265ª Seduta (1ª pomeridiana)
Presidenza del Presidente
GIULIANO
La seduta inizia alle ore 15,40.
SULL’ESAME DEI DISEGNI DI LEGGE NN. 803 E CONNESSI (PARTECIPAZIONE AZIONARIA DEI LAVORATORI)
Il senatore CASTRO (PdL) ricorda che nelle scorse settimane, a seguito di una ricognizione dei principali provvedimenti all’ordine del giorno della Commissione, effettuata al fine di renderne ancor più qualificanti e pregnanti i lavori, si era raggiunta un’intesa bipartisan, convenendo di imprimere una particolare accelerazione all’esame di alcuni disegni di legge. Tra questi sono ricompresi gli atti Senato nn. 803 e connessi, in materia di partecipazione azionaria dei lavoratori, in corso di esame presso le Commissioni riunite 6a e 11a, che afferiscono ad una tematica cruciale. Nel corso dell’ultima seduta delle Commissioni riunite, avvenuta il 18 ottobre scorso, si era concordato di procedere alla costituzione di un Comitato ristretto. Sollecita pertanto la tempestiva convocazione del Comitato, atteso che la materia è vieppiù di urgente definizione e che il trascorrere del tempo rischia di far sprecare una preziosa opportunità di intesa. Ove si riscontrassero incertezze in ordine ai profili che hanno determinato l’assegnazione alle Commissioni riunite, prospetta la possibilità di enucleare le disposizioni afferenti unicamente alla competenza della Commissione lavoro e di farle confluire in un autonomo provvedimento di rapida definizione.
Si associa a queste considerazioni il senatore ROILO (PD).
Il PRESIDENTE assicura che rappresenterà tali sollecitazioni al Presidente della 6a Commissione permanente.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il presidente GIULIANO avverte che sono in corso contatti con il ministro Fornero, al fine di programmare nei primi giorni della prossima settimana una seduta finalizzata all’esposizione delle linee programmatiche del Dicastero, che non è stata finora possibile a causa dei numerosi impegni, anche di carattere europeo, che il Ministro sta affrontando.
Prende atto la Commissione.
ESAME DI ATTI PREPARATORI DELLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione 2014-2020 (n. COM (2011) 608 definitivo)
(Seguito e conclusione dell’esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà. Approvazione della risoluzione: Doc. XVIII, n. 114)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta di ieri.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) ricorda che in tale occasione ha illustrato una bozza di risoluzione favorevole con osservazione (pubblicata in allegato al resoconto della seduta di ieri).
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore MAZZATORTA (LNP) rileva che nella precedente seduta, con riferimento alla proposta di regolamento in esame, come alle rimanenti dell’ordine del giorno della Commissione, sono emersi profili di forte criticità. In particolare è stato segnalato che, con l’introduzione della categoria delle regioni in transizione, ancora una volta l’Italia si troverà a sostenere un onere complessivo e pesantissimo del quale invece beneficeranno principalmente altri Paesi. Segnala inoltre che negli scorsi giorni il Ministro Barca ha partecipato ad un vertice internazionale sulla politica di coesione e sollecita un aggiornamento puntuale sui contenuti dell’incontro, ritenendo doveroso che il Parlamento venga informato sull’orientamento del Governo su una materia così delicata. Nel corso degli ultimi giorni all’interno del Parlamento europeo si sta svolgendo su questi temi un dibattito vivacissimo sul quale i rappresentanti italiani rischiano di risultare assenti. Si tratta invece di profili sui quali egli ritiene sarebbe necessaria una vera e propria battaglia da parte dell’Esecutivo. Particolari criticità presenta a suo giudizio anche la nuova ripartizione dei fondi strutturali, che causerà evidenti dispersioni e che dovrebbe essere materia di stretta vigilanza da parte del Governo. La stessa destinazione del 5 per cento del bilancio alle regioni più efficienti e virtuose costituisce a suo avviso una norma pericolosissima. Conclusivamente, riterrebbe opportuno rinviare il voto della Commissione ad una fase successiva alla illustrazione da parte del Ministro del lavoro delle linee programmatiche del proprio Dicastero e agli idonei chiarimenti da parte del ministro Barca. Diversamente, preannuncia voto contrario alla proposta del Presidente relatore.
Il senatore VIESPOLI (CN-Io Sud-FS), riscontrata l’assenza nella seduta odierna del rappresentante del Governo, sottolinea che peraltro l’esposizione delle linee programmatiche del proprio Dicastero dinanzi alle Commissioni parlamentari da parte dei singoli Ministri rappresenta un atto dovuto. Ciò tanto più in un settore, come quello di competenza della Commissione, che presenta particolari e per certi versi drammatiche urgenze: tra tutte la scadenza al 31 dicembre delle casse integrazioni in deroga. Il dibattito sulle comunicazioni del Ministro è destinato inoltre a consentire non solo al Parlamento di essere informato sugli intendimenti del Governo, ma anche al Ministro di essere sensibilizzato su determinate questioni da parte dei parlamentari. Con spirito del tutto costruttivo, fa osservare che le delicate questioni da lui evocate quanto meno sfiorano le tematiche oggetto degli atti comunitari all’ordine del giorno della Commissione.
