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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Camera

RISOLUZIONI


Mercoledì 8 novembre 2006. – Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI. – Interviene il ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, Luigi Nicolais.

La seduta comincia alle 14.45.

7-00058 Cordoni ed altri: Precariato nelle pubbliche amministrazioni.
(Seguito della discussione e conclusione – Approvazione).

La Commissione prosegue la discussione rinviata, da ultimo, nella seduta del 18 ottobre 2006.

Il ministro Luigi NICOLAIS evidenzia che, come ha già avuto modo di affermare nel corso dell’audizione del 2 agosto scorso, il Governo segue con molta attenzione il tema del precariato che, assieme a quello del ringiovanimento del comparto della pubblica amministrazione, rappresenta una priorità della sua azione. Infatti, il fenomeno in questione, su cui condivide l’analisi dell’onorevole Cordoni, ha raggiunto dimensioni preoccupanti per l’entità ed il protrarsi della sua durata negli anni; elementi, questi, che stravolgono la ratio ispiratrice dell’istituto, quale strumento utile per far fronte ad esigenze straordinarie. Sottolinea peraltro che gran parte degli adempimenti richiesti nell’atto in esame sono già oggetto dell’azione del Governo; si è provveduto infatti ad inserire nel disegno di legge finanziaria disposizioni volte ad introdurre un importante processo finalizzato al progressivo riassorbimento delle sacche di precariato presenti nella Pubblica Amministrazione.
Si tratta di un piano di stabilizzazione che coinvolge circa 8 mila unità lavorative nel solo settore dell’Amministrazione centrale dello Stato a partire dal 2007 e 150.000 unità di personale del comparto scuola nel prossimo triennio. Immettere forze nuove e qualificate nell’amministrazione significa dare finalmente ai giovani un riconoscimento per gli anni trascorsi – tra mille sacrifici, con grande impegno, senza certezza sul futuro e spesso con retribuzioni mortificanti – al servizio dello Stato e delle sue istituzioni. Non si tratterà ovviamente di un processo ideologico, incontrollato e viziato da furbizie e sforamenti della spesa pubblica.
Le condizioni introdotte nella manovra sono chiare: per il 2007, saranno recuperati fondi per un importo pari a 280 milioni al fine di garantire la stabilizzazione di 8000 unità di personale precario.

Il personale interessato alla stabilizzazione deve essere in possesso dei seguenti requisiti: essere in servizio a tempo determinato da almeno 3 anni, anche non continuativi, ed essere stato assunto mediante selezione concorsuale o altra selezione prevista da legge. Qualora le unità in attesa di stabilizzazione fossero state assunte a tempo determinato tramite selezione diversa, si rende necessario l’espletamento di apposite prove selettive.
Per i precari non in possesso del requisito del triennio è, comunque, prevista (articolo 57, comma 3) la possibilità di continuare a prestare servizio, in attesa che i posti da loro ricoperti vengano occupati da personale assunto a tempo indeterminato. Per gli anni 2008 e 2009 tutte le Amministrazioni dello Stato, compresi i Corpi di polizia e quello dei Vigili del fuoco, le agenzie e le agenzie Fiscali, limitatamente al personale non dirigente, possono provvedere a stabilizzare precari che abbiano conseguito 3 anni di anzianità di servizio e l’assunzione a termine tramite selezione concorsuale, nella misura del 40 per cento delle cessazioni di rapporti di lavoro dell’anno precedente, nonché ad assunzioni a tempo indeterminato nella misura del 20 per cento delle predette cessazioni.
Al fine di completare questo processo di stabilizzazione, egli ha inoltre proposto l’approvazione di un emendamento al disegno di legge finanziaria che ha intenzione di ripresentare nell’ulteriore corso dei lavori parlamentari e su ciò auspica il sostegno dei deputati della Commissione; tale emendamento prevede il riconoscimento del periodo di lavoro già prestato quale titolo valutabile nell’ambito delle procedure selettive necessarie per l’assunzione a tempo determinato. In particolare, la proposta dispone che per il triennio 2007-2009 le pubbliche amministrazioni, che procedono all’assunzione di personale a tempo determinato, nel bandire le relative prove selettive, riservino una quota del 50 per cento del totale dei posti programmati ai soggetti con i quali hanno stipulato uno o più contratti di collaborazione coordinata e continuativa, per la durata complessiva di almeno un anno raggiunta alla data del 29 settembre 2006, attraverso i quali le medesime abbiano fronteggiato esigenze attinenti alle ordinarie attività di servizio.
Analogamente, per quanto concerne le specifiche esigenze del personale degli enti di ricerca, in considerazione delle specifica valenza strategia del settore nel contesto dello sviluppo economico e scientifico del Paese, segnala che il relatore per il disegno di legge finanziaria, su indicazione del Governo, ha presentato un emendamento volto a stabilizzare i ricercatori ed i tecnologi degli enti di ricerca; si implementano così tali professionalità e si riduce nel contempo l’elevato indice di invecchiamento della categoria rispetto al contesto europeo ed internazionale. A tal fine, è stato istituito un apposito fondo con uno stanziamento pari a 20 milioni di euro per il 2007 e 30 milioni a decorrere dal 2008.
Per quanto concerne l’impegno contenuto nella risoluzione relativo alla previsione di apposite forme di sostegno per la stabilizzazione del personale degli enti locali e, in particolare, dei piccoli comuni, il Governo sta valutando la predisposizione di un emendamento al disegno di legge finanziaria, volto a ridurre i vincoli di spesa per il personale, previsti per tali enti. Pertanto, ritenendo ampiamente condivisibili gli impegni sollecitati dall’onorevole Cordoni nella risoluzione in esame, il Governo auspica che si possa trovare l’ampia convergenza di tutte le forze politiche sulle soluzioni da dare ad un problema di così ampia portata e di fondamentale rilevanza per il processo di rinnovamento della pubblica amministrazione.

