Dal Resoconto Sommario
LAVORO, PREVIDENZA SOCIALE (11ª)
Presidenza del presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Viespoli.
IN SEDE REFERENTE
(1563) Modifica all’articolo 45 della legge 17 maggio 1999, n. 144, recante delega al Governo in materia di riforma degli incentivi all’occupazione e degli ammortizzatori sociali, nonché in materia di lavori socialmente utili approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dallo stralcio dell’articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione
(Esame)
Introduce l’esame il senatore TOFANI il quale ricorda che il disegno di legge in titolo, già approvato dalla Camera dei deputati quale stralcio dell’articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione del decreto legge n. 198 recante disposizioni urgenti in materia di occupazione e previdenza, prevede la sostituzione del termine di cui all’articolo 45 della legge n. 144 del 1999, al fine di consentire l’adozione del decreto legislativo recante disposizioni integrative e modificative del decreto legislativo n. 181 del 2000 in materia di incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Tale decreto correttivo risulta di prioritaria importanza, sia per quanto attiene ai contenuti di merito, sia per il rilievo politico del provvedimento.
Infatti, lo schema di decreto legislativo che si intende adottare è diretto a semplificare le procedure di collocamento ed a favorire, in tal senso, l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, nell’obiettivo della massima semplificazione possibile, con ciò snellendo una fase di fondamentale importanza per l’attività d’impresa.
Per quanto concerne il significato politico dello schema in parola, peraltro ultimo elaborato dal professor Biagi, va osservato come lo stesso rappresenti il risultato di un proficuo confronto con tutte le parti sociali; confronto che ha condotto tutte le organizzazioni sindacali, ivi compresa la CGIL, a formulare un avviso favorevole sul testo. Del resto segnali contrari al provvedimento non sono neppure pervenuti dai partiti dell’opposizione.
Il testo già approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri in data 11 aprile 2002, è stato trasmesso – ai sensi delle norme di delega di cui all’articolo 45, commi 4 e 5, della legge 17 maggio 1999, n. 144 – per il previsto parere alla Conferenza unificata tra Stato, regioni ed autonomie locali.
Tuttavia, in considerazione del lasso di tempo occorso alla medesima Conferenza per l’espressione del parere, formulato solo in data 30 maggio, è venuto a scadere il termine per la trasmissione alle Camere e, conseguentemente, per l’esercizio della delega.
Risulta pertanto necessario intervenire, a livello normativo, affinché il predetto termine sia modificato consentendo il celere prosieguo dell’iter di adozione del decreto legislativo.
Si apre la discussione.
Il senatore BATTAFARANO osserva che la proroga del termine per l’esercizio della delega conferita con la legge n. 144 del 1999 si è resa necessaria per le inadempienze ed i ritardi con cui il Governo ha affrontato il problema della riforma del collocamento pubblico. Pertanto, nello stigmatizzare il comportamento dilatorio dell’Esecutivo, annuncia che il gruppo Democratici di sinistra-l’Ulivo si asterrà sul disegno di legge in titolo.
Il sottosegretario VIESPOLI, dopo aver espresso apprezzamento per l’esauriente relazione introduttiva, fa presente al senatore Battafarano che sullo schema di decreto legislativo recante la disciplina del collocamento pubblico si è svolto un ampio confronto, sia con le parti sociali, sia a livello istituzionale, cosa questa che ha richiesto il tempo necessario per realizzare un ampio consenso sulla proposta, come ha precisato il relatore. Per tale motivo, non ritiene che si possa parlare di ritardi o inadempienze del Governo, tanto più che, con il disegno di legge all’esame, si differisce un termine che già, nella passata legislatura, ha subito una prima proroga.
Il PRESIDENTE comunica che la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, ha provveduto ad iscrivere il disegno di legge in titolo all’ordine del giorno della seduta di domani dell’Assemblea.