Il senatore PASSONI (PD) sottolinea la necessità che il Ministro venga dinanzi alla Commissione nei primissimi giorni della settimana ventura, a ridosso immediato della manovra economica di cui è preannunciata l’adozione da parte del Governo nella giornata di lunedì 5, al fine di chiarirne i profili direttamente riguardanti la competenza della Commissione e di anticipare le iniziative che il Governo intende assumere in futuro, ancorché ivi non ricomprese. Nello specifico, ritiene in ogni caso opportuno che la Commissione si pronunci sull’atto in esame.
Il senatore VIESPOLI (CN-Io Sud-FS) interviene brevemente per ribadire la piena legittimità della propria richiesta, segnalando di aver sollevato analoga questione in sede di Conferenza dei Capigruppo.
Il senatore CASTRO (PdL) nota che, nel corso della seduta di ieri della 14a Commissione permanente, il ministro Moavero, nel richiamarsi alla eccezionalità della crisi economica dei Paesi dell’Unione, atteso che la delega a lui attribuita include il coordinamento generale delle relazioni del Governo con le Istituzioni europee, si è impegnato a garantire un collegamento continuo tra il Parlamento e l’Unione europea. Ritiene che ciò sostanzi piena disponibilità ad un confronto proattivo con la Commissione lavoro, in modo che le specificità settoriali possano essere ricomprese in una cornice europea.
Prende atto il presidente relatore GIULIANO (PdL), il quale ribadisce che, come da lui già annunciato all’inizio della seduta, il Ministro del lavoro ha dato ampia disponibilità ad intervenire al più presto in Commissione, e che unicamente impegni istituzionali concomitanti non hanno finora reso possibile tale intervento.
La senatrice BLAZINA (PD), prendendo la parola per dichiarazione di voto, rileva che la proposta di regolamento in esame, insieme alle proposte n. COM (2011) 607 definitivo e n. COM (2011) 609 definitivo, compone, congiuntamente ad altre cinque proposte di regolamento, un pacchetto complessivo sulla politica di coesione, che sviluppa ulteriormente gli orientamenti e le linee direttive sulle prospettive finanziarie per il periodo 2014-2020 contenute nella comunicazione “A budget for Europe 2020”, presentato dalla Commissione europea lo scorso 29 giugno. Essa è accompagnata dal Quadro finanziario pluriennale, che dispone i finanziamenti per i singoli fondi e misure. Le sue considerazioni sono pertanto riferibili al complesso delle proposte di regolamento all’ordine del giorno della Commissione.
Nel manifestare dubbi sull’introduzione della nuova categoria “regioni in transizione”, che vede l’Italia complessivamente penalizzata, giudica invece positiva la destinazione del 5 per cento del bilancio, che consente di conferire risorse agli stati e regioni più efficienti e virtuosi. Sono tuttavia necessari l’adozione di criteri certi e l’impegno del Governo, atteso che nell’attuale situazione di crisi i fondi europei rappresentano uno strumento indispensabile per sostenere le politiche dell’Italia in tema di lavoro, formazione e inclusione. Evidenzia quindi la particolare importanza del Fondo sociale europeo, che va direttamente ad incidere sulla situazione occupazionale e le emergenze. Specifica attenzione andrà posta per eliminare le diseguaglianze tra donne e uomini e prevenire le discriminazioni, come peraltro sottolineato dal relatore, e sarà necessario vigilare perché esso possa contribuire in maniera duratura alla crescita dell’occupabilità e dei livelli formativi.
Quanto al Fondo di adeguamento alla globalizzazione, giudica con favore l’estensione della platea degli utenti, che consente di ricomprendervi, accanto ai lavoratori a tempo determinato, anche quelli a tempo determinato, gli interinali, i dirigenti, i proprietari di microaziende ed i lavoratori autonomi, inclusi gli agricoltori. Riterrebbe comunque preferibile l’inserimento sia di questo fondo che di quello di solidarietà all’interno del Quadro finanziario pluriennale, in modo da conseguire una maggiore trasparenza dei finanziamenti a favore dei singoli Stati membri.
Sottolinea quindi che anche il Fondo per il cambiamento e l’innovazione consente la prosecuzione di strumenti già operativi, che ora vengono unificati e che vanno ad incidere sull’occupazione, sulle politiche sociali e sulle condizioni di lavoro.
Nell’evidenziare che tutte le proposte di regolamento sono state approvate dopo ampio confronto con gli Stati membri e gli stake holders e consultazioni con esperti, auspica che in futuro la programmazione e l’attuazione delle misure avvenga sempre con il pieno coinvolgimento delle parti sociali, affinché tutti i soggetti interessati siano in grado di utilizzare al meglio questi strumenti, producendo effetti positivi e contribuendo alla coesione sociale e territoriale.
