(Dal Resoconto Sommario)
311ª Seduta
Presidenza del Presidente
La seduta inizia alle ore 15,10.
IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2002/73/CE che modifica la direttiva 76/207/CEE del Consiglio, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (n. 478)
(Parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 ottobre 2003, n. 306. Seguito dell’esame e rinvio)
Si riprende l’esame sospeso nella seduta del 3 maggio 2005.
La senatrice PILONI (DS-U), dopo aver dichiarato di condividere le considerazioni di fondo espresse, nelle precedenti sedute, dalla senatrice Dato, dal senatore Treu e dal senatore Viviani in merito al provvedimento in esame, sottolinea che lo schema di decreto legislativo in titolo prospetta un’attuazione del tutto riduttiva e minimale della direttiva 2002/73/CE, trascurando i profili di tipo promozionale e preventivo rispetto alla tematica in questione. In particolare va evidenziato che tali aspetti rivestono un considerevole rilievo, soprattutto alla luce delle criticità riscontrabili attualmente in Italia, in cui – come emerge dai dati ISTAT – la crescita occupazionale complessiva recentemente verificatasi non ha sortito alcun effetto positivo riguardo all’occupazione femminile, ingenerando un fenomeno preoccupante, mai verificatosi in passato.
Pur con i limiti complessivi fin qui sottolineati, lo schema di decreto in titolo contiene taluni elementi valutabili positivamente, soprattutto in relazione alla definizione di molestie sessuali, dalla quale viene opportunamente eliminato il riferimento alla persistenza delle condotte illecite, in grado di restringere eccessivamente la soglia di tutela.
Sarebbe inoltre opportuno, relativamente alle disposizioni contenute all’articolo 2, comma 1, lettera c), capoversi 2-bis e 2-ter, sostituire la congiunzione “e” con la disgiunzione “o”, in modo tale da chiarire che è sufficiente l’esistenza di una sola delle condizioni indicate, per la configurabilità delle forme di discriminazione in questione.
Riguardo all’articolo 2, comma 1, lettera b), appare necessario inserire nell’ambito dello stesso uno specifico riferimento alle “disposizioni”, in aggiunta ai criteri, prassi, atti, patti o comportamenti citati in tale norma, atteso che in taluni settori – ad esempio nel settore del pubblico impiego – le disposizioni possono potenzialmente espletare un’incidenza non trascurabile in ordine ai profili attinenti alle pari opportunità.
In riferimento al comma 1 dell’articolo 3, sarebbe opportuno inserire un esplicito riferimento anche ai moduli lavorativi atipici, recentemente introdotti dal decreto legislativo n. 276 del 2003 – recante una disciplina di riforma del mercato del lavoro – al fine di eliminare qualsivoglia dubbio in ordine all’applicabilità agli stessi delle tutele inerenti alla parità di trattamento tra uomini e donne.
Occorrerebbe inoltre integrare la disciplina contemplata al comma 2 dell’articolo 3, prefigurando un’estensione del diritto al risarcimento del danno – anche non patrimoniale – al procedimento di cognizione ordinaria.
Nessun altro chiedendo di parlare, il presidente ZANOLETTI dichiara chiuso il dibattito.
Il seguito dell’esame è quindi rinviato.
PROCEDURE INFORMATIVE
Seguito dell’indagine conoscitiva sulla condizione dei lavoratori anziani in Italia: comunicazione del Presidente sulla predisposizione della relazione conclusiva
Si riprende l’indagine conoscitiva sospesa nella seduta del 9 marzo scorso.
Il presidente ZANOLETTI evidenzia preliminarmente che, prima di sottoporre alla Commissione uno schema di relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sulla condizione dei lavoratori anziani in Italia, ha ritenuto opportuno compiere un passaggio intermedio in Commissione, al fine di indicare a quali linee guida intende attenersi nella predisposizione della stessa, quali saranno gli argomenti trattati e quali le conclusioni, anche in termini di prospettive e di proposte per l’immediato futuro.
A questo proposito, ha ritenuto di suddividere la trattazione in quattro parti, partendo dall’evoluzione demografica in Italia ed in Europa, e passando poi a delineare, in sintesi, le politiche europee e le politiche poste in essere in Italia, con particolare riferimento alle due ultime legislature (e quindi, sostanzialmente all’ultimo decennio), per poi dare conto delle posizioni espresse nel corso dell’indagine, in particolare dalle parti sociali, e concludere indicando alcune proposte e le prospettive di intervento in questo settore.
