(Dal Resoconto Sommario)
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11a)
MERCOLEDÌ 1° OTTOBRE 2003
193a Seduta
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
La seduta inizia alle ore 15,10.
IN SEDE CONSULTIVA
(Doc. LVII n. 3-bis) Nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2004-2007
( Parere alla 5a Commissione. Esame: parere favorevole)
Il relatore, senatore FABBRI (FI) osserva che la Nota di aggiornamento in esame prende atto dell’evoluzione del quadro macroeconomico a livello internazionale ed interno, muovendo dalla constatazione di un apprezzabile miglioramento della congiuntura economica mondiale, più marcato negli Stati Uniti e, al momento, meno favorevole in Europa, la cui economia, però, dovrebbe subire un effetto di traino in conseguenza del rafforzamento della ripresa internazionale a partire dalla seconda metà del 2003.
In Italia, la Nota segnala che il buon andamento della domanda interna, sostenuto dai consumi, non è stato sufficiente a compensare l’andamento sfavorevole del settore estero, e pertanto, scontando due trimestri consecutivi di tassi di crescita lievemente negativi, l’incremento del PIL per il 2003 è stimato pari allo 0,5 per cento, con una lieve variazione in diminuzione rispetto alla stima dello 0,8 per cento contenuta nel DPEF. Per gli anni successivi – prosegue il relatore – è previsto un andamento più sostenuto della crescita, che si dovrebbe consolidare già a partire dal 2004, con un tasso pari all’1,9 per cento, valore non discosto – precisa la Nota – da quello previsto per l’area dell’euro. Si ricorda che la stima di crescita per il 2004 formulata nel DPEF è pari all’1,8 per cento.
Per quanto riguarda gli obiettivi di finanza pubblica, già nel DPEF presentato a luglio, il Governo, prendendo atto delle perduranti difficoltà della congiuntura economica, aggravata dagli effetti della guerra in Iraq, aveva rivisto la stima dell’indebitamento netto della pubblica amministrazione per il 2003, indicandone un valore pari al 2,3 per cento del PIL. Tale stima viene ulteriormente corretta nella Nota, che indica un valore pari al 2,5 per cento, con un peggioramento di due decimi di punto.
In tale contesto, la manovra di finanza pubblica per il 2004 prevede un aggiustamento degli andamenti tendenziali dei conti pubblici pari a circa 16 milioni di euro, affiancando a misure una tantum provvedimenti di riduzione strutturale della spesa corrente. Seconda la Nota all’esame – prosegue il relatore – le misure previste, al netto degli effetti degli interventi a favore dello sviluppo, correggono l’indebitamento netto di circa un punto percentuale, consentendo di fissare l’obiettivo per il 2004 al 2,2 per cento del PIL, con una riduzione di 0,3 punti percentuali dell’indebitamento strutturale rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda gli anni successivi al 2004, la Nota conferma la strategia indicata nel DPEF, soprattutto per quanto riguarda la graduale sostituzione degli interventi una tantum con provvedimenti strutturali e la discesa del disavanzo, al netto degli effetti di ciclo, in una misura pari allo 0,5 per cento annuo, che dovrebbe consentire di conseguire una posizione prossima al pareggio nel 2006 (con un indebitamento strutturale pari allo 0,5 per cento del PIL), posizione che dovrebbe evolvere nel 2007 in un lieve avanzo, nello misura dello 0,1 per cento.
Le altre indicazioni della Nota riguardano l’aumento progressivo dell’avanzo primario in tutto il periodo considerato, fino a toccare un valore del 5 per cento del PIL nel 2007; e la graduale riduzione del rapporto debito/PIL, dal 106 per cento dell’anno in corso al 98,6 per cento del 2007.
