(Dal Resoconto Sommario)
PETIZIONI
Giovedì 2 ottobre 2003. – Presidenza del vicepresidente Angelo SANTORI.
La seduta comincia alle 14.40.
Petizione n. 627 del 2003 del signor Riccardo Tucci, da Roma, in rappresentanza dell’ANLA (Associazione nazionale lavoratori anziani di azienda), che chiede: separazione della previdenza dall’assistenza nel sistema sociale italiano.
(Esame ai sensi dell’articolo 109, comma 2, del regolamento e rinvio).
Angelo SANTORI, presidente, fa presente che il diritto di petizione, garantito dall’articolo 50 della Costituzione, consiste nella richiesta da parte di un certo numero di cittadini di provvedimenti legislativi al Parlamento, ovvero per esporre comuni necessità. Tale diritto rappresenta uno strumento di sollecitazione nei confronti dell’attività legislativa e di indirizzo politico del Parlamento.
La petizione può essere esercitata da tutti i cittadini, sia individualmente sia collettivamente, senza limiti di numero, e non richiede particolari formalità, eccetto l’autenticazione della firma del proponente.
Il regolamento della Camera dei deputati prevede che le petizioni siano esaminate dalle Commissioni competenti e che l’esame possa concludersi con una risoluzione diretta ad interessare il Governo oppure con una decisione di abbinamento ad un eventuale progetto di legge all’ordine del giorno.
Il regolamento del Senato dispone che la petizione debba essere trasmessa alla Commissione competente per materia; inoltre, quelle attinenti a progetti di legge già assegnati a Commissioni devono essere inviate alle Commissioni stesse e discusse congiuntamente ai progetti di legge. Nel caso in cui non venga adottata alcuna iniziativa legislativa, la petizione va trasmessa al Governo con l’invito a presentare un progetto di legge sulla materia oggetto della richiesta; delle altre, le Commissioni parlamentari possono deliberare la presa in considerazione o l’archiviazione.
La petizione in esame chiede al Governo e al Parlamento di attuare una riforma volta a separare la gestione della previdenza e dell’assistenza, in modo che all’INPS e all’INPDAP rimanga esclusivamente la gestione previdenziale; invece tutti gli interventi assistenziali dovrebbero essere gestiti da enti o comunque strutture pubbliche distinti. In particolare la petizione suggerisce di costituire, presso il Ministero del lavoro (o la Presidenza del Consiglio) un Dipartimento ad hoc, con compiti di gestione di tutta l’assistenza pubblica e dotato di un proprio autonomo bilancio.
Andrea DI TEODORO (FI) relatore, illustra la seguente petizione popolare che ha come primo firmatario il signor Riccardo Tucci:
«PETIZIONE POPOLARE PER LA SEPARAZIONE DELLA PREVIDENZA DALL’ASSISTENZA NEL SISTEMA SOCIALE ITALIANO
Al Parlamento italiano, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 50 della Costituzione, tramite la Camera dei deputati come previsto all’articolo 109 del relativo Regolamento, è presentata dai cittadini elettori, che l’hanno sottoscritta negli appositi moduli di raccolta delle firme di adesione, nell’intento di fare chiarezza e trasparenza nella politica sociale e previdenziale italiana in un contesto di ingiuste e disinformate critiche alle pensioni ed ai pensionati, la seguente
PETIZIONE POPOLARE
La Camera dei deputati è invitata a discutere e ad approvare con urgenza un provvedimento di legge, da trasmettere successivamente al Senato della Repubblica per la definitiva entrata in vigore, oppure ad approvare con carattere di urgenza una risoluzione diretta al Governo per impegnarlo ad emanare propri atti normativi, affinché nel sistema sociale italiano venga introdotta una reale, autentica, effettiva separazione tra la previdenza e l’assistenza, in modo che le attività istituzionali e le prestazioni di natura propriamente pensionistica, derivate cioè da contribuzione obbligatoria sul lavoro, siano di competenza di enti pubblici distinti e diversi, come bilanci, gestione e responsabilità, da un istituto preposto alla gestione di tutti gli interventi assistenziali dello Stato.
