(Dal Resoconto Sommario)
266a Seduta
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Sacconi.
La seduta inizia alle ore 14,40.
SUI LAVORI DELLA COMMISSIONE
Il PRESIDENTE avverte che gli impegni connessi all’attività della Commissione e dell’Assemblea hanno reso particolarmente problematica l’organizzazione delle audizioni informali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro sul disegno di legge n. 848-bis – già deliberate dalla Commissione nella seduta di martedì scorso – prima dell’interruzione dell’attività parlamentare per le ferie estive. Propone pertanto di rinviare lo svolgimento delle predette audizioni ad una data successiva alla ripresa dei lavori del Senato.
Con riferimento alla richiesta a suo tempo avanzata alla Presidenza del Senato, di autorizzare lo svolgimento di due sopralluoghi all’estero, ad integrazione del programma dell’indagine conoscitiva sulla condizione dei lavoratori anziani, in corso presso la Commissione, il Presidente avverte altresì che, nell’osservanza delle direttive recentemente impartite dal presidente Pera circa il numero dei partecipanti alle delegazioni e i periodi entro i quali procedere ai sopralluoghi, si è previsto di recarsi in Olanda dal 13 al 16 settembre, mentre il successivo sopralluogo in Spagna dovrebbe svolgersi tra il 10 e il 13 ottobre. Ove il Presidente del Senato conceda la prescritta autorizzazione, ciascuna delegazione dovrebbe risultare composta da due rappresentanti dei gruppi politici di maggioranza e due rappresentanti dei gruppi politici dell’opposizione, oltre che dal Presidente. Pertanto è opportuno che le relative designazioni vengano comunicate tempestivamente all’ufficio di segreteria della Commissione.
La Commissione conviene con la proposta di rinviare lo svolgimento delle audizioni sul disegno di legge n. 848-bis e prende atto delle comunicazioni del Presidente relativamente all’effettuazione di due sopralluoghi all’estero.
IN SEDE CONSULTIVA
(3061) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, approvato dalla Camera dei deputati
(Parere alla 5a Commissione. Esame. Parere favorevole con osservazioni)
Introduce l’esame, per le parti di competenza, il relatore alla Commissione MORRA (FI), il quale ricorda preliminarmente che il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168 opera una serie di interventi finanziari restrittivi, ai fini della correzione dell’andamento dei saldi di bilancio e dell’indebitamento delle pubbliche amministrazioni.
Per quanto riguarda le materie di competenza della Commissione, il relatore segnala, in primo luogo, l’articolo 1, comma 1, che dispone, per l’anno 2004, una riduzione di 150 milioni di euro dello stanziamento relativo al credito d’imposta per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate ad incremento dell’organico.
In particolare, la misura restrittiva concerne la maggiorazione del credito di imposta, prevista per le nuove assunzioni concluse nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia nonché nelle cosiddette aree di crisi e zone cuscinetto.
Il relatore fa presente che, per l’anno 2004, risultano stanziati 125 milioni di euro per il credito di imposta base – a livello nazionale – e 600 milioni di euro – che vengono ora così ridotti a 450 milioni – per la maggiorazione relativa alle assunzioni effettuate nei suddetti ambiti territoriali. Secondo la relazione tecnica allegata al disegno di legge in titolo, tale riduzione di spesa risulta giustificata da un basso livello di utilizzo del beneficio in esame, registrato sia nel 2003 sia nel primo semestre del 2004.
Un’altra norma di rilievo – prosegue il relatore – è posta dal comma 11, lettera b), dell’articolo 1-bis, introdotto dalla Camera dei deputati. Essa prevede la riduzione di 479 milioni di euro, per il solo anno 2004, dell’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali iscritto nella Tabella A della legge finanziaria 2004: tale accantonamento sarebbe destinato, in via principale, alla copertura di nuove disposizioni più favorevoli sull’indennità di disoccupazione.