Il documento – prosegue il Presidente – prenderebbe dunque le mosse da una valutazione dell’evoluzione demografica, caratterizzata, sia Italia sia in Europa, da due dinamiche, la caduta del tasso di natalità e l’aumento della speranza di vita, che interagiscono tra loro comportando una trasformazione radicale della composizione della popolazione e, in particolare, del rapporto tra popolazione attiva e pensionati, di qui ai prossimi decenni. Al di là dei dati numerici – che peraltro saranno forniti all’interno del documento – può essere opportuno fare riferimento agli orientamenti della Commissione europea, che ha posto in rilievo una tendenza di lungo periodo alla diminuzione del tasso di partecipazione e di occupazione dei lavoratori anziani, in calo costante nel corso degli ultimi 30 anni. Un altro elemento di rilievo posto in luce in sede europea riguarda la partecipazione a programmi di formazione, che si riduce considerevolmente tra i lavoratori ultracinquantenni e raggiunge tassi minimi tra i lavoratori non specializzati.
L’Italia – prosegue il Presidente – risulta particolarmente interessata dalle problematiche dell’invecchiamento della popolazione: sempre secondo i dati elaborati in sede comunitaria, nel paese, infatti, il rapporto tra pensionati e popolazione attiva mostra che il tasso di dipendenza (ovvero il rapporto tra popolazione di età pari o superiore a 65 anni e popolazione compresa tra 25 e 64 anni), nel 2015, dovrebbe collocarsi al di sopra della media dell’Unione europea, di ben 4 punti percentuali. Analoghe segnalazioni relativamente alle tendenze demografiche sono pervenute anche dagli istituti di ricerca italiani, concordi nell’indicare la rilevanza dell’impatto sociale ed economico del processo di invecchiamento che, nel paese, ha raggiunto una dimensione particolarmente rilevante. Già da questi dati, che verranno resi più puntualmente nel documento conclusivo, si può trarre una prima conclusione, sull’esigenza di intensificare l’impegno per realizzare gli obiettivi di incremento del tasso di occupazione dei lavoratori anziani definiti dal Consiglio europeo di Stoccolma, sulla base della strategia di Lisbona.
Il documento, quindi – prosegue il Presidente – dopo avere fornito i dati e le stime formulate soprattutto in ambito comunitario sul nesso tra le tendenze demografiche sopra indicate e l’andamento globale della crescita nell’area europea, si dovrebbe soffermare sulle politiche dell’Unione, fornendo un quadro d’insieme dell’evoluzione di esse, dal Consiglio europeo di Lisbona (23 e 24 marzo 2000) fino ad oggi, mettendo in rilievo le principali decisioni adottate in materia di occupazione dei lavoratori anziani e le relative indicazioni. Di particolare rilievo, come si è accennato, risultano le determinazioni assunte dal Consiglio europeo di Stoccolma (23-24 marzo 2001), che ha convenuto sulla necessità di assicurare un’occupazione ad almeno la metà della popolazione europea in età compresa tra i 55 ed i 64 anni entro il 2010, anche al fine di contenere le tensioni che potrebbero derivare ai sistemi sanitari e di sicurezza sociale dal rapido incremento dei pensionamenti e dalla contestuale diminuzione della popolazione in età il lavorativa, quale si dovrebbe registrare sempre a partire dal 2010. Partendo da tali premesse – prosegue il Presidente – il successivo Consiglio europeo di Barcellona (15-16 marzo 2002) ha dato ampio spazio, nelle conclusioni della Presidenza, all’esigenza di ridurre gli incentivi al prepensionamento dei singoli lavoratori e l’introduzione di regimi di prepensionamento da parte delle imprese nonché di intensificare gli sforzi per accrescere le opportunità per i lavoratori anziani di rimanere sul mercato del lavoro, adottando formule di pensionamento flessibile e graduale e garantendo un accesso effettivo all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Nella stessa sede, è stato altresì indicato l’obiettivo di aumentare gradualmente di circa 5 anni l’età media effettiva di cessazione dell’attività lavorativa nell’Unione europea entro il 2010, ripromettendosi di verificare annualmente i progressi compiuti al riguardo prima di ogni Consiglio europeo di primavera.
Per completare il quadro, vanno infine ricordati gli indirizzi deliberati dal Consiglio europeo di Bruxelles del 12-13 dicembre 2003 (20-21 marzo 2003), che, per questa materia, ha recepito le proposte della task force europea per l’occupazione, presieduta dall’ex premier olandese Wim Kok. E’ stata infatti messa a punto una proposta di politica globale per l’invecchiamento attivo incentrata sui seguenti aspetti: offrire ai lavoratori incentivi perché vadano in pensione più tardi e in modo progressivo e ai datori di lavoro perché assumano e mantengano al lavoro lavoratori anziani, riformando i regimi pensionistici e assicurando un’adeguata contropartita a coloro che rimangono sul mercato del lavoro; promuovere l’accesso di tutti alla formazione, in particolare mediante strategie di istruzione e di formazione permanente; introdurre condizioni di lavoro tali da assecondare la permanenza al lavoro grazie a una maggiore considerazione dei temi della salute e della sicurezza del lavoro ed una maggiore flessibilità nell’organizzazione del lavoro (tempo parziale ed interruzioni della carriera).
