(Dal Resoconto Sommario)
250a Seduta
Presidenza del Presidente
ZANOLETTI
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Brambilla.
La seduta inizia alle ore 15,10.
IN SEDE REFERENTE
(2058) Delega al Governo in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all’ occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria, approvato dalla Camera dei deputati
(421) MAGNALBO’. – Modifiche e integrazioni all’ articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione
(1393) VANZO ed altri. – Abrogazione delle disposizioni concernenti il divieto di cumulo tra redditi di pensione e redditi di lavoro autonomo
– e petizioni nn. 66, 84, 200, 255, 393, 427, 574, 582, 583 e 634 ad essi attinenti
(Seguito e conclusione dell’esame congiunto)
Si riprende l’esame congiunto sospeso nella seduta notturna del 21 aprile scorso.
Il PRESIDENTE dopo aver ricordato che nella precedente seduta è stata temporaneamente rinviata la votazione di talune proposte emendative, dichiara di ritirare gli emendamenti 1.368 e 1.361 (testo 2).
Dopo aver riformulato l’emendamento 1.363 (testo 2), nell’emendamento 1.363 (testo 3), prospetta l’opportunità di un’ulteriore riflessione, nella successiva fase della discussione in Assemblea, relativamente ai profili attinenti alla proposta emendativa 1.364 (testo 2).
Il relatore alla Commissione MORRA (FI) dopo aver espresso parere favorevole sull’emendamento 1.363 (testo 3), sottolinea l’opportunità, relativamente agli emendamenti 1.364 (testo 2) e 1.136, di procedere ad un ulteriore approfondimento, che, però, dati i tempi ormai ristretti per la conclusione dell’esame in sede referente, potrà avere luogo nel corso della discussione in Assemblea – all’ordine del giorno della quale il disegno di legge n. 2058 è già iscritto per la settimana in corso – ove le due proposte emendative vengano respinte in Commissione e successivamente riproposte all’Assemblea medesima. L’emendamento 1.136, in particolare, reca una disposizione di copertura finanziaria del tutto inadeguata e, almeno per questo profilo, dovrebbe essere riformulato.
Il rappresentante del GOVERNO dichiara di conformarsi ai pareri testé espressi dal relatore, anche per quanto riguarda i rilievi relativi alla inaccettabilità della disposizione di copertura finanziaria contenuta nell’emendamento 1.136.
Il PRESIDENTE avverte che si passerà alla votazione delle proposte emendative accantonate nel corso di precedenti sedute.
Posto ai voti, l’emendamento 1.363 (testo 3) viene accolto dalla Commissione.
Successivamente, con separate votazioni, vengono respinti gli emendamenti 1.134, 1.281, 1.364 (testo 2).
Posto ai voti, viene poi accolto l’emendamento 1.31.
Posti separatamente ai voti, vengono respinti gli emendamenti 1.136 e 1.242.
Posto ai voti, viene quindi approvato l’articolo 1, nel testo conseguente alle modifiche accolte dalla Commissione.
Il PRESIDENTE avverte che la votazione degli emendamenti al disegno di legge n. 2058 è conclusa.
Con successiva votazione viene accolta la proposta di coordinamento finale, predisposta dal relatore.
Il PRESIDENTE avverte che si passerà alle dichiarazioni di voto.
Il senatore RIPAMONTI (Verdi-U) nel preannunciare, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sul testo che la Commissione si accinge a licenziare, precisa preliminarmente che l’accoglimento di alcune proposte emendative nel corso dell’esame in sede referente, dovuto anche all’iniziativa delle forze politiche di opposizione e delle organizzazioni sindacali, ha consentito l’introduzione di significativi miglioramenti relativamente al regime per il conferimento del trattamento di fine rapporto alle forme pensionistiche complementari – incentrandolo sul principio del silenzio-assenso – e alla soppressione dell’incongrua disposizione normativa inerente alla decontribuzione per i neoassunti, contenuta nel testo trasmesso dalla Camera dei deputati, ma non modifica la complessiva impostazione del provvedimento in titolo, a suo parere del tutto negativa.
