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Home - Senato - Commissione Lavoro, previdenza sociale

Commissione Lavoro, previdenza sociale

22 Ottobre 2009
in Senato

(Dal Resoconto Sommario)

Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Sacconi

IN SEDE REFERENTE

(848-bis) Delega al Governo in materia di incentivi alla occupazione, di ammortizzatori sociali, di misure sperimentali a sostegno dell’occupazione regolare e delle assunzioni a tempo indeterminato nonché di arbitrato nelle controversie individuali di lavoro, risultante dallo stralcio deliberato dall’Assemblea il 13 gennaio 2002 degli articoli 2, 3, 10 e 12 del disegno di legge di iniziativa governativa
(514) MANZIONE. – Modifica all’articolo 4 della legge 11 maggio 1990, n. 108, in materia di licenziamenti individuali
(1202) RIPAMONTI. – Modifiche ed integrazioni alla legge 11 maggio 1990, n. 108, in materia di licenziamenti senza giusta causa operati nei confronti dei dipendenti di organizzazioni politiche e sindacali
(2008) DI SIENA ed altri. – Misure per l’estensione dei diritti dei lavoratori
– e della petizione n. 449 ad essi attinente
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio)

Si riprende l’esame sospeso nella seduta del 26 marzo scorso.

Interviene nella discussione generale il senatore DI SIENA, evidenziando che le ragioni per le quali le forze politiche di maggioranza hanno a suo tempo deliberato di stralciare dal testo originario del disegno di legge n 848 la parte relativa all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, agli ammortizzatori sociali, agli incentivi all’occupazione ed all’arbitrato sono riconducibili prevalentemente ad esigenze connesse alla stipula e all’attuazione del Patto per l’Italia. Quest’ultimo, nelle intenzioni delle associazioni sindacali firmatarie, era fondato su un discutibilissimo compromesso in base al quale la riduzione di alcune garanzie sottese all’articolo 18 della legge n. 300 del 1970 sarebbe stata bilanciata dal rafforzamento delle misure di sostegno al reddito dei lavoratori non occupati, rafforzamento garantito soprattutto dall’accrescimento delle risorse finanziarie destinate a tale fine. Le proposte elaborate con gli emendamenti governativi al disegno di legge in titolo non risultano però compatibili con il sopracitato obiettivo, dato che le risorse finanziarie destinate alle predette misure di sostegno risultano ancora ampiamente al di sotto delle necessità reali.
L’oratore si sofferma poi sulle singole disposizioni normative contenute nell’ambito del disegno di legge n. 848-bis, manifestando la propria contrarietà al sistema di ammortizzazioni sociali prefigurato all’articolo 2 che, per il suo carattere misto, in quanto incentrato in parte su finanziamenti di tipo solidaristico e in parte su finanziamenti di tipo assicurativo, è suscettibile di accentuare le disparità di trattamento tra le diverse categorie di lavoratori, senza quindi introdurre gli elementi di omogeneità ed universalità dei trattamenti che costituiscono il presupposto di una effettiva riforma.
Per quel che concerne i profili inerenti all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, l’ampia mobilitazione sociale verificatasi nello scorso anno ha evidentemente condizionato la decisione del Governo di stralciare la parte del disegno di legge originario relativa a tale materia. Tale decisione è stata erroneamente considerata da taluni esponenti dell’opposizione come l’indice di un mutamento dell’atteggiamento del Governo in ordine alla tematica in questione, nel senso di un ridimensionamento significativo degli obiettivi originariamente prefigurati. L’erroneità di tale valutazione, secondo il senatore Di Siena, emerge dalla ricognizione complessiva delle iniziative intraprese dall’Esecutivo negli ultimi tempi, dalle quali si evince una sostanziale coerenza delle scelte politiche relative al settore lavoristico e previdenziale, sulle quali pertanto va riconfermato un giudizio fortemente negativo, dato che non mancheranno di alimentare ulteriormente lo scontro sociale, tuttora aperto ed incerto negli esiti.
A fronte di una politica governativa decisamente orientata nella direzione della deregolamentazione del mercato del lavoro, alcune forze politiche di opposizione hanno promosso una serie di iniziative – tra le quali va ricordato il disegno di legge n. 1872, recante la Carta dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, il referendum per l’estensione delle tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il disegno di legge n. 2008 e la petizione n. 449, all’esame della Commissione – tutte finalizzate a rafforzare la tutela di alcuni importanti diritti sociali: su di esse, non si può che esprimere un giudizio ampiamente positivo, anche se è innegabile che rappresentano punti di vista e sensibilità diverse, pur nell’ambito della medesima collocazione politica. E’ auspicabile che la discussione generale attualmente in corso possa favorire una convergenza tra le varie posizioni espresse dalle forze di opposizione e la conseguente maturazione di una linea comune in ordine alle tematiche oggetto dei provvedimenti in titolo.
D’altra parte, nell’opera di sostanziale annullamento delle garanzie assicurate attualmente dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il Governo si avvantaggia anche del punto di maggiore debolezza di tale normativa, ravvisabile, a giudizio dell’oratore, nella limitazione dell’ambito applicativo della stessa alle imprese con un numero di dipendenti superiori a quindici. La dialettica tra il mondo del lavoro e il sistema delle piccole imprese costituisce un elemento essenziale delle relazioni sociali e conseguentemente appaiono ormai maturi i tempi per sviluppare tale rapporto attraverso misure di carattere fiscale e altre misure di sostegno, soprattutto in termini di servizi, destinate al sistema produttivo delle piccole imprese, senza tuttavia comprimere le legittime garanzie dei lavoratori.
Sugli altri punti del provvedimento, il senatore Di Siena si riserva comunque di intervenire più approfonditamente, in sede di illustrazione degli emendamenti.

