Esame dello schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. Parere al presidente del consiglio. Relatore Fabbri. Nel corso della seduta odierna l’ufficio di presidenza ascolta informalmente le associazioni datoriali.
La Commissione ha concluso l’esame, per la parte di sua competenza, del Documento di programmazione economico-finanziaria e ha approvato a maggioranza il parere da trasmettere alla Commissione programmazione economica, bilancio.
Testo del parere
“La Commissione, esaminato il Documento in titolo esprime, per quanto di competenza, parere favorevole, con le seguenti osservazioni:
le possibilità di effettuare le scelte indicate nell’atto presentato dal Governo, finalizzate ad evitare il declino e a promuovere una nuova fase di crescita, sono da ricondursi a ragioni di carattere politico ed economico: di carattere politico, in quanto l’alternanza compiuta tra le due principali coalizioni e la prova di coesione offerta dalla attuale maggioranza sono l’espressione di una conquistata cultura della stabilità; di carattere economico, poiché i primi atti del nuovo Esecutivo (il cosiddetto pacchetto dei cento giorni) hanno esplicitato la scelta di neutralizzare l’effetto di blocco o di freno derivante, per gran parte dell’economia italiana, da un eccesso di fattori-vincolo o di fattori-ostacolo con la previsione di interventi che riducono i costi, sbloccano risorse e accrescono le occasioni di sviluppo;
il Documento in titolo delinea un complesso di misure in linea con gli impegni di programma: riduzione della pressione fiscale e parallelamente della spesa, di un punto percentuale all’anno, per cinque anni; abbattimento del tasso di disoccupazione al sette per cento in cinque anni; introiti per 120 mila miliardi derivanti dalle privatizzazioni nel corso della legislatura; opere pubbliche per 100 mila miliardi cofinanziate da soggetti pubblici e privati.
Si tratta di una ricetta la cui attuazione richiede, al tempo stesso, ambizione e realismo, come ha recentemente sottolineato il Commissario dell’Unione europea Solbes, e che potrà certamente essere ulteriormente messa a punto e migliorata, lungo il percorso di definizione della manovra di finanza pubblica, dalla concertazione con le parti sociali e da un responsabile dibattito parlamentare, che consentiranno di rendere più coerenti ed efficaci le misure adottate e da adottare nel corrente esercizio finanziario anche al fine di contenere l’extra deficit dei conti pubblici;
nell’attuazione del programma indicato dal DPEF, la sede concertativa assume una particolare rilevanza, soprattutto per il profilo previdenziale, in vista dell’attesa verifica, che non potrà svolgersi al di fuori del confronto e dell’accordo con le parti sociali: anche in relazione alle raccomandazioni dell’Unione europea e considerando l’esigenza di riequilibrare il rapporto tra spesa previdenziale e PIL (oggi di quattro punti percentuali al di sopra della media europea), si rende infatti necessario valutare la sostenibilità e la stabilità del sistema alla luce delle tendenze demografiche e di più efficaci condizioni di funzionamento del mercato del lavoro. La verifica dovrebbe essere basata su quattro principi: in primo luogo la flessibilità; in secondo luogo, la certezza dei diritti del lavoratore; in terzo luogo, l’equità dei trattamenti contributivi e prestazionali, e infine la giustizia di base che deve riservare alle fasce di pensionati socialmente più deboli la fruizione di prestazioni previdenziali ed assistenziali migliori delle attuali.
Il perseguimento di tali obiettivi necessita di una riallocazione della composizione degli oneri contributivi che gravano sulla previdenza di base e su quella complementare, nonché di una più coerente armonizzazione delle aliquote tra le diverse categorie di lavoratori anche nel rispetto delle linee direttive contenute in riforme precedenti. Ciò anche al fine di favorire il decollo della previdenza complementare, lasciando ai lavoratori la scelta sulla destinazione ad essa del trattamento di fine rapporto. Si prende atto, infine che l’atteso aumento delle pensioni minime fino a un milione di lire verrà attuato, a seguito dei recenti accertamenti, solo dal prossimo anno e non più, come a suo tempo preannunciato, con il programma denominato dei “cento giorni”.
La fissazione del tasso d’inflazione programmata peril 2002 all’1,7 per cento accoglie le richieste dei sindacati con un concreto messaggio di apertura al dialogo ed alla concertazione; oggetto di notevole rilevanza del confronto tra le parti sarà, in autunno, anche la riforma del mercato del lavoro, che deve puntare in primo luogo alla diversificazione delle forme contrattuali, con l’obiettivo di favorire la crescita soprattutto in relazione al tasso di occupazione che è sceso in Italia ad un tasso medio annuo dello 0,4 per cento, inferiore alla media europea. In tale contesto, assume particolare rilevanza la revisione della normativa sui contratti a tempo determinato, volta a recepire la direttiva comunitaria in materia attraverso l’introduzione di un apprezzabile principio di flessibilità regolata e di non discriminazione rispetto ai lavoratori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Un altro intervento indifferibile è costituito dalla rimozione del vincolo costituito dalla esclusività dell’oggetto sociale, per le agenzie di lavoro interinale e per le agenzie private di collocamento.
Un ulteriore elemento di punta per il rilancio dell’economia è l’introduzione di misure contro il lavoro sommerso: il fenomeno ha dimensioni nazionali, anche se assume modalità, intensità e caratteristiche diverse nelle diverse regioni. La sua eliminazione comporta un vantaggio per l’economia, l’occupazione e la previdenza, poiché impedisce il diffondersi di un fattore di grave distorsione della concorrenza e del mercato. La nuova disciplina sull’emersione, attualmente all’esame delle Camere, tende al superamento delle misure adottate nella passata legislatura, basate sulla logica del condono, e ad intervenre sui fattori strutturali di ostacolo all’emersione, rendendo conveniente la permanenza nella legalità con la riduzione progressiva di aliquote fiscali e contributive, che, a regime, dovrebbe essere totalmente sostitutiva delle agevolazioni previste per accompagnare l’emersione stessa.
Per quel che riguarda le politiche sociali, è evidente che a fronte dell’emersione di nuovi bisogni che si affiancano ai tradizionali problemi, l’intervento dello Stato e degli enti locali è insufficiente e si rende conseguentemente necessario attivare tutte le risorse di cui dispone la società civile in base a principio di sussidiarietà: in tale contesto dovranno essere elaborate politiche mirate di sostegno alla famiglia, in particolare riconoscendo, attraverso specifici sussidi e misure di alleggerimento fiscale, il ruolo centrale di essa come centro di formazione della persona, e luogo primario di assistenza ai disabili, malati o non autosufficienti. E’ auspicabile, infine, che il Governo, evetualmente anche attraverso l’ulteriore miglioramento della legislazione vigente in materia di assistenza, individui un quadro compiuto di interventi contro le devianze giovanili, a favore della terza età, di inserimento nel mercato del lavoro di soggetti particolarmente svantaggiati, e che una particolare attenzione venga dedicata al consolidamento delle politiche a favore dell’integrazione sociale e lavorativa dei disabili. Una particolare attenzione, infine, dovrà essere rivolta al consolidamento delle politiche di pari opportunità tra i sessi, specialmente per quanto attiene alla creazione di opportunità di lavoro per le donne”.
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