Tali essendo gli indirizzi formulati in sede europea – prosegue il Presidente – può essere opportuno ricordare in breve quali misure sono state adottate in Italia per la promozione di politiche a favore dell’invecchiamento attivo e del prolungamento della vita lavorativa: in complesso, si può affermare che, per quanto riguarda le politiche di invecchiamento attivo, in Italia solo negli anni ’90 il rapporto tra invecchiamento e lavoro ha iniziato a configurarsi come uno specifico problema, connesso all’andamento demografico e bisognoso di interventi mirati, che andassero oltre la determinazione dell’età pensionabile (oggetto, dal 1992 in avanti, di continui interventi con carattere di rimodulazione) o, più in generale, la definizione dei requisiti richiesti per accedere al sistema pensionistico pubblico. Gli interventi posti in essere, peraltro, sono stati caratterizzati per l’attenzione prevalente rivolta al profilo previdenziale, mentre meno intenso è stato l’impegno per attivare i lavoratori appartenenti alle fasce di età più elevate ed incoraggiare le imprese ad assecondare questo orientamento. Lo stesso sistema di incentivazioni economiche è stato rivolto quasi esclusivamente ai lavoratori, mentre poco o nulla è stato fatto per stimolare l’interesse delle imprese a mantenere in attività personale esperto, capace ed affidabile, anche se più costoso dei dipendenti più giovani.
Partendo da queste valutazioni di massima – prosegue il Presidente – la relazione conclusiva dovrebbe poi dare conto delle misure specifiche in ambito previdenziale e in materia di ordinamento del mercato del lavoro: per quanto riguarda il primo profilo, sembra particolarmente opportuno ricordare sinteticamente l’evoluzione della normativa per quanto concerne in particolare la rinuncia volontaria all’accredito contributivo da parte dei lavoratori che abbiano maturato il requisito per il pensionamento di anzianità (cosiddetto bonus previdenziale) e l’evoluzione della disciplina del cumulo tra redditi da lavoro e pensioni. Per quanto riguarda l’ordinamento del mercato del lavoro, anche se risulta prematuro dare valutazioni sugli effetti della recente riforma, può essere utile richiamare i contenuti della disciplina dei contratti di inserimento e del part time dei lavoratori anziani (la cosiddetta staffetta), che rappresentano i due interventi più significativi, al momento, per promuovere la permanenza o il reinserimento dei lavoratori anziani sul mercato del lavoro.
Le audizioni svoltesi nel corso dell’indagine – prosegue il Presidente – hanno posto in rilievo vari e spesso contrastanti punti di vista delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro sulle problematiche previdenziali e sulle prospettive di occupabilità delle lavoratrici e dei lavoratori anziani: nel documento conclusivo si cercherà di fornire una sintesi di tali posizioni, con l’avvertenza che esse sono state in parte condizionate dall’andamento dell’indagine che, iniziatasi prima della discussione parlamentare del disegno di legge governativo di riforma del sistema previdenziale, si è interrotta durante l’iter di esso per riprendere successivamente alla sua conclusione. I punti di vista di alcune organizzazioni sociali, pertanto, dovranno essere considerate alla luce della successiva evoluzione della normativa, ed eventualmente meglio lumeggiate facendo riferimento anche alle posizioni assunte sul citato disegno di legge del governo.
Per quanto concerne infine le proposte e le prospettive, è opportuno mettere in luce nel documento conclusivo che, mentre sul versante della previdenza e dell’ordinamento del mercato del lavoro, negli ultimi dieci anni sono state adottate misure, che, al di là del merito, segnalano comunque la consapevolezza da parte del legislatore circa la specificità del problema dei lavoratori anziani, su altri versanti gli interventi risultano ancora largamente deficitari: in particolare, occorre mettere in rilievo che occorrono interventi più incisivi in alcuni ambiti segnalati dall’Unione europea. Il Presidente fa riferimento in primo luogo al tema della riqualificazione e della formazione professionale permanente, sul quale vi è non soltanto la necessità di colmare i ritardi delle istituzioni, ma occorre anche un più continuo ed incisivo impegno delle parti sociali. Strettamente connesso a questo tema – prosegue il Presidente – vi è poi la questione della creazione di condizioni ambientali favorevoli alla permanenza al lavoro: questa materia attiene in particolare alle problematiche della sicurezza del lavoro, e, per quanto specificamente riconducibile al tema del prolungamento della vita lavorativa, alla promozione di tutti gli interventi volti a rimuovere fattori vecchi e nuovi di rischio, e in specie quelli connessi a particolari modalità di organizzazione del mercato del lavoro, che, come è emerso anche nel corso dell’istruttoria relativa ai disegni di legge in materia di prevenzione e repressione del mobbing, sono tra quelli maggiormente suscettibili di creare le condizioni psicologiche oltre che fisiche di scoraggiamento alla permanenza sul lavoro, che induce molti lavoratori e soprattutto molte lavoratrici, a ritenere preferibile la scelta del pensionamento.