Altre misure restrittive – relativamente all’esercizio finanziario corrente e con riferimento agli ambiti di competenza della Commissione – sono poste dalla Tabella 1. Si segnalano, in particolare un’ulteriore riduzione, pari a 0,55 milioni di euro, del suddetto accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali iscritto nella Tabella A; una diminuzione, nella misura di 0,09 milioni di euro, per ciascuna di due voci iscritte nella Tabella C della legge finanziaria per il 2004 e concernenti, rispettivamente, il funzionamento della Commissione di vigilanza sui fondi pensione e la concessione di contributi in favore degli enti privati gestori di attività formative, per la copertura delle spese generali di amministrazione, relative al coordinamento a livello nazionale dei medesimi enti; una riduzione, pari, rispettivamente, a 8,64 e a 4,94 milioni di euro, degli stanziamenti discrezionali dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali relativi ai consumi intermedi ed agli investimenti fissi lordi.
Queste ultime due voci concernono, in via principale, il funzionamento della medesima amministrazione ministeriale, anche perché dall’ambito della riduzione – generale per tutti i dicasteri – sono escluse le unità previsionali di base destinate alla scuola, alla sanità, alla sicurezza e ad interventi di carattere sociale.
Si apre il dibattito.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) osserva che gli interventi ricordati dal relatore sono di notevole gravità e destano non poche preoccupazioni. La riduzione di 150 milioni di euro per il 2004 delle risorse destinate a finanziare il credito di imposta per le assunzioni a tempo indeterminato nelle regioni del Sud Italia e nelle aree di crisi concorre infatti in misura rilevante a determinare la gravosissima penalizzazione del Mezzogiorno che caratterizza la manovra all’esame; si tratta infatti di riduzioni di spesa che ammontano complessivamente a 1250 milioni di euro e, per questo profilo, sorprende il modo eccessivamente compassato e notarile con cui il relatore, proveniente da una regione meridionale, ha preso atto di questi tagli che, invece, hanno destato un grave allarme sia nelle organizzazioni dei lavoratori sia negli ambienti imprenditoriali, consapevoli dei rischi derivanti da misure suscettibili di compromettere le prospettive di crescita di aree che versano in condizioni di grave arretratezza economica e sociale.
Da mesi, peraltro, i gruppi politici dell’opposizione segnalano lo stato di grave disordine dei conti pubblici, che rende doverosa l’adozione di misure correttive. Lo stesso neo ministro dell’economia ha confermato indirettamente la precarietà della situazione annunciando, per il 2005, una manovra di finanza pubblica pari a 24 milioni di euro. Passato il periodo elettorale, il Governo ha dunque abbandonato i toni propagandistici e l’ottimismo di facciata per prendere atto dell’amara realtà e predisporre un intervento particolarmente gravoso e punitivo, che riduce al minimo le risorse destinate a colmare il ritardo nella crescita economica di alcune aree del Paese. Per questo aspetto, la relazione tecnica che accompagna il provvedimento all’esame, ricordata anche dal relatore, non chiarisce, forse intenzionalmente, che il minor ricorso all’istituto del crediti d’imposta per le nuove assunzioni è il risultato dell’incertezza creata dal Governo, nel corso degli anni passati, circa la effettiva disponibilità di risorse adeguate alla copertura dei relativi oneri.
