le parti sociali, perché la politica deciderebbe una partita nella quale solo le parti sociali dovrebbero invece poter decidere. E sarebbe l’ennesimo colpo di piccone alla credibilità di sindacati e associazioni imprenditoriali. Se queste con i governi Berlusconi hanno visto scendere la loro forza, perché è stato in quegli anni che è stata negata la concertazione, è andata peggio con il governo Monti, che non ha preso nemmeno in considerazione l’idea di un vero dialogo con le parti sociali. E quando queste hanno avuto la possibilità di dire la loro, di esprimere una loro posizione su una materia delicata per loro come la gestione del mercato del lavoro, non sono riuscite a esprimere una posizione unitaria, si sono divise, hanno rinunciato a un protagonismo, lasciando che fossero le forze politiche a decidere per loro. Un’altra tessera a questo negativo mosaico potrebbe essere esiziale per la loro statura di soggetti politici, come sicuramente Confindustria e i sindacati confederali hanno ambito negli ultimi lustri. Sarebbe davvero la fine di un’epoca.

Massimo Mascini

Massimo Mascini

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