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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubbico e privato

Commissione Lavoro, pubbico e privato

22 Ottobre 2009
in Camera

(Dal Resoconto Sommario)

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 6 novembre 2003. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI. – Intervengono i sottosegretari di Stato per il lavoro e le politiche sociale Grazia Sestini e Pasquale Viespoli.

La seduta comincia alle 14.40.

Delega al Governo concernente la disciplina dell’impresa sociale.
Nuovo testo C. 3045 Governo.
(Parere alla II Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta di ieri.

Angelo SANTORI (FI), relatore, nel ribadire, come già fatto nella seduta di ieri, che avrebbe dovuto essere riconosciuta alla Commissione lavoro una competenza primaria in ordine all’esame delle disposizioni concernenti l’impresa sociale, comunica di avere predisposto una proposta di parere favorevole con osservazioni (vedi allegato 1), piuttosto articolata, che raccoglie i rilievi emersi nel corso del dibattito svoltosi ieri.

Cesare CAMPA (FI), nell’esprimere un giudizio favorevole sulla proposta di parere formulata dal relatore, ribadisce che si è di fronte ad un provvedimento volto a porre le basi per una iniziativa legislativa organica che disciplini l’impresa sociale, ad integrazione delle norme dell’ordinamento civile e delle discipline speciali relative ai diversi soggetti già esistenti del terzo settore, che si è fortemente incrementato negli ultimi anni in tutti i paesi europei.
Ricorda che il panorama legislativo del terzo settore in Italia è caratterizzato da una serie di legislazioni speciali che, come detto, la disciplina in oggetto va ad integrare. Il Governo viene delegato ad emanare uno o più decreti legislativi al fine di predisporre una disciplina organica delle imprese sociale, ferme restando le disposizioni in vigore concernenti il regime giuridico e amministrativo delle cooperative sociali e degli enti riconosciuti dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese.
In particolare, sottolinea che al punto 12) della lettera b) del comma 1 dell’articolo 1 si prevedono le conseguenze sulla qualificazione e la disciplina dell’impresa sociale, derivanti dall’inosservanza delle prescrizioni relative ai requisiti dell’impresa sociale e della violazione di altre norme di legge, specialmente in materia di lavoro e di sicurezza.
Precisa infine che al momento della predisposizione del decreto legislativo dovrà essere tenuta nella massima attenzione la necessità di non compromettere i livelli di salvaguardia e di sicurezza dei lavoratori derivanti dal recepimento della normativa comunitaria, nonché dei contratti collettivi di settore.

Antonino LO PRESTI (AN), nel condividere il parere predisposto dal relatore, che raccoglie le osservazioni e le perplessità emerse nel corso del dibattito svoltosi nella seduta di ieri, con particolare riferimento al punto 10), ritiene che, con l’utilizzo della formulazione appropriata, siano state chiarite le forme partecipative che possono essere stimolate ed incentivate proprie attraverso la costituzione di uno statuto partecipativo.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, in ordine al punto 10) formulato nell’osservazione predisposta dal relatore, prospetta l’opportunità, al fine di non vanificare le conclusioni alle quali è giunta la Commissione in sede di esame delle proposte di legge in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione di impresa, di modificare la dizione «per effetto di un accordo stipulato con le rappresentanze sindacali firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nelle imprese medesime» con la dizione «per effetto di accordi stipulati con le rappresentanze dei lavoratori».

Andrea DI TEODORO (FI), pur esprimendo un giudizio favorevole sulla proposta di parere presentata dal relatore, segnala che la nuova formulazione del punto 10) della lettera b) del comma 1 dell’articolo 1 rischia di essere disallineata rispetto alla giurisprudenza comunitaria. Rileva in proposito che la XIV Commissione politiche dell’Unione europea ha approvato un parere favorevole con un’osservazione che invita la Commissione di merito a valutare l’opportunità di sostituire la dizione «forme di partecipazione» con la dizione «forme di informazione o consultazione», in linea con il quadro giuridico generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori nelle imprese situate nell’Unione europea, istituito dalla direttiva 2002/14/CE.