Infine, si ritiene opportuno integrare la relazione con il resoconto dei sopralluoghi compiuti dalla Commissione in Spagna e in Olanda, durante lo scorso anno.
Il senatore BATTAFARANO (DS-U), al fine di consentire l’approvazione di un documento finale ampiamente condiviso, prospetta l’opportunità di evitare nell’ambito dello stesso giudizi e valutazioni in ordine alle discipline contemplate nella legge n. 243 del 2004 – inerente alla materia pensionistica – nonché nel decreto legislativo n. 276 del 2003 – relativo alla riforma del mercato del lavoro – atteso che su tali normative le posizioni assunte dalle forze politiche di opposizione risultano divergenti rispetto a quelle sostenute dalle forze politiche di maggioranza.
Sarebbe inoltre opportuno conferire al documento in questione un’adeguata valenza propositiva, prefigurando nell’ambito dello stesso idonee soluzioni, volte a risolvere le criticità e i nodi problematici ravvisabili in relazione alla tematica dei lavoratori anziani.
Riguardo all’esigenza da ultimo prospettata dal senatore Battafarano, il PRESIDENTE precisa brevemente che le risultanze dell’indagine conoscitiva in titolo consentiranno di acquisire un quadro cognitivo completo in ordine alla problematica in questione, strumentale anche alla elaborazione di eventuali disegni di legge in materia.
Il senatore PIZZINATO (DS-U), dopo aver dichiarato preliminarmente di condividere l’impostazione di fondo sottesa alla comunicazione svolta dal Presidente nella seduta odierna, richiama l’attenzione su taluni nodi problematici di considerevole rilievo, attinenti in particolare ai moduli concretamente adottati nei casi di ristrutturazioni aziendali – spesso penalizzanti per i lavoratori anziani – nonché alle situazioni di espulsione dal mercato del lavoro di personale anziano con qualifica dirigenziale, privo di forme di tutela inquadrabili nell’ambito degli ammortizzatori sociali .
Le soluzioni volte a fronteggiare tali preoccupanti fenomeni vanno incentrate innanzitutto su una riorganizzazione dei sistemi di reinserimento lavorativo, attraverso la previsione di apposite strutture, idonee a cogliere le peculiarità dei problemi attinenti al personale anziano espulso dal processo produttivo.
Occorre poi prefigurare forme di incentivazione alle imprese, atte a favorire il reinserimento di tale categoria di lavoratori svantaggiati, nonché moduli di incentivazione finalizzati alla “auto-promozione” dei soggetti in questione, attraverso l’adesione degli stessi a strutture societarie o cooperative.
La senatrice PILONI (DS-U) sottolinea che la tematica dei lavoratori anziani costituisce un elemento di criticità strutturale del mercato del lavoro, a fronte della quale le soluzioni prefigurate dalla legge n. 243 del 2004 e del decreto legislativo n. 276 del 2003 risultano inidonee a prospettare adeguate risposte e congrue soluzioni.
Il senatore VIVIANI (DS-U), dopo aver sottolineato le oggettive difficoltà di inserimento di talune fasce di lavoratori anziani, caratterizzate da un basso livello di istruzione, prospetta l’opportunità di riorganizzare i centri per l’impiego, al fine di individuare specifiche figure in grado di cogliere le peculiarità di tale categoria di lavoratori, nonché di approfondire anche gli aspetti psicologici di tali situazioni, importanti e non trascurabili.
Inoltre, va evidenziato che in molti casi di ristrutturazione aziendale, sono state prioritariamente assunte misure incentrate più sull’obiettivo di favorire la cessazione dell’attività dei lavoratori anziani, che sulla prospettiva di agevolare il reinserimento degli stessi nel processo produttivo
Il PRESIDENTE fa presente che tutti gli apporti forniti nella seduta odierna verranno tenuti in adeguata considerazione nella redazione del documento finale.
Il seguito dell’indagine conoscitiva è quindi rinviato.
