In tale contesto previsionale – prosegue il relatore – la Nota precisa che la manovra per il 2004 è strutturata affiancando alla legge finanziaria, ricondotta ad una più stretta osservanza del suo contenuto tipico, quale previsto dalla legge n. 468 del 1978, il provvedimento di urgenza in materia di sviluppo dell’economia e di correzione dei conti pubblici, varato dall’ultimo Consiglio dei ministri, nonché la programmazione di misure di adeguamento della normativa prevista nel disegno di legge delega in materia previdenziale, attualmente all’esame della Commissione.
In particolare, la Nota sottolinea la stretta correlazione tra il decreto legge e le misure aggiuntive in materia previdenziale, con il disegno di legge finanziaria, la cui compatibilità finanziaria – sempre secondo la Nota – dipende largamente dalle misure contemplate nella normativa di accompagnamento della manovra.
Si può pertanto concludere che le misure di carattere previdenziale assumono una notevole rilevanza nell’ambito della manovra di finanza pubblica per il 2004. E’ altresì da rilevare -prosegue il relatore – che, oltre agli interventi più dibattuti, relativi, in particolare alle modalità di incentivazione della permanenza al lavoro per chi ha conseguito i requisiti per il pensionamento di anzianità e all’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti, a partire dal 2008, la commissione sarà chiamata a pronunciarsi su altri importanti profili, in parte contenuti nel decreto legge varato lunedì dal Consiglio dei ministri: in particolare, l’incremento delle aliquote contributive per i collaboratori, l’istituzione di una nuova gestione previdenziale presso l’INPS per gli associati in partecipazione non iscritti agli albi professionali, e le nuove norme in materia di trattamenti ai disabili civili e di benefici previdenziali per i lavoratori esposti all’amianto.
Sulla parte della Nota all’esame, di competenza della Commissione, il relatore propone pertanto di esprimere parere favorevole.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U), prendendo la parola sull’ordine dei lavori, ritiene che l’assenza del rappresentante del Governo sia deplorevole e del tutto incompatibile con la rilevanza della materia in discussione, in particolare per quanto concerne il profilo previdenziale, che il Ministro dell’economia ha richiamato, nella sua esposizione di stamane all’Assemblea, quale elemento costitutivo della manovra di finanza pubblica che le Camere si accingono ad esaminare. Un altro punto su cui sarebbe stato indispensabile ottenere dei chiarimenti da parte del Governo riguarda l’aggiornamento relativo al tasso di inflazione programmata, sul quale la Nota all’esame tace in modo inesplicabile.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) si associa alle considerazioni del senatore Ripamonti: è infatti incomprensibile che il Governo risulti assente in una discussione parlamentare che si svolge su un suo Documento. Si tratta di una lesione delle prerogative del Senato che, evidentemente, non riguarda soltanto i gruppi politici dell’opposizione ma, indistintamente tutte le forze politiche, la Commissione e la sua Presidenza.
Il senatore VIVIANI (DS-U) si duole di constatare che al Parlamento viene riservato un trattamento di livello inferiore a quello riservato a tutti gli altri cittadini che, sul fondamentale tema degli orientamenti del Governo in materia previdenziale, hanno potuto essere informati direttamente dal Presidente del Consiglio, in occasione della sua recente apparizione televisiva. In realtà, sulle pensioni il Governo dovrebbe fornire numerosi chiarimenti: infatti, questa mattina, nel corso della sua esposizione all’Assemblea, il ministro Tremonti ha sottolineato il nesso di carattere politico e finanziario che lega insieme la manovra di finanza pubblica per il periodo 2004-2007 e gli interventi in materia previdenziale. Un tale collegamento è però contraddittorio rispetto all’attuale contenuto del disegno di legge delega il cui esame è stato avviato dalla Commissione. Esso, come è noto, reca norme relative alla decontribuzione per i nuovi assunti, che hanno carattere oneroso e risultano pertanto in controtendenza rispetto ad una politica di risanamento dei conti pubblici.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U), dopo aver rilevato che la questione problematica sollevata nel corso dei precedenti interventi riveste una valenza sostanziale e non quindi meramente procedurale, sottolinea la necessità della presenza in seduta di un rappresentante del Governo, durante l’esame del Documento in titolo.