Pietro GASPERONI (DS-U), pur non avanzando alcun pregiudizio in merito alla individuazione di una nuova tipologia di impresa da inserire nell’ordinamento civile, ritiene che, nonostante lo sforzo compiuto dal relatore di raccogliere le indicazioni emerse nel corso del dibattito svoltosi nella seduta di ieri, debba restare chiara la necessità che i dipendenti di queste imprese sociali siano collocati all’interno della normativa più generale, e quindi inquadrati in un qualche settore merceologico a cui si riferisce un contratto collettivo di lavoro.
Dichiara di non condividere la modifica poc’anzi prospettata dal presidente di sostituire «le rappresentanze sindacali firmatarie di contratti collettivi di lavoro» con «le rappresentanze dei lavoratori», posto che i lavoratori organizzati danno vita ai sindacati e questi sono chiamati a firmare i contratti collettivi nazionali di lavoro. Ritiene al riguardo che la formulazione indicata invece dal relatore non pregiudichi il lavoro svolto dalla Commissione sulle proposte di legge in materia di partecipazione.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, precisa che occorre tenere distinti i diversi aspetti della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, dei diritti sindacali e della partecipazione dei sindacati in termini di diritto alla informazione e alla consultazione. Osserva che, mentre nel punto 12) della proposta di parere formulata dal relatore si evidenzia la necessità del rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, la questione di cui al punto 10) riguarda la compagine sociale di soci che sono datori di lavoro di se stessi, con ciò ritenendo una forzatura l’eventuale accentuazione dell’esclusività sindacale della rappresentanza.

Emerenzio BARBIERI (UDC) condivide le preoccupazione espresse dal deputato Di Teodoro, ritenendo necessario, se la direttiva comunitaria prevede solo il riconoscimento del diritto di informazione e consultazione e non anche quello della partecipazione obbligatoria, adeguarsi al contenuto della stessa.
Osserva infine che, se si vuole sopprimere il riferimento ai contratti collettivi di lavoro presente al punto 10) della proposta di parere del relatore, lo stesso debba farsi anche in ordine al punto 12) della stessa proposta, laddove si dice «ferma restando la soggezione delle imprese sociali alla disciplina sulla sicurezza, sulla salute e sulla salubrità degli ambienti di lavoro derivante dal recepimento della normativa comunitaria e alla disciplina sullo stato giuridico ed economico derivante dai contratti collettivi nazionali di lavoro di settore».

Il sottosegretario Grazia SESTINI precisa che le forme di partecipazione a cui si fa riferimento sono forme di salvaguardia delle cooperative sociali, che hanno una disciplina propria. Si tratta di imprese che per i servizi prestati, per il tipo di collaborazione e di dipendenza che attivano sono difficilmente inquadrabili nelle tipologie dei contratti collettivi nazionali di lavoro: insistere su questo punto significa irrigidire eccessivamente la disciplina. Infatti, mantenere la dizione «ferma restando la soggezione delle imprese sociali (…) alla disciplina sullo stato giuridico ed economico derivante dai contratti collettivi nazionali di lavoro di settore», soprattutto alla luce della riforma del mercato del lavoro e delle introduzioni di contratti diversi che le imprese sociali utilizzeranno per prime, significa restringere il campo di azione. Ritiene sia implicito che le imprese sociali rispetteranno tutte le regole connesse all’obbligo di iscrizione nel registro delle imprese, all’obbligo di redazione e di pubblicità del bilancio, alla previsione di organi di controllo, senza che ciò comporti automaticamente l’applicazione di tutti i contratti collettivi di lavoro, per ogni tipo di collaborazione, che può avvenire anche a titolo di volontariato.
Infine, paventa il rischio che l’osservazione di cui al punto 10) comporti la chiusura delle cooperative di tipo a).