In particolare, permangono rilevanti profili di criticità in relazione agli incentivi per il posticipo del pensionamento – che appaiono inadeguati, essendo configurati in modo tale da non incidere positivamente sull’ammontare del trattamento pensionistico spettante al lavoratore interessato -, mentre l’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento, introdotto in maniera rigida, appare finalizzato esclusivamente a convincere le competenti istituzioni comunitarie circa il carattere strutturale dell’intervento posto in essere sulla previdenza.
Peraltro la modifica del regime di accesso al pensionamento viene introdotta senza attendere la data prevista dalla legge n. 335 del 1995 per l’espletamento dell’attività di verifica – fissata dalla stessa al 2005 – come invece richiesto più volte dalle organizzazioni sindacali.
Inoltre, gli oneri conseguenti alla riforma previdenziale all’esame finiscono per gravare esclusivamente sui lavoratori dipendenti, in maniera iniqua e anche illogica, atteso che gli squilibri finanziari dell’INPS sono imputabili soprattutto al deficit riscontrabile nella gestione inerente ai lavoratori autonomi.
Nel corso dell’iter in sede referente – prosegue l’oratore – non è stata sviluppata in modo congruo la discussione e l’analisi dei profili inerenti al secondo pilastro della previdenza, che invece andrebbe promosso con misure adeguate, e in relazione al quale le forze politiche di opposizione avevano prospettato l’opportunità – non condivisa dalle forze di maggioranza – di uno stralcio delle parti ad esso inerenti, in modo tale da consentire un adeguato approfondimento di tale importante tematica.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U) rileva preliminarmente che l’intervento di riforma previdenziale all’esame sta per essere varato a prescindere dallo svolgimento di un preliminare confronto con le parti sociali, ponendosi altresì in contrasto con la prospettiva di medio periodo prefigurata dalla legge n. 335 del 1995, incentrata sulla possibilità di rideterminare i coefficienti di trasformazione a seguito di un’attività di verifica, da espletare con cadenza decennale, a partire quindi, dal 2005. Su questo tema, peraltro, l’Esecutivo non ha ancora chiarito se la predetta verifica risulti o meno assorbita da quella prevista per il 2014 dal comma 1-bis dell’articolo 1-ter.
L’elevazione dei requisiti anagrafici e contributivi a partire dal 1° gennaio 2008 avviene in modo eccessivamente brusco e tale da dare luogo a insostenibili sperequazioni tra i lavoratori, che peraltro risulteranno aggravate dalla ulteriore e surrettizia elevazione dei requisiti di età per il pensionamento, conseguente alla modifica del regime inerente alle cosiddette finestre, ridotte da quattro a due nel corso dell’anno.
La rigidità della riforma pensionistica all’esame si pone in stridente contraddizione non solo con la flessibilità del mercato del lavoro, accentuata a seguito dell’approvazione della legge n. 30 del 2003, ma anche con la logica di fondo sottesa al sistema di calcolo contributivo, incentrata sulla libertà di scelta del lavoratore, alla stregua della quale qualora lo stesso opti per l’accesso al pensionamento con i requisiti minimi, la prestazione spettante risulterà proporzionalmente ridotta.
Per quel che concerne gli incentivi al posticipo del pensionamento – prosegue l’oratore – sarebbe stato opportuno individuare un criterio più incisivo, basato sull’incremento dell’ammontare del trattamento pensionistico legato al prolungamento della vita lavorativa.
Risulta invece condivisibile l’introduzione del meccanismo del silenzio-assenso, relativamente al conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensionistici, come pure la soppressione della disposizione normativa, prevista nel testo originario, inerente alla decontribuzione per i neoassunti. Anche il mancato accoglimento di taluni emendamenti relativi alle forme previdenziali complementari individuali risulta ispirato da ragioni di saggezza e di opportunità.