Dopo che il senatore TREU ha annunciato l’astensione del gruppo Margherita-l’Ulivo, la Commissione, previa verifica della sussistenza del numero legale da parte del PRESIDENTE, conferisce al relatore il mandato di riferire favorevolmente all’Assemblea sul disegno di legge n. 1563, nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati, e di chiedere altresì di essere autorizzato a riferire oralmente su di esso.
IN SEDE CONSULTIVA
(Doc. LVII, n. 2) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2003-2006
(Parere alla 5a Commissione. Seguito dell’esame e rinvio)
Si riprende l’esame del Documento in titolo, sospeso nella seduta pomeridiana di giovedì 11 luglio scorso.
Il PRESIDENTE ricorda che nella precedente seduta è stata svolta la relazione introduttiva, e dichiara aperta la discussione.
Il senatore BATTAFARANO ritiene che il Documento di programmazione economico-finanziaria per il triennio 2003-2006 debba essere esaminato a partire dalle indicazione di carattere generale sul quadro macroeconomico programmatico e tendenziale che viene delineato in esso. In proposito, occorre rilevare che in questi giorni le valutazioni di autorevoli osservatori istituzionali hanno confermato i dubbi nutriti dalla sua parte politica e dal complesso delle forze che fanno capo al Centro sinistra sulla efficacia delle misure predisposte dal Ministro dell’economia, dubbi da ultimo manifestati anche da parte delle competenti sedi dell’Unione europea, che, in più di una occasione hanno segnalato i limiti della finanza “creativa” i cui principi ispirano la condotta del Governo italiano. Anche nella giornata di ieri, la Corte dei conti si è espressa nel senso della inadeguatezza della manovra di finanza pubblica delineata nel Documento all’esame e ha prospettato l’esigenza di interventi più massicci, nell’ordine di oltre 20 miliardi di euro. Considerando poi che il Governatore della Banca d’Italia e l’ISTAT hanno manifestato serie riserve sull’entità e sulla struttura della manovra, sarebbe pertanto opportuno che il Governo fornisse i necessari chiarimenti, non soltanto sugli obiettivi finali, ma anche sulle misure strutturali che, al di là di interventi di facciata o di carattere episodico, intende adottare ai fini del loro conseguimento.
Per quel che concerne le parti più specificamente di competenza della Commissione, occorre tenere presente che il DPEF è stato predisposto sulla falsariga del cosiddetto “Patto per l’Italia”, siglato all’inizio del mese: nel Patto, è contenuta una misura certamente positiva, costituita dall’aumento dell’indennità di disoccupazione, e giova ricordare in proposito che un primo aumento di tale indennità fu deciso dal Parlamento nella passata legislatura. Si deve però osservare che, anche per quel che concerne l’incremento dell’indennità di disoccupazione, il Governo si è mosso escludendo i lavoratori atipici e precari, cioè le fasce più deboli del mercato del lavoro, rispetto alle quali il Patto medesimo tace, sia sul versante – più volte richiamato negli interventi di autorevoli esponenti della maggioranza – dell’estensione delle tutele a chi ne è attualmente sprovvisto, sia sul versante previdenziale. Conseguentemente a tale impostazione, sono del tutto assenti indicazioni sulle misure a favore dei giovani disoccupati e sull’estensione degli interventi di sostegno al reddito nei confronti dei settori che attualmente non usufruiscono della cassa integrazione. In sostanza, nel Patto è del tutto assente la previsione di un’estensione di taglio universalistico degli ammortizzatori sociali che costituisce la premessa per una effettiva riforma del settore. Su tale questione, peraltro, i gruppi politici che fanno capo all’Ulivo presenteranno presto un organico disegno di legge.
Anche le proposte del Governo sugli incentivi all’occupazione – prosegue il senatore Battafarano – sono superficiali e, soprattutto, non contengono indicazioni sulla stabilizzazione dei contratti di lavoro caratterizzati da un certo grado di precarietà, come invece era previsto dagli emendamenti presentati dai gruppi politici del Centro sinistra all’articolo 2 del disegno di legge n. 848, del quale poi l’Assemblea ha deliberato lo stralcio, insieme ad altre parti del medesimo provvedimento.