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, ribadisce che il parere predisposto dal relatore riflette le argomentazioni addotte nella seduta di ieri, evidenziando il principio della libertà e non della obbligatorietà della partecipazione, così come indica la giurisprudenza comunitaria, che non si limita a stabilire il principio dell’informazione e della consultazione, ma invita anche a forme più penetranti di coinvolgimento dei lavoratori, tramite la partecipazione alle imprese. Il parere tiene altresì conto del dibattito svoltosi in Commissione sulle proposte di legge in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione di impresa. Ritiene tuttavia che le osservazioni formulate dal sottosegretario di Stato debbano indurre ad una riflessione per evitare di bloccare un intero settore nella sua operatività.

Pietro GASPERONI (DS-U) considera preoccupante il fatto che un’impresa privata non sia tenuta a rispettare i contratti collettivi nazionali di lavoro.

Il sottosegretario Grazia SESTINI precisa che occorre valutare le situazioni nelle quali i contratti di lavoro sono applicabili.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, lamenta il fatto che esistano cooperative indegne di tale nome che sfruttano i lavoratori senza rispettare i contratti collettivi nazionali di lavoro.

Pietro GASPERONI (DS-U), nel ricordare come in passato un problema rilevante sia stato rappresentato dalla regolamentazione contrattuale nelle società cooperative, ritiene che la stessa questione possa ripresentarsi per le imprese sociali qualora non sia specificato l’obbligo di rispettare le regole della contrattazione, e sottolinea che non è certo questo riferimento ad impedire ad un’impresa che opera nel sociale di avvalersi di forme di volontariato. Non si dovrebbero riproporre oggi tutte le questioni che hanno preceduto l’introduzione della disciplina sul socio lavoratore.

Antonino LO PRESTI (AN) ritiene che nel momento in cui dovesse verificarsi che un volontario ha invece prestato la propria opera sulla base di un rapporto di lavoro subordinato, che presuppone perciò la retribuzione, sarà la magistratura a determinarne le conseguenze.

Emilio DELBONO (MARGH-U) sottolinea preliminarmente che laddove esistono realtà di natura imprenditoriale e contratti collettivi di lavoro, questi ultimi vengono applicati indipendentemente dai richiami contenuti nelle leggi. Il problema è semmai la mancanza totale di vigilanza nel settore delle cooperazioni, attraverso l’intervento dell’ispettorato del lavoro o delle centrali cooperative. Nelle imprese sociali possono anche convivere lavoratori dipendenti, ai quali deve essere applicato il contratto collettivo nazionale di lavoro, e volontari, veramente tali e non lavoratori dipendenti camuffati, a prescindere dall’applicazione del contratto di lavoro.

Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI osserva che dal dibattito svoltosi emergono due preoccupazioni: una relativa alla eccessiva genericità della delega sulle forme di partecipazione, che può determinare una sorta di espropriazione nei confronti dell’iter parlamentare di una norma rilevante per la definizione delle forme di partecipazione e l’altra relativa all’utilizzo di una disposizione nuova rispetto ad un’impresa che si configura per la prima volta, nei confronti della quale occorre prevedere una serie di paletti che garantiscano i diritti sul terreno del rapporto tra lavoratori ed impresa, insistendo sulla necessità del riferimento ai contratti collettivi nazionali di lavoro. In proposito, precisa che nel testo del disegno di legge governativo esiste il riferimento a organismi che esprimono forme di partecipazione: si tratta di forme di partecipazione legate alla specificità dell’impresa. Quindi, ritiene sia chiaro che la delega in esame non si riferisce alla partecipazione in senso generale ma alla partecipazione nelle imprese sociali. In ordine ai contratti collettivi di lavoro, ritiene che il riferimento debba essere previsto in modo flessibile, perché altrimenti si rischia di creare un ostacolo anziché una garanzia, annullando la possibilità di far partecipare i soci, posto che la tipicità dell’impresa non è relazionabile in generale ai contratti collettivi, neanche a quelli di settore.