Il PRESIDENTE, dopo aver precisato che la presenza di un rappresentante del Governo nella seduta odierna era stata specificamente sollecitata, evidenzia tuttavia che il documento in questione si limita a preannunciare, nelle linee generali, le misure previdenziali programmate dal Governo, risultando quindi possibile un adeguato approfondimento di tali profili nel corso dell’esame del disegno di legge finanziaria, nell’ambito del quale tali misure verranno configurate in maniera più dettagliata.
Comunque, in sede consultiva, la presenza del rappresentante del Governo in seduta non è obbligatoria, alla stregua della vigente disciplina regolamentare.
La senatrice PILONI (DS-U) evidenzia che il Governo non ha inserito nel Documento di programmazione economico-finanziaria alcun riferimento all’inflazione programmata, disattendendo in tal modo gli impegni assunti nel corso di recenti incontri effettuati con le parti sociali, nell’ambito dei quali l’Esecutivo ha più volte manifestato la propria disponibilità alla modifica dei parametri connessi all’inflazione programmata. E’ quindi opportuno che tale considerazione venga espressamente formalizzata nell’ambito del parere che la Commissione è chiamata ad esprimere, attraverso l’inserimento nello stesso di un’apposita condizione.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) ribadisce il suo disappunto per l’assenza del Governo che, in questa come in altre occasioni, continua ad ostentare un deplorevole disinteresse nei confronti del dibattito parlamentare. Il confronto sul Documento di programmazione economico-finanziaria riveste infatti un particolare rilievo, sia perché consente alle Camere di discutere gli orientamenti e le scelte di fondo della politica economica, sia perché in esso viene determinato l’ammontare della manovra correttiva in funzione del conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica. Con il Documento e la relativa Nota di aggiornamento, il Governo si era impegnato a perseguire una riduzione del disavanzo, al netto degli effetti del ciclo, di almeno lo 0,5 per cento del PIL ogni anno, ma tale obiettivo è stato mancato per l’anno in corso, per il quale si ammette che non si andrà oltre lo 0,3 per cento. Anche gli impegni relativi alla crescita graduale dell’avanzo primario risultano disattesi e il rinvio degli effetti delle politiche di risanamento è destinato a produrre un aumento dell’onere costituito dagli interessi gravanti sul debito, in una misura pari all’incirca al doppio della media degli altri Paesi dell’Unione europea. Una tale situazione si ripercuote molto gravemente sulla competitività del sistema produttivo, il cui sviluppo è frenato dalla persistenza di una dimensione abnorme del debito pubblico.
Forti dubbi derivano inoltre dall’assenza di un aggiornamento del tasso di inflazione programmata, che, si presume, dovrebbe restare allo stesso livello indicato due mesi or sono nel DPEF, malgrado ogni mese si registri una ulteriore impennata nell’indice dei prezzi al consumo. Il tasso di inflazione programmata è un elemento molto rilevante nella manovra di finanza pubblica, poiché è in base ad esso che, nella legge finanziaria, vengono determinati gli oneri per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego che, a loro volta, concorrono in misura rilevante a determinare i saldi di bilancio.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) ricorda che nei due mesi che separano la pubblicazione del DPEF dalla Nota oggi in discussione, si è continuato a registrare un costante peggioramento della congiuntura economica, di cui lo stesso documento sul quale la Commissione si accinge ad esprimere il parere è costretto a prendere atto. Sulla base dei dati forniti dalla Nota, si può infatti constatare che nel giro di due mesi il livello dell’indebitamento netto e dell’avanzo primario sono peggiorati vistosamente e, in particolare per quanto riguarda il secondo dato, si è ben lontani dai lusinghieri risultati conseguiti dai Governi di Centro-sinistra nella precedente legislatura. Dal quadro programmatico delle amministrazioni pubbliche per il 2004, risulta che, rispetto alle previsioni formulate nel DPEF, la spesa per interessi in rapporto al PIL aumenterà del 5,1 per cento rispetto al 4,9 per cento; analogamente, l’indebitamento strutturale passerà dall’1,3 per cento della previsione originaria all’1,6 per cento indicato dalla Nota e il debito pubblico, sempre nel suo rapporto percentuale con il PIL, sarà pari non più al 104,2, ma a 105 per cento. Malgrado tale sconfortante situazione il Governo continua a presentare dati non rispondenti alla difficile situazione economica del Paese. Anche sul versante delle entrate, nel corso dell’esame del disegno di legge di assestamento del bilancio per il 2003, è emersa una vistosa flessione delle entrate, pari a 17 miliardi di euro, parzialmente ridotta dal gettito del condono fiscale che, come tutte le misure di questo genere, è destinato a manifestare nel tempo i suoi effetti perversi, soprattutto nel senso dell’incoraggiamento nei confronti dell’ evasione e dell’elusione fiscale.
