(Dal Resoconto Sommario)
SEDE CONSULTIVA
Giovedì 12 maggio 2005. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI.
La seduta comincia alle 9.45.
Legge comunitaria 2005.
C. 5767 Governo.
(Relazione alla XIV Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Relazione favorevole).
La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta del 4 maggio 2005.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente relatore, avverte che sostituirà personalmente il relatore, impossibilitato ad intervenire alla seduta odierna.
Giovanni BELLINI (DS-U) evidenzia come il disegno di legge comunitaria 2005 riproponga sostanzialmente l’impostazione degli anni precedenti, non cogliendo le nuove opportunità offerte dall’approvazione della legge 4 febbraio 2005, n. 11 (la cosiddetta «legge Buttiglione»).
L’impianto del provvedimento in esame appare così caratterizzato da deleghe estremamente generiche, sino a giungere alla vaghezza, peraltro con un eccessivo allungamento dei tempi previsti per l’emanazione dei decreti legislativi attuativi, in particolare con riferimento ai ritardi che caratterizzano il nostro paese. L’articolo più problematico sotto tale profilo è l’articolo 2, da giudicare inadeguato alla luce dell’articolo 76 della Costituzione, in quanto le lettere dalla a) alla g) che dovrebbero indicare principi e criteri direttivi finiscono per definire gli ambiti di intervento della delega, l’oggetto ma non il principio o il criterio che dovrebbe presiedere alla disciplina dell’oggetto medesimo. Evidenzia altresì perplessità in merito all’articolo 7 del disegno di legge comunitaria, finalizzato a dare esecuzione a un’ordinanza della Corte di Giustizia del 28 settembre 2004 che, in materia di rifiuti pericolosi, ha dato un’interpretazione dell’articolo 4 della direttiva 91/689/CEE in base alla quale l’articolo 14 della direttiva 75/442/CEE, riguardante gli obblighi di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti, si applica a tutti produttori i rifiuti pericolosi, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno inquadrati in un’organizzazione di ente o impresa. La relazione governativa al disegno di legge comunitaria precisa che la conservazione del formulario viene ritenuta sufficiente in quanto conterrebbe tutte le informazioni richieste dalla direttiva 75/442, mentre l’articolo 14 di quest’ultima richiede anche di indicare la frequenza della raccolta e il modo di trattamento di particolari tipologie di rifiuti: la soluzione normativa individuata, pertanto, non sembra del tutto adeguata.
Passando alla Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004, sottolinea come essa abbia il limite di dare scarso conto di quelli che dovrebbero essere gli orientamenti del Governo in relazione ad alcuni specifici settori di attività dell’Unione, come previsto dall’articolo 7, comma 2, della legge n. 86 del 1989 (legge La Pergola). Richiama in particolare la questione relativa all’approvazione della direttiva Bolkestein che, annunciata come un provvedimento rivolto a «diminuire la burocrazia ed i vincoli alla competitività nei servizi per il mercato interno», è nei fatti un pericoloso provvedimento di attacco allo Stato sociale e ai diritti del lavoro nell’intera Unione europea. La direttiva si prefigge, infatti, l’apertura alla libera concorrenza e alla privatizzazione di tutte le attività di servizio e dell’istruzione, dalle attività logistiche di qualunque impresa produttiva ai servizi pubblici, a partire dalla sanità e dai servizi sociali. Introduce inoltre il «principio dei paese d’origine», che stabilisce come un prestatore di servizi sia esclusivamente sottoposto alla legge del paese dove ha sede legale e non più alla legge del paese dove fornisce il servizio, in deroga all’articolo 50 del trattato secondo il quale il fornitore di servizi fornisce prestazioni occasionali alle stesse condizioni del paese in cui intende estendere o spostare le sue attività.
Il Governo italiano si era impegnato ad intervenire su tale questione per evitare che fosse applicata una siffatta direttiva che comporta alti rischi di insicurezza sociale e di violazione delle norme della contrattazione collettiva, ma la Relazione annuale sembra darne un giudizio positivo e ribadisce l’impegno del Governo per la realizzazione di un mercato interno dei servizi, mentre non fa cenno alla necessità di modificare alcuni aspetti della direttiva come «il principio del paese d’origine».
Un’altra questione in merito alla quale il Governo si era impegnato ad intervenire è quella relativa all’attuazione della direttiva 92/100 sul diritto di locazione, diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto d’autore. Si tratta di una direttiva che introduce un diritto esclusivo di prestito per le opere protette dal diritto d’autore a favore degli autori e degli altri titolari del diritto. Essa introduce, in sostanza, un «ticket» sul prestito del libri, iniziativa assolutamente non condivisibile visto che la cultura è un bene comune, la cui fruizione deve essere garantita a tutti.
