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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro pubblico e privato

Commissione Lavoro pubblico e privato

22 Ottobre 2009
in Camera

(Dal Resoconto Sommario)

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 9 ottobre 2002. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI. – Interviene il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Pasquale Viespoli.

La seduta comincia alle 14.50.

Legge finanziaria per l’anno 2003.
C. 3200-bis Governo.

Bilancio dello Stato per l’anno 2003 e bilancio pluriennale 2003-2005.
C. 3201 Governo.

Tabella n. 4 Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2003 (limitatamente alle parti di competenza).
(Parere alla V Commissione).
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta di ieri.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, avverte che il termine per la presentazione degli emendamenti è stato prorogato alle ore 13 di lunedì 14 ottobre 2002.

Roberto GUERZONI (DS-U) svolge preliminarmente alcune considerazioni di carattere generale sul disegno di legge finanziaria la cui centralità appare fortemente intaccata dall’azione del Governo che, nel corso dell’anno, ha modificato con «manovrine» di aggiustamento le disposizioni in essa contenute. Ciò dimostra che l’Esecutivo è incapace di controllare i conti ed di indicare un asse rigoroso per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti. Al riguardo, evidenzia che per raggiungere l’obiettivo del rapporto tra debito e prodotto interno lordo mancano tra i 20 e i 25 miliardi di euro.
Ritiene che il punto più debole della finanziaria riguardi la credibilità delle manovre relative agli obiettivi di sviluppo e alle risorse necessarie per sostenerli. Si è privilegiata propagandisticamente la scelta di una riforma che diminuisse le tasse per i redditi più bassi, ma non è stata assunta alcuna misura significativa nei confronti degli incapienti, riguardo ai quali è possibile intervenire solo attraverso un’imposta negativa che la finanziaria non prevede.
Giudica assolutamente carenti le politiche per il Mezzogiorno che, accanto ad un’assenza di misure di sostegno, non mantengono le promesse del patto per l’Italia relativamente al cumulo del credito d’imposta. Si penalizza il Sud privandolo di strumenti importanti quali il credito d’imposta e il finanziamento a fondo perduto previsto dalla legge n. 488 del 1992, che è stato trasformato in un prestito al 50 per cento.
Relativamente alle parti di competenza nella Commissione Lavoro, osserva che gli stanziamenti previsti all’articolo 20 della finanziaria, relativo ai rinnovi contrattuali e alle disposizioni di controllo sulla contrattazione integrativa del pubblico impiego risultano assolutamente inadeguati e che sarebbero necessari altri 700 milioni di euro per quanto riguarda la copertura.
Con riferimento al blocco delle assunzioni negli enti locali, ritiene la norma incompatibile con il titolo V della Costituzione, in quanto lo Stato interferisce pesantemente su una materia riservata alla loro autonomia. Esprime rilievi critici sulle modalità di reperimento delle risorse da destinare alle pensioni minime poiché una parte di esse è stata trasferita nel fondo per l’amianto, dando luogo ad una sorta di guerra tra poveri.
Evidenziato che nel disegno di legge n. 2145 di riforma della previdenza non sono contenute disposizioni sulle pensioni di anzianità, osserva che le misure già in discussione volte a favorire la permanenza sul lavoro appaiono chiaramente in contrasto con la previsione del cumulo tra pensione e reddito contenuta nel disegno di legge in esame. Esprime infine rilievi critici sul fatto che non è stata inserita nella legge finanziaria alcuna disposizione di incentivazione della pensione complementare.