Preannuncia infine il voto favorevole del proprio Gruppo.
Nessun altro chiedendo di intervenire per dichiarazione di voto, il presidente relatore GIULIANO (PdL), presente il numero prescritto di senatori, mette quindi ai voti la bozza di risoluzione da lui predisposta, che è approvata, con il voto contrario del senatore Mazzatorta e l’astensione della senatrice Spadoni Urbani e del senatore Viespoli.
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un programma dell’Unione europea per il cambiamento e l’innovazione sociale (n. COM (2011) 609 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà. Approvazione della risoluzione: Doc. XVIII, n. 115)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta di ieri.
Il PRESIDENTE ricorda che nella precedente seduta la relatrice Carlino ha illustrato una bozza di risoluzione favorevole (pubblicata in allegato al resoconto della seduta di ieri).
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore MAZZATORTA (LNP), nel ricordare che la proposta fa parte di un pacchetto organico, ne sottolinea e ripercorre i contenuti, richiamando gli elementi fondamentali dell’atto. Nel ribadire la complessità della proposta e nel riportarsi alle considerazioni già svolte nel corso del precedente intervento riferito alla proposta di regolamento sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, evidenzia che la delicatezza della materia, unita alla particolare articolazione della proposta ed ai suoi stretti legami con quelle relative agli altri fondi europei, renderebbe necessario un supplemento di dibattito, successivamente all’esposizione del Ministro del lavoro delle linee programmatiche del proprio Dicastero, e di conseguenza un rinvio della votazione. Ove invece si ritenesse comunque di procedere nella seduta odierna, preannuncia il proprio voto contrario alla proposta della relatrice, ribadendo che il suo Gruppo pone al centro della propria attenzione il delicato tema in esame ed il complesso delle politiche di coesione.
Nessun altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE, presente il prescritto numero di senatori, mette quindi ai voti la proposta della relatrice, che è approvata.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
In considerazione dell’inizio dei lavori dell’Assemblea, non avendo la Commissione esaurito gli argomenti all’ordine del giorno, il presidente GIULIANO prospetta la possibilità di convocare un’ulteriore seduta della Commissione, al termine della seduta pomeridiana dell’Assemblea.
Concordano i senatori ROILO (PD) e CASTRO (PdL) e la senatrice CARLINO (IdV).
CONVOCAZIONE DI UNA ULTERIORE SEDUTA DELLA COMMISSIONE
Il presidente GIULIANO avverte che la Commissione tornerà a riunirsi stasera alle ore 19, o comunque al termine dei lavori dell’Assemblea, per il seguito dell’esame degli argomenti iscritti all’ordine del giorno.
La seduta termina alle ore 16,35.
266ª Seduta (2ª pomeridiana)
Presidenza del Presidente
GIULIANO
La seduta inizia alle ore 19,45.
ESAME DI ATTI PREPARATORI DELLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 (n. COM (2011) 607 definitivo)
(Seguito e conclusione dell’esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà. Approvazione della risoluzione: Doc. XVIII, n. 116)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta di ieri.
Il relatore PASSONI (PD) illustra una bozza di parere favorevole con osservazioni (pubblicato in allegato).
Si passa alle dichiarazioni di voto.
Il senatore MAZZATORTA (LNP) preannuncia voto contrario, richiamandosi alle considerazioni di carattere generale da lui già esposte nel corso della prima seduta pomeridiana odierna.
La senatrice CARLINO (IdV) dichiara invece voto favorevole, sottolineando il grande rilievo della problematica delle regioni in transizione.
Presente il prescritto numero di senatori, il presidente GIULIANO mette quindi ai voti la proposta del relatore, che è approvata.
La seduta termina alle ore 19,55.
risoluzione approvata dalla commissione SULL’ATTO COMUNITARIO N. COM (2011) 607 DEFINITIVO
(Doc. xviii, n. 116)
La Commissione lavoro, previdenza sociale,
esaminata ai sensi dell’articolo 144, comma 1, del Regolamento, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 COM (2011) 607 definitivo;
premesso che il Fondo sociale europeo (FSE) è stato concepito per favorire l’occupazione, il miglioramento della qualità del lavoro, il potenziamento dei sistemi di insegnamento e di formazione e la promozione dell’inclusione e della lotta alla povertà;
considerato che il tasso di disoccupazione dell’Unione Europea negli ultimi anni si è portato al 10,2, per cento, con punte del 21,4 per cento per quanto riguarda la disoccupazione giovanile;
valutato che la «strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva di Europa 2020» mira al rafforzamento della partecipazione delle persone mediante livelli di occupazione elevati, all’abbattimento della povertà e alla modernizzare del mercato del lavoro, riducendo la disoccupazione strutturale;
osservato positivamente che il Regolamento del Fondo, all’articolo 3, individua specificatamente le «priorità d’investimento» sulle quali saranno indirizzate le disponibilità del Fondo stesso, nell’ottica di evitare dispersioni di risorse;
preso atto che la proposta è conforme ai principi di sussidiarietà e di proporzionalità;
si esprime in senso favorevole, con le seguenti osservazioni.
