Nessun “effetto referendum” sulle amministrative che hanno coinvolto quasi 6,5 milioni di italiani in 749 Comuni: l’affluenza si è fermata al 60,06%, in calo di circa cinque punti rispetto al 64,9% delle precedenti consultazioni. Un dato che fotografa una partecipazione in flessione e un quadro politico sostanzialmente stabile, con centrodestra e centrosinistra che confermano gran parte delle posizioni di partenza, in attesa dei ballottaggi di giugno.
Il dato politico più pesante per il centrosinistra arriva da Venezia, la sfida simbolo della tornata. Qui il campo largo puntava almeno al ballottaggio, se non alla vittoria, sostenendo il senatore Pd Andrea Martella con una mobilitazione nazionale dei leader progressisti. A prevalere invece è stata la continuità amministrativa: Simone Venturini, assessore uscente della giunta Brugnaro, è stato eletto al primo turno con poco più del 51%, staccando Martella fermo intorno al 39%. Un risultato che rafforza il centrodestra e ridimensiona le ambizioni della coalizione progressista in vista delle Politiche del 2027.
Altro colpo significativo è arrivato da Reggio Calabria, dove il centrodestra riconquista una città governata dal centrosinistra negli ultimi dodici anni. Francesco Cannizzaro, sostenuto da una larga coalizione che comprende Fi, FdI, Lega, Noi Moderati, Dc-Libertas-Udc, Alternativa Popolare e Azione, ha trionfato già al primo turno superando il 66% dei consensi e chiudendo definitivamente l’era Falcomatà. Il candidato del centrosinistra Domenico Battaglia si è fermato poco sopra il 24%.
Il centrosinistra può però rivendicare alcune vittorie simboliche, a partire da Pistoia, dove Giovanni Capecchi ha riportato la città nell’orbita progressista strappandola alla maggioranza di governo con oltre il 54% dei voti. Conferme nette anche a Prato, con Matteo Biffoni rieletto al 54,7%, e ad Andria, dove Giovanna Bruno ha sfiorato il 77%. A Salerno torna protagonista Vincenzo De Luca: senza il simbolo del Pd e con M5S e Avs fuori dalla coalizione, l’ex governatore campano conquista oltre il 58% e torna sindaco della città a 77 anni.
Tra i capoluoghi ancora destinati al ballottaggio, il centrosinistra parte avanti a Chieti con Giovanni Legnini, ad Agrigento con Michele Sodano e a Trani con Marco Galiano. Il centrodestra invece guida ad Arezzo con Marcello Comanducci, a Macerata con il sindaco uscente Sandro Parcaroli e a Lecco con Filippo Boscagli.
Proprio Arezzo rappresenta uno dei casi politici più osservati della tornata. Qui il centrosinistra, con Vincenzo Ceccarelli, riesce a strappare il ballottaggio grazie soprattutto all’exploit di Marco Donati, sostenuto da Azione e liste civiche, che supera il 20% e diventa decisivo per il secondo turno. Il risultato rilancia il tema del peso elettorale delle forze centriste, mentre Azione continua a giocare su più tavoli territoriali, sostenendo candidati vicini al centrodestra in città come Reggio Calabria e Venezia.
Accanto ai grandi centri, la tornata ha consegnato risultati significativi anche in numerosi comuni minori e medi.
A Mantova Andrea Murari viaggia verso la riconferma con quasi il 70% dei voti, nonostante la corsa autonoma del Movimento 5 Stelle, fermo sotto il 2%. A Crotone il centrodestra conquista il Comune con Vincenzo Voce, eletto con oltre il 62%, strappando la città all’area civica uscente. Conferma civica invece a Fermo, dove Alberto Maria Scarfini supera il 53%, e a Messina, dove Federico Basile viene rieletto con il 57,5%.
A Enna vittoria larga per Vladimiro Crisafulli, sostenuto da una coalizione civica di area progressista senza simbolo Pd, mentre ad Avellino Nello Pizza conquista il Comune con oltre il 54%, riportando il centrosinistra alla guida della città. Più incerta la situazione a Macerata, dove il sindaco uscente di centrodestra Sandro Parcaroli sfiora il 50% ma dovrà andare al ballottaggio contro Gianluca Tittarelli del centrosinistra.
A Lecco si profila un duello apertissimo: Filippo Boscagli, sostenuto dal centrodestra, e il sindaco uscente Mauro Gattinoni viaggiano praticamente appaiati intorno al 45-48%, rendendo inevitabile il secondo turno. Ad Andria, invece, il campo largo ottiene uno dei risultati più netti dell’intera tornata, con Giovanna Bruno oltre il 75%.
Nel complesso, tra i 18 capoluoghi al voto, il centrosinistra porta a casa cinque sindaci già eletti, oltre alle vittorie civiche di area progressista come Salerno ed Enna, mentre il centrodestra conquista tre capoluoghi. Gli altri restano contendibili nei ballottaggi. Il risultato finale consegna quindi un sistema politico sostanzialmente cristallizzato: il centrodestra mantiene le sue roccaforti e ne conquista alcune strategiche, il centrosinistra difende diverse amministrazioni ma fatica a produrre l’attesa inversione di tendenza.
Sul fronte della partecipazione, l’Umbria è stata la regione con l’affluenza più alta, oltre il 70%, mentre il Molise si è fermato sotto il 48%. Tra le regioni più partecipative anche Campania, Lazio e Abruzzo, mentre Lombardia, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia registrano dati sensibilmente più bassi rispetto alle precedenti amministrative.
























