ATTI DEL GOVERNO
Mercoledì 28 settembre 2005. – Presidenza del vicepresidente Angelo SANTORI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Alberto Brambilla.
La seduta comincia alle 14.15.
Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari.
Atto n. 522.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta di ieri.
Angelo SANTORI, presidente, avverte che sostituirà personalmente il relatore, in attesa del suo arrivo.
Roberto GUERZONI (DS-U), ribadito il giudizio negativo sulla legge delega di riforma previdenziale n. 243 del 2004, inadeguata ad affrontare i problemi pensionistici delle giovani generazioni ed in particolare quelli posti dalla crescente precarizzazione del mercato del lavoro, evidenzia come l’opposizione abbia comunque sempre sostenuto la necessità del potenziamento della previdenza complementare quale secondo pilastro del sistema previdenziale, da realizzarsi anche attraverso l’utilizzo del trattamento di fine rapporto dei lavoratori.
Ricordato quindi il presupposto politico – posto dallo stesso Ministro del lavoro nel corso delle sue audizioni parlamentari – dell’esigenza di acquisire il consenso delle parti sociali sul provvedimento in esame come condizione per la sua effettiva attuazione, rileva, di conseguenza, che la Commissione dovrebbe inserire nel proprio parere le risultanze delle intese cui sono pervenuti Ministro del lavoro e parti sociali.
Rileva invece come la proposta di parere del relatore abbia contenuti significativamente diversi da quelle intese. Richiama al riguardo quanto proposto dal relatore relativamente all’articolo 3, comma 1, lettera a), che a suo avviso, nel prevedere l’aggiunta delle parole «limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o lavoratori firmatari degli stessi», appare contraddire principi di rappresentatività sindacale acquisiti nel nostro sistema negoziale. All’articolo 5, in materia di partecipazione negli organi di amministrazione e di controllo e responsabilità, a parte l’ipotesi non condivisibile del direttore generale come responsabile della forma pensionistica, la proposta di parere non offre un contributo nella direzione auspicata dell’equiparazione delle forme di controllo, prevedendo in particolare forme differenziate per le grandi aziende con oltre cinquecento adesioni.
All’articolo 8, commi 9 e 10, in particolare, la proposta del relatore appare in contrasto con le parti sociali, che sottolineano la natura contrattuale del contributo del datore di lavoro, mentre nella proposta di parere si chiede che il Governo valuti se la destinazione del contributo del datore di lavoro possa essere condizionata dalle eventuali previsioni di accordi o contratti collettivi e se eventuali vincoli contrattuali possano condizionare l’esercizio della portabilità del contributo del datore di lavoro, non si fa riferimento ai contratti collettivi e agli accordi aziendali. All’articolo 11, in materia di accesso alle prestazioni, si sarebbero dovuti prevedere almeno diritti analoghi a quelli già attualmente previsti; considerazioni analoghe valgono con riferimento all’articolo 14 e ai relativi termini temporali. Mancano inoltre riferimenti ad altri punti dell’intesa, come l’aumento della deducibilità fiscale.
Occorre in sostanza che la maggioranza chiarisca se intende approvare un parere che sconfessa l’intesa raggiunta tra le parti sociali e il Ministro, il quale, a sua volta, nella sede della Commissione, dovrebbe dichiarare la propria posizione rispetto a tale ipotesi. Sottolinea pertanto l’esigenza che la proposta di parere del relatore venga modificata almeno con riferimento ai punti essenziali dell’intesa con le parti sociali affinché si possa definire un testo del decreto legislativo che consenta davvero il decollo della previdenza complementare. Evidenzia inoltre, quale seconda condizione per l’attuazione effettiva di tale obiettivo, l’esigenza di definire soddisfacenti misure compensative per le imprese, sottolineando al riguardo come non sia noto il protocollo con l’ABI e non si sappia se il nuovo Ministro dell’economia sia disposto a sottoscrivere tale protocollo, in particolare per quanto attiene alla riduzione del costo del lavoro, capitolo che, a quanto risulta, verrà affrontato anche nell’ambito del disegno di legge finanziaria.
