Alla fine, per chi ha memoria, ci sono anche i fantasmi del passato. C’e’ la Unipol di ”abbiamo una banca”: che però, vent’anni dopo, non è la Bnl tanto desiderata dall’ex ad di via Stalingrado Giovanni Consorte, ma il Monte dei Paschi di Siena, che senza colpo ferire sarebbe destinato alle mani di Carlo Cimbri, attuale capo dell’ex ‘finanza rossa” del mondo coop. E c’e’ appunto il Monte, dato per morto e sepolto e invece diventato talmente appetibile da essere conteso tra due colossi come Bpm e Intesa Sanpaolo. Bisognava dar retta a Matteo Renzi, quando nel 2016, nel pieno delle polemiche sulle crisi bancarie ,prometteva che Mps sarebbe diventato un eccezionale affare: oggi, dieci anni dopo, lo è. E ancora, c’e’ Mediobanca, che dopo essere stata per decenni il salotto buono della finanza italiana, poi decaduta, incorporata nel Mps e arrivata a un passo dal delisting (blasfemia che certamente avrebbe risvegliato il fantasma di Enrico Cuccia) si ritrova nuovamente sugli altari e con la prospettiva di diventare, addirittura, ”la Ubs italiana”. Infine, dietro a tutto c’e’, naturalmente, quella specie di super fantasma che sono le Generali, dal dopoguerra a oggi vero oggetto del desiderio di tutti.
C’e’ tutto questo, e altro ancora, nell’annuncio a sorpresa di Carlo Messina, Ceo di Intesa San Paolo, arrivato la mattina del lunedì 8 giugno, dopo un week end di fuoco e fiamme che ha segnato una nuova, piccantissima, puntata del risiko bancario.
A parte le nostalgie del passato, i fatti sono questi: Intesa Sanpaolo lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) sul gruppo Mps da complessivi 30,6 miliardi di euro, con l’obiettivo di acquisire l’intero capitale sociale del gruppo e poi procedere al delisting. L’operazione include un accordo vincolante sottoscritto con il gruppo Unipol Assicurazioni, che prevede la cessione di una entità giuridica bancaria comprendente il brand Mps pari circa 635 filiali da fondere con Bper, mentre Intesa manterrà Mediobanca e il suo marchio. Il gruppo risultante dall’operazione si collocherà al primo posto in Italia nel Credito al Consumo. Per i clienti, la rete distributiva capillare avrà una copertura territoriale senza eguali: circa 3.000 filiali in tutte le regioni italiane. Il 10 settembre si terrà l’assemblea straordinaria per varare l’operazione, che sara’ perfezionata entro dicembre.
L’operazione su Mps, spiega una nota di Intesa, “permetterà al gruppo risultante di consolidare il proprio ruolo di prima banca italiana profondamente radicata in tutto il territorio nazionale, che valorizza il risparmio del Paese, e di accrescere la creazione e distribuzione di valore realizzando importanti sinergie senza costi sociali”. Sono previste uscite aggiuntive del personale, ma esclusivamente volontarie, di circa 6.800 persone (di cui circa 5.000 dal perimetro Intesa Sanpaolo) e di assunzioni aggiuntive di circa 6.800 giovani (di cui circa 2.700 come Global Advisor), nel rapporto di un’assunzione ogni uscita volontaria. Un pressoché totale ricambio generazionale, insomma.
“Abbiamo deciso di lanciare questa offerta perché crediamo che ci posizioni per un futuro ancora più forte. Dopo anni di forte crescita organica, ora ci troviamo di fronte a una grande opportunità strategica, che darà impulso a un’ulteriore crescita”, ha detto il Ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, aprendo la conference call con gli analisti per presentare l’Opas :”Abbiamo lavorato duramente per trovare una soluzione attraverso un accordo con Unipol, rendendo possibile questa opzione di crescita. Questa operazione rappresenta un’opportunità unica per rafforzare la nostra posizione di leader europeo e consolidare la nostra presenza in Italia”.
“Nel corso degli anni – ha spiegato Messina – ho sempre sostenuto che la migliore opzione di crescita esterna per noi sarebbe stata quella di espanderci nel settore del wealth management o di acquisire un’altra banca in Italia, ampliando la base clienti e realizzando sinergie senza rischi di integrazione, opzione che comportava vincoli antitrust e la necessità di trovare un acquirente disposto a pagare in contanti per le attività da cedere”.
Messina ha poi precisato di non avere intenzione di acquisire Generali: “La quota in Generali è presente (il 13%, ndr) e rappresenta un contributo in termini di utile netto, ma non abbiamo alcuna intenzione di assumere la gestione di questa partecipazione. È chiaro che questa partecipazione fa parte di una diversificazione del gruppo”. Se ci sarà da credergli o meno, si vedrà più avanti.
E ancora, il Ceo ha affermato che il marchio Mediobanca “sarà mantenuto e le sue persone saranno valorizzate. Rafforzeremo la proposta di valore per i clienti con patrimoni elevati, sfruttando il modello di successo di Mediobanca, il nostro obiettivo è farla diventare la Ubs italiana”, ha spiegato.
Quanto a Bpm, che aveva preannunciato le proprie intenzioni sabato, sempre su Mps, ma che si e’ vista surclassata da Intesa, almeno per il momento, Messina spiega: “la nostra offerta non è una risposta a Bpm. Abbiamo lavorato a questa operazione per molto tempo. Raggiungere un accordo con una controparte per effettuare una cessione non è un lavoro che si fa in tre ore solo perché si vede che c’è una lettera, anzi, probabilmente decidendo di scrivere una lettera loro cercano di anticipare l’offerta reale che è la nostra offerta”. Riferendosi poi al collega a capo di Bpm, Giuseppe Castagna, Messina ha commentato: ‘’è una persona in gamba, un caro amico, ma quella di Banco Bpm non è un’offerta. Penso sia più che altro una lettera d’amore, come dire ‘ti amo, per favore rispondi alla mia richiesta’. Ma non credo che si possa definire un’offerta, ma una proposta per discutere. La nostra è una vera offerta, concreta”.
Ma questa, come da tradizione, e’ solo la prima puntata di una partita che avrà più mani. Bisognerà capire se l”‘amico Castagna” deciderà di fare un’altra mossa, magari più concreta della ”lettera d’amore”, e come Intesa reagirà a sua volta (che reagirà è sicuro, lo ha garantito Messina). E se ci saranno reazioni dalla politica, considerando che il Mef, ovvero il governo, aveva puntato sulla partita opposta, e cioè su Mps sposata a Bpm.
E c’e’ infine da registrare che i sindacati del settore credito, tutti, dai confederali Cgil, Cisl e Uil alla Fabi, si sono pronunciati con una sonora bocciatura del piano di Messina. Ma va detto che a pronunciarsi sono state, per ora, solo le strutture territoriali dei diversi sindacati che hanno competenza nel Monte dei Paschi: del cui destino si dicono tutti estremamente preoccupati.
Nunzia Penelope



























