Stop agli oltre 850.000 operatori abusivi che si spacciano per imprenditori artigiani pur operando nell’ombra e senza i requisiti necessari. Da oggi entra in vigore la legge che tutela le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale”, punendo con sanzioni severe chiunque le utilizzi senza essere iscritto all’albo delle imprese artigiane.
“Finisce così – sottolinea il presidente di Confartigianato, Marco Granelli – l’era dell’ambiguità terminologica. Con la nuova normativa, contenuta nella legge annuale Pmi, il termine ‘artigiano’ cessa di essere un facile aggettivo pubblicitario per diventare un titolo protetto legalmente. La normativa introduce una stretta senza precedenti contro l’abusivismo, colpendo chi usurpa il prestigio e la qualità del saper fare italiano rappresentato da 1.250.000 imprese artigiane che danno lavoro a 2.500.000 addetti”.
Secondo Confartigianato, l’intervento legislativo potrà incidere sul fenomeno dell’abusivismo che danneggia i veri imprenditori e i consumatori. A fare le spese di questa concorrenza sleale sono soprattutto 588.000 imprese artigiane regolari attive nei settori più esposti alle infiltrazioni dei furbetti: dalla manifattura d’eccellenza, come alimentare, moda, arredamento, fino alle attività di servizio come acconciatori, idraulici e autoriparatori. La legge garantisce che la parola “artigianale” torni a significare qualità, competenza e iscrizione certificata all’albo delle imprese artigiane, eliminando le zone d’ombra che per decenni hanno penalizzato le imprese oneste.
Il legislatore ha scelto la linea della fermezza per scoraggiare i furbetti della denominazione: ogni violazione sull’uso improprio dei termini protetti sarà punita con una sanzione amministrativa che parte da un minimo di 25.000 euro. “Fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza del made in Italy – aggiunge Granelli – questa norma riconosce finalmente il valore dei prodotti e dei servizi autentici e tutela i consumatori. Da oggi, chi acquista ‘artigiano’ ha la certezza legale di premiare il lavoro, l’ingegno e la passione dei nostri veri imprenditori”.
“Da oggi la parola ‘artigianale’ non è più un’etichetta da usare con leggerezza (o con fantasia)”, ricorda la Cna in una nota. Un cambiamento “atteso e necessario, che porta con sé una buona notizia per tutti – aggiunge -: quando leggeremo ‘artigianale’, potremo finalmente fidarci. Dietro quel termine dovrà esserci davvero un artigiano, con le sue competenze, il suo lavoro e – perché no – anche un po’ di orgoglio. Grazie anche all’impegno della CNA, che ha spinto per una regolamentazione chiara e incisiva. E incisive lo sono davvero anche le sanzioni: chi utilizzerà impropriamente il termine rischia l’1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro.
Insomma, non conviene più improvvisarsi ‘artigiani’ per marketing”.
“La norma punta a ristabilire un principio semplice ma fondamentale – prosegue -: l’artigianato non è uno slogan, è un mestiere. Una misura significativa per la garanzia della qualità e la tutela dell’identità artigiana, a presidio della scelta consapevole e informata dei consumatori, spesso vittime sacrificali della concorrenza sleale praticata da imprese non artigiane. Da oggi il gelato artigianale non potrà nascere da una polvere misteriosa, ma da un laboratorio dove qualcuno pesa, miscela e assaggia (più volte, per sicurezza). E il ‘tavolo artigianale’ non potrà essere solo ‘effetto legno’ su catalogo: deve esserci chi quel legno lo ha tagliato, levigato e trasformato”.
“Siamo molto soddisfatti per l’importante novità normativa – sottolinea il presidente Cna Dario Costantini – che rappresenta un traguardo fondamentale per l’artigianato. Ora è essenziale assicurare controlli capillari da parte delle autorità competenti, a garanzia degli artigiani e soprattutto dei consumatori”.




