Si intende porre l’attenzione sulla decisione della Commissione europea di ridurre l’ammontare degli stanziamenti a favore delle politiche di coesione. Tale ridimensionamento si attesta ad un 5 per cento, che potrebbe arrivare fino all’8 per cento, delle risorse dell’FSE. Detto ridimensionamento non è, quindi, da considerare trascurabile, vista anche l’incoerenza con la posizione espressa dal Parlamento europeo nella risoluzione “Investire nel futuro un nuovo quadro finanziario pluriennale per un’Europa competitiva, sostenibile e inclusiva 2010/2011”.
Con riferimento, inoltre, alla nuova ripartizione operata tra regioni più sviluppate, regioni in transizione e regioni meno sviluppate e le relative quote di finanziamento destinate ad esse, si auspica una più equa distribuzione degli stanziamenti individuati per ciascuna tipologia, poiché, vista la situazione economica delle regioni italiane (4 in transizione, 4 meno sviluppate e le restanti più sviluppate), si registrerebbe un calo comparativo della quota destinata alle regioni meno sviluppate a vantaggio soprattutto delle regioni in transizione. Per l’Italia, infatti, le regioni in transizione contano un totale di quattro milioni di abitanti, contro i 17 milioni della Francia, i 15 della Germania e i 14 della Spagna. Il vantaggio potenzialmente arrecato alle nostre regioni in transizione (Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna) rischia pertanto di essere vanificato dall’onere complessivo che l’Italia, quale contributore netto, si troverà a sostenere a beneficio di altri grandi paesi. A tal riguardo, si raccomanda che venga effettuato un costante ed accurato monitoraggio del sistema, così come delineato dalla proposta di regolamento, al fine di garantire una maggiore equità tra gli Stati membri ed un efficiente e corretto perseguimento degli obiettivi delle politiche di coesione.
264ª Seduta
Presidenza del Presidente
GIULIANO
Interviene, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento, in rappresentanza di ANCE, il dottor Gabriele Buia, vice presidente per le relazioni industriali e affari sociali, accompagnato dalla dottoressa Beatrice Sassi, dirigente della direzione relazioni industriali, e dalla dottoressa Stefania Di Vecchio, dirigente responsabile ufficio rapporti con il Parlamento.
La seduta inizia alle ore 15,30.
ESAME DI ATTI PREPARATORI DELLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un programma dell’Unione europea per il cambiamento e l’innovazione sociale (n. COM (2011) 609 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
La relatrice CARLINO (IdV) rileva preliminarmente che nel settore dell’occupazione e della politica sociale, l’Unione europea, vista la perdurante crisi economico-finanziaria, ha deciso di svolgere una azione coordinata tra tutti gli Stati membri per affrontare il problema dell’alto tasso di disoccupazione, di frammentazione del mercato del lavoro e di lotta alla povertà. Tale azione, che ha lo scopo anche di attuare gli obiettivi della strategia Europa 2020, può essere realizzata attraverso il coordinamento di tre programmi già esistenti a livello comunitario: il programma “Progress”, il programma “Eures” e lo strumento europeo “Microfinanza e imprenditoria sociale”. La proposta di regolamento in esame ha pertanto la finalità di favorire l’integrazione di tali programmi, rendendoli strumento unico di azione nel campo dell’innovazione sociale per una crescita sostenibile e inclusiva. Passa quindi all’illustrazione della proposta. che si compone di 29 articoli, suddivisi in 2 titoli, e di una scheda finanziaria legislativa. Al titolo I (articoli 1-14) sono individuate le disposizioni comuni a tutti e tre i programmi europei; il titolo II (articoli 15-29) è invece suddiviso con le competenze dei singoli programmi.
Il programma “Progress” (articoli 15-19) è strumento finanziario che sostiene lo sviluppo e il coordinamento delle politiche dell’Unione europea nel settore dell’occupazione, dell’integrazione e protezione sociale, della lotta alle discriminazioni e della parità uomo-donna, vigila sull’applicazione efficace delle norme europee sulla tutela dei lavoratori e le pari opportunità, e favorisce lo scambio di informazioni fra gli Stati membri sull’attività svolta.
Il programma “Eures” (articoli 20-21) propone di migliorare la trasparenza del mercato del lavoro, impegnandosi a rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione europea (ostacoli amministrativi, barriere linguistiche, costi degli alloggi) e favorendo uno scambio continuo tra domanda e offerta di lavoro a livello comunitario (job-matching).
Il programma “Microfinanza e imprenditoria sociale” (articoli 22-28) si pone l’obiettivo di fornire microfinanziamenti a soggetti che rischiano di perdere o hanno perso il lavoro, a microimprese (che occupano meno di 10 persone) o a imprese che perseguono finalità sociali e non lucrative. Per microfinanziamento, o microcredito, si intende un importo massimo di 25 mila euro.
