(Dal Resoconto Sommario)
SEDE REFERENTE
Giovedì 13 novembre 2003. – Presidenza del vicepresidente Angelo SANTORI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Maurizio Sacconi.
La seduta comincia alle 14.50.
Istituzione del reddito sociale.
C. 13 iniziativa popolare, C. 872 Bertinotti, C. 2575 Cento.
Diritti di sicurezza sociale in materia di tutela del lavoro e del reddito.
C. 3134 Rutelli.
(Seguito dell’esame congiunto e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame congiunto, rinviato nella seduta del 4 novembre 2003.
Il sottosegretario Maurizio SACCONI esprime un giudizio fortemente negativo nei confronti delle proposte di legge in titolo, anche se la contrarietà è diversificata rispetto ai singoli specifici contenuti dei provvedimenti.
Nel rilevare come l’intento delle proposte di legge sia quello di introdurre una garanzia di reddito per coloro che si trovano in uno stato di disoccupazione involontaria, generalizzando in tal modo l’esperimento, infruttuoso e fonte di molte distorsioni, del reddito minimo di inserimento, ricorda che soprattutto nelle zone a più alta disoccupazione e caratterizzate da un’accentuata dimensione di economia sommersa il reddito minimo di inserimento si è rivelato una trappola che allontana, anziché avvicinare, il soggetto interessato ad un nuovo rapporto di lavoro o all’inserimento nel mercato del lavoro; una trappola di cui parlano molte riflessioni in atto nei paesi che hanno avuto sistemi generosi di sostegno al reddito di tutti i disoccupati involontari. Precisa, in particolare, che nelle aree caratterizzate da alta disoccupazione ed economia sommersa il reddito garantito finisce con l’incoraggiare la permanenza ai margini del mercato del lavoro regolare, perché offre l’incentivazione ad una sopravvivenza in tale condizione data la somma dei benefici pubblici e i piccoli introiti derivanti dal lavoro sommerso.
Osserva quindi che l’esperienza del reddito minimo di inserimento ha dato effetti discutibili per quanto riguarda l’integrazione sociale, anche perché non facilmente misurabile, ma soprattutto ha dato effetti indiscutibili per quanto riguarda l’inserimento nel mercato del lavoro che, anche ove si è determinato, ha comportato una sperequazione assoluta fra i costi ed i benefici, senza indurre apprezzabili risultati. In proposito, fa presente che si sono riscontrati anche casi di intervento della procura della Repubblica nei confronti di quei comuni nei quali più della metà della popolazione è risultata beneficiaria di queste forme di integrazione del reddito, a dimostrazione del fatto che i criteri selettivi dei benefici non sono stati adeguati.
Entrando nel merito dei provvedimenti in esame, osserva che la proposta di legge Bertinotti, nei confronti della quale la contrarietà del Governo è piuttosto accentuata, colpisce non solo per l’idea di prevedere, per un arco di tempo molto ampio, una fonte di reddito garantito per i soggetti che versano in condizioni di indigenza, ma addirittura, qualora questo arco temporale sia trascorso inutilmente, di prevedere l’intervento dello Stato quale assuntore di ultima istanza.
In proposito, ricorda che l’impiego dei lavoratori socialmente utili a cura delle amministrazioni pubbliche ha dato luogo ad un fenomeno degenerativo che oggi si cerca di «svuotare» faticosamente attraverso politiche attive che non consistano in lavori socialmente utili, bensì in attività economiche realizzate da soggetti pubblici e privati in collaborazione fra di loro, con il ruolo determinante dell’azienda «Italia Lavoro», allo scopo di far transitare detti lavoratori da una situazione di beneficio e di mero sostegno passivo ad una situazione caratterizzata da un posto di lavoro che deve essere sostenuto in condizioni di mercato.