Elena Emma CORDONI (Ulivo) ringrazia il Ministro per il suo intervento, che lascia intravedere interessanti possibilità di miglioramento delle iniziative finalizzate al processo di stabilizzazione dei rapporti di lavoro della pubblica amministrazione, già a partire dal disegno di legge finanziaria in esame, sul cui testo anche la XI Commissione aveva proposto proprie proposte di modifica nella medesima direzione. Osserva peraltro che, anche nel corso del suo esame da parte della Commissione bilancio, nonostante i limiti imposti dal ristretto tempo a disposizione, le modifiche inserite in tema di patto di stabilità, con riferimento ai tetti di indebitamento, tendono a prevedere più ampi margini di iniziativa, anche in materia di assunzioni di personale, per gli enti locali ed in particolare per i piccoli comuni. Evidenzia peraltro come i percorsi di stabilizzazione debbano comunque prevedere procedure garantiste, a partire da pubbliche e trasparenti selezioni, nel cui ambito è comunque opportuno attribuire opportuni riconoscimenti per le anzianità maturate con contratti di lavoro precario.
Chiede quindi al Ministro chiarimenti in ordine ai percorsi di stabilizzazione per i lavoratori socialmente utili e i lavoratori di pubblica utilità, per i quali occorre prevedere la proroga delle convenzioni che scadono alla fine dell’anno, tenendo presente che si tratta soprattutto di lavoratori delle regioni meridionali, in cui è più grave l’emergenza occupazionale. Invita altresì il Ministro a fornire delucidazioni in ordine alle procedure di stabilizzazione per i contratti di formazione lavoro, che riguardano personale qualificato che ha superato selezioni pubbliche.