Per quanto riguarda la riduzione dell’accantonamento riguardante il Ministero del lavoro iscritto nella Tabella A della legge finanziaria per il 2004, malgrado le promesse del rappresentante del Governo, che in una recente intervista ha assicurato che il disegno di legge n. 848-bis verrà approvato entro dicembre, ad oggi l’unico incremento dell’indennità di disoccupazione permane quello adottato nella scorsa legislatura. Non si comprendono invece i motivi del reiterato differimento della disposizione, oggetto di uno specifico emendamento governativo al predetto disegno di legge n. 848-bis, che dovrebbe elevare ulteriormente, fino al sessanta per cento della retribuzione media, la misura di tale indennità. Si tratta di un impegno contenuto nel Patto per l’Italia, sottoscritto soltanto da una parte del movimento sindacale, il cui mancato adempimento, peraltro, pone in gravi difficoltà proprio le confederazioni sindacali firmatarie di quell’intesa, dalla quale poco o nulla è derivato in favore dei lavoratori. Ma sul tema specifico dell’incremento e dell’estensione della durata dell’indennità di disoccupazione tutti i gruppi politici concordano e, se il Governo avesse voluto, sarebbe stato possibile provvedere con un decreto-legge. In realtà, purtroppo, le risorse destinate a finanziare tale misura sono state dirottate per altre finalità, e non si può escludere che anche nel prossimo esercizio finanziario nuove urgenze comportino ulteriori differimenti nell’adozione di un provvedimento importante e oggetto di forti e diffuse aspettative. Per tali motivi, a nome della sua parte politica, il senatore Battafarano esprime un giudizio complessivamente negativo sul provvedimento all’esame.
La senatrice PILONI (DS-U) ritiene del tutto condivisibile il giudizio negativo espresso dal senatore Battafarano sui contenuti della manovra all’esame, giudizio negativo che, ovviamente, va ben oltre i profili di competenza della Commissione, e si estende all’intera impostazione del decreto legge n. 168.
In particolare, va sottolineata la parzialità dell’affermazione contenuta nella relazione tecnica di accompagnamento del decreto-legge in titolo, già ricordata nei precedenti interventi, relativamente al minore utilizzo delle risorse destinate alla copertura del bonus fiscale per le nuove assunzioni. Anzitutto, non si tiene conto che i dati citati si riferiscono alla prima metà dell’esercizio finanziario corrente; in secondo luogo, va rilevato che le minori richieste riguardano il Mezzogiorno e le aree di crisi, mentre nelle restanti regioni il livello di utilizzazione delle predette risorse è molto più elevato. Se ne deve dedurre che, in mancanza di investimenti per lo sviluppo del Meridione, l’occupazione ristagna e la fiducia degli operatori è scossa anche dalla contraddittoria politica del Governo, che minaccia costantemente di ridimensionare gli importi destinati al credito d’imposta, rendendo oggettivamente meno appetibile il ricorso a tale istituto.
In materia di ammortizzatori sociali, non si comprende poi come il Governo possa conciliare le disposizioni del decreto legge all’esame con le misure contenute nel disegno di legge n. 848-bis. E’ necessario invece adottare subito le misure riguardanti l’innalzamento della misura e il prolungamento della durata temporale dell’indennità di disoccupazione, eventualmente ricorrendo anche alla decretazione d’urgenza.
Prende quindi la parola il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U), il quale osserva preliminarmente che, nonostante una relazione molto sintetica e quasi reticente, i senatori appartenenti ai gruppi politici dell’opposizione non rinunciano ad intervenire nella discussione per evidenziare che la manovra all’esame, al di là dell’impatto disastroso sul sistema economico italiano, costituisce il segnale più evidente della fine di una stagione politica e dell’abbandono definitivo di ogni prospettiva di governo dei conti pubblici da parte di una maggioranza impegnata esclusivamente in una resa dei conti interna, e incapace di adottare iniziative volte a definire una linea coerente per la gestione del bilancio statale e, soprattutto, a contrastare efficacemente un allarmante declino economico e produttivo, che si coniuga con una ancora più preoccupante crisi istituzionale.
Le cifre della manovra delineata dal decreto legge all’esame vanno inoltre poste in collegamento con quelle, molto rilevanti, indicate dal Governo come obiettivo della manovra di finanza pubblica per il prossimo anno: il neo ministro dell’economia ha dovuto ammettere, peraltro, la gravità della situazione e, con essa, la possibilità che l’Italia non si trovi nelle condizioni di intercettare la sia pure debole ripresa che si registra a livello internazionale.