E’ invece da valutare negativamente l’effetto complessivo conseguente all’intervento di riforma all’esame, che prefigura la destinazione degli eventuali risparmi realizzati in ambito previdenziale a scopi diversi da quelli sociali, con una conseguente inaccettabile riduzione della spesa sociale globale.
Sono del tutto carenti le misure a favore dei lavori usuranti e dei lavoratori precoci, nonché a favore dei lavoratori discontinui, per i quali più volte le forze politiche di opposizione hanno sottolineato la necessità di adeguati interventi a tutela delle loro posizioni e dei loro diritti.
Il disegno di legge in titolo presenta poi rilevanti profili di criticità in relazione alla tematica dell’armonizzazione dei regimi previdenziali.
L’introduzione di alcuni correttivi durante l’esame in Commissione, non può dunque modificare una valutazione negativa in ordine al testo normativo nel suo complesso; per tali motivi, il senatore Battafarano preannuncia, a nome del Gruppo parlamentare di appartenenza, il voto contrario sul disegno di legge n. 2058.
Il senatore MONTAGNINO (Mar-DL-U) ricorda preliminarmente che nell’apparizione televisiva di alcuni mesi or sono, il Presidente del Consiglio aveva sottolineato la necessità e l’improcrastinabilità delle misure di riforma pensionistica annunciate. Tale premessa è risultata del tutto disattesa nella fase successiva, caratterizzata dal susseguirsi di una serie di proposte governative divergenti e contraddittorie, conseguenti a contrasti interni alle forze politiche di maggioranza, e tali da costituire un impaccio anche per la prosecuzione dell’iter parlamentare di approvazione del disegno di legge n. 2058.
L’effetto complessivo conseguente all’intervento di riforma all’esame risulta socialmente insostenibile e pertanto le forze di opposizione hanno formulato varie proposte volte ad individuare soluzioni eque ed equilibrate, e finalizzate ad apprestare strumenti adeguati a fronteggiare gli effetti dell’impennata della spesa previdenziale – la cosiddetta gobba – prevista intorno agli anni Venti.
La ratio di fondo sottesa all’intervento previdenziale all’esame si basa sulla necessità di ridurre il debito pubblico, a seguito di impegni assunti in ambito comunitario. Per il perseguimento di tali finalità viene elaborata una proposta del tutto incongrua ed iniqua, basata da una parte sugli incentivi al posticipo per il pensionamento per i lavoratori che maturino i relativi requisiti di accesso entro il 2007, e dall’altra su un ben poco graduale innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento, dal 2008.
Pur essendo apprezzabile l’introduzione del modulo del silenzio-assenso in relazione al conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione, nonché la soppressione della originaria disposizione normativa inerente alla decontribuzione, risulta tuttavia inaccettabile l’elevazione dei requisiti anagrafici e contributivi, in relazione alla quale si registra anche la netta contrarietà delle organizzazioni sindacali, diversamente da quanto avvenuto per i precedenti interventi di riforma promossi dal Governo Dini e dal Governo Prodi, in grado di conciliare le esigenze di rigore con quelle di equità e di ottenere quindi il consenso delle parti sociali.
La misura inerente agli incentivi al posticipo del pensionamento, prevista all’articolo 1-quater è costosa e inutile, e la tipologia di incentivo prescelta, risulta scarsamente incisiva, in quanto non prefigura alcun incremento del trattamento pensionistico per i lavoratori che optino per un prolungamento dell’attività lavorativa.
Inoltre la data del 1° gennaio 2008, configurata quale rigida linea di confine per l’elevazione dei requisiti anagrafici e contributivi, conferma implicitamente l’insussistenza di qualsivoglia profilo di urgenza relativamente alla riforma previdenziale, rendendo del tutto illogica e incomprensibile la scelta adottata dall’Esecutivo di procedere ad una riforma del sistema pensionistico senza attendere la data del 2005, per la quale è prevista dalla legge n. 335 del 1995 un’attività di verifica finalizzata alla revisione dei coefficienti di trasformazione.