Per quanto riguarda l’impiego di contributi figurativi, poi, registra un appesantimento della gestione previdenziale con ulteriori oneri a carico della fiscalità generale, in contraddizione con la volontà di realizzare un sistema previdenziale sostenibile. In proposito, osserva che il Governo ha in corso un progetto di riforma i cui contenuti principali sono disegnati all’interno della seconda parte della riforma Biagi, attualmente all’esame della Commissione lavoro del Senato. Il disegno del Governo consiste nella volontà di costruire un mercato del lavoro efficiente, ancorando ad esso politiche del lavoro modellate sul cosiddetto welfare to work, cioè politiche che si realizzano in primo luogo attraverso l’esecuzione della riforma Biagi e gli interventi attivi in essa previsti, quali il raddoppio temporale dell’indennità di disoccupazione e il collegamento della fruizione delle forme di integrazione del reddito con il diritto-dovere di usufruire di servizi all’impiego.
Ricorda che i primi diritti del disoccupato involontario di lunga durata sono previsti nel decreto legislativo n. 297 del 2002 di riforma del collocamento; ricorda altresì che il disegno di legge n. 848-bis all’esame del Senato permette di dare attuazione alle intese intervenute con il Patto per l’Italia, che prevede una sorta di secondo pilastro degli ammortizzatori sociali prodotti dalle parti sociali stesse e finanziati da esse attraverso gli organismi bilaterali.
Precisa poi che il reddito di ultima istanza – previsto dal Patto per l’Italia e richiamato nella legge finanziaria – dovrebbe intervenire quale sostegno del reddito di qualunque persona indigente per la quale il lavoro non costituisca da solo la risposta esclusiva al bisogno di quella stessa persona. Il reddito di ultima istanza viene ipotizzato quale strumento delle regioni, sulla base del riformato Titolo V della Carta costituzionale, che il Governo si impegna a cofinanziare sulla base delle risorse comprese nel fondo per le politiche sociali; altre fonti per il reddito di ultima istanza potranno essere le misure di riforma del sistema previdenziale per quanto riguarda le pensioni superiori al limite che è previsto quale tetto massimo dalla riforma stessa. Il reddito di ultima istanza dovrebbe quindi concorrere a superare le condizioni di bisogno di una persona indigente ove il lavoro e le politiche per il lavoro non possano rappresentare la soluzione del problema.
Infine, per quanto riguarda gli anziani, il Governo intende confermare la linea avviata con l’intervento di integrazione assistenziale alla pensione, realizzando una sorta di reddito garantito laddove il lavoro non rappresenta la risposta ai bisogni di soggetti ultra sessantacinquenni.
In conclusione, tale quadro di interventi messo a punto dal Governo chiarisce il giudizio negativo che lo stesso esprime e conferma sulle proposte di legge in titolo all’esame della Commissione.
Emerenzio BARBIERI (UDC), intervenendo sull’ordine dei lavori, eleva formale protesta per il fatto che la Commissione abbia iniziato i propri lavori anticipatamente rispetto all’orario indicato nella convocazione ed auspica che in futuro non si ripetano simili inconvenienti.
Carmen MOTTA (DS-U), nell’associarsi al rilievo espresso dal deputato Barbieri, fa presente che l’inizio anticipato della seduta della Commissione non le ha consentito di ascoltare per intero l’intervento del rappresentante del Governo; tuttavia, nel prendere atto del giudizio negativo che lo stesso ha espresso a conclusione del suo intervento, auspica che sulle proposte di legge in titolo si possa comunque svolgere un confronto approfondito, volto ad individuare, se possibile, eventuali punti di convergenza.
Cesare CAMPA (FI) relatore, precisa che i lavori della Commissione sono iniziati solo pochi minuti prima del termine della seduta antimeridiana dell’Assemblea e ciò per venire in contro alla richiesta di alcuni colleghi di dar corso immediatamente allo svolgimento delle interrogazioni all’ordine del giorno. Assicura comunque i deputati Barbieri e Motta che il loro arrivo in Commissione ha coinciso con l’inizio dell’intervento del rappresentante del Governo sulle proposte di legge in materia di diritti sociali.
Angelo SANTORI, presidente, pur dando atto della fondatezza dei rilievi espressi dai deputati Barbieri e Motta, fa presente che l’inizio anticipato della seduta è avvenuto su sollecitazione di rappresentanti di gruppo presenti. Assicura comunque la Commissione sul rispetto delle regole quale principio fondamentale alla base di corretti rapporti interpersonali.
Nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.15.
UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.15 alle 15.25.

