Non si può inoltre sottovalutare l’effetto dirompente delle scelte operate con il decreto legge all’esame sulla funzionalità delle pubbliche amministrazioni, che vengono completamente deresponsabilizzate, nel perseguimento di una linea che tende ad azzerare i risultati positivi conseguiti con le riforme avviate nel corso della passata legislatura. La manovra incide inoltre negativamente sulle finanze delle autonomie locali, che subiscono le conseguenze dell’incapacità del Governo nella gestione della spesa statale e di una visione puramente propagandistica del federalismo, altro ambito nel quale si deve registrare il totale fallimento dell’Esecutivo.
Vi è poi lo svuotamento sistematico delle politiche per lo sviluppo del sistema produttivo nel Mezzogiorno, attuato con vistosi tagli alle risorse destinate all’incentivazione delle iniziative imprenditoriali e con la cancellazione di tutte le iniziative volte alla creazione di strumenti idonei a favorire la crescita dell’occupazione nelle aree più svantaggiate: i tagli apportati alle previsioni di cassa sono suscettibili inoltre di creare gravissimi problemi alle imprese, molte delle quali potrebbero trovarsi in condizioni di insolvenza. Anche per il 2005 e per il 2006 le previsioni sono tali da far ritenere che lo svantaggio economico e sociale del Sud si accentuerà ulteriormente.
Un’altra questione rilevante – prosegue il senatore Montagnino – riguarda il ridimensionamento degli stanziamenti per i ministeri: la Camera dei deputati ha scongiurato il rischio di ulteriori riduzioni degli stanziamenti per l’edilizia universitaria e per la ricerca scientifica, ma occorre comunque registrare una consistente decurtazione della spesa sociale. E’ peraltro preoccupante che ciò avvenga nel momento in cui viene cancellato il reddito minimo di inserimento, senza alcuna compensazione, dato che il reddito di ultima istanza, previsto dal Patto per l’Italia, è tuttora inattuato, a causa dell’inerzia del Governo, con grave danno per le fasce sociali più deboli.
Il senatore VIVIANI (DS-U) rileva preliminarmente che il provvedimento in titolo prende finalmente atto della situazione critica in cui versano i conti pubblici, dopo le tante rassicurazioni, infondate e non veritiere, prospettate finora da esponenti del Governo in ordine all’andamento della finanza pubblica.
I tagli ai finanziamenti a fondo perduto – che solo in apparenza presentano carattere assistenziale, rivestendo invece una valenza innovativa non indifferente – potrebbero determinare un sensibile rallentamento dello sviluppo del sistema produttivo, soprattutto nelle aree in cui lo stesso presenta maggiori criticità, ossia nel Mezzogiorno.
La riduzione degli incentivi destinati all’occupazione è suscettibile poi di invertire la tendenza favorevole registratasi nel triennio 2001-2003, durante il quale, malgrado un tasso di crescita annuo costantemente inferiore alla media europea, si è verificato in Italia un consistente incremento dell’occupazione, soprattutto per quel che concerne i rapporti a tempo indeterminato.
Il sensibile decremento delle risorse destinate al finanziamento degli ammortizzatori sociali, nonché alla formazione professionale, operato con il decreto-legge in titolo, non mancherà di accentuare ulteriormente i profili di criticità contenuti nella legge n. 30 del 2003, relativamente ai due sopracitati aspetti, determinando una diminuzione degli standard qualitativi dell’occupazione, che sarà pertanto sempre più orientata in una prospettiva di precarietà.
La riduzione degli stanziamenti a favore degli enti locali e delle regioni comporterà necessariamente una compressione della spesa sociale erogata da tali organismi, con tutte le conseguenze pregiudizievoli facilmente prevedibili.
Poiché non vi sono altre richieste di intervenire, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione.
