Lunedì prossimo American Airlines, la prima compagnia aerea mondiale, saprà qualcosa in più sul proprio futuro, ancora diviso tra salvezza e rischio di bancarotta. Nel pomeriggio del 14 aprile, infatti, l’azienda e le organizzazioni sindacali dovranno ratificare l’accordo preliminare per un taglio ai costi di lavoro pari a 1,8 miliardi di dollari all’anno raggiunto all’inizio del mese.
Una ratifica – spiega American Airlines – fondamentale: senza la sua apposizione sull’intesa, infatti, si aprirà il fallimento. Per questo, l’azienda statunitense – dopo alcuni malumori sollevatisi tra i dipendenti – ha lanciato loro un’offerta: un aumento extra degli stipendi pari al 4,5% annuo qualora il credit rating della società venga innalzato dalla agenzie finanziarie.
Mossa – presentata a sorpresa – e destinata ad andare incontro ai lavoratori (piloti, meccanici, attendenti di volo) i quali, nei giorni scorsi, avevano manifestato la propria insofferenza verso la lunghezza del piano di tagli ai costi di lavoro, fissata in sei anni e l’aumento della paga minima di solo dell’1,5% prevista per altro, dal prossimo anno.
L’opportunità avanzata da American Airlines ai dipendenti va ad aggiungersi all’ipotesi, contenuta nel piano preliminare approvato in base alla quale piloti, macchinisti e attendenti di volo potrebbero ritrovarsi titolari del 20% dell’intera società. Nel pacchetto, la prima compagnia aerea mondiale, ha inserito l’emissione di 38 milioni di nuove azioni da girare, come stock- option, ai lavoratori in cambio della concessione a ridurre i propri salari. Se esercitate le opzioni permetterebbero ai lavoratori di ottenere 37,8 milioni di azioni, pari al 20% dell’intera società.
Intorno ad American Airlines, intanto, non si arresta l’andamento negativo delle principali compagnie aeree statunitensi sulle quali, oltre alla guerra in Iraq, sta pesando sempre più la paura della Sars, la sindrome della polmonite acuta.
Secondo la Air Transport Association, quella conclusa domenica è stata, per il traffico aereo americano, la peggiore settimana del 2003 con un calo dei voli interni pari al 17,4% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente e del 25% per quello che riguarda le tratte transoceaniche e asiatiche.
Secondo l’associazione statunitense, inoltre, il calo dei clienti legato all’effetto combinato di guerra (soprattutto se non si chiuderà a breve) e Sars potrebbe portare il settore a perdere 4 miliardi di dollari nell’intero 2003.
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