Cesare CAMPA (FI) concorda con le osservazioni del rappresentante del Governo, sottolineando che con il provvedimento in esame si è di fronte ad una forma di partecipazione diversa, particolare, unica ed esclusiva, che riguarda le imprese sociali; laddove si è in presenza di contratti collettivi di lavoro di settore è implicito che questi saranno rispettati.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, alla luce delle considerazioni espresse, propone di sostituire il punto 10) dell’osservazione formulata nel parere del relatore con la seguente dizione: «particolari forme di partecipazione all’impresa di diversi prestatori d’opera e destinatari delle attività, compatibili con le caratteristiche dell’impresa sociale», ritenendo in tal modo di precisare la diversità dei soci ai quali si fa riferimento e specificando che si tratta di particolari forme di partecipazione. Quanto al punto 12), propone di modificarlo nel modo seguente: «le conseguenze sulla qualificazione e la disciplina dell’impresa sociale, dell’inosservanza delle prescrizioni relative ai requisiti dell’impresa sociale e della violazione di altre norme di legge, specialmente in materia di lavoro e di sicurezza, nonché della contrattazione collettiva, in quanto compatibile con le caratteristiche dell’impresa sociale».

Pietro GASPERONI (DS-U) riterrebbe opportuno fare un preciso richiamo alla contrattazione di settore.

Angelo SANTORI (FI), relatore, precisa che la proposta di parere da lui predisposta è frutto delle osservazioni e dei rilievi emersi nel corso del dibattito svoltosi nella seduta di ieri, pur essendo egli convinto che il testo confezionato dal Governo fosse già sufficientemente articolato e addirittura più preciso rispetto a quello elaborato dalla Commissione di merito; tant’è, che, in prima battuta, nella seduta di ieri, aveva prospettato l’opportunità di esprimere un parere favorevole, osservando soltanto che, al momento della predisposizione del decreto legislativo di attuazione della disciplina organica, si dovesse tenere nella massima attenzione la necessità di non compromettere i livelli di salvaguardia e di sicurezza dei lavoratori derivanti dal recepimento della normativa comunitaria.
Fatta tale precisazione, ritiene che il dibattito svoltosi oggi sia servito a chiarire alcuni aspetti del provvedimento e pertanto propone una nuova formulazione del parere presentato, concordando con i suggerimenti avanzati dal presidente e dagli altri intervenuti (vedi allegato 2).

Pietro GASPERONI (DS-U), sulla base anche del parere espresso dal Comitato per la legislazione, richiama l’attenzione del Governo sulla necessità che nelle disposizioni da adottare siano definiti anche i contratti collettivi di lavoro di riferimento.

Il sottosegretario Grazia SESTINI paventa il rischio che, in totale buona fede, si stiano imponendo alle imprese sociali vincoli che altre tipi di imprese non hanno o non hanno in modo così stringente.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, ritiene sia insita nelle disposizioni in esame la possibilità per le autorità competenti di sanzionare le violazioni di legge.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Decreto-legge 269/2003: Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici.
C. 4447 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla V Commissione).
(Seguito dell’esame e rinvio).

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004).
S. 2512 Governo.

Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio.
S. 2513 Governo.

Tabella n. 4: Stato di previsione del Ministero del lavoro per l’anno finanziario 2004.
(Esame ai sensi dell’articolo 120, comma 5, del regolamento).

La Commissione prosegue l’esame congiunto dei provvedimenti, rinviato nella seduta di ieri.