La dotazione finanziaria per l’attuazione del programma per il cambiamento e l’innovazione sociale è di 958 milioni di euro, per il periodo gennaio 2014-dicembre 2020; l’importo verrà finanziato per il 60 per cento dal programma “Progress”, per il 15 per cento dal programma “Eures”, per il 20 per cento dal programma “Microfinanza e imprenditoria sociale” e per il restante 5 per cento annualmente pro parte a carico dei tre programmi.
Per quanto riguarda la base giuridica, la proposta si basa sugli articoli 46, lettera d), 149, 153, paragrafo 2), lettera a), e 173, comma 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Considerato, conclusivamente, che la proposta è conforme ai principi di sussidiarietà, in quanto adottata a livello di Unione europea e non di singoli Stati membri, e al principio di proporzionalità, poiché lo strumento della direttiva permette agli Stati un margine flessibile in merito all’applicazione dei principi contenuti, la relatrice propone alla Commissione di esprimersi in senso favorevole.
Nessuno chiedendo di intervenire in discussione generale, la relatrice passa ad illustrare un proposta di risoluzione favorevole (pubblicata in allegato).
La senatrice BLAZINA (PD) chiede di rinviare la votazione alla seduta di domani.
Il PRESIDENTE, constatato un unanime orientamento della Commissione in tal senso, rinvia il seguito dell’esame.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione 2014-2020 (n. COM (2011) 608 definitivo)
(Seguito dell’esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
Riprende l’esame, sospeso nella seduta del 16 novembre scorso.
Il presidente relatore GIULIANO (PdL) illustra una bozza di risoluzione favorevole con osservazione (pubblicata in allegato).
La senatrice BLAZINA (PD), richiamando il suo precedente intervento, chiede di rinviare il voto alla seduta di domani.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 (n. COM (2011) 607 definitivo)
(Esame, ai sensi dell’articolo 144 del Regolamento, dell’atto comunitario sottoposto al parere motivato sulla sussidiarietà e rinvio)
Il relatore PASSONI (PD) ricorda preliminarmente che il Fondo sociale europeo (FSE) è stato concepito per favorire la realizzazione della piena occupazione, migliorare la qualità e la produttività del lavoro, potenziare i sistemi di insegnamento e di formazione e promuovere l’inclusione e la lotta alla povertà, contribuendo in tal modo alla coesione economica, sociale e territoriale. La crisi economica, l’aumento della disoccupazione e la persistenza di elevati tassi di povertà rendono infatti necessaria un’azione incisiva sia a livello nazionale che a livello comunitario. In quasi tutti i paesi d’Europa i mercati del lavoro attraversano una fase critica, come mostrano i dati Eurostat di settembre, che registrano un aumento di 174 mila unità del numero dei disoccupati, di cui 41 mila di età compresa tra 15 e 24 anni ed un incremento di due decimi di punto (di tre nell’Eurozona) del tasso di disoccupazione giovanile dell’UE. Per l’Italia, l’Istat riferisce una diminuzione del numero degli occupati, a settembre 2011, 86 mila in meno rispetto ad agosto, una diminuzione del tasso di occupazione, attestatosi al 56,9 per cento, due decimi di punto in meno rispetto ad agosto e un decimo in meno rispetto a settembre 2010, ed un incremento del tasso di disoccupazione in un mese di 3 decimi di punto, al netto del miliardo e 160 milioni di ore di cassa ordinaria e dei poco più di 2 miliardi e 122 milioni tra straordinaria e in deroga, istituti che rendono difficile il raffronto su scala europea. Preoccupazioni ancora maggiori desta il tasso di disoccupazione giovanile, arrivato a sfiorare il 29,3 per cento a settembre, con un netto peggioramento rispetto al 28 per cento di agosto: il dato più alto dal gennaio 2004 ed il peggiore in comparazione con gli altri Paesi europei. Analogo allarme desta la piaga della povertà. In Italia sono 8,3 milioni i cittadini indigenti, pari al 13,8 per cento della popolazione e le famiglie numerose, monogenitoriali e del Sud sono tra le più colpite; secondo i dati raccolti dalla Caritas nel Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia, il 20 per cento delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni.
In questo contesto, il FSE rappresenta uno strumento prezioso anche per intensificare gli investimenti in ricerca e sviluppo – fermi in Italia a un misero 1,27 per cento del PIL, contro la media europea del 2 per cento e ben lontani dall’obiettivo del 3 per cento della strategia di Lisbona – nonché per migliorare l’accesso all’informazione e alle tecnologie di comunicazione e contestualmente sostenere la competitività delle piccole e medie imprese e favorire la mobilità geografica e professionale dei lavoratori. Si tratta dunque di un elemento essenziale per far fronte ai principali problemi che i cittadini europei si trovano a fronteggiare a causa della crisi e per progredire verso la realizzazione degli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020. Esso peraltro coopera con gli altri fondi strutturali esistenti (FESR – Fondo Europeo per lo Sviluppo regionale, FEOGA – Fondo europeo agricolo di Orientamento e Garanzia e SFO – Strumento finanziario di Orientamento per la Pesca), al fine di ridurre gli scostamenti tra le aree più ricche e quelle più povere dell’Unione Europea.
