Il settore edilizio è il “motore” del Pil e dell’occupazione: tra il 2020 e il 2025 sono stati creati 350mila posti di lavoro, il 20% dell’aumento dei lavoratori dell’intera economia, per la realizzazione e manutenzione di strade, ponti, scuole, ospedali, reti idriche ed energetiche. E’ quanto rileva l’osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni presentata dall’Ance.
A spingere il settore è stato il Pnrr. Nel 2025 le costruzioni hanno segnato una flessione dell’1,1% causata, principalmente, dal calo dell’edilizia abitativa (-15,6%). Il dato è però stato compensato dalla forte spinta delle opere pubbliche trainate dal Pnrr (+21%).
Proprio grazia al Pnrr sono quasi 16mila cantieri aperti, due terzi dei quali si avviano alla conclusione o che sono in fase avanzata. Il 70% di quelli non ancora avviati riguarda piccoli lavori, i cui tempi di realizzazione sono più brevi.
Secondo l’associazione dei costruttori edili “ora occorre garantire il regolare completamento delle opere in corso di realizzazione”. Ammontano a 15 miliardi le risorse del Pnrr riguardanti il settore che potranno essere spese oltre giugno 2026 grazie alle regole del piano e agli strumenti di flessibilità. I fondi ricevuti ad oggi dall’Italia sono pari a 153,2 miliardi pari al 79% del totale previsto. Sono stati spesi 101,3 mld, oltre la metà riguarda le costruzioni. Nell’ultimo anno la spesa si è rafforzata, circa 3,4 mld al mese.
La stagione del Pnrr ha contagiato tutti, dice l’Ance. Lo scorso anno i Comuni hanno speso il +15% rispetto al 2024; le stazioni appaltanti come Rfi +1 miliardo di spesa e Anas +15% di investimenti nel primo semestre 2025. Nei primi nove mesi è aumentato il numero di ore lavorate (+1,4%) e di lavoratori iscritti (+3%).
Premiata la qualità delle imprese: 5.600 le aziende attive nei cantieri del Pnrr che hanno registrato una crescita dimensionale e un aumento di produttività. Il modello Pnrr, aggiunge l’Ance, ha saputo adattarsi alle esigenze del Paese determinando una crescita sia quantitativa che qualitativa. Un approccio che, secondo l’associazione dei costruttori edili, deve diventare strutturale per consentire al Paese di consolidare la crescita anche dopo il 2026.
























