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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Senato

16ª Seduta 

 


Presidenza del Presidente


TREU 


 


            Interviene il sottosegretario di Stato per la solidarietà sociale Cecilia Donaggio.   

            La seduta inizia alle ore 15,10.


 


 


IN SEDE CONSULTIVA 


Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente la programmazione aggiuntiva dei flussi di ingresso di lavoratori extracomunitari non stagionali nel territorio dello Stato, per l’anno 2006 (n. 14) (Osservazioni alla 1a Commissione. Esame. Parere favorevole)


 


Il relatore alla Commissione LIVI BACCI (Ulivo) introduce l’esame sullo schema di decreto in titolo, rilevando preliminarmente che la quota massima di flussi di ingresso di lavoratori extracomunitari per l’anno 2006 – determinata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2006 e di ammontare pari a 170.000 ingressi – è risultata notevolmente inferiore al numero delle domande di ingresso presentate dal giorno dell’entrata in vigore del predetto decreto al 23 giugno 2006. Tali domande, infatti, sono risultate pari complessivamente a 520.000 unità.


Alla luce di tale situazione, il Governo ha ritenuto opportuno avvalersi della facoltà, prevista all’articolo 3, comma 4, secondo periodo, della legge n. 40 del 6 marzo 1998 – recante disposizioni in materia di immigrazione – di emanare ulteriori decreti in materia di ingressi di lavoratori extra comunitari nel corso dell’anno di riferimento.


L’adozione dello schema di decreto in esame è stata preceduta da un’istruttoria espletata dal gruppo tecnico di lavoro istituito presso il Ministero dell’interno, ai sensi dell’articolo 2-bis, comma 3 del Decreto legislativo n. 286 del 1998 – testo unico sull’immigrazione – che ha ipotizzato un ampliamento di 350.000 unità degli ingressi di lavoratori extracomunitari. Sullo schema di decreto in esame si sono inoltre espressi favorevolmente sia il Comitato per il coordinamento ed il monitoraggio delle disposizioni del testo unico sull’immigrazione, sia la Conferenza unificata.


Passando all’analisi dei singoli articoli del provvedimento in titolo, il relatore osserva che l’articolo 1 determina la quota massima di 350.000 ingressi per lavoratori extracomunitari non stagionali, che riveste valenza aggiuntiva rispetto a quella già prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2006. Gli ingressi saranno consentiti sulla base delle domande di nulla osta al lavoro che, a seguito della verifica delle condizioni di ammissibilità, risultino regolarmente presentate dai datori di lavoro entro la data del 21 luglio 2006 e sarà ripartita tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero della solidarietà sociale.


L’articolo 2 dello schema in esame , in ossequio a quanto previsto all’articolo 21, comma 1, del Testo unico sull’immigrazione, contiene una norma di salvaguardia del sistema delle quote preferenziali in favore dei lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea retta di ascendenza, residente in Paesi non comunitari, che chiedano di essere inseriti in un apposito elenco, costituito presso le rappresentanze diplomatiche o consolari, nonché dei lavoratori cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto o sottoscrivano specifici accordi di cooperazione in materia migratoria con la Repubblica italiana.


            Il relatore, dopo aver concluso l’analisi delle singole disposizioni contenute nel provvedimenti in titolo, precisa che le 520.000 domande di ingresso presentate dal giorno dell’entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2006 al 23 giugno 2006 riguardano quasi tutte lavoratori extracomunitari irregolari già presenti nel territorio italiano: tale fenomeno deriva, a suo avviso, anche dalla incongruità della legislazione vigente in materia, specie in relazione alla realtà delle piccole imprese, per le quali i meccanismi di assunzione di lavoratori extracomunitari basati sulla chiamata numerica risultano del tutto inadeguati rispetto alle esigenze di tale settore produttivo, dove la conoscenza personale da parte del datore di lavoro del futuro lavoratore e il contatto diretto necessario per l’acquisizione di tale conoscenza risultano essenziali ai fini della successiva instaurazione di un rapporto di lavoro regolare.


            Va poi rilevato che incisive misure di contrasto del lavoro nero potrebbero produrre effetti positivi anche rispetto all’obiettivo di contenere in modo significativo l’immigrazione clandestina, stante la stretta interrelazione tra i due fenomeni. Il relatore conclude il proprio intervento proponendo l’espressione di un parere favorevole sul provvedimento in titolo.