Antonino LO PRESTI (AN), nel dichiarare che si atterrà agli aspetti di specifico interesse della Commissione Lavoro, stigmatizza il contenuto del comma 2 dell’articolo 19, della legge finanziaria, che riguarda l’estensione agli enti previdenziali privati di una norma che prevede il controllo dei flussi trimestrali di cassa che attualmente viene esercitato con riferimento agli enti previdenziali pubblici. Questa norma illegittima fortemente contrastata dall’opposizione nella precedente legislatura è stata inaspettatamente reinserita nella legge finanziaria per il 2003, suscitando un gravissimo allarme nelle casse previdenziali private. Essa viola palesemente la loro autonomia e manifesta il tentativo di mettere sotto il controllo trimestrale dello Stato gli enti previdenziali privati, per assumere risorse che sono di proprietà esclusiva dei liberi professionisti, riproponendo una situazione che era stata risolta nel 1994, quando le casse dei professionisti furono privatizzate.
Si tratta di un classico esempio di finanza creativa come è chiaramente dimostrato dalla stessa relazione tecnica in cui si legge che la disposizione è strumentale al perseguimento degli obiettivi di bilancio per il prossimo triennio. Ritiene assurdo che il Governo intenda realizzare tali obiettivi ricorrendo a somme che non appartengono allo Stato, ma alle casse degli enti previdenziali privati. La disposizione rappresenta un vulnus contro le attività della Commissione parlamentare di controllo degli enti gestori delle forme di previdenza privata e nasconde finalità illegittime contrastate con forza dalle casse di previdenza, che sono state arginate nella scorsa legislatura e che oggi sono ricomparse in modo assolutamente inaspettato.
Nel condividere l’iniziativa del presidente Benedetti Valentini di presentare un emendamento soppressivo del comma 2 dell’articolo 19 del disegno di legge finanziaria, ritiene che il mantenimento della disposizione in esame potrebbe provocare un’ulteriore frattura tra il mondo della politica e quello delle professioni.

Pietro GASPERONI (DS-U) svolge preliminarmente alcune considerazioni in merito all’aggravarsi della situazione economica nazionale che registra un’assenza di sviluppo e una spesa pubblica fuori controllo; le entrate dello Stato si riducono e l’evasione fiscale aumenta, mentre lo strumento dei condoni si dimostra particolarmente utile per chi, non essendo lavoratore dipendente, decida di non pagare le tasse. Pur riconoscendo che il Governo non è l’unico responsabile del ciclo economico negativo, ritiene che non siano state adottate misure strutturali di politica economica che potessero contrastare tale andamento.
Giudica negativamente la riduzione dei trasferimenti agli enti locali che penalizzerà inevitabilmente l’erogazione dei servizi. Queste disposizioni dimostrano che il Governo non è in grado di rispettare gli impegni, già di per sé insufficienti, assunti nel patto per l’Italia.
Nel considerare positivamente la riduzione dell’IRPEF per i redditi più bassi, paventa che, a regime, solo i redditi alti e molto alti trarranno vantaggi reali dalla diminuzione della pressione fiscale.
Ritiene che alcune scelte condivisibili in via di principio, quali il superamento del divieto di cumulo tra reddito e pensione, siano attuate in maniera inadeguata perché, se ciò consentirà l’emersione del lavoro nero, non sarà sufficiente ad eliminare la penalizzazione della riduzione del 30 per cento della pensione; sarebbe utile piuttosto prevedere incentivi quali la destinazione di parte dei contributi alla rivalutazione della pensione o a forme di intervento finalizzate all’assistenza degli anziani non autosufficienti. Osserva inoltre che le forme di incentivazione per la permanenza sul lavoro previste dalla delega fiscale potrebbero essere rese inefficaci dalla norma sulla cumulabilità tra reddito e pensione che, a suo avviso, dovrebbe essere estesa anche agli invalidi del lavoro. Relativamente alle pensioni minime, non ritiene giusto finanziare gli interventi a favore dei lavoratori esposti al rischio amianto attingendo alle risorse ad esse destinate.
Con riferimento alla riforma degli ammortizzatori sociali, ritiene che le disposizioni relative al trattamento di disoccupazione dovrebbero essere incluse nel testo della finanziaria, che non contiene alcun riferimento ad una nuova indennità di disoccupazione, e non nella tabella A per la cui attuazione è necessario adottare provvedimenti successivi.
Riguardo ai collaboratori coordinati e continuativi, sottolinea la necessità di un intervento di sostegno da parte del Governo nel caso in cui un contratto di collaborazione prolungato nel tempo non sia rinnovato. Si dovrebbe prevedere infatti non solo un miglioramento qualitativo e quantitativo del trattamento di disoccupazione, ma anche delle condizioni dei lavoratori a contratto a tempo determinato. Analoghe garanzie dovrebbero essere previste anche per i lavoratori di piccole imprese che operano in comparti non interessati dalla cassa integrazione. Auspica infine il riconoscimento del principio della totalizzazione per garantire una pensione ai lavoratori che hanno versato contributi in casse diverse.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame alla seduta di domani.