Emilio DELBONO (MARGH-U) esprime sorpresa e delusione politica per la proposta di parere del relatore, con particolare riferimento alle condizioni poste, nel cui ambito sostanzialmente non vengono riportati il dibattito svoltosi in Commissione e i risultati dell’accordo con le parti sociali. Si ha quindi l’impressione che si voglia far saltare l’accordo cui si era pervenuti, con il Ministro del lavoro che aveva assunto l’impegno politico di inserire nel testo del provvedimento i punti concordati con le parti sociali. Rileva altresì come rimanga aperto il nodo delle misure compensative per le imprese e delle modifiche da apportare al regime fiscale per incentivare la previdenza complementare. Sottolinea inoltre come la questione di merito centrale sia rappresentata dall’esigenza di una disciplina differenziata in favore dei fondi contrattuali che offrono maggiori garanzie per i lavoratori, mentre la proposta di parere del relatore sembra voler offrire una giustificazione al Governo per non arrivare ad un provvedimento che accolga su tale punto le intese intercorse con le parti sociali, rischiando così di compromettere il decollo del secondo pilastro della previdenza. Sottolinea pertanto come il relatore debba chiarire se sia disponibile a modificare sostanzialmente la sua proposta di parere.
Cesare CAMPA (FI), rilevato come sia condivisibile l’obiettivo politico di un’ampia intesa finalizzata ad offrire maggiori garanzie per i lavoratori, ritiene non si possano sollevare critiche nei confronti della maggioranza che sta cercando di concludere l’iter del provvedimento sulla previdenza complementare da parte di chi avrebbe potuto provvedervi in momenti economicamente più favorevoli della passata legislatura. Sottolinea quindi come, pur essendo auspicabile un’ampia intesa sul testo in esame, che raccolga il consenso delle parti sociali, ciò non debba tradursi in una sorta di ricatto: condivide pertanto la proposta di parere del relatore, che recepisce gran parte del dibattito svoltosi ma soprattutto i principi ispiratori della legge delega.
Rileva quindi, relativamente all’articolo 8, commi 9 e 10, che, nella proposta di parere del relatore, si potrebbe prevedere la soppressione del seguente paragrafo: «per quanto concerne il medesimo comma 9 dell’articolo 9, nonché l’articolo 14, comma 6, valuti il Governo se la destinazione del contributo del datore di lavoro possa essere condizionata dalle eventuali previsioni di accordi o contratti collettivi; valuti altresì se eventuali vincoli contrattuali possano condizionare l’esercizio della portabilità del contributo del datore di lavoro». In subordine, si potrebbe modificare quel paragrafo nel modo seguente: «per quanto concerne il medesimo comma 9 dell’articolo 8, nonché l’articolo 14, comma 6, e con riferimento ai principi di delega di cui all’articolo 1, comma 2, lettera e), punti 3) e 4), valuti il Governo se la destinazione del contributo del datore di lavoro possa essere condizionata dalle eventuali previsioni di accordi o contratti collettivi; valuti altresì se eventuali vincoli contrattuali possano condizionare l’esercizio della portabilità del contributo del datore di lavoro».
Rileva quindi come, su altre questioni, sia possibile pervenire ad un’intesa con l’opposizione, per esempio sulla possibilità e sull’entità di accesso alle prestazioni, considerato che, pur dovendosi perseguire l’obiettivo condiviso di rafforzare la previdenza complementare, occorre comunque tenere presente che si tratta di disponibilità dei lavoratori, che devono potere liberamente decidere sulla loro utilizzazione. Evidenzia infine come, non potendosi offrire garanzie assolute sull’andamento dei fondi, occorre che tali garanzie vengano offerte dalle condizioni di mercato e dai relativi controlli. Dichiara, in conclusione, l’orientamento favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore.