Augusto ROCCHI (RC-SE) invita il Ministro a fornire chiarimenti in ordine ai percorsi di stabilizzazione per i lavoratori socialmente utili e i lavoratori di pubblica utilità, con particolare riferimento ai dipendenti dei centri per l’impiego, che collaborano allo svolgimento di un’importante funzione di interesse pubblico. Rilevato quindi come il Governo ed il Ministro del lavoro abbiano indicato tra le priorità della loro azione quella del superamento del precariato e della stabilizzazione dei rapporti di lavoro, ritiene debba essere evidenziato che proprio il settore pubblico, in qualità di datore di lavoro, è quello che fa registrare un più alto numero di contratti di lavoro precario: sottolinea pertanto come, per tale settore, non sia previsto un intervento organico finalizzato alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, in analogia con quanto previsto per il settore privato attraverso il collegamento del taglio del cuneo fiscale alla sussistenza di rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Paola PELINO (FI) premette al suo intervento in merito alla risoluzione in esame una considerazione in risposta a quanto la risoluzione stessa ascrive in premessa, circa le politiche sul lavoro portate avanti dal precedente governo Berlusconi. L’obiettivo della riforma del mercato del lavoro, la cosiddetta legge Biagi, era ed è quello di rispondere con concretezza e con sostegni veri alle esigenze di chi è senza occupazione, per i più svariati motivi: cioè alle esigenze dei giovani che, completati gli studi, chiedono un inserimento nel mondo del lavoro, alle necessità delle donne che spesso desiderano rientrare nel mercato del lavoro dopo l’esperienza della maternità, ai bisogni di quelle persone, non più giovani, che tuttavia non sono ancora in età pensionabile ed hanno voglia ed energie da spendere nel mercato del lavoro. Del resto, dati ISTAT alla mano, l’economia italiana finalmente è in crescita ed evidentemente questo dato rappresenta la differenza tra la gestione del governo Berlusconi e quello che lo precedeva. Seguire quindi l’impostazione della legge Biagi dovrebbe essere la logica di base in una fase politica come quella che l’Italia sta per attraversare, cioè una fase in cui l’annunciato aumento della pressione fiscale per tutti i cittadini comporta un irrigidimento anche del mercato del lavoro e quindi dell’espansione occupazionale.
Richiamando quindi l’audizione del presidente dell’ISTAT, svoltasi ieri in Commissione, a proposito delle riflessioni sulle trasformazionidel mercato del lavoro, trova assolutamente fondamentale quanto riportato a pagina 3 della relazione del professor Buggeri – depositata agli atti della Commissione – non solo circa il modo improprio di considerare certe tipicità lavorative, quanto anche circa le valutazioni espresse relativamente al rapporto tra temporaneità lavorativa e tutela contrattuale. Ebbene, la legge Biagi, contrasta con successo proprio i pericoli lì elencati, infatti le diverse opportunità che vengono offerte al lavoratore risultano finalmente tutte tutelate. Purtroppo, invece, nella premessa della risoluzione in esame, si suggerisce una lettura non oggettiva, né veritiera circa le opportunità lavorative che l’attuale legge mette in campo: si parla di lavoro precario inducendo a pensare a una tipologia di attività non regolamentata, non tutelata, di modesta durata e fine a sé stessa nell’arco di un esiguo spazio temporale. Ebbene così non è per il 90 per cento di coloro che hanno usufruito e possono usufruire di tutte quelle forme lavorative nuove messe in campo dalla riforma del lavoro attuata con successo dal Governo precedente. Senza entrare nel merito del complesso sistema di misure riferibili alla flessibilità nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, desidera evidenziare che la soluzione prospettata nel documento in esame non è certamente risolutiva per un problema che indubbiamente esiste e che nessuno vuole nascondere.
Il vero problema non attiene all’efficacia delle soluzioni tecniche che vengono indicate, sempre che siano effettivamente capaci di porre rimedio ad una problematica che vede coinvolti un totale di ben 4.604 enti (come si evince dai dati della Ragioneria generale dello Stato), in quanto il problema è più ampio, più profondo: investe il campo esistenziale della nostra società. A proposito dei dati relativi all’entità del fenomeno, esiste una recente tabella di riferimento che è scaturita da una indagine già portata avanti e ultimata da parte della Ragioneria dello Stato. Desidera quindi richiamare l’attenzione della Commissione su un aspetto che non si può ignorare, né sottovalutare: oggi, a venir meno non è il lavoro in quanto occupazione, ma il lavoro in quanto paradigma in cui si rintraccia e si individua lo sviluppo della società, la soddisfazione interiore dei lavoratore che ha percezione di essere una tessera importante nel mosaico futuro che sarà l’immagine della società del terzo millennio. Intende di conseguenza ribadire che solo attraverso quella serie concatenata di riforme discusse e attuate dal governo Berlusconi (cioè la riforma del mercato del lavoro, quella della scuola e dell’università, quella del sistema delle pensioni) si può raggiungere lo scopo a cui la nostra società moderna aspira: una qualità migliore della vita delle persone che lavorano e delle loro famiglie.
Le riforme appena menzionate non sono da considerarsi come tre interventi espletati per ansia di modifiche, ma come tre riforme indispensabili che insieme coprono tutto l’arco della vita delle persone e tutti possono constatare che queste tre fasi della vita sono radicalmente cambiate nel corso degli ultimi trent’anni. Il cambiamento che ci ha coinvolto e a cui oggi assistiamo è un mutamento generale del modus vivendi della società e interessa e coinvolge gli equilibri e le prospettive di sviluppo del nostro sistema Paese. Che accade nei diversi settori della società nei momenti di «crisi del lavoro»? Quali sono gli effetti sulla formazione di futuri gruppi dirigenti? Cosa accade alla nostra Italia in termini di confronto internazionale nel campo del lavoro? Queste sono le domande, a cui bisogna saper dare una risposta non retorica, ma efficace e produttiva.
La risoluzione oggi in esame, in effetti, cosa propone come soluzione ad un problema di fondo tanto ampio e coinvolgente come quello del lavoro? Questo documento che accende un riflettore sul precariato nella pubblica amministrazione, non sembra voglia tener conto del contesto in cui tale problematica è innestata. Si deve, a suo avviso, avere il coraggio di guardare alla realtà delle cose e la realtà indica chiaramente che la soluzione al problema è altrove. Nel nostro Paese il mercato lavoro, anche quello attinente alla tipologia presa in considerazione dalla risoluzione oggi in esame, è un mercato che chiede concretezza, agilità, lungimiranza, flessibilità e questo non significa mancanza di tutele legali, carenza di garanzie economiche, assenza di sviluppo e di crescita. Di fronte alle provocazioni del Governo, che non ha chiaro il senso dello sviluppo economico, un Governo che sostiene di agevolare le famiglie facendo pagare più tributi non solo alle imprese, ma praticamente a tutti i cittadini attraverso un macchinoso sistema di tassazione a «scatola cinese», un Governo che annuncia tagli ai contratti degli insegnanti di lingua inglese nelle scuole elementari e tagli di ben 19 mila unità circa del personale docente delle scuole superiori (a causa dell’innalzamento del rapporto alunni-classi), ebbene di fronte a questo tipo di pianificazione politica non c’è da stupirsi se viene indicata e sottoposta a esame una risoluzione che, confondendo i significati di flessibilità e precariato, ambisce a cancellare quest’ultimo nelle pubbliche amministrazioni attraverso negoziazioni sindacali, attraverso istituzioni di «tavoli tecnici» tesi a fornire ancora una volta i dati della problematica in questione, attraverso verifiche a campione circa le concrete forme di utilizzo dei lavoratori e la natura giuridica dei contratti loro applicati.
Occorre piuttosto procedere bandendo nuovi concorsi ma lasciando un elevato numero di posti disponibili per coloro che hanno già acquisito esperienza nella Pubblica Amministrazione e che quindi è giusto possano percorrere una corsia preferenziale per la stabilizzazione del loro lavoro. Concludendo, per le ragioni illustrate, dichiara voto contrario sulla risoluzione in esame ed afferma con forza che bisognerebbe invece portare avanti con decisione, senza soggiacere a devianti pregiudizi, quanto già intrapreso dal precedente Governo al fine di vedere crescere ancora e maggiormente l’economia, calare la disoccupazione e soprattutto, come ho già accennato, vedere finalmente il nostro Paese recuperare totalmente quel senso di fiducia nelle proprie peculiari caratteristiche che si esplicano nel lavoro, nella creatività, nell’ingegno, nell’adattabilità, tutte prerogative, cioè, che con un certo orgoglio ci rendono noti, apprezzati e distinguibili in tutto il mondo.