Il relatore MORRA (FI) prende quindi la parola, precisando che la manovra finanziaria in questione non costituisce il portato delle strategie politiche del Governo per l’occupazione e per il Sud, essendo riconducibile esclusivamente all’esigenza di una razionalizzazione di tipo contabile, atteso che talune risorse, stanziate per l’anno 2004 – tra le quali rientra il credito d’imposta per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate ad incremento dell’organico, nonché l’accantonamento, pari a 479 milioni di euro, destinato al finanziamento delle disposizioni volte all’aumento e all’estensione di durata dell’indennità di disoccupazione di cui al disegno di legge n. 848-bis – rimarranno presumibilmente inutilizzate per tale esercizio finanziario.
Riguardo a talune considerazioni inerenti alle politiche di sviluppo e di incentivazione del sistema produttivo, prospettate nel corso del dibattito, occorre evidenziare che nell’attuale contesto istituzionale tali politiche devono essere sempre più orientate in un prospettiva legata al territorio, con conseguente opportunità di valorizzare le competenze delle regioni e degli enti territoriali in ordine a tali profili.
Sulla base di tali considerazioni, il relatore conclude il proprio intervento, illustrando uno schema di parere favorevole – pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta odierna – contenente osservazioni relative all’esigenza di pervenire ad un riordino del sistema degli incentivi alle imprese – secondo gli indirizzi formulati nel disegno di legge n. 848-bis – e di dare attuazione alla più volte richiamata misura di incremento ed estensione della durata dell’indennità di disoccupazione, invitando il Governo a valutare anche l’ipotesi di provvedere in tal senso nell’ambito della legge finanziaria per il 2005.
Il PRESIDENTE, previa verifica del numero legale per deliberare, pone ai voti lo schema di parere favorevole con osservazioni, illustrato dal relatore.
La Commissione approva.
IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto legislativo recante: “Disposizioni correttive del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, in materia di occupazione e mercato del lavoro” (n. 387)
(Parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 7 della legge 14 febbraio 2003, n. 30. Seguito dell’esame e rinvio)
Si riprende l’esame sospeso nella seduta del 21 luglio scorso.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U), dopo aver auspicato il recepimento da parte del relatore delle osservazioni emerse nel corso del dibattito, si sofferma sulla problematica inerente all’attività di intermediazione, rilevando che le misure introdotte dallo schema di decreto all’esame sono suscettibili di determinare una riduzione eccessiva dei requisiti necessari per l’esercizio di tale delicato compito. Appare inoltre poco chiara la dizione ” attraverso propri servizi costituiti in forma societaria” contenuta all’articolo 1, comma 2, del provvedimento in titolo.
L’articolo 3, relativo ai profili sanzionatori, introduce un aumento della pena esclusivamente per le fattispecie di esercizio abusivo dell’attività di intermediazione, mentre sarebbe invece opportuno estendere l’inasprimento delle pene anche ai casi in cui l’utilizzatore ricorra alla somministrazione di prestatori di lavoro da parte di soggetti non autorizzati.
Il rinvio al Regolamento comunitario (CE) n. 2204/2002 della Commissione del 12 dicembre 2002, contenuto all’articolo 9 dello schema di decreto in esame, potrebbe comportare in fase applicativa taluni profili problematici, soprattutto per quanto concerne l’attribuzione dei benefici previsti per i contratti di inserimento.
In ordine alla disposizione normativa di cui all’articolo 14 del provvedimento in titolo, che elimina il divieto di utilizzazione dell’apprendista per attività di manovalanza o di produzione in serie, il giudizio non può non essere totalmente negativo.
L’ampliamento della facoltà di transazione, di cui all’articolo 11 dello schema di decreto in esame, può risultare lesiva della parte debole del rapporto di lavoro, ossia del prestatore e, a tale proposito, appare opportuno prevenire possibili abusi, precisando che non deve risultare indebolita l’esigilità di alcuni diritti fondamentali.
Il relatore alla Commissione TOFANI (AN) invita il senatore Montagnino a formulare proposte concrete, volte a risolvere il nodo problematico evidenziato dallo stesso, relativamente alle transazioni.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U), in riferimento alla richiesta testé formulata dal relatore, fa presente che si potrà procedere alla individuazione di soluzioni puntuali, relativamente al problema in questione, solo quando sarà stato illustrato lo schema di parere e sarà quindi possibile prospettare eventuali riformulazioni dello stesso.