La seduta termina alle 16.35.


ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 9 ottobre 2002. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI. – Interviene il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Maurizio Sacconi.

La seduta comincia alle 16.35.

Schema di decreto legislativo correttivo o integrativo di agevolazione dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Atto n. 127.
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 1o ottobre 2002.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, in sostituzione del relatore, illustra la proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 2).
Avverte altresì che è stata presentata una proposta alternativa di parere favorevole dai deputati Motta, Cordoni, Nigra e Delbono (vedi allegato 3).

Carmen MOTTA (DS-U) illustrando la sua proposta alternativa di parere, ribadisce la necessità di specificare la definizione generica di «congrua offerta», intendendo per essa un’offerta di lavoro la cui retribuzione superi la soglia di reddito stabilita alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 5, proprio per non entrare in contrasto con essa.
Ritiene opportuno prevedere un passaggio progressivo, posta l’abrogazione dell’articolo 3 della legge 28 febbraio 1987, n.56, del reperimento dei locali da adibire a centri per l’impiego tra gli enti locali interessati, al fine di fornire alle province i necessari tempi per l’organizzazione e per il reperimento delle risorse necessarie.
Sottolinea poi che il termine assegnato alle imprese fornitrici di lavoro temporaneo per la comunicazione dell’assunzione, della proroga e della cessazione dei lavoratori interinali dovrebbe essere meglio definito per evitare possibili disfunzioni.
Infine, considera necessario sollecitare il Governo ad emanare in tempi brevi norme univoche di indirizzo per l’organizzazione e la regolamentazione del collocamento pubblico, al fine di evitare due regimi differenziati di collocamento.

Emilio DELBONO (MARGH-U), nel condividere le osservazioni esposte dal deputato Motta, esprime una posizione non negativa sullo schema di decreto legislativo, posto che si tratta di un provvedimento in linea con il processo riformatore che ha caratterizzato la passata legislatura in materia di sistema di collocamento.
Sollecita il Governo ad accogliere alcuni suggerimenti contenuti nel parere presentato dall’opposizione e che sono comunque volti a migliorare il testo del provvedimento. In particolare, riterrebbe opportuno che si mantenesse la distinzione, presente nel decreto legislativo n. 181 del 2000, tra «disoccupati di lunga durata» ed «inoccupati di lunga durata», trattandosi di due categorie differenti con requisiti anagrafici, formativi e professionali diversi.

Giovanni DIDONÈ (LNP) preannuncia voto favorevole sulla proposta di parere presentata dal relatore, invitando il rappresentante del Governo a fornire chiarimenti in merito all’attività di monitoraggio dell’INAIL.

Alfonso GIANNI (RC) insiste sulla necessità che si mantenga la distinzione tra disoccupati di lunga durata, ove per essi si intendono coloro che, di età più matura e caratterizzati dall’impossibilità di riciclarsi in altre mansioni, non hanno più un rapporto di lavoro prima goduto, e inoccupati, intendendosi per essi soprattutto i giovani, privi di esperienza lavorativa.
Ritiene che la comprensione dell’articolazione del fenomeno della disoccupazione sia necessaria per determinare una politica attiva nel mercato del lavoro con la quale promuovere occasioni occupazionali; trattare gli inoccupati alla stessa stregua dei disoccupati, dimenticando le diversità anagrafiche , formative e professionali, significa fare una politica del lavoro indifferenziata.