Antonino LO PRESTI (AN) dichiara che il suo gruppo non parteciperà alla votazione sulla risoluzione in esame, pur condividendo in generale l’obiettivo della stabilizzazione dei rapporti di lavoro, in quanto la risoluzione medesima non affronta in maniera soddisfacente la questione, basandosi su un’ottica pregiudiziale e su errati dati di riferimento. Rilevato a tale proposito come la confusione risulti acuita dopo l’intervento del Ministro, che ha fornito dati differenti da quelli presentati nella risoluzione per quanto riguarda il numero dei lavoratori precari della scuola, sottolinea come sarebbe innanzitutto opportuno fondare la riflessione su dati certi. Evidenzia infatti come il tema in esame non possa essere affrontato con superficialità, tenendo comunque presente che non potrà essere la legge finanziaria a fornire una risposta definitiva sui problemi della precarietà, considerate le divisioni interne alla maggioranza che rendono estremamente precari gli equilibri del Governo. Sottolinea quindi l’esigenza del rispetto della verità, non potendosi attribuire al passato governo di centrodestra l’esponenziale crescita del precariato, tenuto presente che fu il primo governo Prodi ad introdurre il blocco del turn over nelle pubbliche amministrazioni, da cui scaturì poi un disinvolto ricorso a contratti di lavoro precario da parte degli amministratori locali, cui si sta ora cercando di porre rimedio, ad esempio nella regione siciliana. Evidenzia infine come non venga affrontata nella risoluzione la questione centrale delle esigenze di flessibilità nella pubblica amministrazione, rispetto alla quale occorre prevedere opportuni miglioramenti ma non certamente la soppressione di utili istituti previsti dalla normativa vigente.

