Contro la “folle corsa per la destrutturazione del sistema legislativo” attuata dal Ministero della Cultura per il settore cine-audiovisivo “per una volontà meramente egemonica” di riscrivere le regole del funzionamento. È questa la motivazione che ha portato alla dichiarazione dello “stato di dissenso creativo” da parte del movimento Siamo ai titoli di coda durante l’Assemblea Generale delle lavoratrici e dei lavoratori delle troupe cine-audiovisive, che si è svolta domenica 14 dicembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Un evento che, sostenuto anche dal Comune di Roma, ha registrato “una grande adesione”, secondo quanto riferito dagli organizzatori, a dimostrazione di un’insofferenza generalizzata all’interno del settore.
L’attuale sistema, denunciano, “ci ha trasformato in “categoria fantasma”, abbandonata dalle Istituzioni e dalle organizzazioni sindacali”, queste ultime bersaglio di un preciso attacco: “Viviamo da decenni sotto una dittatura sindacale che non ci offre nessuna speranza, ma ci costringe solo a permanere nell’incertezza dello stagno in cui siamo”. Motivo per cui “si intende puntare a diverse rappresentanze”. Questo soprattutto alla luce di un quadro già complicato dalla ristrutturazione del sistema tax credit e dai pesanti tagli previsti nella manovra di bilancio 2026, e che adesso si aggrava anche dell’intenzione di riscrivere la legge per il cinema annunciato dalla sottosegretaria Lucia Borgonzoni – in merito alla quale la richiesta è di maggior tutele per troupe e lavoratori della post-produzione”.
Nota dolente, poi, riguarda il Ccnl delle troupe cine-audiovisive che non conosce rinnovo dal 1999. Una “assenza prolungata e colpevole” che espone le lavoratrici e i lavoratori “a una costante precarietà e sfruttamento”. Inoltre, la nuova piattaforma contrattuale proposta dalla Slc Cgil “non è né accettabile né applicabile e ci espone a maggiori criticità e vulnerabilità”.
Tutto questo, afferma il movimento, ha prodotto “circostanze caotiche che hanno lasciato migliaia di professionisti nell’abbandono, privi di un adeguato sistema di welfare e, soprattutto, operanti in una condizione di grave illegalità contrattuale. Rifiutiamo gli interventi nella manovra di bilancio che puntano al rafforzamento di una politica di guerra e non allo sviluppo del paese”.
La richiesta è perentoria: una convocazione immediata e congiunta da parte del Ministero della Cultura e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per affrontare l’emergenza contrattuale, welfare e interventi sulla futura legge cinema. “Esigiamo che venga interrotta e smentita la grave narrazione mediatica che ha dipinto la nostra classe come una casta di privilegiati che “ruba i soldi dello Stato”. Chiediamo che venga riconosciuto il valore e il contributo essenziale di ogni professionista del settore, ci adopereremo perché questo avvenga”.
“Andiamo incontro ad una gravissima crisi annunciata per il 2026 e 2027, già indeboliti dalla criticità affrontate negli ultimi due anni, ma lo faremo offrendo una nuova spinta e speranza per le lavoratrici e lavoratori del cine audiovisivo”, aggiunge il movimento che annuncia un cambiamento radicale nelle modalità di mobilitazione. “Da oggi, il movimento #siamoaititolidicoda allargherà i propri orizzonti adottando nuove forme di protesta e iniziative necessarie per ricostruire il nostro futuro professionale e contrattuale. Programmeremo nuove assemblee e confronti sin dai prossimi mesi che rispetteremo con cadenze serrate. Puntiamo ad una nuova rappresentanza e ad una nuova azione culturale. Non saremo più ai titoli di coda di nessuno. La nostra battaglia è per la legalità, per il welfare, per la cultura libera e per la dignità di chi realizza l’industria cine-audiovisiva italiana.”
