Cesare CAMPA (FI), alla luce delle considerazioni emerse dal dibattito, propone di riformulare la proposta di parere del relatore, sulla quale preannuncia voto favorevole, nel senso di eliminare la prima osservazione riferita alla lettera a), comma 2, dell’articolo 1, perché il richiamo in essa contenuto è da ritenersi pleonastico.
Pur apprezzando i rilievi contenuti nel parere dell’opposizione e condividendo l’opportunità di mantenere distinti i disoccupati di lunga durata dagli inoccupati di lunga durata, rileva che nel merito di una collaborazione fra enti locali si potrà trovare la soluzione conseguente all’abrogazione dell’articolo 3 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, senza che in proposito intervenga il legislatore. Ribadita la necessità di semplificare le procedure, ritiene che i suggerimenti contenuti nel parere dell’opposizione possano comunque essere presi in considerazione dal Governo previa una valutazione della loro conformità allo schema di decreto legislativo.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, esprime alcune perplessità in merito alle competenze delle province, posto che si tratta di una normativa che deve dare attuazione ad una delega.

Il sottosegretario Maurizio SACCONI ribadisce che il provvedimento in esame è il frutto di un lungo negoziato fra le parti, conclusosi con il consenso unanime, salvo qualche riserva da parte dei datori di lavoro sui tempi di comunicazione delle nuove assunzioni, che rimangono quelli attualmente vigenti.
Ricorda che si è chiamati a stabilire principi per l’esercizio di una potestà concorrente delle regioni in materia di organizzazione del mercato; l’esigenza di fare in modo che la regolazione dei vari mercati sia tale da consentire l’interrelazione tra gli stessi è motivo di alcune definizioni che non possono essere invasive. Di qui la genericità di alcune affermazioni, posto che saranno poi le regioni a disciplinare in modo più puntuale i contenuti delle stesse.
In merito alla distinzione tra disoccupati e inoccupati, ritiene che ciò rilevi ai fini dell’indennità di disoccupazione. Conferma che gli attuali criteri di accesso all’integrazione al reddito escludono coloro che non abbiano già lavorato; pertanto, per gli inoccupati si preferiscono servizi piuttosto che forme di integrazione al reddito.
Per quanto attiene al reperimento dei locali, raccoglie la sollecitazione avanzata, precisando che è intenzione del Governo favorire l’intesa fra le parti affinché il passaggio sia graduale e quindi l’onere in capo ai comuni non venga immediatamente meno per evidenti esigenze organizzative di gestione del processo.

Conferma la disciplina attuale per quanto riguarda l’INAIL e la simultaneità delle dichiarazioni di assunzione e concorda sulla proposta di eliminare la lettera a) dalle osservazioni del parere del relatore per evitare di restringere il campo degli organismi accreditati.
Infine, non ritiene di poter accogliere come obbligo la consultazione delle parti sociali, così come indicato nel parere dell’opposizione, pur ritenendo necessario il continuo dialogo con esse.

Carmen MOTTA (DS-U) precisa che il richiamo alla consultazione delle parti sociali riguardava la predisposizione delle schede anagrafiche e professionali dei lavoratori, nonché la predisposizione dei moduli per le comunicazioni dei datori di lavoro ed era stata concordata già per il decreto legislativo n.181 del 2000; la consultazione potrebbe essere utile a fronte di eventuali variazioni intervenute in tale ambito.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, apprezzato lo scambio contenutistico emerso nel corso del dibattito, propone di modificare il parere favorevole del relatore nel senso di eliminare la lettera a) delle osservazioni e di sostituirla con il secondo capoverso del parere dell’opposizione, laddove si fa riferimento alla distinzione tra disoccupati di lunga durata ed inoccupati di lunga durata (vedi allegato 4).
Alla luce dei rilievi espressi dalla maggioranza dei gruppi della Commissione ed anche dal rappresentante del Governo, ritiene di non dover accogliere le altre indicazioni di carattere concettuale della proposta di parere dell’opposizione. In merito alle questioni di tipo organizzativo, sottolinea la disponibilità del Governo, nel riassetto del sistema, a dare attuazione a validi strumenti di modernizzazione.

