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Home - Notizie del giorno - Bankitalia, Panetta: l’economia italiana è vitale, ma il problema resta la produttività. Dazi, possono mettere a rischio la prosperità condivisa. E sulla spesa per la difesa europea avverte: non penalizzi investimenti e welfare

Bankitalia, Panetta: l’economia italiana è vitale, ma il problema resta la produttività. Dazi, possono mettere a rischio la prosperità condivisa. E sulla spesa per la difesa europea avverte: non penalizzi investimenti e welfare

30 Maggio 2025
in Notizie del giorno
Bankitalia, Panetta: l’economia italiana è vitale, ma il problema resta la produttività. Dazi, possono mettere a rischio la prosperità condivisa. E sulla spesa per la difesa europea avverte: non penalizzi investimenti e welfare

Dopo “una lunga fase di stagnazione, degli ultimi cinque anni, nonostante le crisi pandemica ed energetica”, l’Italia “ha mostrato segni di una ritrovata vitalità economica. Segni di vitalità che non vanno dispersi”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nelle Considerazioni finali. In questi ultimi anni, ha osservato, la crescita nella Penisola “ha superato quella dell’area dell’euro. Il Pil è aumentato di circa il 6 per cento, trainato da un incremento di quasi il 10 nel settore privato. Oltre che dalle costruzioni, un contributo significativo è venuto dai servizi, in espansione sia nei comparti tradizionali sia in quelli avanzati”, ha detto. Inoltre “gli occupati sono aumentati di un milione di unità, raggiungendo il massimo storico di oltre 24 milioni; il tasso di disoccupazione è sceso dal 10 al 6 per cento”. E “il Mezzogiorno – ha proseguito – ha registrato uno sviluppo leggermente superiore alla media nazionale”.

Dunque, secondo Panetta “nonostante le difficoltà attuali, l’industria italiana non è destinata al declino. In tutti i comparti operano aziende dinamiche e competitive, che investono in tecnologia e ricerca e si posizionano in fasce di alta gamma. Da noi, i problemi di crescita e innovazione che oggi assillano l’Europa sono emersi prima, e in modo accentuato. Scontiamo vecchie debolezze strutturali che non abbiamo saputo superare: il dualismo territoriale, i bassi livelli di istruzione, la frammentazione del sistema produttivo, la difficoltà di innovare”. Inoltre, in Italia “sopportiamo, da quarant’anni, il peso di un debito pubblico che toglie spazio agli investimenti e condiziona le politiche economiche. Dopo la scossa delle crisi finanziaria globale e dei debiti sovrani, stiamo però vedendo segni di cambiamento: nella manifattura e nei servizi, nel settore finanziario, nel funzionamento delle Amministrazioni pubbliche, nella capacità di ricerca. Sono segni di vitalità – ha sottolineato il governatore – che non vanno dispersi”.

Il problema principale del paese, tuttavia, resta quello della produttività: “gli incrementi finora conseguiti sono incoraggianti, ma non bastano a sostenere lo sviluppo del Paese”. Da qui discende anche “il basso livello dei salari”: dall’inizio del secolo, “in linea con la stagnazione della produttività, le retribuzioni reali sono cresciute molto meno che negli altri principali paesi europei”. Per garantire un aumento delle retribuzioni, “è indispensabile rilanciare la produttività e la crescita attraverso l’innovazione e un’azione pubblica incisiva”.

Altro problema nazionale, anche se per verità condiviso con il resto del mondo occidentale, è quello della demografia negativa e dell’invecchiamento, in Italia aggravato dalla ‘’fuga’’ dei giovani. Un aumento dei tassi di partecipazione al mercato del lavoro possono attenuare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione, ha osservato Panetta, ma “per ampliare stabilmente la forza lavoro, è necessario creare opportunità di occupazione attrattive per i numerosi italiani che lasciano il Paese alla ricerca di migliori prospettive”, Nell’ultimo decennio “sono emigrati 700.000 italiani, un quinto dei quali giovani laureati”, ha rilevato il governatore, il tutto mentre “l`invecchiamento della popolazione e la bassa natalità sono destinati a incidere profondamente sul potenziale di crescita dell`economia italiana. Secondo l’Istat, entro il 2040 il numero di persone in età lavorativa si ridurrà di circa 5 milioni. Ne potrebbe conseguire una contrazione del prodotto stimata nell`11 per cento, pari all`8 in termini pro capite”.