Alberto BURGIO (RC-SE) invita il Ministro a chiarire se, nell’ambito delle proposte di modifica che il Governo sta predisponendo, con particolare riferimento all’articolo 57, comma 2, del disegno di legge finanziaria, si prevedano possibilità di stabilizzazione anche per i titolari di contratti di lavoro precario che tuttavia non possiedano il requisito relativo alla soglia temporale dei tre anni. Pur essendo infatti comprensibile l’esigenza dell’indicazione di un limite temporale, ritiene che non sia opportuna un’eccessiva rigidità al riguardo, che risulterebbe particolarmente penalizzante per i lavoratori eventualmente esclusi soltanto per pochi giorni: propone pertanto che, per tali categorie di lavoratori, si possano sin da ora prevedere successivi percorsi di stabilizzazione.

Gianni PAGLIARINI, presidente, osserva come, a prescindere dal dibattito generale relativo alla flessibilità ed alla precarietà nel mercato del lavoro, su cui ci si dovrà opportunamente soffermare in altra sede, l’obiettivo perseguito con la risoluzione in esame è la sensibilizzazione e sollecitazione del Governo per costruire un più significativo percorso di stabilizzazione nell’ambito del pubblico impiego. Sottolineato come tale settore sia caratterizzato da proprie specificità, rispetto al lavoro privato, a causa del forte nesso tra blocco delle assunzioni e necessità di erogare servizi ai cittadini che ha determinato il ricorso a rapporti di lavoro precario, evidenzia come il disegno di legge finanziaria per il 2007 compia uno sforzo significativo di stabilizzazione nel comparto della scuola, di carattere strutturale, ma più limitato nel resto del pubblico impiego. Rileva pertanto l’opportunità di procedere su un percorso di stabilizzazione in tutti i settori del pubblico impiego, offrendo innanzitutto certezze rispetto al rischio del lavoratore di perdere il proprio posto di lavoro.
Ricordato quindi come, nell’ambito della pubblica amministrazione, vadano distinte le amministrazioni centrali da quelle del sistema delle autonomie locali, ritiene che, riguardo a queste ultime, debba essere incrementato il loro spazio di autonomia perché possano essere individuati differenziati percorsi di stabilizzazione nell’ambito del patto di stabilità. Sottolinea infine come le possibilità previste dalla finanziaria non corrispondano a garanzie sufficienti per la stabilizzazione dei contratti di formazione lavoro, di cui è titolare personale qualificato e selezionato, che ha seguito specifici percorsi formativi.

Emilio DELBONO (Ulivo) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione in esame, osservando come, a prescindere dalle premesse e dai dati citati, su cui ha sollevato argomentazioni critiche il deputato Lo Presti, la parte da considerare più significativa è quella dei vari punti del dispositivo di impegno al Governo, che appaiono interamente condivisibili. Sottolinea infatti come sia indubbiamente necessario acquisire in tempi celeri i dati relativi all’entità del fenomeno delle precarietà nella pubblica amministrazione, per avere un quadro sulla cui base predisporre un piano pluriennale finalizzato alla stabilizzazione complessiva, considerato che certamente non si potrà risolvere definitivamente il problema già con la legge finanziaria per il prossimo anno. Risulta altresì necessario individuare percorsi di stabilizzazione nel cui ambito vi siano forme di riconoscimento dei periodi di lavoro prestato e dell’anzianità maturata, da far valere in occasione di procedure selettive ed infine verificare la corrispondenza tra l’utilizzazione di alcuni tipi di contratti e le mansioni svolte dal lavoratore, in quanto in tale ambito si verificano gravi distorsioni.
Ribadisce infine come l’obiettivo della risoluzione in esame sia sostenere l’azione intrapresa dal Governo finalizzata alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro nella pubblica amministrazione, avendo consapevolezza che non tutti i relativi problemi potranno essere risolti con la legge finanziaria per il 2007.