 


Si apre il dibattito.


 


Il senatore GALLI (LNP) osserva che se le 520 mila domande di nulla osta al lavoro fossero effettivamente  riferite a persone già residenti, sia pure irregolarmente, in Italia, come ha sostenuto il relatore,  occorrerebbe adottare un provvedimento di sanatoria, come è già stato fatto nella passata Legislatura, e non già un decreto correttivo del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 15 febbraio 2006. In realtà, non soltanto le domande non si riferiscono a persone già residenti sul territorio nazionale, se non per una limitata parte di essi, ma con lo schema di decreto all’esame si effettua un’apertura indiscriminata delle frontiere ai lavoratori extra comunitari, ancor prima di conoscere  il numero dei nulla osta al lavoro subordinato concessi in relazione alla quota massima di 170 mila ingressi previsti dal citato decreto del 15 febbraio.  Occorrerebbe inoltre considerare che nella stima effettuata con il provvedimento in titolo per i nuovi ingressi non si tiene conto del fatto che per uno stesso lavoratore viene quasi sempre presentata più di una domanda: depurato di tali duplicazioni, il dato relativo a 350 mila domande di nulla osta al lavoro risulterebbe fortemente ridimensionato, e non distante dal numero di ingressi previsto dal precedente Governo.


Non si considera poi che la politica di apertura indiscriminata ai lavoratori extra comunitari prefigurata dallo schema di decreto all’esame è destinata non già a ridurre, bensì ad incoraggiare il ricorso al lavoro illegale. Inoltre, l’ulteriore facilitazione ai ricongiungimenti familiari, perseguita dall’attuale governo, porterà inesorabilmente ad una modificazione strutturale nella composizione della popolazione residente in Italia, che, nell’arco di 15 o 20 anni, potrebbe risultare composta per circa la metà da lavoratori extra comunitari e dalle loro famiglie. E’ una prospettiva che pone gravi ed ineludibili interrogativi, che il Governo non può certamente ignorare. Per tali motivi, il senatore Galli annuncia, anche a nome del Gruppo politico di appartenenza, un voto contrario sul provvedimento in titolo.


 


            Il senatore TOFANI (AN) osserva che dall’esposizione del relatore non emerge con chiarezza – né  sarebbe stato possibile – l’orientamento del Governo e della maggioranza che lo sostiene, relativamente alle politiche generali per l’immigrazione. E’ peraltro del tutto lecito che si voglia modificare, anche in profondità, la legislazione vigente in materia, come è stato più volte annunciato da alcuni ministri, ma al momento non è affatto chiaro in quale direzione l’Esecutivo intenda muoversi, e su quali temi le forze politiche presenti in Parlamento saranno chiamate al confronto. In tali condizioni, in assenza di un indirizzo ben definito, lo schema di decreto in titolo –  sul quale si dichiara contrario, anche a nome del Gruppo di appartenenza – elude i nodi politici di fondo e  configura quindi  una vera e propria scorciatoia,  attraverso la quale si dà il via libera a 350 mila nuovi ingressi mentre, come ha già ricordato il senatore Galli, ancora non è noto quale sia lo stato di attuazione del decreto di febbraio, con il quale è stato autorizzato l’ingresso sul territorio nazionale di un massimo di 170 mila lavoratori extra comunitari.


 


            Il senatore MORRA (FI) manifesta la propria contrarietà rispetto all’impostazione di fondo sottesa al decreto all’esame, basata su una politica dell’immigrazione del tutto scollegata dalle esigenze del mondo del lavoro.


            Il provvedimento in titolo, inoltre, si pone in contraddizione con la disciplina contenuta nella legge Bossi-Fini, operando una vera e propria sanatoria rispetto alle situazioni di immigrazione irregolare, suscettibile di costituire un pericoloso precedente per il settore in questione.