Non è un caso, peraltro, che negli ultimi tempi siano venuti del tutto meno i richiami del Ministro dell’economia agli effetti della cosiddetta curva di Laffer, frequentemente citata, all’inizio della legislatura, quale modello descrittivo del nesso causale fra diminuzione delle imposte, crescita economica ed aumento dell’occupazione. I dati contenuti nella Nota all’esame denunciano i deludenti risultati di due anni di Governo del centrodestra, che non si giustificano neanche in relazione alla fase negativa dell’economia di tutti i Paesi industrializzati.
Con un andamento dell’inflazione reale al 2,8 per cento – prosegue il senatore Battafarano – il Governo non ha ritenuto di modificare un tasso di inflazione programmata fissato a luglio all’1,4 per cento: peraltro, il Ministro dell’economia insiste nell’attribuire la responsabilità principale della corsa dei prezzi alla mancata scelta di stampare banconote da un euro, in luogo delle monete. Non si comprende, peraltro, quale effetto calmieratore potrebbe derivare da tale opzione.
Tra le materie investite dai provvedimenti dei quali si compone la manovra di finanza pubblica, un ruolo di particolare rilievo è rivestito poi dalla previdenza per i lavoratori esposti all’amianto. Su tale punto, la Commissione, malgrado i reiterati inviti, non è riuscita a conoscere l’opinione del sottosegretario competente nell’ambito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Tuttavia, le norme che sono preannunciate nel decreto-legge varato nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri costituiscono un vero e proprio schiaffo, non soltanto ai gruppi politici dell’opposizione, ma a tutti i gruppi rappresentati in Commissione, al suo Presidente e al relatore sui numerosi disegni di legge di iniziativa parlamentare che sono stati presentati per affrontare in modo equilibrato una grave emergenza sociale. All’improvviso, è risultato travolto il paziente e attento lavoro della Commissione, protrattosi per due anni, e il Governo ha scelto la strada della stretta sui benefici, portando da 1,5 a 1,25 il coefficiente previsto per accelerare l’accesso alle prestazioni pensionistiche, e rendendolo, inoltre, utilizzabile solo ai fini della misura della prestazione e non più per la maturazione dei requisiti di accesso alla pensione. Si tratta di un vero e proprio colpo di mano, destinato ad aumentare il contenzioso politico, sindacale e giudiziario, già molto corposo.
Ad aggravare una situazione già suscettibile di degenerare in forti tensioni sociali, il Ministro dell’economia ha annunciato oggi l’intenzione di escludere i dipendenti pubblici dalla possibilità di fruire degli incentivi per la permanenza al lavoro dopo la maturazione dei requisiti per l’accesso ai trattamenti di anzianità che, pure, il Presidente del Consiglio, nella sua allocuzione televisiva, aveva presentato come uno dei principali benefici della riforma in essere. Tale iniqua discriminazione non dovrebbe peraltro lasciare indifferente i partiti della maggioranza che maggiormente hanno inteso rappresentare e tutelare gli interessi dei pubblici dipendenti.
