La modernizzazione delle relazioni industriali passa attraverso la partecipazione dei lavoratori. Ne è convinta la Cgil e lo ha ribadito nel corso del seminario dal titolo "Partecipazione e controllo dei lavoratori nella governance societaria", che ha messo a confronto il sindacato e il mondo delle imprese, con un breve intervento del Governo dimissionario nella persona di Tiziano Treu.
Il segretario confederale, Marigia Maulucci, nella sua introduzione si spinge anche oltre: il coinvolgimento degli addetti è "un pezzo di strada nel confronto con le aziende sulla riforma dei contratti". Lo scenario attuale rilancia la necessità di rivedere il sistema: i rapporti di lavoro non possono più basarsi su prove di forza, nelle trattative le parti sociali "devono smettere di mostrare i muscoli".
Ma qual è la ricetta per partecipare? E' su questo punto che il confronto si sviluppa e registra posizioni contrastanti. Il professore al Politecnico di Milano, Emilio Barucci, porta all'attenzione l'esempio tedesco e la pratica della cogestione: "Non sono mai stati dimostrati i suoi effetti negativi". Non è d'accordo il responsabile delle Risorse Umane di Unicredit, Rino Piazzola, che invece critica questa prassi "perché porta confusione di ruoli". Proprio in Germania, a suo giudizio, i manager "vivono sotto una spada di Damocle": sono legati al gradimento immediato delle rappresentanze e non riescono a progettare a lungo termine. La soluzione giusta è un'altra, ovvero generare trasparenza, sostenere l'azionariato diffuso, ridurre lo spazio dei vertici su pratiche gestionali come le indagini di opinione.
Il sindacato risponde con il segretario generale della Filcem, Alberto Morselli, che si augura ruoli di rappresentanza chiari e definiti e puntualizza il compito della partecipazione: deve servire per aumentare la conoscenza sulle scelte aziendali, ma l'autonomia delle parti resta centrale. Il nodo delle buste paga è più vicino di quanto sembra. Insieme alla vertenza sul fisco, infatti, Morselli invita le organizzazioni dei lavoratori a partecipare alla discussione sugli utili. Bisogna parlarne con i datori e bisogna farlo a pieno titolo, aggiunge, altrimenti "si rischia la sofferenza salariale".
Per garantire un coinvolgimento reale "serve un patto che riorganizzi i luoghi di lavoro". Lo sottolinea il segretario confederale, Nicoletta Rocchi, spiegando che deve essere un cambiamento effettivo anche per le imprese. Da parte sua, la Cgil sta lavorando su una proposta condivisa con Cisl e Uil per la revisione del modello contrattuale, con lo scopo di radicare il sindacato a tutti i livelli negoziali. In generale, oggi il problema della democrazia economica è stato rimosso dalle relazioni industriali e "spesso la forma prevale sulla sostanza". Nella gestione duale delle imprese, ammette, c'è il rischio corporativo, ma i sindacati sono in grado di produrre gli anticorpi per combatterlo. Nel nostro Paese però non è facile. E' quanto afferma il presidente della Commissione Lavoro al Senato, Tiziano Treu, in conclusione dell'incontro, sottolineando che "negli ultimi anni la pratica della partecipazione è stata ostracizzata". D'altronde non si tratta di una questione nazionale, anche l'Europa fa resistenza, è difficile definire una proposta congiunta e le dichiarazioni di principio non reggono alla prova dei fatti.
"Noi della Cgil non abbiamo ricette – dice Rocchi – ma vogliamo ottenere il consenso delle parti attraverso il metodo del confronto". Un dibattito che a Corso Italia continuerà.
Emanuele Di Nicola



