Non va poi dimenticata l’irragionevole scelta del Governo di imprimere una brusca quanto ingiustificata accelerazione dell’iter parlamentare del disegno di legge n. 2058, imponendo, alcune settimane or sono, una prematura iscrizione dello stesso all’ordine del giorno dell’Assemblea, con una prova di forza controproducente, in quanto il Governo e la sua stessa maggioranza sono stati poi costretti a tornare sui loro passi producendo, con tale insensata mossa, l’unico effetto di compromettere ulteriormente la già scarsa credibilità dell’Italia in ambito europeo.
Le forze politiche di opposizione non hanno adottato alcuna tattica di tipo ostruzionistico durante la procedura legislativa in questione, operandosi per proporre modifiche migliorative del testo, nella prospettiva di ridurre gli effetti pregiudizievoli connessi allo stesso.
Anche la facoltà di accedere dopo il 2007 al pensionamento in base al previgente regime, attraverso l’opzione per un sistema di calcolo integralmente contributivo, risulta fittizia ed incongrua, poiché comporterebbe la corresponsione di trattamenti di entità molto ridotta.
L’intendimento di garantire le posizioni previdenziali delle giovani generazioni, più volte enunciato da vari esponenti delle forze politiche di maggioranza, è stato in concreto disatteso, non essendo stata introdotta alcuna misura idonea a soddisfare le esigenze dei lavoratori precari e discontinui.
La rigidità dei requisiti di accesso al pensionamento risulta inoltre incompatibile con la stessa impostazione di un sistema fondato sul calcolo delle prestazioni con il metodo contributivo: quest’ultimo comporta infatti la possibilità per il lavoratore di optare, in presenza di requisiti minimi, per l’accesso immediato al pensionamento, accettando tuttavia un trattamento pensionistico di importo proporzionalmente ridotto.
Per tali motivi, i senatori del Gruppo Margherita-DL-l’Ulivo voteranno contro il disegno di legge n. 2058, nel testo che la Commissione si accinge a licenziare.
Il senatore PETERLINI (Aut) esprime in primo luogo apprezzamento per la equilibrata conduzione dei lavori da parte del Presidente, che si è adoperato con successo per conseguire il risultato – niente affatto scontato – di concludere l’esame in sede referente e di sottoporre al vaglio dell’Assemblea un testo messo a punto dalla Commissione. Esprime altresì apprezzamento per il proficuo impegno del relatore e per il rilevante contributo offerto dal Ministro e dai sottosegretari che hanno preso parte alla discussione, ed in particolare dal sottosegretario Brambilla, che, con la sua specifica competenza in materia, ha autorevolmente accompagnato l’elaborazione del testo, vagliando con attenzione tutti gli emendamenti.
Nel merito, occorre considerare che gli interventi in materia pensionistica appaiono molto problematici in contesti sociali caratterizzati dall’invecchiamento della popolazione e dalla conseguente riduzione del rapporto numerico tra persone attive e pensionati. A tale proposito, occorre ricordare che i tagli più consistenti alla spesa pensionistica pubblica sono derivati dalla introduzione del sistema contributivo di calcolo delle pensioni, intervenuta con la legge n. 335 del 1995. La transizione dal sistema retributivo al sistema contributivo, tuttora in corso, comporta molti problemi e, pertanto, sarebbe stato opportuno da parte del Governo affrontare in modo più organico e con maggiore cognizione di causa il problema degli effetti della verifica del 2005, prevista anch’essa dalla citata legge n. 335, all’esito della quale, probabilmente, sarebbe stato possibile anticipare l’entrata in funzione a regime della riforma del 1995 o, quanto meno, rivedere i coefficienti di trasformazione. Il Governo e la maggioranza politica che lo sostiene hanno scelto invece un’altra strada, prima con un brusco innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi, che ha dato luogo a forti tensioni sociali, poi con un successivo ridimensionamento di tale misura che, però, non mancherà di produrre effetti negativi sul futuro pensionistico delle generazioni più giovani e, ove attuata, giungerà a posticipare fino a sei anni l’età del pensionamento.