E’ pertanto auspicabile – conclude il senatore Battafarano – che il Governo e la maggioranza politica che lo sostiene si rendano conto del costante deterioramento della situazione economica e sociale del Paese, ampiamente documentata dai dati contenuti nella Nota all’esame, nonché del concreto rischio che, nel corso dell’autunno, si registri un forte incremento della conflittualità.
Il senatore VIVIANI (DS-U) sottolinea preliminarmente l’inadeguatezza dei tempi e dei livelli informativi che caratterizzano l’odierno dibattito. La Commissione è infatti chiamata ad esprimere un parere sulla Nota in titolo senza avere acquisito l’avviso del Governo che, anche in questo frangente, non sembra particolarmente interessato a tutelare la dignità e le prerogative delle Camere.
Peraltro, la Nota di aggiornamento del DPEF si sostanzia in un documento striminzito, che ripropone stancamente le ricorrenti affermazioni sull’imminente ripresa economica di cui, invece, gli analisti più qualificati ipotizzano un rinvio, nella migliore delle ipotesi, alla seconda metà del 2004. Altrettanto discutibile risulta il giudizio ottimistico sulla ripresa economica negli Stati Uniti, mentre per quanto riguarda l’Italia, considerata nel contesto europeo, è innegabile che i principali dati macroeconomici indicano che è in atto una situazione di recessione. Malgrado tale realtà, il Governo ha continuato a proporre tassi di incremento del PIL palesemente sovrastimati: nel 2002 l’aumento del PIL è risultato pari a metà dell’incremento medio registrato negli altri Paesi dell’Unione europea, e tale differenziale sussiste anche per l’anno in corso. Non si capisce, pertanto, in base a quali elementi di fatto il Governo ritiene che sia possibile colmare questo divario nel 2004. Anche le previsioni relative all’espansione della domanda interna nel prossimo anno risultano infondate, tanto più che, per lo stesso periodo, si prevede una flessione della spesa in conto capitale. E’ poi confermata la tendenza a sovrastimare le entrate fiscali – che per due terzi sono prodotte da misure una tantum – e, di converso, a sottostimare l’entità della manovra necessaria a centrare gli obiettivi di finanza pubblica. Anche per quanto riguarda l’avanzo primario, è ragionevole prevedere che nel 2004 non verranno raggiunti risultati particolarmente lusinghieri. Essi sono comunque senz’altro inferiori a quelli conseguiti nel corso della passata legislatura.
Nella Nota all’esame, dunque, tutti i principali parametri sono rivisti al ribasso, poiché non si è verificata l’auspicata ripresa economica: mancano anche indicazioni sul tasso di inflazione programmata, né vi sono accenni alle conseguenze dell’andamento dei prezzi al consumo sul tasso di occupazione. Il Governo formula poi affermazioni molto impegnative circa gli effetti delle misure in materia previdenziale sulla manovra di finanza pubblica: in realtà, non si tiene conto che il disegno di legge n. 2058, così come è formulato, al momento è suscettibile di produrre un incremento – e non una riduzione – della spesa pubblica. Nel suo recente discorso televisivo, il Presidente del Consiglio ha poi escluso modifiche ai requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti prima del 2008, con la sola eccezione dei cosiddetti incentivi al prolungamento della vita lavorativa, i cui risultati, peraltro, sono tutti da valutare, poiché non è da escludere che si producano effetti collaterali inattesi.
In realtà, prosegue il senatore Viviani, il Governo continua a privilegiare il livello mediatico rispetto alla realtà, presentando come riforma radicale quella che è solo una brusca modificazione delle modalità di accesso alla pensione, a partire dal 2008. D’altra parte, la costante tendenza ad eludere il confronto con le parti sociali crea le premesse per un aumento della conflittualità e dimostra come il Governo abbia abbandonato ogni intento di mediazione e punti esclusivamente a realizzare le misure proposte sulla base dei rapporti di forza, senza tenere conto che il prevedibile aumento della tensione sociale è in contrasto con la domanda di stabilità e di sicurezza proveniente dalla società e dal sistema produttivo. Per tali motivi, il gruppo Democratici di sinistra-l’Ulivo non può che esprimere un parere fortemente negativo sulla Nota all’esame.