La dotazione stanziata dalla Commissione europea a favore delle politiche di coesione per il periodo 2014-2020, pari a 376 miliardi di euro, ha subito un ridimensionamento pari al 5 per cento delle risorse, peraltro contrariamente a quanto richiesto dal Parlamento Europeo nella risoluzione “Investire nel futuro un nuovo quadro finanziario pluriennale per un’Europa competitiva, sostenibile e inclusiva”, a maggior ragione considerando che 10 miliardi del Fondo sono già vincolati alla Connecting Europe Facility. Anche se tutte le regioni europee possono beneficiare del sostegno del Fondo, è stata operata una distinzione tra regioni meno sviluppate, il cui PIL pro capite è inferiore al 75 per cento della media dell’UE a 27 (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), regioni di transizione, con un PIL compreso tra il 75 e il 90 per cento della media dell’UE (Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna) e regioni più sviluppate, il cui PIL pro capite è superiore al 90 per cento della media europea (le rimanenti regioni italiane). Per ciascuna categoria sono stabilite quote minime per il Fondo. Peraltro, l’introduzione della categoria delle regioni in transizione è in qualche modo controversa. In tale categoria rientrano in tutto 51 regioni, per un totale di 72 milioni di abitanti. Per l’Italia, quelle rientranti nella categoria contano un totale di quattro milioni di abitanti, contro i 17 milioni della Francia, i 15 della Germania e i 14 della Spagna. Il vantaggio potenzialmente arrecato alle quattro regioni italiane rischia pertanto di essere vanificato dall’onere complessivo che l’Italia, per altro già contributore netto, si troverebbe a sostenere a beneficio di altri grandi paesi. Più in generale, poi, la nuova ripartizione registra un calo comparativo della quota destinata alle regioni meno sviluppate a vantaggio soprattutto delle regioni in transizione.
Della dotazione complessiva delle politiche di coesione, circa il 25 per cento è destinato ai progetti afferenti al Fondo sociale, per una quota pari a 84 miliardi di euro. A ciò si aggiungono 11,7 miliardi dedicati alla cooperazione territoriale, 68,7 per il Fondo di coesione e 40 miliardi per il meccanismo dell’interconnessione in Europa.
Nell’illustrare le singole disposizioni e l’allegato di cui si compone la proposta di regolamento in esame, il relatore sottolinea quindi che gli obiettivi rispetto ai quali essa propone di orientare il Fondo attengono a tematiche di massima priorità, soprattutto per l’Italia, che sconta preoccupanti arretratezze in ognuna di esse a causa di incapacità di programmazione, errori e di una inadeguata volontà di intervento. Ciascuno di questi obiettivi tematici si traduce in categorie d’intervento o “priorità d’investimento”. In base all’articolo 4, comma 2, almeno il 20 per cento delle risorse totali del Fondo dev’essere utilizzato per l’obiettivo “promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà” ed è necessario concentrare il finanziamento nel quadro di programmi operativi su un numero limitato di «priorità d’investimento»: un tema cruciale, considerato che l’Italia è stata storicamente penalizzata dalla cronica inefficienza della macchina amministrativa e dall’incapacità di concentrare le risorse sui progetti veramente rilevanti, evitando così dispersioni e sprechi.
Il regolamento attribuisce grande importanza alla partecipazione delle parti sociali e delle organizzazioni non governative nella programmazione e attuazione delle operazioni del FSE: a giudizio del relatore, un coinvolgimento maggiore di questi attori sociali rispetto al passato è certamente fondamentale ed è assai positivo che rientri nelle intenzioni e nelle priorità programmatiche espresse dal Presidente Monti nel suo discorso di insediamento.
Il Fondo individua inoltre come priorità un rafforzamento dell’innovazione sociale e della cooperazione transnazionale, nonché l’abolizione delle disuguaglianze tra le donne e gli uomini e delle discriminazioni. Anche questo tema ad avviso del relatore ha importanza strategica, attesa la maggiore difficoltà che incontrano le donne italiane a conciliare lavoro e famiglia e le retribuzioni più basse rispetto ai colleghi maschi, a parità di mansioni.
Infine, il relatore sottolinea talune norme specifiche, volte ad agevolare l’accesso ai finanziamenti del Fondo ai beneficiari più piccoli (articoli 13-15), tenendo conto della diversa natura delle operazioni del Fondo stesso e dei vari tipi di beneficiari.
Conclusivamente, il relatore ritiene che la proposta rispetti il principio di sussidiarietà, poiché i compiti del Fondo sono definiti nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e la politica è attuata conformemente al principio di gestione concorrente e nel rispetto delle competenze istituzionali degli Stati membri e delle regioni. Essa rispetta altresì il principio di proporzionalità, giacché gli Stati membri hanno un margine flessibile di azione in merito all’applicazione dei principi contenuti nel regolamento del Fondo, la cui base giuridica è individuata negli articoli 162, paragrafo 2, 164 e 174 del Trattato.