La scelta di rinviare alle regioni la gestione del reddito minimo di inserimento, varato nella scorsa legislatura in via sperimentale, comporta poi una incomprensibile rinuncia da parte dello Stato a mantenere le proprie competenze relativamente ad un istituto che non ha mancato di produrre risultati molto interessanti. Nella parte del DPEF relativa alle politiche sociali non vi è poi alcun riferimento all’attuazione della legge n. 328 del 2000 che, invece, dovrebbe vedere un forte impegno dei soggetti istituzionali e sociali e un rafforzamento del ruolo di coordinamento del Governo centrale.
In materia di previdenza, il DPEF fa riferimento al disegno di legge delega attualmente all’esame dell’altro ramo del Parlamento, basato sul principio della decontribuzione per i nuovi assunti. Molti autorevoli osservatori istituzionali hanno osservato che tale misura, non accompagnata da interventi compensativi a carico della fiscalità generale, produrrebbe effetti disastrosi sugli equilibri finanziari dell’INPS, considerato che in un sistema a ripartizione, quale è quello italiano, i contributi coprono la spesa per le pensioni e il calcolo per la misura delle prestazioni si fonda sul sistema contributivo. Peraltro, anche il Governo, non insistendo particolarmente su una sollecita conclusione dell’esame del disegno di legge di riforma previdenziale ne percepisce, evidentemente, i limiti e la intrinseca debolezza.
Una novità positiva per il Mezzogiorno è costituita dall’accettazione, da parte del Governo, della proposta più volta avanzata dai gruppi politici di Centro sinistra, di consentire il cumulo del credito di imposta, introdotto nella passata legislatura, con i benefici fiscali previsti dalla cosiddetta legge Tremonti-bis: tale misura consentirà una ridistribuzione territoriale, più favorevole al Mezzogiorno, dei vantaggi derivanti dalle agevolazioni che, fino ad oggi, hanno privilegiato soprattutto le aree settentrionali. Un elemento negativo è costituito invece dalla mancanza di riferimenti all’istituto del prestito d’onore, che pure ha favorito, sempre nel Mezzogiorno, la nascita di piccole e piccolissime imprese che, in larghissima parte, hanno dimostrato una notevole vitalità. Non si comprende, pertanto, la reiterata contrarietà del Governo ad adottare misure volte a consolidare i risultati già conseguiti da tale istituto.
Per i motivi sin qui illustrati, conclude il senatore Battafarano, il gruppo Democratici di sinistra-l’Ulivo esprimerà un parere fortemente contrario sul DPEF.
Il senatore VIVIANI osserva preliminarmente che nel Documento all’esame è assegnato un ampio spazio alle problematiche del lavoro, sia perché esso segue la recente stipula dell’intesa con le parti sociali, recependone ampiamente i contenuti, sia per il rilievo che il Ministro dell’economia, intervenendo innanzi alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, ha attribuito alla riforma del mercato del lavoro, insieme a quella fiscale e previdenziale, come parti costitutive della manovra di finanza pubblica sintetizzata nel DPEF stesso. Occorre tuttavia rilevare che mentre il Documento fornisce dati estremamente analitici rispetto alle grandezze economiche fondamentali e ai relativi rapporti tra di esse per il biennio 2001-2002 – implicitamente sottolineando i presunti risultati positivi conseguiti dal Governo in carica – esso diventa generico e impreciso per quanto attiene ai dati programmatici, come ha recentemente rilevato anche il Governatore della Banca d’Italia. La proiezione degli effetti della manovra è poi centrata tutta sul 2006, mantenendo per il prossimo esercizio finanziario una genericità confermata anche dagli allegati grafici che accompagnano l’esposizione. In particolare, risulta estremamente nebuloso il rapporto tra i costi delle riforme previste e le risorse disponibili, e tale incertezza prelude alla prosecuzione della prassi avviata nel corso del primo anno di legislatura, tendente a definire, per i disegni di legge presentati dal Governo, coperture finanziarie dai caratteri alquanto incerti. Le indicazioni sui saldi di finanza pubblica sembrano poi fondarsi su previsioni eccessivamente ottimistiche circa i tassi di crescita per i prossimi anni e il conseguente rapporto tra deficit e PIL. Un tale ottimismo appare peraltro smentito anche in alcune parti del Documento: in particolare, il riquadro relativo alle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico italiano assume un tasso di crescita del PIL per il periodo 2003-2006 pari a circa il due per cento, al di sotto, cioè, dei tassi programmatici indicati in altra parte del Documento.