Simone BALDELLI (FI) ritiene che la discussione della risoluzione in esame sia indicativa del clima politico interno alla maggioranza, caratterizzato da profonde divisioni, per il quale anche un’eventuale fiducia sul disegno di legge finanziaria sarebbe probabilmente soltanto formale ma non sostanziale. Evidenziato come la Commissione abbia avviato un proprio percorso di approfondimento sui temi della precarietà, attraverso lo svolgimento di una specifica indagine conoscitiva, nel cui ambito pervenire ad una opportuna differenziazione tra i diversi concetti di flessibilità e precarietà, osserva che già l’audizione dei rappresentanti dell’ISTAT ha fornito elementi chiarificatori, essendo emerso che l’emergenza precarietà non sussiste, riguardando i contratti a termine una quota limitata del mercato del lavoro. Condivisibile appare quindi soltanto l’ultimo punto del dispositivo della risoluzione, in relazione all’esigenza di una corrispondenza tra la natura giuridica dei contratti applicati e le concrete forme di utilizzazione dei lavoratori, dovendosi favorire un corretto e trasparente funzionamento dei rapporti di lavoro nell’ambito della pubblica amministrazione. Precisa peraltro, a tale riguardo, che a suo avviso è lecito ed opportuno che la pubblica amministrazione utilizzi contratti di lavoro a termine per garantirsi la necessaria flessibilità. Rileva peraltro come non possa considerarsi corretta la modifica delle regole in corso d’opera, che avviene sovente negli enti locali attraverso periodiche sanatorie dei rapporti di lavoro precario, considerato che la via maestra per le assunzioni nelle pubbliche amministrazioni è il concorso. D’altro canto, deve essere superato il concetto del lavoro pubblico come posto fisso, differenziato dalla realtà del lavoro privato, e occorre accrescere la competitività anche nell’ambito pubblico: ad esempio, per la fornitura dei servizi, si deve operare in un’ottica di sussidiarietà, lasciando al pubblico soltanto i servizi che non possono essere forniti dai privati.
Ribadisce infine l’ambiguità che caratterizza la maggioranza, in maniera particolarmente evidente proprio riguardo alla politica di stabilizzazione dei rapporti di lavoro, considerato che, mentre il Ministro del lavoro non appare in grado di dire una parola chiara in proposito, sottosegretari e ministri hanno manifestato in piazza per sollecitare una modifica del disegno di legge finanziaria, che è atto tipico del Governo.

Gianni PAGLIARINI, presidente, precisa che il Ministro del lavoro ha annunciato che, a partire dal prossimo mese di gennaio 2007, verrà avviato un ampio confronto tra le parti sociali e politiche sulle tematiche del lavoro.

Angelo COMPAGNON (UDC), rispondendo al deputato Delbono, osserva che anche le premesse della risoluzione devono essere considerate parte di essa e ne costituiscono anzi parte significativa: ritiene pertanto che il giudizio sulla risoluzione stessa attenga al complesso del suo contenuto, sul quale preannuncia voto contrario. Sottolinea quindi come il problema del precariato sia molto serio ma debba essere considerato innanzitutto prioritario l’obiettivo del lavoro: ritiene che a tale proposito dovrebbe pronunciarsi chiaramente il Ministro del lavoro, che tuttavia non appare nelle condizioni di farlo. Sottolineato quindi come la risoluzione contenga una posizione pregiudizialmente contraria alla legge Biagi, evidenziando la diversità di visione della società e del Paese tra maggioranza e opposizione, ritiene che la risoluzione medesima non sia lo strumento adeguato per un sereno approfondimento della questione del precariato e rappresenti invece un documento politico di parte: ribadisce pertanto il voto contrario del suo gruppo.

Il ministro Luigi NICOLAIS, rispondendo al deputato Burgio, precisa che il riferimento alla soglia dei tre anni è dovuto alla previsione legislativa della durata massima dei contratti a termine; osserva peraltro che anche i lavoratori con un contratto della durata di tre anni che scadrà in futuro potranno rientrare nel personale beneficiario dei processi di stabilizzazione. Chiarisce altresì che la proroga delle convenzioni per i lavoratori socialmente utili è di competenza del Ministro del lavoro. Quanto ai contratti di formazione lavoro, cui, nell’ambito della pubblica amministrazione, ricorrono soltanto gli enti pubblici non economici, precisa che anche tale tipo di contratti rientrerà nei percorsi di stabilizzazione.

Ribadisce infine che, con il disegno di legge finanziaria in esame, terminerà il regime di blocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e si avvierà un processo nel cui ambito su dieci pensionamenti vi saranno sei assunzioni con concorso pubblico, di cui due assunzioni riguarderanno la stabilizzazione di lavoratori precari: precisa infine che il processo di stabilizzazione dei lavoratori della pubblica amministrazione si svilupperà nel corso dell’intera legislatura.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la risoluzione Cordoni n. 7-00058.

La seduta termina alle 16.

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