Apprezzamento dei sindacati da quanto illustrato stamane dai Governi di Italia e Francia al Tavolo della Moda, convocato oggi a Roma, con i ministri Adolfo Urso e Sébastien Martin. Apprezzata anche la volontà di costruire un’alleanza europea per la Moda, che metta al centro produzione, occupazione e filiere, ma i sindacati evidenziano criticità ancora presenti nel settore, a partire dal tema della legalità.
“Troviamo estremamente grave che le Parti sociali apprendano solo oggi, per bocca del Ministero – hanno affermato le Segreterie nazionali dei sindacati di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil al termine del Tavolo – della riproposizione di un testo di legge che mira a modificare l’art. 34 del Codice antimafia, uno dei temi su cui abbiamo già espresso fattivamente la nostra più ferma opposizione, in occasione della presentazione dell’allora decreto sulle PMI che prevedeva, tra le altre cose, proprio la modifica del Codice antimafia.”
“Garantire la piena trasparenza della filiera – hanno proseguito -, senza alcuna deresponsabilizzazione dei brand è centrale, insieme alle azioni attive come il contrasto alla concorrenza sleale e il reshoring, per la salvaguardia delle produzioni Made in Italy e il rilancio di tutto il settore. Servono, inoltre, maggiori ispezioni sulla filiera, l’assunzione degli ispettori in numero sufficiente ad attuare i controlli e un modello organizzativo gestionale condiviso che consenta di arrivare alla certificazione della filiera, puntando sulla prevenzione di ogni ipotesi di reato attraverso la definizione di un modello che assuma la logica organizzativa della Direttiva 1760/24 in materia di due diligence”.
“Infine, al Governo chiediamo per il settore Moda, la stessa attenzione riservata ad altri comparti strategici, avendo contezza di quanto si stia realmente investendo per la ripresa. In particolare, chiediamo il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali necessari a supportare l’occupazione. Senza tutele adeguate e finanziamenti per la formazione e la nuova occupazione, rischiamo di disperdere competenze e maestranze, vero patrimonio della Moda italiana” hanno concluso Filctem, Femca, Uiltec.


