Antonino LO PRESTI (AN), relatore, a completamento della relazione illustrata nella seduta di ieri, sottolinea che la 11a Commissione del Senato ha approvato uno schema di parere favorevole con osservazioni e con condizioni, queste ultime riferite all’articolo 47 del decreto-legge – per il quale si è ritenuta inopportuna, sul piano metodologico, la scelta del Governo di inserire una disposizione normativa inerente alla materia in questione nell’ambito di un decreto-legge, essendo sicuramente preferibile affrontare le questioni attinenti all’esposizione all’amianto nell’ambito della procedura di esame dello schema di testo unificato dei disegni di legge n. 229 ed altri, attualmente in itinere presso quella Commissione -, affinché venga introdotta, per imprescindibili esigenze di equità, un’apposita disciplina transitoria, volta a salvaguardare le situazioni giuridiche dei lavoratori che abbiano già maturato, anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziale di cui all’articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992; a condizione che i benefici riconosciuti ai lavoratori del settore privato iscritti all’INAIL vengano estesi anche ai dipendenti pubblici ed ai lavoratori privati iscritti a forme assicurative diverse dall’INAIL, nei casi in cui essi siano stati esposti all’amianto, anche in attuazione della sentenza della Corte costituzionale n. 127 del 2002; a condizione che venga lasciato inalterato, sia pure ai soli fini del calcolo pensionistico il coefficiente di 1,50, di cui all’articolo 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, in ordine alle disposizioni riguardanti i lavoratori esposti all’amianto, ricorda che già dall’anno scorso il Governo ha messo mano coraggiosamente ad una problematica che si trascina da tempo: pur riconoscendo l’aspetto positivo dell’intervento operato, rimane comunque inadeguata la platea dei soggetti aventi diritto ai benefici riconosciuti. L’auspicio è che si arrivi finalmente per questa strada a creare le condizioni di giustizia che vadano incontro a tutte le istanze avanzate.

Roberto GUERZONI (DS-U) esprime un certo imbarazzo nell’intervenire nel dibattito, dopo che lo stesso relatore ha riconosciuto che su alcuni passaggi rilevanti del decreto-legge sarebbero necessari taluni interventi. Pur non volendo avviare una discussione di carattere propagandistico, posto che l’intento è quello di esprimere un parere che possa incidere in qualche modo sulla presentazione di proposte emendative in termini realistici e concreti, si chiede se effettivamente esistano le condizioni per un approfondito confronto parlamentare. Ciò anche in considerazione del fatto che, a prescindere dalle valutazioni sull’utilizzo di uno strumento quale il decreto-legge per stabilire importanti misure di tipo economico-finanziario, il testo in esame è passato attraverso un voto di fiducia al Senato. Reputa pertanto fondato il timore che si proceda mediante voto di fiducia anche alla Camera, con ciò togliendo ogni possibilità alle Commissioni e all’Assemblea di svolgere la propria parte attiva.
Premesso ciò, si sofferma in particolare sull’articolo 45 del decreto-legge che prevede, a decorrere dal 1o gennaio 2004, l’equiparazione dell’aliquota contributiva pensionistica per i soggetti iscritti alla gestione separata INPS per i collaboratori coordinati e continuativi a quella relativa al regime degli esercenti attività commerciali, con ciò accelerando un passaggio già contenuto nel disegno di legge di delega in materia previdenziale. Dichiara di non nutrire contrarietà in riferimento a tale indirizzo, ma ritiene che la disposizione andrebbe corretta, magari prevedendo l’introduzione di alcuni di quei diritti accennati nella delega previdenziale e rinviati alle forme di attuazione.
Per quanto riguarda l’articolo 47 del decreto-legge relativo alla materia dei benefici previdenziali in caso di esposizione all’amianto, sottolinea la necessità di salvaguardare le posizioni soggettive di coloro che hanno già ottenuto il riconoscimento dell’esposizione all’amianto e l’estensione dei benefici previdenziali previsti dalla legge n. 257 del 1992 ai lavoratori che, pur essendo stati esposti all’amianto, ne sono attualmente esclusi. Osserva altresì che l’articolo 47 riformula in termini fortemente restrittivi il beneficio previdenziale di cui alla legge n. 257 del 1992, riducendo a 1,25 l’originario coefficiente di 1,50 e circoscrivendo la portata di tale parametro al calcolo delle prestazioni pensionistiche, con esclusione della possibilità di utilizzarlo anche ai fini dell’accesso alle prestazioni medesime.
In conclusione, ribadisce l’auspicio che, nonostante si tratti di un provvedimento d’urgenza, si possa comunque svolgere un adeguato confronto parlamentare.

