di Giorgio Ambrogioni, presidente Federmanager
Massimo Mascini, analizzando le posizioni di Giorgio Cremaschi ed altri, è giunto all’amara conclusione che nonostante se ne parli molto e, a mio avviso, forse troppo e a sproposito, la meritocrazia sia ancora lontana.
Non si può che concordare ma va anche detto che una concezione corretta della meritocrazia forse non sfugge solo a qualche esponente del sindacalismo confederale, ma, purtroppo anche a chi ha delicati ruoli di rappresentanza nel sindacalismo d’impresa.
Turba, infatti, dover constatare come Organizzazioni che del merito o, volendo essere sofisticati, della meritofilia ne hanno fatto una vera e propria bandiera valoriale poi, nei fatti, ne neghino l’affermazione, l’applicazione e, soprattutto, una adeguata valutazione.
Da alcuni mesi è in svolgimento il negoziato per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende industriali: un contratto che già dal 2004 ha posto il merito e la valutazione dei risultati come elementi centrali per la determinazione delle politiche retributive di categoria.
Un grande salto culturale che però non è stato compreso da gran parte delle imprese e da non pochi direttori delle risorse umane: in troppe realtà continuano a prevalere sistemi unilaterali e assai poco trasparenti; in troppe aziende, troppi dirigenti sono ancora esclusi da moderni sistemi di retribuzione variabile. L’esatto contrario di quello che poi si dichiara nei convegni di studio; l’esatto contrario dello spirito con cui quel contratto fu definito e sottoscritto.
Una situazione insoddisfacente, ma non inattesa ben conoscendo la natura delle nostre imprese o, se vogliamo, del nostro capitalismo: in ogni caso lanciammo una sfida per la modernizzazione e l’evoluzione dei sistemi di governance di queste imprese.
E’ inatteso e scarsamente comprensibile, invece, l’atteggiamento di quei sindacalisti d’impresa che oggi, pur riconoscendo una insoddisfacente applicazione del nuovo modello contrattuale, rifiutano ogni soluzione contrattuale, tesa a stimolare e rendere più efficace un sistema premiante veramente meritocratico e basato su principi di condivisione, trasparenza ed oggettività.
Sono convinti che un contratto collettivo non possa e non debba porre vincoli all’impresa.
Sindacalisti d’impresa che non perdono occasione, tutti i giorni, di sollecitare i loro interlocutori ad abbandonare approcci ideologici e fuori dal tempo che tutti i giorni invitano ad una corretta lettura di una realtà in continua evoluzione.
E’ un invito giusto dal quale non dovrebbero autoescludersi: spingere le loro imprese ad adottare sistemi gestionali più coerenti con i principi della modernità e della competitività non sarebbe un vincolo, ma una corretta e lungimirante azione di rappresentanza anche valoriale.


























