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Home - Approfondimenti - Interviste - Chimica, “la chiusura di Brindisi è la prova che avevamo ragione noi. Il governo ha sottovalutato l’impatto delle scelte Eni, adesso temiamo un effetto domino”. Intervista con Marco Falcinelli, segretario della Filctem Cgil

Chimica, “la chiusura di Brindisi è la prova che avevamo ragione noi. Il governo ha sottovalutato l’impatto delle scelte Eni, adesso temiamo un effetto domino”. Intervista con Marco Falcinelli, segretario della Filctem Cgil

di Nunzia Penelope
11 Giugno 2026
in Interviste
Falcinelli (Filctem), il salario minimo? Utile, ma non basta: il vero punto di svolta è la legge sulla rappresentanza (che al governo fa paura)

MARCO FALCINELLI FILCTEM CGIL

A poco più di un anno dalla decisione di Eni, sostenuta dal ministero delle Imprese, di dismettere la produzione della chimica di base in Italia, cominciano ad emergere le criticità per una decisione che espone il paese a una sempre maggiore dipendenza dall’estero e che ha conseguenze lungo la filiera della produzione chimica nazionale. È di poche ore fa la notizia della chiusura dello stabilimento Basell di Brindisi. Ne parliamo con Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil, che da un anno si oppone alla decisione dell’Eni.

Falcinelli, è andata come avevate previsto un anno fa, esattamente il primo luglio 2025, quando vi siete opposti alla chiusura dei cracker di Brindisi e Priolo, decisa dall’Eni. Preannunciavate, riporto le vostre parole di allora, “conseguenze devastanti per l’occupazione, la filiera chimica e la tenuta produttiva di interi territori”; affermavate che l’Italia diventava così “il primo e unico Paese europeo a rinunciare alla produzione di etilene, elemento essenziale per la chimica di base e per settori chiave come automotive, packaging, biomedicale e costruzioni”. E puntualmente, un anno dopo, Basell ha annunciato la chiusura per l’impianto di Brindisi. Preveggenza, la vostra?

Piuttosto direi lungimiranza. È la conferma di quanto denunciamo da tempo: con lo smantellamento di Versalis l’Eni ha innescato un processo che rischia di compromettere l’intero asset della chimica nazionale. Non c’era bisogno della palla di vetro per capire che con la chiusura della chimica di base ci sarebbero state queste conseguenze. Bastava conoscere un po’ i cicli produttivi. L’impianto di Brindisi si alimentava con l’etilene prodotto dal cracking di Versalis. Ora che in seguito alla decisione dell’Eni non è più in funzione, Basell dovrebbe acquistare la materia prima sul mercato spot, a prezzi elevati. E non conviene più.

Anche questo lo avevate previsto: affidarsi ai mercati, in questi tempi di guerra, è un grosso rischio, lo dicevate già un anno fa. Poi la situazione è ulteriormente peggiorata…

Esattamente. Ma nessuno ci ha dato ascolto. Ma non solo: Basell aveva già deciso di mettere in vendita cinque stabilimenti in Europa, tra cui Brindisi, ma quando l’Eni ha annunciato la chiusura di Versalis, l’advisor incaricato della vendita ha fatto sapere che con le nuove condizioni lo stabilimento pugliese non era più di interesse. Tanto che gli altri quattro impianti sono stati effettivamente ceduti, mentre Brindisi chiude.

Però non si può dire che l’Eni non conosca la materia. Poteva immaginare le conseguenze. Eppure ha proceduto con la chiusura della chimica di base, perché?

Sono almeno vent’anni che l’Eni cerca di liberarsi della chimica di base, che effettivamente era in perdita. E l’ente ne doveva rispondere ai suoi azionisti, che per il 70% sono privati. Ma c’è anche un 30% in mano allo Stato italiano, che avrebbe dovuto agire in qualche modo, richiamando l’azienda a trovare una soluzione diversa e salvaguardando una produzione strategica per il nostro paese. È un punto su cui abbiamo sempre insistito, inascoltati.

Le riunioni al ministero delle imprese vi hanno visto sempre in minoranza, su questo terreno.

Più volte abbiamo proposto che l’Eni mantenesse in vita almeno il cracking di Brindisi. Ed è anche capitato che in sede informale gli stessi tecnici del ministero ci dessero ragione. Ma il ministro Urso non ci ha mai ascoltato, e questo annuncio di Basell dimostra il fallimento della sua linea: sapeva bene quanto è strategica la chimica di base, ma non ha fatto nulla per evitare lo smantellamento del settore.

D’altra parte, è immaginabile che queste decisioni siano passate innanzi tutto per Palazzo Chigi, no?

Infatti: è sbalorditivo come questo governo abbia sottovalutato le conseguenze di certe scelte. In sostanza, il governo sovranista ha deciso di rinunciare alla sovranità industriale. Nella chimica come negli altri settori altrettanto strategici. Non a caso abbiamo definito la chimica di base ‘’l’industria delle industrie’’: l’80 per cento del prodotto viene utilizzato in altre produzioni industriali, dei settori più disparati. Che ora si ritroveranno tutti in difficoltà, perché dovranno rifornirsi all’estero, a prezzi altissimi e a tassazioni altrettanto elevate.

Adesso cosa succede?

Il dramma vero è che Brindisi rischia di essere solo la prima tessera di un effetto domino che a cascata coinvolgerà altri impianti. Le produzioni chimiche sono integrate. Temiamo che il prossimo a cadere sarà Ferrara, dove, per inciso, c’è anche un fondamentale centro ricerca, di altissimo livello.

Non ci sono più margini di trattativa?

In verità, ci stanno anche tagliando fuori dai tavoli. L’ultima convocazione del ministero, per il 25 giugno, non è stata indirizzata anche a noi della Filctem Cgil, perché non siamo firmatari del protocollo dello scorso anno, sottoscritto invece da Cisl e Uil. Ma non smetteremo di opporci con tutte le nostre forze.

Per questo avete organizzato l’iniziativa di Brindisi, il 19 prossimo?

L’avevamo ideata prima dell’annuncio di Basell, ma adesso acquista ancora più peso. La chiusura dello stabilimento rappresenta una notizia gravissima per il territorio, per i lavoratori coinvolti e per l’intero sistema industriale italiano. Per questo abbiamo chiamato a raccolta, a Brindisi anche le altre categorie dell’industria, le imprese, la politica, gli amministratori locali. Servono atti concreti, per evitare il peggio.

Nunzia Penelope

Nunzia Penelope

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Vicedirettrice de Il Diario del lavoro

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