Il presidente GIULIANO, ringraziato il relatore per l’ampia messe di dati riportata, evidenzia il rilievo di alcuni di essi, in particolare con riferimento alla fascia di indigenza.
Il relatore PASSONI (PD) concorda sulla delicatezza di molti dati e ritiene che taluni profili potranno sfociare in osservazioni contenute nella bozza di risoluzione, che si ripropone di illustrare in altra seduta.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
SULLA PUBBLICITÀ DEI LAVORI
Il presidente GIULIANO comunica che, ai sensi dell’articolo 33, comma 4, del Regolamento, sono state chieste l’attivazione dell’impianto audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione radiofonica e che la Presidenza del Senato ha fatto preventivamente conoscere il proprio assenso.
Poiché non vi sono osservazioni, tali forme di pubblicità sono dunque adottate per il prosieguo dei lavori.
Il presidente GIULIANO avverte che la pubblicità della seduta sarà inoltre assicurata attraverso la resocontazione stenografica.
La Commissione prende atto.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell’indagine conoscitiva sulle conseguenze occupazionali derivanti dagli effetti della crisi economico-finanziaria: audizione di rappresentanti di ANCE
Riprende l’indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 16 novembre scorso.
Il presidente GIULIANO rivolge un cordiale benvenuto ai rappresentanti dell’ANCE e cede la parola al dottor Buia.
Il dottor BUIA si sofferma sulle conseguenze occupazionali derivati dalla crisi economica nel settore dell’edilizia, evidenziando la situazione fortemente negativa in cui versano le Casse edili, vieppiù accentuata nelle regioni meridionali ed insulari. Anche la percentuale di operai risulta in costante diminuzione, indistintamente in tutte le aree geografiche, con una acutizzazione nel Sud. La crisi è sottolineata dal dato connesso alle imprese iscritte alle Casse edili, in flessione del 6 per cento nel 2009, del 7 per cento nel 2010 e di un ulteriore 6 per cento nel 2011 rispetto agli anni precedenti. Nello stesso periodo si registra un incremento delle ore autorizzate di cassa integrazione guadagni ordinaria nell’edilizia dell’88 per cento nel 2009 rispetto al 2008 e del 2,7 per cento nel 2010 rispetto all’anno precedente, mentre nell’ottobre 2011, rispetto all’analogo periodo del 2010, il dato relativo alle ore di CIGO autorizzate mostra una flessione del 9,6 per cento. I dati della cassa integrazione straordinaria confermano inoltre nel settore un costante e crescente utilizzo dell’ammortizzatore straordinario, con un incremento, rispetto agli anni rispettivamente precedenti, pari al 186,3 per cento nel 2009 ed al 213,8 per cento nel 2010. Il monitoraggio dell’andamento del DURC evidenzia poi una evidente elusione della regolarità.
Infine, il dottor Buia si sofferma su alcuni interventi che potrebbero ad avviso dell’ANCE svolgere un efficace contrasto al lavoro irregolare. Il sistema della bilateralità potrebbe essere utilizzato per supportare momenti di crisi occupazionale, favorendo un sostegno economico e processi di formazione e riconversione professionale degli operai. Pur se nelle singole realtà bilaterali sono stati ipotizzati progetti in tal senso, occorrerebbe individuare un quadro generale, nazionale e sistematico con cui delineare un intervento a sostegno dei lavoratori temporaneamente disoccupati o che fruiscano degli ammortizzatori sociali.
Potrebbe anche essere introdotta un’indennità integrativa di disoccupazione per operai con una determinata anzianità di settore e con un’attestata professionalità che, a seguito di licenziamento da parte dell’impresa per riduzione di personale o per fine o mancanza di lavoro, si dichiarino, con apposita documentazione da trasmettere al sistema bilaterale, immediatamente e formalmente disponibili a frequentare corsi di aggiornamento o riconversione professionale durante il periodo di disoccupazione.
Anche la Borsa Lavoro rappresenta uno strumento importante, non solo per la piena valorizzazione dei lavoratori nel processo produttivo dell’edilizia, ma anche per fronteggiare tutte quelle anomalie che possono inficiare un corretto e qualificato sistema imprenditoriale, quali il lavoro sommerso, il caporalato e l’intermediazione passiva della manodopera gestita dalla criminalità organizzata, nell’ottica di incentivare logiche di mercato conformi alle regole.
Il dottor Buia sottolinea quindi la necessità di un recepimento, mediante un accordo con il Ministero del lavoro, degli indici di congruità dell’incidenza del costo della manodopera sul valore dell’opera stessa che sono stati elaborati dalla parti sociali con la sottoscrizione dell’Avviso comune del 17 maggio 2007 e riconfermati con l’Avviso comune dell’ottobre 2010.
