Prima vandalizzata e poi rimossa dopo appena 48 ore dalla sua collocazione la targa commemorativa per i tre lavoratori di Chioggia, morti annegati dopo lo schianto del furgone su cui viaggiavano. La targa era stata posta per iniziativa dalla Flai Cgil del Veneto, il cui segretario generale, Giosuè Mattei, ha reagito scrivendo una lettera aperta alla cittadinanza, con la quale denuncia anche gli insulti ricevuti dallo stesso sindacato: ‘’auspichiamo che il valore dell’umanità sia in grado di contrastare l’odio, la discriminazione, la violenza e la brutalità delle parole che stiamo sentendo in queste ore”.
“Care cittadine, cari cittadini- si legge nel testo- è davvero triste e per certi aspetti sconcertante, che ci troviamo oggi nella necessità di spiegare le motivazioni che hanno spinto la FLAI CGIL del Veneto a installare una targa commemorativa in ricordo dei tre giovani lavoratori morti nel tragico incidente di Ca’ Lino. E lo facciamo perché non vogliamo arrenderci difronte ai rigurgiti di brutalità e travisamento dei fatti accaduti. Una targa che è stata vandalizzata a meno di 48 ore dalla sua collocazione e che ora è stata addirittura rimossa da ignoti. La targa non era soltanto un omaggio alla memoria di tre ragazzi che hanno perso la vita: era un richiamo alla coscienza collettiva, un invito a non dimenticare e a riflettere sulle condizioni che stanno dietro a tragedie come questa.
“Dal 9 maggio, giorno dell’incidente di Chioggia, fino a metà giugno, in Italia hanno perso la vita undici lavoratori agricoli. Alcuni di loro sono stati vittime di una brutalità sconvolgente, come i ragazzi bruciati vivi ad Amendolara o come Bakari Sako, ucciso a Taranto. Storie diverse, accomunate però da un tragico filo conduttore: lo sfruttamento del lavoro nei campi.
Anche nel caso dei ragazzi di Ca’ Lino, morti annegati dopo lo schianto del furgone su cui viaggiavano, non possiamo fermarci alla sola dinamica dell’incidente. Dietro quella tragedia esiste una storia di precarietà, vulnerabilità, lavoro grigio, ricattabilità e condizioni di vita degradanti che molti non conoscono o che alcuni preferiscono ignorare e che la FLAI CGIL del Veneto ha documentato. Sarà l’autorità giudiziaria a valutarli e a fare piena luce sui fatti.
“Lo sfruttamento lavorativo non è un fenomeno marginale nella nostra regione: in Veneto, secondo stime prudenziali elaborate dalla FLAI CGIL e supportate da autorevoli istituti di ricerca regionali, sono più di 6.000 le persone che vivono e lavorano in condizioni servili non degne di un Paese civile. Nonostante la gravità dei fatti che denunciamo, assistiamo sempre più spesso a tentativi di normalizzazione dello sfruttamento delle persone e la derubricazione di queste situazioni a questioni di cronaca “usa e getta” che riguarda pochi, mentre invece la questione è di carattere sociale e riguarda tutti perché è il sistema malato. Per questo l’incidente di Ca’ Lino è solo il tragico epilogo di uno spaccato di vita vissuta da questi ragazzi tra Cavanella Po dove vivevano e a Chioggia dove lavoravano.
“Purtroppo, il Veneto continua a essere attraversato da forme di sfruttamento che qualcuno tenta persino di normalizzare, soprattutto se a subirle sono i migranti. Eppure, sono proprio le lavoratrici e i lavoratori migranti che raccolgono gran parte del cibo che arriva sulle nostre tavole, che lavorano nelle filiere della trasformazione agroalimentare, che svolgono mansioni che sempre meno persone sono disposte a fare. Per questo denunciamo, oltre alla deprecabile violenza verbale nei confronti dell’Organizzazione sindacale FLAI CGIL che rappresento, l’ipocrisia da parte di chi commenta con parole di odio, discriminazione e disumanità quello che accade nelle nostre campagne, nei centri di accoglienza per migranti che sono diventati veri e propri ghetti dove i caporali attingono per fornire manodopera che poi viene sfruttata nelle nostre campagne. Faremo tutto quello che è necessario per stabilire la verità e rendere giustizia a questi poveri ragazzi e alla loro memoria, perché nessuno al mondo deve essere sfruttato né italiano né di origine migrante. Auspichiamo che il valore dell’umanità sia in grado di contrastare l’odio, la discriminazione, la violenza e la brutalità delle parole che stiamo sentendo in queste ore”.



