Poiché non vi sono altre richieste di intervento, il PRESIDENTE dichiara chiusa la discussione.
Replica quindi agli intervenuti il sottosegretario SACCONI, il quale, riferendosi alle osservazioni del senatore Battafarano sul comma 3 dell’articolo 1 dello schema di decreto legislativo all’esame, relative all’esigenza di assicurare criteri omogenei per quanto riguarda la disciplina delle procedure di autorizzazione allo svolgimento di attività di intermediazione di lavoro demandata alle regioni, fa presente che su questa materia si registra tuttora un contenzioso aperto tra lo Stato e le Regioni, poiché un’intesa raggiunta in via preliminare con gli assessori competenti non è stata poi recepita dai Presidenti delle Regioni, e, di conseguenza, non sono stati neanche ritirati i numerosi ricorsi di costituzionalità promossi da governi retti da maggioranze di centro-sinistra.
Il testo proposto dal Governo è quello concordato con gli assessori regionali e, in assenza di un accordo definitivo con le regioni, non è possibile andare oltre il riferimento, peraltro del tutto fondato, all’osservanza dei principi desumibili in materia autorizzatoria dal decreto legislativo n. 276 del 2003. Ovviamente, il Governo auspica che si pervenga all’intesa con le regioni, per dare vita a un processo pienamente condiviso di costruzione di un mercato del lavoro efficiente e trasparente.
Nello schema di decreto legislativo all’esame si propone inoltre un nuovo testo del comma 3 dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 276, che autorizza allo svolgimento delle attività di intermediazione le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori aderenti a organizzazioni comparativamente più rappresentative, nonché quelle firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro, ed altre associazioni, compresi gli enti bilaterali: la previsione della possibilità di svolgere tali servizi anche in forma societaria è volta a consentire una maggiore flessibilità operativa, fermo restando che la società deve essere posseduta dai soggetti autorizzati.
E’ noto – prosegue il Sottosegretario – che la disciplina all’esame trae spunto in larga misura dall’esigenza di dare attuazione all’intesa raggiunta tra le parti relativamente alla disciplina transitoria per i contratti di formazione lavoro. La relazione tecnica di accompagnamento dello schema di decreto legislativo in titolo precisa che la copertura finanziaria relativa ai maggiori oneri derivanti dall’attribuzione dei benefici riconosciuti per tali contratti, pari a 54 milioni di euro, viene reperita per compensazione con la minore spesa, di pari importo, registrata dalla gestione GIAS del bilancio INPS, con la prima nota di variazione per il corrente esercizio finanziario. L’indicazione di un tetto massimo di 16 mila contratti è conseguente all’esigenza di rispettare il predetto limite di spesa.
Per quanto riguarda i contratti di inserimento, il richiamo, contenuto all’articolo 9 dello schema di decreto legislativo all’esame, al regolamento comunitario n. 2204/2002, è volto essenzialmente ad evitare denunce preventive, e vincola comunque all’obbligo di osservare la disciplina relativa all’erogazione dei contributi: pertanto, gli incentivi verranno attribuiti ai contratti che abbiano una durata di almeno dodici mesi.
La rimozione del divieto di applicare gli apprendisti ad attività seriali trova invece la sua motivazione proprio nella soppressione dei contratti di formazione lavoro: questi ultimi, in alcuni casi, contemplavano la possibilità di destinare i soggetti interessati a quel tipo di attività, che, di per sé, non è affatto privo di contenuti formativi, come dimostra, ad esempio, l’esperienza maturata nel settore dell’autotrasporto pubblico. E’ pertanto sembrato opportuno dettare una disciplina volta ad ampliare le possibilità di ricorso al contratto di apprendistato, che attualmente costituisce una forma piuttosto diffusa di ingresso nel mercato del lavoro.