Sarebbe stato preferibile, oltre ad agire nel senso di agevolare il decollo della previdenza complementare – che il senatore Peterlini ricorda essere stata oggetto di numerosi emendamenti da lui sottoscritti -, privilegiare gli incentivi al prolungamento volontario della vita lavorativa, come era nelle originarie intenzioni enunciate dal ministro Maroni, precedentemente all’adozione delle misure di innalzamento dell’età pensionabile. Occorre infatti assecondare la diffusa propensione a posticipare il pensionamento, creando soprattutto le condizioni per la permanenza al lavoro o il reimpiego dei lavoratori anziani.
Dopo avere manifestato l’intenzione di presentare per la discussione in Assemblea un emendamento volto ad equiparare l’età del pensionamento per gli uomini e per le donne, prevedendo per queste ultime una riduzione del requisito anagrafico in relazione ad ogni figlio, il senatore Peterlini esprime apprezzamento per i miglioramenti che il provvedimento in votazione ha introdotto in materia di previdenza complementare, soprattutto per quanto concerne il conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione su base volontaria, che darà senz’altro un forte impulso al secondo pilastro del sistema previdenziale, e per le aperture mostrate nei confronti delle forme di previdenza integrativa poste in essere dalle regioni. Mentre su questo tema sono stati accolti alcuni emendamenti presentati dalla sua parte politica, il senatore Peterlini si duole per il mancato recepimento delle proposte da lui formulate per quanto concerne le garanzie da prestare ai lavoratori a fronte del conferimento del TFR ai fondi pensione. Si tratta di un elemento di perplessità che si aggiunge ad altri, già esposti nel suo intervento, e che lo induce ad esprimere, a nome del gruppo politico di appartenenza, un voto di astensione sul disegno di legge n. 2058, nel testo modificato dalla Commissione.
Il senatore VANZO (LP), nell’annunciare il voto favorevole del Gruppo della Lega Padana sul disegno di legge n. 2058, sottolinea che la riforma del sistema pensionistico in esso delineata si inserisce in modo coerente nell’ambito di un processo di riforma dello Stato sociale, che nasce da esigenze comuni a tutti i paesi membri dell’Unione europea. Non è pertanto da condividere l’opinione, espressa da vari esponenti dei Gruppi politici dell’opposizione, che il riordino del sistema previdenziale trovi le sue premesse esclusivamente nella necessità di fare fronte al debito pubblico accumulatosi per effetto di politiche improvvide succedutesi negli anni passati. Sono molte le cause che hanno portato all’attuale situazione di squilibrio dei conti previdenziali: a fattori strutturali, legati agli squilibri demografici e all’invecchiamento della popolazione, si aggiungono l’evasione contributiva alimentata dalla diffusione del lavoro nero, l’assistenzialismo che ha continuato per anni a bruciare ingenti risorse finanziarie e una politica dissennata di pensionamenti anticipati. Su questi problemi sarebbe stato necessario un dibattito ampio e senza pregiudiziali tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione, ma non sempre ciò si è verificato, e non sono mancati atteggiamenti strumentali e condizionati da preoccupazioni di stampo elettoralistico. Quando invece il confronto è stato aperto e leale, sono stati conseguiti risultati positivi, come dimostrano le scelte compiute per quanto attiene all’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti, alla separazione tra assistenza e previdenza, alla rinuncia ad inserire un principio di delega sulla decontribuzione per i nuovi assunti e alle norme che prevedono una forma volontaria di conferimento del TFR ai fondi pensione. Si tratta pertanto di un progetto riformatore al tempo stesso coraggioso e ponderato, meritevole, come tale, di un convinto sostegno.
