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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

GIOVEDÌ 9 OTTOBRE 2003
198a Seduta (antimeridiana)

Presidenza del Presidente
ZANOLETTI

Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali VIESPOLI.

La seduta inizia alle ore 9,45.


IN SEDE CONSULTIVA
(2513) Bilancio di previsione dello Stato per l’ anno finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio 2004 – 2006
– (Tab. 4) Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2004
(2512) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004)
(2518) Conversione in legge del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici
(Rapporto alla 5a Commissione per i disegni di legge nn. 2513 e 2512. Parere alla 5a Commissione per il disegno di legge n. 2518. Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta antimeridiana di ieri.

Il senatore GRUOSSO (DS-U) evidenzia che la scelta del Governo di separare gli aspetti ordinamentali della manovra finanziaria – trasfusi essenzialmente nell’ambito del decreto-legge in titolo – dai profili attinenti ai provvedimenti legislativi di copertura economica – costituiti dal disegno di legge finanziaria e da quello di approvazione del bilancio di previsione – è suscettibile di esautorare il Parlamento delle sue legittime prerogative, in quanto impedisce un adeguato confronto con le forze politiche di opposizione, in relazione al decreto-legge in esame, ed altresì comporta una sostanziale non modificabilità dei disegni di legge finanziaria e di approvazione del bilancio. Tale impostazione metodologica cela la mancanza di un serio programma di politica economica, che induce il Governo a rifiutare il confronto non solo con le forze politiche di opposizione presenti in Parlamento, ma anche con le organizzazioni sindacali, che hanno legittimamente fronteggiato tale deprecabile atteggiamento governativo attraverso la mobilitazione e la lotta sociale.
La manovra finanziaria per il 2004 rende evidente il fallimento delle politiche promosse dall’Esecutivo, nonostante i numerosi artifici contabili adottati dal Ministro dell’economia finalizzati a nascondere all’opinione pubblica lo stato precario della finanza pubblica. Come emerge anche dai dati forniti nell’ambito della Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria è ravvisabile un rilevante peggioramento della situazione economica italiana, atteso che rispetto alle formulazioni contenute nel DPEF, la spesa per interessi, in rapporto al PIL, raggiungerà il 5,1 per cento – anziché il 4,9 per cento originariamente previsto – l’indebitamento strutturale si attesterà sull’1,6 per cento -anziché sul tasso dell’1,3 precedentemente prefigurato – e il debito pubblico sarà pari al 105 per cento del PIL anziché al 104,2 per cento.
L’atteggiamento assunto dal Governo, orientato verso la prospettiva dell’artificiosa diffusione di ottimismo, posta in essere attraverso l’occultamento dei dati reali, è suscettibile di ispirare scelte errate, accrescendo anche la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni.
Le promesse effettuate in campagna elettorale dall’onorevole Berlusconi e dal ministro Tremonti, volte a prospettare una riduzione generale della tassazione, risultano disattese, in quanto il carico fiscale non è diminuito e, come lo stesso Governo prefigura, non sarà ridotto neanche per la fine della presente legislatura.
Anche i proclami politici, volti a prospettare la realizzazione di grandi opere infrastrutturali, risultano completamente inattuati, in quanto la spesa pubblica in conto capitale si è ridotta e i lavori pubblici sono attualmente fermi per la carenza di adeguate risorse finanziarie.
Il condono fiscale adottato dall’Esecutivo si configura come una misura premiale per gli evasori, inducendo altresì i cittadini che hanno sempre adempiuto ai propri doveri fiscali a disattenderli per il futuro, con conseguente pregiudizio non solo delle esigenze di equità ma anche dello stesso interesse dello Stato, in relazione al quale si registra, al netto dei proventi del condono, una riduzione pregnante delle entrate fiscali.
Anche la misura del condono edilizio è suscettibile di cagionare gravi pericoli per l’ambiente e la salvaguardia del territorio, determinando anche un rilevante vulnus per la legalità e comunque sortendo un effetto negativo per le entrate, in quanto i proventi del condono non sono sufficienti a coprire i costi per l’espletamento delle pratiche amministrative e per l’allacciamento alla rete dei servizi delle abitazioni oggetto di sanatorie.
Riguardo alla riforma pensionistica, l’oratore ravvisa un’incongruenza logica nella linea politica prospettata in materia dal Presidente del Consiglio, il quale da una parte sottolinea l’urgenza di un intervento di riforma del sistema previdenziale, dall’altra differisce gli effetti dello stesso al 2008. In realtà il problema di contenimento della spesa pensionistica, che effettivamente sussiste, va affrontato secondo modalità diverse da quelle prospettate dal Governo, che dovrebbero essere incentrate sul completamento della riforma già effettuata nella passata legislatura – anche con qualche correzione – senza tuttavia configurare un intervento ex novo, incompatibile con la precedente disciplina.
L’articolo 47 pregiudica i risultati conseguiti dalla Commissione da circa un biennio, individuando una soluzione del tutto ingiusta ed incongrua, che denota anche la scarsa sensibilità degli esponenti del Governo rispetto ai gravi problemi dei lavoratori esposti all’amianto.
Il ministro Maroni ha recentemente manifestato l’intenzione di presentare un apposito emendamento governativo all’articolo 47, volto a superare taluni nodi problematici; tale soluzione appare tuttavia inadeguata, in quanto è necessario sopprimere integralmente la disposizione normativa di cui al predetto articolo e riavviare quindi l’esame dello schema di testo unificato dei disegni di legge n. 229 e altri, attualmente in itinere in Commissione.
La manovra per il 2004 non produrrà alcun effetto positivo per lo sviluppo economico del Paese, comportando anche una sensibile riduzione dei finanziamenti destinati ai settori strategici della ricerca, dell’innovazione del prodotto e della formazione professionale.
La manovra in questione, inoltre, presenta un evidente profilo antimeridionalista, desumibile anche dai rilevanti tagli, pari a circa 100 milioni di euro per il 2004, per le risorse destinate allo sviluppo delle aree depresse. In tal modo vengono vanificati i risultati apprezzabili, sul piano dello sviluppo e della crescita occupazionale del Mezzogiorno, conseguiti attraverso le politiche e gli strumenti enucleati nel corso della passata legislatura dall’Esecutivo del centrosinistra.
La mancata restituzione del fiscal drag è suscettibile di ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle retribuzioni, che hanno già subito un pregnante pregiudizio a seguito della previsione di un’inflazione programmata del tutto divergente da quella reale. La diminuzione del potere d’acquisto comporta inevitabilmente un crollo dei consumi, con tutte le conseguenze negative facilmente prevedibili in ordine allo sviluppo economico del Paese.
La finanziaria infine, proprio nel momento in cui nel Paese sussiste un’esigenza di coesione sociale – necessaria per affrontare in modo efficace i vari nodi problematici allo stato attuale esistenti – alimenta invece un conflitto sociale, che si è manifestato anche attraverso l’indizione dello sciopero generale, dichiarato non solo da CGIL, CISL e UIL, ma anche da forze sindacali vicine a taluni partiti della coalizione governativa.
L’oratore conclude il proprio intervento, ribadendo il proprio giudizio negativo sui disegni di legge in titolo e preannunciando una netta e determinata opposizione nei confronti degli stessi.

Nessun altro chiedendo di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione generale.

Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.


La seduta termina alle ore 10,05.


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