L’aleatorietà delle previsioni, peraltro, gioverà in ogni caso al Governo, che potrà attribuirsi il merito di eventuali risultati positivi e giustificare più probabili risultati negativi con il persistere di una congiuntura internazionale sfavorevole e, eventualmente, reiterando il tema, evocato anche nel Documento all’esame, del presunto extra-deficit prodotto dai precedenti Governi. In realtà, a testimoniare l’incertezza dei conti pubblici sta, da ultimo, l’analisi rigorosa della Corte dei conti che ha parlato di una correzione nell’ordine di circa 25 miliardi di euro, necessaria per assicurare la copertura degli oneri derivanti dalle riforme che il Governo intende attuare. Ad essi, peraltro, dovrebbero essere aggiunte anche le maggiori spese che saranno determinate dalla decontribuzione prospettata dalla riforma previdenziale, destinata a produrre una marcata riduzione delle entrate dell’INPS, che non mancherà a sua volta di ripercuotersi negativamente sull’andamento della finanza pubblica.
In materia di lavoro, prosegue il senatore Viviani, le proposte del DPEF sono basate sui contenuti dell’intesa siglata il 5 luglio tra il Governo e le parti sociali. Per quel che riguarda la riforma dei servizi all’impiego, si è confermata la scelta della discontinuità, intrapresa dal Governo con la presentazione del disegno di legge n. 848 e volta a cancellare la riforma già attuata nella passata legislatura, con il risultato di bloccare un processo in corso ed aumentare le incertezze per le autonomie locali. L’obiettivo della flessibilità viene poi perseguito attraverso la diffusione di tipologie di rapporti di lavoro caratterizzati da un alto grado di precarietà, incrementato anche dalla ridefinizione della disciplina del trasferimento di ramo d’azienda, che, pur modificando la disposizione contenuta nel disegno di legge n. 848, non configura però una soluzione soddisfacente.
Sugli ammortizzatori sociali è previsto soltanto un aumento dell’indennità di disoccupazione, supportato però da stanziamenti esigui e senza alcun impegno nel senso della estensione di tale misura alle categorie che attualmente non ne fruiscono. Peraltro, le proposte contenute nel “Patto per l’Italia” non sembrano destinate a colmare la distanza abissale tra l’Italia e gli altri Paesi europei per quanto attiene al rapporto tra la spesa per gli ammortizzatori sociali e il PIL. Non è inoltre chiaro quale sarà la natura dei cosiddetti livelli integrativi di secondo livello posti a carico delle parti sociali, mentre gli interventi di terzo livello costituiscono, di fatto, un affossamento dell’istituto del reddito minimo di inserimento, che pure ha prodotto risultati interessanti, andando a coprire un’area non tutelata dagli istituti tradizionali dello Stato sociale. Anche le proposte per l’incremento dell’occupazione femminile sono poco convincenti, limitandosi ad una ulteriore flessibilizzazione del rapporto di lavoro a tempo parziale e a riproporre un fantomatico Piano nazionale per gli asili nido: nulla viene invece detto per quanto attiene all’attuazione della legislazione di parità e, in particolare, della legge sui congedi parentali e sulla regolazione dei tempi delle città.