“Un aumento dei tassi di partecipazione al mercato del lavoro attenuerebbe questo impatto. Un contributo significativo – ha proseguito – potrà venire da una maggiore inclusione delle donne, la cui partecipazione resta tra le più basse d’Europa, nonostante i progressi recenti. Investimenti nei servizi per l’infanzia, in particolare per gli asili nido, possono agevolare l’occupazione femminile, ancora ostacolata dalla carenza di strutture adeguate, oltre che da una distribuzione squilibrata degli adempimenti familiari”. Tuttavia, anche nello scenario più favorevole, “un incremento dei tassi di attività potrà al massimo compensare il calo della popolazione attiva. Per ampliare stabilmente la forza lavoro, è necessario creare opportunità di occupazione attrattive per i numerosi italiani che lasciano il Paese alla ricerca di migliori prospettive”. Secondo Panetta, anche “l’immigrazione regolare può fornire un apporto rilevante, soprattutto nei settori delle costruzioni e del turismo, che registrano una crescente scarsità di manodopera. Il suo contributo può estendersi alle attività a maggior valore aggiunto, a condizione che si riesca ad attrarre profili qualificati. Su questo fronte l’Italia sconta un ritardo”, ha sottolineato.

Quanto ai problemi esterni al paese, in primo luogo c’è la ‘’guerra dei dazi’’ con l’amministrazione Trump, che creano un clima pericolosamente negativo. Il governatore osserva che tra Europa e Stati Uniti “le affinità culturali e i legami economici che ci uniscono dovranno alla fine prevalere sugli attriti presenti”, ma intanto, a causa delle tensioni innescate dai dazi, “il sistema multilaterale che, pur sbilanciato e non privo di contraddizioni, cercava di risolvere i problemi in base a regole condivise, accogliendo le istanze comuni, è in crisi”. Al suo posto, “si sta imponendo un ordine multipolare in cui aumenta il peso dei rapporti di forza. Ne stanno risentendo persino le relazioni, storicamente molto strette, tra Stati Uniti ed Europa. Dobbiamo prepararci a navigare in queste acque incerte, senza rinunciare ai nostri valori e senza restare indietro”.

Per Panetta, l’inasprimento delle barriere doganali “potrebbe sottrarre quasi un punto percentuale alla crescita mondiale nell’arco di un biennio”. E “negli Stati Uniti, l’effetto stimato è circa il doppio”. Inoltre, “i dazi potrebbero comportare una minore domanda di lavoro e un aumento delle pressioni inflazionistiche, in una fase già caratterizzata da aspettative di inflazione in rialzo. Stanno inoltre incidendo negativamente sulla fiducia di famiglie e imprese – ha aggiunto – con possibili ripercussioni su consumi e investimenti”.

Quanto all’Unione Europa, “rimane un baluardo dello Stato di diritto, della convivenza democratica e dell’apertura agli scambi e alle relazioni internazionali. Non può però permettersi di rimanere ferma”. L’Ue “deve avere la capacità di superare i particolarismi nazionali, per tradurre in peso politico la sua forza economica e il patrimonio di cultura e valori di cui è portatrice. Più volte ho sostenuto che una risposta europea comune può consentirci di superare le difficoltà attuali.

L’agenda è nota, la strada è tracciata”. Inoltre, “vi è l’ineludibile necessità, ma anche la possibilità concreta, di completare il mercato comune; di semplificare, ma non cancellare, le regole che lo governano; di creare un mercato unico dei capitali centrato sull’emissione regolare di titoli europei. Ciò può contribuire a generare le risorse pubbliche e private necessarie per finanziare gli investimenti e la crescita”. Ma va anche “ripensato il modello di sviluppo che ha sostenuto il continente per decenni”: “l’economia europea mostra fragilità strutturali evidenti, la stagnazione della produttività e il ritardo nell’innovazione ne limitano il potenziale di crescita. La dipendenza dall’estero, per gli approvvigionamenti e per la vendita dei propri prodotti, ne aumenta la vulnerabilità in un contesto globale sempre più frammentato”.

Infine, il Governatore ha anche lanciato un avvertimento rispetto al piano di riarmo europeo: “gli investimenti per la crescita e la spesa sociale” dei Paesi, ha detto, “non devono essere penalizzati dallo sforzo per la sicurezza esterna”. Ma, ha aggiunto, “investire insieme nella sicurezza non significa avviare una corsa agli armamenti, ma affrontare con realismo minacce comuni che nessun paese può contrastare da solo. Solo così la sicurezza potrà diventare un pilastro della solidarietà europea – ha aggiunto -: una solidarietà che protegge e, al tempo stesso, genera benessere, coesione e fiducia”. E tuttavia, si tratta di un obiettivo “che richiede una strategia condivisa tra gli Stati membri, una solida governance comune e investimenti ingenti”. La proposta della Commissione Ue, ha osservato, “si basa su fondi nazionali e prestiti, anziché su spese europee e trasferimenti finanziati con risorse comuni. Questo approccio rischia di accrescere le disuguaglianze tra paesi e di ridurre l’efficacia della spesa. Occorre invece un programma unitario, sostenuto da debito europeo”. Secondo il governatore, infatti, “un impegno di tale rilevanza deve poggiare su basi chiare. Le risorse comuni vanno destinate prioritariamente alla tecnologia e alla ricerca nel campo della difesa. A livello nazionale, gli investimenti per la crescita e la spesa sociale non devono essere penalizzati dallo sforzo per la sicurezza esterna”.

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