Il senatore TURCI ravvisa rilevanti nodi problematici in ordine alla strategia complessiva adottata dal Governo in riferimento al mercato del lavoro. In particolare rileva che la prospettazione da parte dell’Esecutivo di una netta alternatività delle politiche enucleate nell’ambito del “Libro bianco” rispetto alle politiche elaborate nella scorsa legislatura dai Governi di centrosinistra, risulta erronea e contraddittoria, in quanto la legge n. 196 del 1997, più nota come pacchetto Treu, è stata la prima e ad oggi più rilevante iniziativa volta ad introdurre consistenti elementi di flessibilità nel mercato del lavoro.
D’altra parte, l’impostazione della disciplina contenuta nella legge n. 30 del 2003 risulta orientata nella direzione di una eccessiva precarizzazione del mercato del lavoro, non giustificata e non coerente con le esigenze pur reali di riordino e di creazione di condizioni più favorevoli all’incremento dell’occupazione.
Le disposizioni normative inserite nel disegno di legge di iniziativa governativa all’esame, relative alle politiche attive del lavoro e al settore degli ammortizzatori sociali, risultano poi carenti ed inadeguate, rispetto a quelle contenute in altri disegni di legge presentati da esponenti delle forze politiche di centrosinistra, che, pur avendo un impatto finanziario più pregnante, risultano maggiormente idonei a risolvere i numerosi problemi sussistenti in tale ambito.
L’erroneità della strategia complessiva intrapresa dall’Esecutivo emerge, oltre che dagli aspetti fin qui evidenziati, anche – e soprattutto – dalle proposte governative attinenti all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In particolare, l’atteggiamento enfatico e strumentale assunto in proposito dalle forze politiche di maggioranza risulta, a giudizio dell’oratore, del tutto incongruo e contraddittorio, in quanto ha avuto come unico risultato quello di alimentare uno scontro sociale nel quale il Governo è risultato fino ad ora perdente, come emerge anche dall’indiscutibile differenza tra le proposte governative originarie e quelle elaborate successivamente, a seguito della stipula del Patto per l’Italia.
Il ridimensionamento delle originarie proposte del Governo – di cui rimane traccia nel testo dell’articolo 3 del disegno di legge n. 848-bis – ha indotto alcuni esponenti delle forze politiche dell’opposizione, incoraggiati dall’ampia mobilitazione sociale dei mesi scorsi, ad adottare un’iniziativa referendaria che va in una direzione opposta a quella tracciata dal Governo. Tale proposta referendaria, tuttavia, non è del tutto condivisibile, in quanto è suscettibile di introdurre elementi di irrigidimento nel mercato del lavoro, lasciando peraltro irrisolto il problema di assicurare maggiori tutele ai lavoratori atipici.
Una soluzione legislativa ai problemi posti dall’iniziativa referendaria va impostata – a giudizio del senatore Turci – a partire da una linea finalizzata alla omogeneizzazione delle tutele previste in riferimento alle varie tipologie di imprese, introducendo – come prefigurato anche nell’ambito del disegno di legge n. 2062, di cui è primo firmatario – la tutela reintegratoria anche per i lavoratori delle imprese con numero di dipendenti inferiore a quindici, e tuttavia configurando una tutela alternativa di tipo indennitario, la cui applicazione sia rimessa al prudente apprezzamento del giudice.

Stante l’imminente inizio dei lavori dell’Assemblea, il PRESIDENTE rinvia il seguito dell’esame congiunto.






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