Un’ulteriore questione controversa di cui la relazione annuale non dà conto è quella relativa alla direttiva sulla brevettabilità del software che, in potenza, permette di brevettare qualunque programma per elaboratore. Una tale legislazione suscita forti perplessità in quanto capace di arrecare pregiudizio al tessuto produttivo europeo legato alle moderne tecnologie e costituito in massima parte di piccole e medie imprese utilizzatrici o produttrici di software.
Infine, nel disegno di legge comunitaria, come nella Relazione annuale, mancano indicazioni precise sugli intenti del Governo in merito all’attuazione della direttiva sullo scambio delle quote di emissione 2003/87/CE. Ricordato come il Governo italiano abbia provveduto a dare solo parziale attuazione alla suddetta direttiva con il decreto-legge 12 novembre 2004, considerato insufficiente dalla Commissione europea, sottolinea come quest’ultima abbia deciso di adire la Corte di giustizia contro l’Italia per non aver recepito completamente nell’ordinamento interno la direttiva 2003/87/CE, entro la data prevista (31 dicembre 2003). La direttiva in questione è finalizzata a dar vita a un sistema comunitario di scambio delle quote di emissione che dovrebbe consentire all’UE e ai suoi Stati membri di conseguire i rispettivi obiettivi di emissione previsti dal protocollo di Kyoto, garantendo l’abbattimento delle emissioni di gas serra nei settori dell’energia e dell’industria al minor costo economico possibile.
Cesare CAMPA (FI), soffermandosi su uno dei punti affrontati della relazione del deputato Moretti, evidenzia come la proposta di liberalizzazione dei servizi nel mercato interno all’UE, nota come direttiva Bolkestein, se applicata, avrebbe effetti devastanti. L’iniziativa ha aperto un serrato dibattito a livello europeo, per cui condivide la necessità di acquisire elementi sui contenuti della discussione in atto e la posizione del Governo per poi procedere con fermezza, essendo convinto che l’Unione europea con tale direttiva darebbe un duro colpo al modello sociale europeo. Approvata all’unanimità il 13 gennaio 2004 dalla Commissione Europea presieduta da Romano Prodi, la proposta sta per essere votata dal Parlamento europeo, per cui è urgente un intervento italiano per evitare la sua approvazione finale.
L’iniziativa era stata pensata per diminuire la burocrazia e ridurre i vincoli alla competitività nei servizi del mercato interno, ma intende imporre ai 25 Stati membri dell’Unione le regole della concorrenza commerciale, senza alcun limite, in tutte le attività di servizio, dove per servizio s’intende (articolo 4) «ogni attività economica che si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di contropartita economica». La direttiva però non tiene conto delle diverse condizioni sociali ed economiche dei 25 Paesi aderenti all’Unione, visto che l’articolo 16 prevede che un fornitore di servizi è sottoposto esclusivamente alla legge del paese in cui ha sede l’impresa e non a quella del paese dove si fornisce il servizio. Ciò vuol dire che un’impresa polacca, ungherese o slovena che distacca lavoratori in Italia non dovrà più chiedere l’autorizzazione alle autorità italiane avendo ottenuta quella dei paesi d’origine; su questi lavoratori si applicherà solo la legislazione polacca, slovena o ungherese, ivi compresa la parte contrattuale con salari in euro da fame e tutta quella che riguarda le normative sociali ed ambientali ridotte all’osso. In altre parole, si creerebbe una concorrenza spietata a livello di salari che farebbe lievitare la disoccupazione nei paesi più ricchi, mentre per i lavoratori a basso salario la vita nei paesi economicamente più evoluti diverrebbe a dir poco problematica.
Rappresentanti del mondo del lavoro avevano già reagito, accusando la direttiva della Commissione di essere pericoloso strumento per la creazione di un gigantesco caporalato europeo, perfettamente legalizzato, dove i lavoratori vengono assunti nei paesi in cui le condizioni del costo del lavoro siano le più convenienti, senza che questo produca alcun vantaggio nelle loro condizioni economiche e sociali, allargando la disoccupazione nei paesi con salari e costo della vita maggiori. Questa incomprensibile direttiva, che aprirebbe le porte al dumping sociale è nata proprio mentre in Europa si è aperto un dibattito serrato su un altro pericolo gravissimo: il dumping dei prodotti cinesi che rischiano di paralizzare l’economia continentale e di produrre milioni di altri disoccupati.
Contro la direttiva si sono pronunciati, senza mezzi termini, la Francia, la Germania, il Belgio, la Svezia e il Lussemburgo. Nell’economia attuale i servizi costituiscono il 70 per cento del PIL europeo, sono quindi una componente essenziale del mercato unico e un volano indispensabile per carburare la crescita. Non a caso la direttiva rappresenta uno dei pezzi forti della nuova strategia di Lisbona, che sarà approvata proprio con l’obiettivo di concentrare tutti gli sforzi sul rilancio della competitività globale europea, messa alle corde da competitori nuovi ed aggressivi come Cina e India.