Attualmente è innegabile l’apporto che la manodopera straniera fornisce alle imprese italiane mediante forme di distacco attuato tramite l’invio di intere squadre di lavoratori stranieri nel territorio nazionale. In tale quadro è pertanto necessario arginare eventuali forme di dumping sociale che potrebbero scaturire dall’utilizzo di tale manodopera a evidenti costi inferiori rispetto a quelli della manodopera italiana, con macroscopiche ricadute sul mercato occupazionale e sulla concorrenza tra le imprese nel mercato del lavoro edile. Si dovrà, pertanto, procedere nel senso di rendere effettivamente operativo l’obbligo di equiparazione del trattamento dei lavoratori stranieri rispetti a quelli italiani.
Segnala infine l’opportunità di rendere più selettivo il sistema di accesso alla professione di imprenditore edile, nonché più rigorosa l’attività autonoma nel settore stesso. Ad oggi, è infatti sufficiente una semplice iscrizione alla Camera di commercio o l’apertura di una partita IVA.
Da ultimo, suggerisce l’adozione di interventi normativi volti da un lato a ridurre il costo del lavoro subordinato e, dall’altro, ad elevare quello del lavoro autonomo, non essendo sufficienti gli interventi da ultimo effettuati dal Governo che ha previsto, all’interno della legge di stabilità, esclusivamente l’aumento dell’1 per cento dell’aliquota contributiva per i lavoratori a progetto e per i collaboratori coordinati e continuativi.
Il presidente GIULIANO, premesso che la documentazione consegnata sarà resa disponibile per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione, ringrazia il dottor Buia per la nutrita messe di dati posta a disposizione; atteso l’inizio dei lavori dell’Assemblea e la conseguente necessità di chiudere i lavori della Commissione, preannuncia che l’audizione proseguirà in altra seduta.
La seduta termina alle ore 16,35.
SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DALLA RELATRICE SULL’ATTO COMUNITARIO N. COM (2011) 609 DEFINITIVO
La Commissione lavoro, previdenza sociale,
esaminata ai sensi dell’articolo 144, comma 1, del Regolamento, la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un programma per il cambiamento e l’innovazione sociale (COM (2011) 609 definitivo);
premesso che l’Unione europea, nel settore dell’occupazione e della politica sociale, ha deciso di svolgere un’azione coordinata tra tutti gli Stati membri per affrontare il problema dell’alto tasso di disoccupazione, della frammentazione del mercato del lavoro e della lotta alla povertà, favorendo lo sviluppo di sistemi di protezione sociale e di mercati del lavoro adeguati e migliorando la disponibilità e l’accessibilità di microfinanziamenti per le microimprese;
considerato che tale azione, che ha anche lo scopo di attuare gli obiettivi della strategia Europa 2020, può essere realizzata attraverso il coordinamento di tre programmi già esistenti a livello comunitario: il programma “Progress”, il programma “Eures” e lo strumento europeo “Microfinanza e imprenditoria sociale”;
considerato che la proposta è conforme ai principi di sussidiarietà e che, pur lasciando ampi margini di autonomia, vincola gli Stati membri al raggiungimento degli obiettivi in essa contenuti;
rilevato che la proposta è conforme al principio di proporzionalità,
si esprime in senso favorevole.
SCHEMA DI RISOLUZIONE PROPOSTO DAL RELATORE SULL’ATTO COMUNITARIO N. COM (2011) 608 DEFINITIVO
La Commissione lavoro, previdenza sociale,
esaminata ai sensi dell’articolo 144, comma 1, del Regolamento, la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione 2014-2020 (COM (2011) 608 definitivo);
premesso che proposta di Regolamento ha come obiettivo principale di garantire il proseguimento del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione nel prossimo periodo di programmazione (2014-2020), conformemente ai principi di base definiti per il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2014-2020;
considerato che il Fondo di adeguamento intende fornire aiuto, a livello dell’UE, ai lavoratori licenziati a seguito di ristrutturazioni aziendali, determinate dai cambi strutturali del commercio, ai lavoratori titolari di contratti a durata determinata, o interinali, ai proprietari/dirigenti di micro, piccole e medie imprese e ai lavoratori autonomi (compresi gli agricoltori), e favorirne il reinserimento rapido nel mercato del lavoro;
valutato che il Fondo di adeguamento rappresenta un fondo strutturale, nell’ambito di una politica europea di coesione sociale, la cui dotazione massima di 3 miliardi di euro, per il periodo 2014-2020, viene iscritta in un fondo speciale, che non rientra all’interno del QFP, autonomo e parzialmente rimodulabile in base alle esigenze che dovessero prospettarsi di anno in anno,
considerato che la proposta è conforme ai principi di sussidiarietà e al principio di proporzionalità,
si esprime in senso favorevole, con la seguente osservazione:
in pieno accordo con la posizione manifestata dal Governo italiano, si valuti la possibilità di inserire la dotazione del Fondo in esame all’interno del QFP, in modo da avere un quadro trasparente delle spese concernenti il complesso dei fondi strutturali ad esso inscritti (attualmente 8), e, soprattutto, per conoscere il peso del contributo che ogni singolo Stato membro è chiamato a versare.


























