Una terapia-choc con una politica industriale nuova, riforme strutturali vere, un impulso forte all’occupazione e taglio netto della spesa e degli sprechi. Sono questi i principali punti del manifesto che Confindustria ha messo a punto in vista delle elezioni politiche e che verrà discusso questa mattina dal Comitato di presidenza e poi sottoposto all’esame di direttivo e giunta del 22 e 23 gennaio. Ad anticipare i contenuti del documento è il Messaggero.
Gli industriali chiedono risposte concrete da parte di tutti i soggetti politici, sollecitando i candidati a palazzo Chigi a mantenere le promesse elettorali. Per Confindustria, adesso, serve una politica con la P maiuscola. In cima alle richieste dell’Associazione , il problema dello sviluppo: “occorre elevare il tasso di crescita dell’economia italiana oltre il 2% entro fine legislatura”. Inoltre “la quota del manifatturiero sul Pil deve tornare al 20% entro il 2018. Perché senza industria non c’è Pil”. Poi “entro cinque anni, il peso del debito pubblico deve scendere sotto la soglia del 100%”. Confindustria, infine, suggerisce di avviare dismissioni aggiuntive per 60 miliardi di euro, di aumentare l’aliquota sulle rendite finanziarie dal 20 al 23%, d’incrementare l’Iva di un punto al 4 e al 10%, di abbassare l’Irpef sul lavoro dipendente e di puntare sul credito d’imposta per l’occupazione al Sud. (LF)
