Il senatore TOFANI (AN) osserva che da oltre dieci anni si discute della riforma previdenziale e che gli interventi finora posti in essere hanno trovato un momento di forte e irrisolta criticità nella transizione da un sistema pensionistico a ripartizione, commisurato sulla retribuzione, ad un sistema basato sul metodo contributivo per il calcolo dei trattamenti. Questa difficoltà è il frutto di una scelta politica passata, che, a prescindere dal contesto sociale e demografico nel quale è maturata, ha prodotto effetti ai quali il legislatore di oggi è chiamato a porre rimedio. Non è pertanto esatto quanto è stato affermato in alcune dichiarazioni di voto dei rappresentanti dei gruppi politici dell’opposizione, circa l’assenza, nel provvedimento all’esame, di misure a favore dei giovani: al contrario, per le nuove generazioni sono state previste novità importanti, poiché attraverso un deciso rafforzamento del sistema della previdenza complementare si intende fare fronte alle conseguenze dell’applicazione integrale del sistema di calcolo contributivo, che, tra circa venticinque anni, porterà a trattamenti dimezzati rispetto a quelli attualmente in godimento nella previdenza pubblica.
Non sono condivisibili neanche le affermazioni circa il mancato consenso sociale nei confronti delle misure in discussione. E’ innegabile, invece, che la disponibilità manifestata dal Governo verso le richieste formulate dalle organizzazioni sindacali si è tradotta in importanti modifiche del testo all’esame: basti, in proposito, ricordare la soppressione delle disposizioni che prevedevano la riduzione fino a cinque punti percentuali dei contributi per i nuovi assunti, il ricorso al principio del silenzio assenso per disciplinare le modalità del conferimento del TFR ai fondi pensione e la scelta di non agire sull’anzianità contributiva per quanto riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile. Quest’ultima, in sostanza, aumenterà di tre anni a decorrere dal 2008, ma non bisogna credere che la più volte citata verifica prevista dalla legge n. 335 del 1995 avrebbe portato ad esiti molto diversi, dato che, rispetto al 1995, l’aumento accertato delle speranze di vita di circa due anni, avrebbe comunque imposto di agire sul requisito anagrafico, o, in alternativa, di ridurre le rendite.
Il percorso intrapreso per riformare le pensioni è certamente legato anche alle sollecitazioni provenienti dalle competenti sedi dell’Unione europea circa la necessità di interventi strutturali, in grado di incidere sulla spesa previdenziale in rapporto al prodotto interno lordo, in una prospettiva di risanamento dei conti pubblici, ma non c’è dubbio che il riassetto del sistema previdenziale risponda all’esigenza di forti correttivi nei confronti delle tendenze in essere per effetto del riordino operato nel corso degli anni Novanta.
Se si tiene conto delle considerazioni fin qui svolte, appare con chiarezza che i rilievi formulati dai Gruppi politici dell’opposizione sembrano riferiti più al testo trasmesso a suo tempo dalla Camera dei deputati che a quello che la Commissione si accinge a varare, del quale sembra si vogliano ignorare i contenuti fortemente innovativi.
A conclusione del lavoro svolto è però opportuno sottolineare anche l’intensità e la positività dell’impegno profuso dalla Commissione in tutte le sue componenti. Da parte della maggioranza non solo non vi è stato un atteggiamento di chiusura nei confronti degli stimoli provenienti dall’opposizione, ma vi è stata anche una costante, anche se meno visibile, opera di influenza e persuasione nei confronti dell’Esecutivo per integrare e migliorare il testo di una riforma che, ancorché ulteriormente perfettibile, troverà il sostegno convinto e il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale.