Il senatore BETTAMIO (FI) rileva, in relazione alle considerazioni espresse dal senatore Battafarano nel corso del precedente intervento, che la teoria economica attinente alla curva di Laffer è stata giustamente citata in passato dal ministro Tremonti nell’ambito di una situazione caratterizzata da un trend economico più dinamico, superata tuttavia a seguito del mutamento, verificatosi solo recentemente, della congiuntura economica.
Riguardo alla considerazione relativa alla maggiore incidenza della situazione di crisi economica internazionale in Italia – rispetto a quanto verificatosi negli altri Paesi europei – si può rilevare che tale assunto risulta infondato, in quanto le conseguenze pregiudizievoli dell’attuale congiuntura internazionale si sono riverberate in modo incisivo anche su altri importanti Paesi dell’Unione.
Relativamente al rilievo concernente la scarsa efficacia della misura – prefigurata dal ministro Tremonti – relativa alla possibile scelta di coniare in forma cartacea alcune monete, attualmente in circolazione in formato metallico, rileva che tale misura potrà sortire conseguenze positive, contribuendo ad accrescere nei consumatori la coscienza e la consapevolezza delle spese minute effettuate.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) manifesta il proprio disappunto per le erronee e fuorvianti considerazioni, espresse da taluni esponenti del Governo, concernenti l’urgente necessità di effettuare una riforma previdenziale, evidenziando che in un recente passato, i governi di Centro-sinistra hanno posto in essere due distinte riforme pensionistiche, sufficienti a garantire un adeguato equilibrio dei conti pubblici del settore previdenziale. I profili problematici riscontrabili in materia pensionistica, soprattutto per le giovani generazioni, sono dovuti essenzialmente ai fenomeni di lavoro nero ed alla precarizzazione dei rapporti di lavoro, suscettibili entrambi di compromettere, in futuro, la concreta possibilità per tali categorie di cittadini di versare contributi in misura sufficiente ad assicurare un adeguato trattamento previdenziale.
La politica economica del Governo, adottata in questa legislatura, risulta del tutto inadeguata e si è altresì svolta parallelamente ad un’ampia campagna di informazione, connotata da esigenze meramente propagandistiche e basata su dati del tutto erronei oppure non veritieri.
Il trend del prodotto interno lordo – prosegue l’oratore – è preoccupante e conseguentemente è configurabile, sotto tale profilo, una situazione economica caratterizzata da un incisivo processo di recessione.
Anche la contrazione della domanda interna risulta considerevole – come hanno evidenziato anche le associazioni rappresentative dei commercianti – nonostante le valutazioni formulate dall’Esecutivo, del tutto erronee, atte a prospettare una sostanziale tenuta dei consumi delle famiglie.
Il Governo infine ha assunto, in occasione del DPEF e dei recenti provvedimenti legislativi in materia di finanza pubblica, un atteggiamento poco rispettoso del ruolo e delle prerogative del Parlamento, in riferimento al quale sarebbe auspicabile l’assunzione, da parte degli stessi senatori delle forze politiche di maggioranza, di una posizione fortemente critica.
Il PRESIDENTE, nell’esprimere il proprio rammarico in riferimento alle novità recentemente emerse in relazione alla materia dei danni da esposizione all’amianto, auspica tuttavia che la Commissione, in sede di conversione del cosiddetto “maxi – decreto” presentato recentemente dal Governo, formuli apposite proposte volte a recepire le linee di fondo sottese allo schema di testo unificato inerente alla tutela dei lavoratori esposti all’amianto, attualmente in itinere in sede referente.
Si chiude il dibattito.
Il Presidente, previa verifica del numero legale, pone quindi ai voti la proposta di parere favorevole, formulata dal relatore Fabbri.
La Commissione approva.

