Roberto GUERZONI (DS-U) in considerazione del positivo dibattito svoltosi e del recepimento di alcuni punti importanti del parere alternativo, dichiara che il gruppo dei Democratici di sinistra-l’Ulivo si asterrà dalla votazione.

Alfonso GIANNI (RC) dichiara voto contrario sulla proposta di parere del relatore poiché, pur senza arrivare ai livelli negativi del disegno di legge n. 3193, di riforma del mercato del lavoro, anche la riforma del collocamento segue un’impostazione che non tiene conto degli interessi dei soggetti più deboli.

Emilio DELBONO (MARGH-U), nel dichiarare che si asterrà dalla votazione, sollecita il Governo, in sede di stesura finale del provvedimento, a prendere in considerazione alcune delle osservazioni positive che sono emerse nel corso del dibattito.

La Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni del relatore (seconda formulazione).

La seduta termina alle 17.30.


SEDE REFERENTE

Mercoledì 9 ottobre 2002. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI. – Interviene il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Maurizio Sacconi.

La seduta comincia alle 17.30.

Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro.
C. 3193.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta di ieri.

Carmen MOTTA (DS-U), evidenziando alcuni aspetti specifici del provvedimento in esame, osserva che il comma 1 dell’articolo 1 definisce i provvedimenti delega come leggi di principio, posto che i decreti legislativi che si prevede di emanare sono diretti a stabilire i criteri fondamentali in materia di disciplina dei servizi per l’impiego. Rileva pertanto un primo problema di collegamento con il Titolo V della Parte II della Costituzione: atteso che la cornice di riferimento nell’adozione di tali principi è rappresentata dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, ritiene che non possa trattarsi di una legge-quadro, in considerazione del fatto che il contenuto del provvedimento è una maxidelega al Governo.
Ricorda che il testo originario del provvedimento conteneva una modifica dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, previsione che ha a lungo paralizzato l’iter del disegno di legge nell’altro ramo del Parlamento; osserva, in proposito che la modifica dell’articolo 18, ritenuta un grave errore politico, non era neanche contenuta nel programma elettorale del centrodestra. In proposito, paventa il rischio che la divisione sindacale prodottasi sulla modifica dell’articolo 18 possa portare verso piattaforme contrattuali diversificate che non agevoleranno il confronto con le imprese. Ritiene che la sigla del Patto per l’Italia non abbia risolto, anzi abbia acuito il problema nel confronto politico e sociale del paese.
Osserva che il provvedimento eleva al 60 per cento l’indennità di disoccupazione ma non prevede sufficienti tutele a favore di quei lavoratori atipici, come i cosiddetti coordinati e continuativi, presenti nelle piccole imprese: nel merito, rileva che se non verranno previste misure e risorse adeguate, si finirà per segmentare il mercato, anziché spingerlo verso la competitività.
Ritiene che la flessibilità non debba essere demonizzata ma debba essere vista come fattore di opportunità per aumentare la libertà di scelta individuale del lavoratore, al fine di garantire maggiore competitività. Prevede che se la flessibilità verrà trasformata in una precarizzazione prolungata, in una mercificazione del lavoro e quindi in una forte destrutturazione del sistema produttivo si potranno determinare gravi danni per l’intero comparto. In proposito osserva che la precarizzazione crea una schiera di lavoratori senza garanzia sia dal punto di vista assistenziale che previdenziale per quanto riguarda il lavoro futuro e crea disagio sociale con ricadute sulla collettività, determinando divisioni e segmentazioni che non hanno nulla a che vedere con una buona flessibilità. Inoltre, una flessibilità che sia precarizzazione prolungata non eleva la qualità del sistema produttivo.