Il relatore MORRA (FI), dopo aver rivolto un cordiale ringraziamento a tutti i componenti della Commissione per il lavoro svolto, osserva che il confronto serrato ma aperto che ha caratterizzato l’esame in sede referente del disegno di legge di riforma previdenziale non ha mancato di produrre effetti positivi anche al di fuori delle Aule parlamentari, in particolare provocando un mutamento del parere di quanti avevano sostenuto, all’inizio del dibattito in Senato, l’inutilità di un intervento di riordino del sistema pensionistico.
Anche se il confronto sociale non si è svolto con le modalità proprie della concertazione degli anni Novanta, non si può certo affermare che sia mancato il dialogo con le parti sociali. Esso è stato, anzi, intenso e proficuo ed ha prodotto modifiche rilevanti, in materia, ad esempio, di decontribuzione e di conferimento del TFR ai fondi pensione, modifiche accettate dal Governo con grande senso di responsabilità. Occorre pertanto ribadire la fondatezza degli obiettivi proposti dall’Esecutivo per assicurare alle giovani generazioni un futuro previdenziale che la legge n. 335 del 1995 ha reso più incerto. Sono note, infatti, le difficoltà che si riscontrano nel passaggio da un sistema a ripartizione, basato sulla modalità di calcolo retributivo, ad un sistema misto e, a regime, a trattamenti calcolati con l’applicazione integrale del sistema contributivo, che produrrà un tasso di sostituzione pari a circa il 40-50 per cento della retribuzione. Occorre pertanto evitare di scaricare sulle generazioni future i costi di tale transizione e anche per questo motivo si rende necessario l’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ai trattamenti: tale misura, contribuendo al riequilibrio dei conti previdenziali, renderà anche più facile il decollo della previdenza integrativa, che costituisce un altro elemento portante del provvedimento che la Commissione si accinge a varare. Si tratta di correttivi necessari e, a questo proposito, occorre ribadire che uno dei punti deboli della riforma del 1995 è costituito proprio dal limite minimo del requisito anagrafico fissato a 57 anni, limite che anche la più volte citata verifica del 2005 – i cui effetti presunti forse sono stati troppo amplificati da alcuni interventi – avrebbe probabilmente ritoccato.
Il sottosegretario BRAMBILLA, nel rivolgere un apprezzamento a tutti i componenti della Commissione per il proficuo lavoro svolto, osserva che al disegno di legge n. 2058 sono state apportate rilevanti modifiche, che migliorano il testo, anche tenendo opportunamente conto delle proposte formulate dalle parti sociali nell’ambito del confronto svolto con il Governo.
Il PRESIDENTE esprime il proprio compiacimento per l’ampio lavoro svolto da tutti i componenti della Commissione con impegno, serietà e onestà intellettuale: il confronto serrato e privo di pregiudiziali è stato certamente utile ed ha prodotto un testo senz’altro molto migliorato rispetto a quello pervenuto dall’altro ramo del Parlamento, anche grazie al contributo attento e continuo del Governo e all’indefesso lavoro del relatore.
La Commissione conferisce quindi, a maggioranza, il mandato al relatore di riferire all’Assemblea in senso favorevole sul disegno di legge n. 2058, nel testo emendato dalla Commissione, di proporre l’assorbimento dei disegni di legge n. 421 e n. 1393, nonché delle petizioni abbinate, e di chiedere l’autorizzazione a svolgere oralmente la relazione.
ANTICIPAZIONE DELLA SEDUTA DELLA SOTTOCOMMISSIONE PARERI GIA’ CONVOCATA PER DOMANI MERCOLEDI’ 28 APRILE
Il PRESIDENTE avverte che la seduta della sottocommissione pareri, già convocata per domani, mercoledì 28 aprile al termine della seduta della Commissione, si terrà al termine della seduta odierna.
La seduta termina alle ore 16,30.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

