Pietro GASPERONI (DS-U), nel condividere le argomentazioni esposte dal deputato Guerzoni, manifesta disagio sulle modalità procedurali stabilite, stigmatizzando in primo luogo la scelta di utilizzare lo strumento del decreto-legge per affrontare gran parte della manovra finanziaria, posto che la decretazione d’urgenza, come prescrive la Costituzione, deve essere adottata su materie che rivestono carattere di necessità e di urgenza, aspetto che non è assolutamente ravvisabile nei confronti del bilancio dello Stato.
Paventa il rischio che anche alla Camera il Governo possa decidere di procedere attraverso un voto di fiducia, facendo venir meno qualunque sforzo volto a migliorare il testo in discussione e limitando fortemente le prerogative del Parlamento e di tutti i parlamentari.
Soffermandosi sulle parti del decreto-legge di competenza della Commissione lavoro, ritiene opportuno che si definisca un finanziamento adeguato per la realizzazione di quelle operazione di copertura contributiva nei confronti delle giovani generazioni in riferimento ad attività precarie per le quali nulla è previsto.
Per quanto riguarda l’articolo 47, ritiene che dalla disposizione emerga un uso spregiudicato delle risorse da parte del Tesoro, ricordando come nella precedente finanziaria era stato previsto uno stanziamento di più di mille miliardi di vecchie lire in favore dei lavoratori esposti all’amianto, stanziamento di cui ora non si ha più la disponibilità; in proposito, reputa che si tratti innanzitutto di un problema di ordine morale e di trasparenza e sottolinea la necessità di compiere uno sforzo per ripristinare almeno alcuni diritti minimi.
Infine, considera necessari alcuni chiarimenti in merito alla disciplina relativa al rapporto di lavoro del personale della Cassa depositi e prestiti nell’ambito del processo di privatizzazione dell’ente per sgombrare il campo da qualunque equivoco che faccia pensare ad una semplice operazione di pulizia.

Carmen MOTTA (DS-U), nell’associarsi alle considerazioni espresse dai deputati intervenuti, ritiene opportuno manifestare un’osservazione di natura politica, sottolineando il senso di frustrazione che pervade i parlamentari dell’opposizione (ma di cui non sono estranei i rappresentanti della maggioranza), al pensiero che solo poco tempo fa i due Presidenti di Camera e Senato avevano ravvisato la necessità che in occasione della sessione di bilancio la discussione sui documenti finanziari fosse proficua, utile ed approfondita per consentire all’opposizione, ma non solo, di dare un contributo fattivo con le proprie proposte alternative. Al contrario, si è di fronte ad un risultato paradossale: un decreto-legge che contiene la vera e propria manovra finanziaria e che, per la posizione della fiducia, consente ad una sola Camera di intervenire proficuamente, posto che la seconda lettura risulterà quasi una formalità alla luce dell’esigenza del Governo di confezionare un provvedimento blindato.
Ritiene che sugli aspetti di competenza della Commissione si sarebbe potuto svolgere un approfondito confronto parlamentare che avrebbe portato ad un sensibile miglioramento del testo in esame. Nel prendere atto che ciò non sarà possibile, ritiene debba essere ribadito il dato politico per il quale diventa difficile dedicare del tempo a predisporre proposte emendative quando di fatto spazio per un approfondito confronto parlamentare in una discussine di merito non ve ne sarà.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.45.

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