L’eliminazione delle maggiorazioni sulle addizionali regionale e comunale Irpef consentirebbe a Regione Lazio e Roma Capitale di sostenere concretamente le famiglie, alleggerendo la pressione fiscale di circa 500 euro in media. È la proposta avanzata da Natale Di Cola, segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, che invita le due amministrazioni a introdurre questa misura strutturale nei rispettivi bilanci per il 2027.
“Per oltre un decennio lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati hanno sostenuto il peso delle maggiorazioni delle addizionali Irpef introdotte per risanare i conti e il debito sanitario, pagando 8 miliardi di tasse in più. Ora che ci sono le condizioni per una normalizzazione delle aliquote, è il momento di restituire una parte di quelle risorse, ridurre stabilmente la pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione e sanare una profonda ingiustizia”.
Nel dettaglio, la proposta della Cgil per la Regione Lazio prevede l’eliminazione della maggiorazione dello 0,5% e una rimodulazione dell’addizionale regionale, con un’aliquota dell’1,23% sui primi 28mila euro di reddito, del 2% sulla quota compresa tra 28mila e 50mila euro e del 2,83% sulla parte eccedente i 50mila euro. Per Roma Capitale, invece, il sindacato chiede di estendere l’esenzione fino a 20mila euro e di ridurre l’addizionale comunale dall’attuale 0,9% allo 0,5% sull’intero imponibile per chi supera questa soglia.
Secondo i calcoli della Cgil, per un contribuente residente a Roma con un reddito imponibile di 20mila euro il risparmio complessivo sarebbe di circa 280 euro l’anno, che salirebbero a 435 euro con un reddito di 30mila euro e a 670 euro con 40mila euro. Per chi guadagna 50mila euro, il beneficio supererebbe gli 840 euro annui. Risorse che, sottolinea Di Cola, si tradurrebbero in buste paga e pensioni più consistenti, contribuendo a contrastare la perdita di potere d’acquisto delle famiglie dovuta al caro vita e all’aumento dei costi dell’energia.
“Ma le politiche locali da sole non bastano. Servono risposte anche a livello nazionale per aumentare salari e pensioni, ridurre la pressione fiscale sui redditi da lavoro e da pensione, contrastare il caro vita e rafforzare sanità, istruzione, politiche abitative e welfare. È anche per ottenere queste risposte e cambiare una legge di Bilancio che non affronta i problemi reali delle persone che la Cgil ha proclamato lo sciopero generale del 20 novembre”., conclude la nota.

