Pertanto i cittadini elettori firmatari chiedono che:
1) dall’Inps e dall’Inpdap sia stralciata la gestione di tutti gli interventi assistenziali, quali pensioni di invalidità, assegni sociali, pensioni di inabilità, trattamenti di integrazione salariale e di disoccupazione, altri ammortizzatori sociali e simili;
2) si costituisca presso il Ministero del Lavoro (o la Presidenza del Consiglio dei Ministri) il Dipartimento per l’assistenza sociale, con compiti di gestione e di responsabilità di tutto il comparto dell’assistenza pubblica e dotato di un proprio autonomo bilancio;
3) l’Inps, qualora dovesse risultare antieconomico lo scorporo dalle entrate contributive della parte destinata all’assistenza (per esempio oneri obbligatori delle imprese per la Cassa integrazione), si limiti nella gestione degli interventi assistenziali a svolgere la funzione di esattore per conto dello Stato;
4) confermi all’Inps il pagamento delle pensioni integrate al minimo, prevedendo però un apposito capitolo nel bilancio della gestione finanziaria, ove siano evidenziati gli importi corrisposti a titolo di pensione (maturata dal lavoratore con i contributi obbligatori) distintamente da quelli di natura assistenziale in quanto erogati a titolo di integrazione al vigente minimo pensionistico».
Ribadisce pertanto lo scopo principale della petizione, volta a realizzare una autentica ed effettiva separazione della gestione della previdenza e dell’assistenza, in modo da conseguire un risultato di reale trasparenza e chiara leggibilità da parte del contribuente delle risorse destinate dallo Stato a remunerazioni di prestazioni pensionistiche, di cui il cittadino ha conseguito il diritto attraverso il versamento dei contributi, e delle prestazioni di carattere assistenziale per le quali non esiste il principio di proporzionalità tra contributi versati e prestazioni erogate.
Osserva altresì che una maggiore chiarezza in questo ambito sarebbe funzionale ad una maggiore coscienza e capacità critica da parte dei cittadini, consentendo nello stesso tempo di effettuare manovre sulla spesa pensionistica in modo più consapevole anche da parte del legislatore, nel momento in cui sarebbe chiarito l’effettivo impatto della spesa pubblica per le pensioni rispetto alle prestazioni di altro genere.
Ritiene, infine, che la petizione sia utile per avviare una riflessione di tutti in vista della prossima ripresa in Commissione dell’esame del provvedimento relativo alla riforma del sistema pensionistico.
Angelo SANTORI, presidente, fa presente che la separazione tra gestione assistenziale e gestione previdenziale è stata già avviata con la legge 9 marzo 1989, n. 88, di riforma dell’INPS, la quale ha sancito il principio della separazione tra area assistenziale e area previdenziale, istituendo la «Gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali» e ponendo progressivamente a carico dello Stato il finanziamento della gestione stessa.
Ricorda inoltre che il disegno di legge A.S. 2058, già approvato dalla Camera, recante delega in materia previdenziale, all’articolo 1, comma 2, lettera n), indica tra i principi e i criteri direttivi quello di completare il processo di separazione tra assistenza e previdenza, lasciando poi ai decreti legislativi che daranno eventualmente attuazione alla delega di specificare le modalità con cui portare a compimento il processo di separazione.
Giovanni DIDONÈ (LNP) condivide la necessità della separazione della gestione della previdenza e dell’assistenza, soprattutto nella fase della liquidazione; paventa tuttavia il rischio che con tale operazione si possa aggravare ulteriormente il sistema degli uffici territoriali preposti a tali gestioni, determinando, invece che una maggiore chiarezza, costi aggiuntivi su tutto il territorio.
Aldo PERROTTA (FI) ritiene che la proposta di costituire presso il Ministero del lavoro o la Presidenza del Consiglio un Dipartimento ad hoc, dotato di un proprio autonomo bilancio e con compiti di gestione di tutta l’assistenza pubblica, potrebbe determinare un ingolfamento della gestione stessa, comportando costi ulteriori e trasferimenti infiniti.
Pietro GASPERONI (DS-U), nel ribadire a sua volta che la legge 9 marzo 1989, n. 88, ha già avviato la separazione tra area assistenziale e area previdenziale, dichiara di non poter considerare favorevolmente la petizione in esame, ferma restando la permanenza di problemi ancora aperti nel sistema sociale italiano, legati alla mancanza di una chiara distinzione tra assistenza e previdenza.
Angelo SANTORI, presidente, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.




