Secondo gli osservatori più accreditati, il riequilibrio dei saldi di finanza pubblica, dovrebbe comportare tagli della spesa corrente nella misura di tre o quattro punti percentuali. Su questo punto, però, il DPEF si limita a prevedere una gestione accentrata degli acquisti di beni e servizi per la pubblica amministrazione, con un risultato in termini di contenimento della spesa assai esiguo. C’è quindi il rischio di un prossimo massiccio ridimensionamento della spesa sociale che, presumibilmente, colpirebbe per prime la sanità e le pensioni: si tratta di un’ipoteca che grava sulla politica del Governo e che meriterebbe un attento approfondimento. Peraltro, la penalizzazione della spesa sociale è confermata sia dalla mancata previsione di incrementi del Fondo per le politiche sociali, sia dalla mancata indicazione di interventi mirati, in particolare a favore della terza età, specialmente per quel che riguarda le misure di contrasto e prevenzione delle nuove patologie.
Proseguendo nella sua esposizione, il senatore Viviani osserva che l’adozione di programmi di contrasto della discriminazione sul lavoro, proposta dal DPEF, implicherebbe, ai fini dell’effettività degli stessi, l’immediata abrogazione della legge sull’immigrazione recentemente varata dalle Camere. Il DPEF avverte poi che lo scostamento della spesa previdenziale rispetto alla media europea è pari a circa 4 punti percentuali del prodotto interno lordo. Al di là della retorica sull’aumento delle pensioni minime – che, peraltro, ha avuto un esito alquanto incerto, poiché il Governo non è riuscito a distribuire tutte le risorse stanziate nella legge finanziaria – il Documento in titolo si limita a proporre la liberalizzazione dell’età pensionabile, l’abolizione del divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, anche per quel concerne i trattamenti di anzianità, e l’incremento della previdenza complementare attraverso la destinazione ad essa del trattamento di fine rapporto: interventi di per sé accettabili, ma indubbiamente privi di effetti strutturali. L’unica misura che presenta tale caratteristica è quella relativa alla decontribuzione per i nuovi assunti che, però, non è inserita in un progetto di riavvicinamento ed armonizzazione delle aliquote contributive dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori coordinati e continuativi volto a colmare differenze inaccettabili. Peraltro, sempre in tema previdenziale, anche di recente il Presidente del Consiglio ha improvvidamente accennato alla possibilità di rinviare interventi di carattere strutturale, dimenticando che le misure previdenziali producono effetti consistenti soltanto o prevalentemente nel lungo periodo. In conclusione, il senatore Viviani esprime un parere fortemente critico sul DPEF, sottolineando l’indeterminatezza dei saldi di finanza pubblica, la mancata indicazione di coperture finanziarie credibili per le riforme prospettate e la carenza delle politiche sociali e del lavoro proposte dal Governo.
Il senatore DEMASI esprime un convinto parere favorevole all’impostazione che il Governo ha dato al DPEF, rilevando che esso delinea, in modo assai chiaro e documentato, le tendenze dell’economia mondiale, con particolar riferimento a quella europea, ed a quella italiana in specie.
Indubbiamente, la stesura del DPEF, per la parte che riguarda la Commissione, è stata assai agevolata dalla sottoscrizione – da parte della stragrande maggioranza delle associazioni sindacali e datoriali – del recente “Patto per l’Italia”. In esso, infatti, sono contenuti gli impegni del Governo e delle parti sociali in materia di riforma del mercato del lavoro, di riforma fiscale, di sviluppo del Mezzogiorno, con superamento dei ritardi strutturali, di lotta all’economia sommersa con individuazione sia di quella totalmente sconosciuta al fisco ed alla previdenza sia di quella parzialmente elusiva degli oneri previdenziali e fiscali.