Pietro GASPERONI (DS-U), ribadita l’esigenza di avviare la previdenza complementare, sulla quale già si registra un forte ritardo, per evitare che le future prestazioni pensionistiche vengano gravemente ridotte, evidenzia come l’atteggiamento della maggioranza possa far correre il rischio di fallire l’obiettivo del decollo della previdenza complementare. Ritiene in proposito sospetta la rivendicazione di un’autonomia del Parlamento a tutti i costi rispetto alle intese cui sono pervenuti il Ministro del lavoro e le parti sociali, le quali rappresentano il mondo delle imprese e dei lavoratori. Ribadito con forza che il trattamento di fine rapporto rappresenta salario differito dei lavoratori utilizzato dalle imprese, sottolinea come il consenso delle parti sociali sia essenziale affinché i lavoratori destinino le proprie risorse alla previdenza complementare: occorre pertanto che la proposta di parere del relatore venga profondamente modificata.
Andrea DI TEODORO (FI) intende assumersi nella presente occasione un ruolo di moderatore rilevando come vi siano elementi di ragionevolezza e verità nelle posizioni sia della maggioranza sia dell’opposizione. Pur condividendo in pieno l’intervento del suo capogruppo, onorevole Campa, per quanto attiene all’esigenza del rispetto dei principi sanciti nella legge di delega n. 243 del 2004 (per cui sorprende che le parti sociali insistano su limiti alla portabilità che appaiono contradditori rispetto alle previsioni dell’articolo 1, comma 2, lettera e), punti 3) e 4) della legge di delga), è opportuno che vi sia una disponibilità alle proposte dell’opposizione ispirate dalle richieste della parti sociali. Quanto all’articolo 8, ritiene debba esserne reso più chiaro il testo con riferimento alla possibilità di adesione individuale o collettiva alle forme pensionistiche.
Evidenziato pertanto come sia possibile individuare nuovi punti di mediazione, ritiene non sia opportuno insistere sulla necessità di acquisire comunque nel parere le indicazioni delle parti sociali, nella considerazione che i lavoratori ragionano con la loro testa e compiranno le proprie scelte sulla base della convenienza a rivolgersi alla previdenza complementare, rispetto alla quale occorrerà piuttosto assicurare un corretta informazione.
Roberto GUERZONI (DS-U) ribadisce, essendo giunto il relatore, il punto politico fondamentale dell’esigenza che la maggioranza ed il Ministro del lavoro si assumano chiare responsabilità in ordine al recepimento delle intese con le parti sociali. Richiama pertanto i principali punti di dissenso relativamente alla proposta di parere del relatore: le condizioni poste relativamente all’articolo 8, commi 9 e 10, e conseguentemente all’articolo 14, comma 6; l’articolo 3, comma 1, lettera a), per il quale occorre tornare al testo originale, non essendo condivisibile l’aggiunta delle parole «limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o lavoratori firmatari degli stessi»; l’articolo 3, comma 1, lettera b), ove è opportuno sopprimere il riferimento ai collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, per i quali potrebbe così in seguito definirsi una specifica disciplina; l’articolo 5, con riferimento alle forme di sorveglianza e controllo; l’esigenza di aggiungere osservazioni relativamente alle prestazioni previste all’articolo 11 per renderle analoghe a quelle attualmente previste; la modifica dell’articolo 13, comma 2, in collegamento con l’articolo 8.
Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA sottolinea, relativamente all’articolo 3, comma 1, lettera b) che è necessario il riferimento ai lavoratori ai lavoratori parasubordinati per assicurare anche a questa categoria di lavoratori la possibilità di rivolgersi alla previdenza complementare. Quanto all’articolo 13, rileva come esso faccia riferimento ai soggetti a carico che non sono previsti dall’articolo 2.
Domenico BENEDETTI VALENTINI, relatore, ritiene che, al fine di verificare concretamente la possibilità di apportare correzioni alla sua proposta di parere sulla base delle richieste dell’opposizione, sia opportuno un confronto in sede informale prima della seduta serale.
Angelo SANTORI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 15.40.
Mercoledì 28 settembre 2005. – Presidenza del vicepresidente Giuseppe CAMO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Alberto Brambilla.
La seduta comincia alle 20.15
Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari.
Atto n. 522.
(Seguito dell’esame e rinvio).
La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta pomeridiana.
Giuseppe CAMO, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.
La seduta termina alle 20.20

