I rilievi critici relativi all’articolo 11 dello schema di decreto all’esame – relativo alla possibilità di rinunzie o transazioni su diritti derivanti da un rapporto di lavoro già in essere, in sede di certificazione del rapporto di lavoro e nella fase di riconduzione ad un progetto o a parte di esso di contratti di collaborazione coordinata e continuativa – sono senz’altro meritevoli di attenta considerazione, a partire, però, da una precisa indicazione di priorità. E’ infatti opinione del Governo che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa costituiscano il fattore principale di produzione e riproduzione del precariato. Nei contratti di lavoro a tempo determinato – che peraltro costituiscono ad oggi un segmento piuttosto limitato del mercato del lavoro, in conseguenza del tasso di occupazione non elevato che caratterizza ancora la realtà italiana, malgrado i progressi realizzati negli ultimi anni – si realizza sovente una situazione che prelude alla stabilizzazione del rapporto, specialmente nel caso dei contratti a contenuto formativo. Nei rapporti di collaborazione, invece, il rischio di precarietà permane molto elevato, ed essi costituiscono in effetti un mercato del lavoro parallelo, con effetti gravemente distorsivi che il Governo intende contrastare pervenendo allo svuotamento di questo bacino, anche mediante il potenziamento degli strumenti ispettivi e le conseguenti misure di repressione. La possibilità di transazione su diritti derivanti da un rapporto di lavoro pregresso può agevolare il conseguimento di questi obiettivi – ad esempio laddove le parti intendano trasformare un rapporto di collaborazione in un rapporto subordinato – e, a tale proposito, non si devono sottovalutare le garanzie assicurate dalla procedura della certificazione.
Avviandosi alla conclusione, il rappresentante del Governo precisa che il riferimento agli enti bilaterali di cui all’articolo 2 dello schema di decreto legislativo all’esame si propone di confermare la disciplina relativa al versamento dei contributi per la formazione nel caso di somministrazione di lavoro nel settore edile.
Rispondendo ad una richiesta di chiarimento avanzata dal senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U), il sottosegretario Sacconi precisa infine che la modifica dell’articolo 21, comma 4, del decreto legislativo n. 276 introdotta con l’articolo 4 dello schema di decreto legislativo all’esame, si propone di semplificare il regime sanzionatorio riferito ad una violazione formale di un certo rilievo, quale la mancanza di forma scritta del contratto di somministrazione, senza peraltro incidere sulle sanzioni previste per i casi di frode.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
CONVOCAZIONE DELLA SOTTOCOMMISSIONE PARERI
Il PRESIDENTE avverte che al termine della seduta odierna si riunirà la Sottocommissione per i pareri, per l’esame del disegno di legge n. 3029, di ratifica ed esecuzione dell’accordo euromediterraneo stipulato tra la Comunità europea e i suoi Stati membri e la Repubblica libanese.
La seduta termina alle ore 16.
SUL DISEGNO DI LEGGE N. 3061
La Commissione, esaminato il disegno di legge n. 3061, di conversione del decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole, nel presupposto:
che la riduzione di 150 milioni di euro dello stanziamento relativo al credito d’imposta per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate ad incremento dell’organico delle imprese nelle aree del Mezzogiorno possa trovare adeguate compensazioni, a decorrere dall’esercizio finanziario 2005, nell’ambito delle misure previste per il riordino degli incentivi all’occupazione dal disegno di legge n. 848-bis;
che la riduzione di 479 milioni di euro, per il solo anno 2004, dell’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali iscritto nella Tabella A della legge finanziaria 2004 sia compensata dall’attuazione dell’impegno relativo all’incremento e all’estensione della durata dell’indennità di disoccupazione, oggetto di specifici emendamenti del Governo al citato disegno di legge n. 848-bis. A tale proposito, la Commissione invita il Governo a valutare anche l’ipotesi di introdurre tale misura nella legge finanziaria per il 2005.

