           


            Il relatore LIVI BACCI (Ulivo), intervenendo in sede di replica, precisa in ordine alle osservazioni testé formulate dal senatore Morra, che lo schema di decreto in titolo appare del tutto coerente con la disciplina della legge Bossi-Fini. Riguardo ai rilievi sollevati dal senatore Galli e dal senatore Tofani, va sottolineato che la quota aggiuntiva di 350.000 lavoratori extracomunitari si configura come un tetto massimo, che probabilmente non verrà effettivamente raggiunto. La percentuale di domande irregolari o di domande riferite ad un medesimo soggetto e presentate presso diversi uffici in varie parti del territorio – sulle quali si è soffermato il senatore Galli – non supera la soglia del 10-12 per cento delle domande complessivamente presentate.


            Nel complesso, prosegue il relatore, occorre superare le eccessive rigidità che caratterizzano la legislazione vigente e che hanno determinato in fase applicativa conseguenze molto negative, producendo effetti non desiderati soprattutto nel senso dell’ampliamento dell’area della immigrazione irregolare. Per il futuro, è pertanto auspicabile un intervento organico – quale quello indicato nel programma con cui la coalizione di centro-sinistra si è presentata agli elettori – che regoli in maniera adeguata il fenomeno dell’immigrazione, senza un’apertura indiscriminata delle frontiere, ma tenendo comunque conto di tutte le circostanze rilevanti inerenti alla materia in questione, tra le quali quella della diminuzione demografica riscontrabile in Italia, soprattutto nelle fasce d’età intermedie.


 


            Poiché non vi sono richieste per intervenire per dichiarazione di voto, il PRESIDENTE, previa verifica del numero legale, pone ai voti la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.


           


            La Commissione approva.


 


 


 


IN SEDE REFERENTE 


(546) GASBARRI ed altri.  –  Istituzione di una Commissione d’indagine sulla condizione degli anziani in Italia


(Seguito dell’esame e rinvio)


 


            Riprende l’esame sospeso nella seduta del 20 settembre scorso.


 


            Il PRESIDENTE ricorda che nella precedente seduta si è conclusa l’illustrazione degli emendamenti presentati.


 


            Si passa all’espressione dei pareri del relatore e del rappresentante del Governo sugli emendamenti inerenti all’articolo 1.


 


      Il relatore alla Commissione BOBBA (Ulivo) raccomanda l’accoglimento degli emendamenti 1.1 e 1.2, di identico tenore, nonché degli emendamenti 1.3 e 1.4, anch’essi identici. L’emendamento 1.5, invece, è in contrasto con i precedenti emendamenti dei quali ha raccomandato l’accoglimento.


            Dopo aver invitato il proponente a trasformare l’emendamento 1.6 in ordine del giorno, il relatore esprime parere favorevole sull’emendamento 1.7.


           


            Il RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO dichiara di conformarsi ai pareri testé espressi dal relatore e si esprime in senso favorevole sugli emendamenti 1.1 e 1.3, sottoscritti dal relatore stesso.


 


            Si passa all’espressione dei pareri del relatore e del rappresentante del Governo sugli emendamenti relativi all’articolo 2.


 


            Il relatore BOBBA (Ulivo) riformula l’emendamento 2.1 nell’emendamento 2.1 (testo 2), inserendo dopo le parole “ed è composta” le altre “da studiosi ed”, e ne raccomanda l’accoglimento. Esprime invece un avviso contrario sugli emendamenti 2.2, 2.3, 2.4, 2.9 e 2.6. Dopo aver invitato il senatore Livi Bacci al ritiro dell’emendamento 2.5, raccomanda l’accoglimento dell’emendamento 2.7 e riformula l’emendamento 2.8 nell’emendamento 2.8 (testo 2), inserendo il riferimento alla tabella C della legge finanziaria per il 2006. Raccomanda quindi l’accoglimento anche di tale ultima proposta emendativa.


 


            Il RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO dichiara di conformarsi ai pareri testé espressi dal relatore, e si esprime in senso favorevole sugli emendamenti 2.1 (testo 2) e 2.8 (testo 2).


 


            Il senatore LIVI BACCI (Ulivo), aderendo all’invito del relatore, dichiara di ritirare l’emendamento 2.5.


           


            Il PRESIDENTE fa presente che non è pervenuto il parere della 5° Commissione permanente sul testo del disegno di legge in titolo e sui relativi emendamenti.


Rinvia quindi il seguito dell’esame.


 


 


La seduta termina alle ore 16.

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