Nell’area euro l’inflazione “dovrebbe mantenersi su livelli sensibilmente superiori all’obiettivo per un periodo di tempo prolungato”, mentre le prospettive economiche restano caratterizzate da una forte incertezza, con rischi al rialzo per i prezzi e al ribasso per la crescita. È il quadro tracciato dalla Bce nel suo ultimo Bollettino economico.
A fronte di questa situazione, lo scorso 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso di innalzare di 25 punti base i tre tassi di interesse di riferimento. “La decisione riflette l’impegno a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine”, spiega la Bce.
Con le nuove spinte sui prezzi di petrolio ed energia dovute ai conflitti in corso, “è probabile” che l’inflazione dell’area euro resti “ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027”. Successivamente, la componente energetica dovrebbe diminuire e mantenersi negativa fino alla metà del 2028, contribuendo al calo dell’inflazione complessiva. I rincari dell’energia, tuttavia, dovrebbero “trasmettersi gradualmente alla componente dei beni alimentari e a quella di fondo”, con quest’ultima che continuerebbe a crescere fino agli inizi del 2027.
“I rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, soprattutto a causa del conflitto in Medio Oriente e degli sviluppi della guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina”. Secondo la Bce, lo shock energetico “potrebbe intensificarsi ancora” e produrre effetti sui prezzi e sui salari più pronunciati rispetto alle attese.
Sul fronte dell’economia, l’area euro “ha mostrato capacità di tenuta nel secondo trimestre del 2026”, con una crescita generalizzata tra paesi e settori che sarebbe proseguita anche nel terzo trimestre. Il manifatturiero “continua a registrare risultati”, mentre è migliorata la fiducia dei consumatori. Resta robusto anche il mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione fermo al 6,4 per cento a luglio, nonostante il rallentamento della crescita dell’occupazione e delle forze di lavoro.
Nel breve termine “le prospettive per la crescita sono migliorate” rispetto a giugno, soprattutto grazie alla tenuta dei consumi privati e della spesa pubblica. Nel complesso, tuttavia, “le prospettive di crescita sono soggette a rischi al ribasso”, legati soprattutto ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina.
Un segnale negativo arriva invece dall’edilizia residenziale. Gli investimenti hanno continuato a diminuire nel secondo trimestre, con un calo “particolarmente accentuato in Italia”. Secondo la Bce, “i deboli risultati potrebbero in parte riflettere effetti di calendario legati alla graduale revoca degli incentivi finanziari per la ristrutturazione di immobili”, quindi alla fine dell’effetto degli incentivi legati al Superbonus.
Nell’intera area euro, comunque, gli investimenti residenziali “dovrebbero tornare a segnare valori di crescita positivi nel breve periodo”, mentre per la produzione nelle costruzioni gli indicatori disponibili forniscono “segnali contrastanti per il terzo trimestre”.

