Sul piano della competitività, ritiene che si possano seguire due strade: la competizione con paesi che hanno un costo del lavoro inferiore a quello dell’Italia oppure la competizione con i paesi sviluppati; posto che la strada giusta è la seconda, considera necessario lavorare sulla qualità, sulla ricerca e sulla formazione, anche perché per rendere competitivo un mercato bisogna essere coerenti con le misure che si sono rivelate positive.
In merito alla modifica della disciplina del ramo di azienda, non condivide l’impostazione data, sulla quale sembra peraltro che il Governo intenda operare un ripensamento.
Altro punto importante che il provvedimento si prefigge di affrontare riguarda il Mezzogiorno inteso come parte del territorio italiano in cui il dramma della disoccupazione è assai reale. Si vuole aumentare il tasso di occupazione nel sud d’Italia, ma osserva che la legge finanziaria presentata dal Governo attua politiche contrarie al credito d’imposta e al sostegno dell’imprenditoria giovanile.
Non comprende poi i motivi per i quali si vogliano introdurre altri tipi di contratto più o meno atipici come il contratto a chiamata, che non ritiene possa incidere sul mercato.
Considera squilibrato il rapporto fra flessibilità e sicurezza, posto che quest’ultima si basa su risorse specifiche.
Infine, ritiene che nel provvedimento vi siano due passaggi relativi alla legge sui disabili che devono essere modificati: la lettera d) dell’articolo 2 prevede la revisione delle misure di inserimento al lavoro con una durata variabile fra uno e dodici mesi ovvero fino a ventiquattro mesi per i soggetti disabili, in relazione al livello di istruzione, alle caratteristiche dell’attività lavorativa e al territorio di appartenenza, nonché, con riferimento ai soggetti disabili, anche in base alla natura della menomazione. In proposito, manifesta la preoccupazione che non si determini una dilatazione eccessiva dei tempi previsti relativamente a queste categorie di lavoratori. Osserva poi che il comma 1 della lettera b) dell’articolo 4 prevede il ricorso alla forma del lavoro a tempo determinato ovvero alla forma della fornitura di lavoro temporaneo anche per soddisfare le quote obbligatorie di assunzione dei lavoratori disabili di cui alla legge n. 68 del 1999: si tratta di un collocamento mirato per persone alle quali non era stata riconosciuta la dignità di lavoratore, ma che comunque hanno una diversa abilità.

Roberto GUERZONI (DS-U), pur lamentando i tempi ristretti nei quali la Commissione è chiamata ad esaminare un provvedimento essenziale per le politiche del lavoro, soprattutto in concomitanza con l’esame dei documenti di bilancio, chiede al presidente che sia rivista la decisione precedentemente assunta di non dar luogo ad una serie di audizioni in tema di occupazione e mercato del lavoro.

Emilio DELBONO (MARGH-U), associandosi ai rilievi del deputato Guerzoni, chiede che sia riservata un’ulteriore seduta della Commissione per gli interventi di carattere generale sul disegno di legge di delega in materia di occupazione e mercato del lavoro.

Pietro GASPERONI (DS-U), pur ricordando che i tempi di approvazione del disegno di legge n. 3193 derivano da una deliberazione dell’Assemblea adottata il 1o ottobre scorso, chiede al presidente della Commissione di sollecitare il Governo al fine di consentire un esame meno affrettato di un provvedimento così rilevante.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, prende atto dei rilievi avanzati, confermando tuttavia allo stato le decisioni già assunte.
In considerazione dell’imminente inizio delle votazioni in Assemblea, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

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