Al Mimit è iniziato questa mattina il tavolo nazionale sull’automotive convocato dal ministro Adolfo Urso. All’ordine del giorno figurano l’aggiornamento sui dossier europei relativi alle emissioni di CO₂, il DPCM Automotive e il piano industriale di Stellantis. Al confronto partecipano imprese, Regioni e organizzazioni sindacali, che all’ingresso hanno ribadito la richiesta di misure immediate a sostegno della produzione e dell’occupazione, giudicando non più rinviabile un piano industriale di sistema per l’intera filiera
“Siamo al tavolo dell’automotive per capire quali sono le soluzioni per tutelare il primo settore industriale italiano, schiacciato dalla necessità di ristrutturarsi e di non farsi strozzare da un quadro regolatorio europeo che prende a calci la sua industria mentre il Pianeta continua a bruciare”. Lo ha detto il leader della Uilm, Davide Sperti, prima della riunione. “Siamo poi preoccupati per tutto il ciclo della componentistica legato all’export in Germania e con il crollo del modello tedesco, oltre al problema legato alla transizione si aggiungono altri problemi altrettanto gravi. L’interesse di tutti deve essere quello di tutelare la filiera dell’auto”, ha concluso.
“Non è più tempo di parole, è tempo di fatti”, aggiunge il leader della Fiom, Michele De Palma. “Abbiamo una capacità installata di due milioni di veicoli e, purtroppo, nel nostro Paese rischiamo anche quest’anno di essere sotto le 500mila vetture. C’è cassa integrazione in tutti gli stabilimenti, anche nell’indotto, e noi abbiamo bisogno di un nuovo produttore, oltre Stellantis, nel nostro Paese”. “Abbiamo bisogno di un piano straordinario per rilanciare – ha aggiunto – la capacità produttiva, di ricerca e sviluppo, mettendo a lavoro le competenze che i lavoratori hanno”.

