Particolarmente importante risulta la riforma fiscale, poiché il meccanismo delle deduzioni dall’imponibile per i redditi più bassi e per le famiglie consente da un lato di ridurre la pressione fiscale e, dall’altro, di incrementare i consumi privati, volano per l’economia.
Sempre con riferimento alle intese con le parti sociali, occorre sottolineare la rilevanza delle riforme strutturali del mercato del lavoro, riguardanti in particolar modo il sistema del collocamento e gli ammortizzatori sociali, da potenziare e selezionare; sul versante delle politiche sociali rilevano in particolare, oltre alla già citata riduzione della pressione fiscale, le misure di aiuto alle famiglie ed alle categorie sociali sfavorite.
Un altro aspetto da prendere in considerazione è quello della previdenza. A questo proposito il senatore Demasi ricorda innanzitutto che l’apposita Commissione istituita lo scorso anno dal Ministro del lavoro per valutare la situazione del sistema previdenziale pubblico, ha espresso un giudizio sostanzialmente positivo sui risultati conseguiti dalle riforma del 1995 quanto alla stabilità della spesa previdenziale. Però, anche in relazione alle segnalazioni della Commissione europea, sono ancora necessari dei correttivi, consistenti essenzialmente nell’incentivo a proseguire l’attività lavorativa, nello sviluppo ulteriore della previdenza complementare mediante l’impiego del trattamento di fine rapporto e nella generalizzazione del sistema contributivo per il calcolo dei trattamenti. E’ auspicabile quindi che anche il disegno di legge su questa materia ancora giacente presso la Commissione lavoro della Camera, sia approvato al più presto, per conferire maggiore concretezza alle previsioni del DPEF: peraltro, anche la riforma previdenziale deve essere esaminata nell’ambito del dialogo sociale in atto, per conseguire gli effetti positivi già sperimentati nelle scorse settimane.
D’altra parte, i risultati conseguiti dal Governo nel secondo semestre del 2001 sul lato dell’occupazione, lasciano ritenere che le previsioni di sviluppo contenute nel Documento in titolo siano realizzabili: la crescita dell’occupazione, che ad aprile – rispetto l’anno precedente – era aumentata di ben 383 mila unità, pari all’1,8 per cento, dovrebbe continuare a far registrare cifre positive nel resto dell’anno; il tasso di disoccupazione scenderà dal 9,5 per cento al 9,1 per cento; le retribuzioni lorde pro capite aumenteranno del 3 per cento nel 2002, facendo così registrare un aumento netto del potere di acquisto rispetto all’inflazione. Da rilevare anche che l’occupazione permanente a tempo pieno ha continuato ad aumentare al tasso del 2,3 per cento l’anno: in tal modo, sono smentiti dai fatti coloro che affermano che la politica sociale del Governo produce esclusivamente lavoro precario.
Si deve evidenziare altresì che l’Esecutivo è riuscito ugualmente, nonostante la marcata riduzione del tasso di crescita mondiale derivante dai fatti terroristici dell’11 settembre 2001, a far diminuire il tasso di disoccupazione ed addirittura a programmare con fondati dati di bilancio una riduzione del prelievo fiscale sulle retribuzioni e sulle pensioni.
Per il prossimo anno si prevede, poi, anche una diminuzione del costo del lavoro per unità di prodotto, a seguito del recupero di produttività in atto nelle imprese italiane. E ciò costituirà un ulteriore stimolo all’aumento dell’occupazione e consentirà di devolvere ai lavoratori dipendenti una parte dell’incremento di produttività, mediante la contrattazione integrativa aziendale.
In conclusione, il senatore Demasi si dichiara certo che il programma di attività indicato nel DPEF sarà portato avanti con coerenza rispetto agli impegni assunti e che gli stanziamenti indicati saranno puntualmente riportati nel disegno di legge finanziaria per il 2003.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.

