Di fronte a tale situazione, il Parlamento e il Governo devono reagire con determinazione per evitare un pericolo di vaste proporzioni economiche e sociali. È dunque necessario un tavolo di discussione per esaminare i possibili contraccolpi sulla realtà economica ed occupazionale italiana e per inserirsi nel dibattito che si è aperto in Europa, assumendo una a decisione finale capace di scongiurare le conseguenze dell’applicazione della direttiva che, così come è stata concepita dal Commissario Frits Bolkestein, porterebbe alla crisi del modello sociale europeo. Per tutte queste considerazioni, condivide pienamente la relazione del deputato Moretti, che sollecita la Commissione ad acquisire elementi sull’andamento del dibattito in corso a livello europeo e la posizione del Governo italiano.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente relatore, avverte che non sono stati presentati emendamenti al disegno di legge comunitaria.
Formula quindi una proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria (vedi allegato 2).
Roberto GUERZONI (DS-U) dichiara che il suo gruppo si asterrà sulla proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria 2005.
Cesare CAMPA (FI) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria 2005.
Dario GALLI (LNFP) dichiara la sua astensione sulla proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria 2005.
La Commissione approva la proposta di relazione favorevole sul disegno di legge comunitaria. Delibera altresì di nominare, ai sensi dell’articolo 126-ter, comma 2, del regolamento, il deputato Moretti relatore presso la XIV Commissione.
Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004.
DOC. LXXXVII, n. 5.
(Parere alla XIV Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole con condizione).
La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta del 4 maggio 2005.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente relatore, avverte che anche in questo caso sostituirà personalmente il relatore, impossibilitato ad intervenire alla seduta odierna.
Tenuto conto degli interventi già svolti in sede di esame del disegno di legge n. 5767, che hanno toccato anche i temi contenuti nella relazione annuale sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004, formula una proposta di parere favorevole con osservazione sulla relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004 (vedi allegato 3).
Roberto GUERZONI (DS-U) sollecita il relatore ad inserire nella sua proposta di parere una maggiore forza critica in ordine alla proposta di direttiva Bolkestein, con particolare riferimento al principio del paese di origine, anche al fine di sollecitare una presa di posizione del Governo italiano in proposito. Condivide altresì la proposta di un dibattito in Commissione sulla materia alla presenza di un rappresentante del Governo.
Aldo PERROTTA (FI) dichiara di condividere le considerazioni del deputato Campa, sottolineando come egli stesso abbia personalmente presentato una mozione critica nei confronti della proposta di direttiva Bolkestein.
Elena Emma CORDONI (DS-U) sottolinea l’opportunità di evitare equivoci nella proposta di parere relativo alla Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004, evidenziando l’opportunità di proseguire il processo di armonizzazione in Europa ed escludendo il principio del paese di origine. In sostanza, l’armonizzazione deve avvenire innalzando il livello di tutele esistente nei paesi più avanzati e non andando in direzione opposta.
Dario GALLI (LNFP) sottolinea come la proposta di direttiva Bolkestein, definita nell’ambito della Commissione presieduta da Romano Prodi, sia di un’estrema gravità, non solo per il principio del paese di origine, ma anche perché persegue nell’equivoco consistente nella differenziazione del settore dei servizi dalle altre attività produttiva, in particolare per quanto attiene agli aspetti lavoristici. Evidenziato come il trattamento dei lavoratori debba essere tendenzialmente uguale nei diversi settori produttivi ed ispirarsi ad un principio territoriale, tenuto conto in particolare delle differenze di realtà economica nei diversi paesi europei, con particolare riferimento ai regimi fiscali con evidenti effetti sui costi aziendali, sottolinea come il principio del paese di origine appaia iniquo ed inapplicabile, anche per l’inevitabile contenzioso lavoristico che si produrrebbe. Si dichiara pertanto totalmente contrario alla proposta di direttiva Bolkestein, formulando altresì una critica di ordine generale in ordine agli indirizzi comunitari che troppo spesso appaiono eccessivamente slegati dalle effettive esigenze produttive e d’impresa.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente relatore, condivisa l’opportunità di un dibattito in Commissione alla presenza di un rappresentante del Governo sulla proposta di direttiva Bolkestein, preso atto del dibattito svoltosi, riformula la sua proposta di parere in ordine alla Relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004 (vedi allegato 4).
Roberto GUERZONI (DS-U) dichiara che il suo gruppo voterà a favore della proposta di parere del relatore sulla relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004.
Cesare CAMPA (FI) dichiara voto favorevole sulla proposta di parere del relatore sulla relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004.
Dario GALLI (LNFP) dichiara la sua astensione sulla proposta di parere del relatore sulla relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004, ribadendo la sua contrarietà alla proposta di direttiva Bolkestein.
La Commissione approva quindi la proposta di parere favorevole con condizione del relatore sulla relazione sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea nel 2004.
La seduta termina alle 10.30.

























