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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

22 Ottobre 2009
in Camera




SEDE CONSULTIVA

Giovedì 13 luglio 2006. – Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale Antonio Montagnino.

La seduta comincia alle 14.10.

Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali.
C. 1288 Governo.
(Parere alla III e IV Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere favorevole).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato nella seduta dell’11 luglio 2006.

Federica ROSSI GASPARRINI (IdV), relatore, formula una proposta di parere favorevole.

Antonino LO PRESTI (AN) dichiara il voto favorevole del suo gruppo, sulla base della scelta politica della Casa delle libertà a sostegno dei militari impegnati nelle missioni di pace all’estero.

Luigi FABBRI (FI) dichiara il voto favorevole del suo gruppo, per consentire il proseguimento della partecipazione italiana alle missioni internazionali in corso.

Angelo COMPAGNON (UDC) dichiara il voto favorevole del suo gruppo, precisando che più attente valutazioni sul merito del provvedimento potranno essere svolte nel corso dell’esame in Assemblea.

Lorenzo BODEGA (LNP) dichiara l’orientamento favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere formulata dal relatore, evidenziando peraltro come il ritardo nel varo del provvedimento e la confusione all’interno della stessa maggioranza abbiano prodotto gravi incertezze per i nostri militari impegnati all’estero.

La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

Gianni PAGLIARINI, presidente, essendo il relatore sul DPEF momentaneamente impegnato in altra Commissione, propone un’inversione dell’ordine del giorno nel senso di passare subito all’esame della risoluzione n. 7-00016.

La Commissione concorda.

La seduta, sospesa alle 14.30, è ripresa alle 15.

Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011.
Doc. LVII, n. 1.
(Parere alla V Commissione).
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l’esame.

Elena Emma CORDONI (Ulivo), relatore, si sofferma sul contesto entro il quale si colloca il DPEF e sulle priorità politiche ad esso sottese, in base al programma politico del Governo. Si tratta del secondo importante passo della politica economica del Governo Prodi, dopo la manovra correttiva e i provvedimenti per la promozione della concorrenza e la tutela dei consumatori (cosiddetto pacchetto Bersani). L’obiettivo delle due iniziative è sbloccare l’economia italiana dopo che il Paese ha accumulato, a partire dalla metà degli anni novanta, un ritardo di crescita che ha prodotto instabilità macroeconomica e disagio sociale, nella consapevolezza delle repentine modifiche del quadro di riferimento internazionale, con la modifica delle geografie dei mercati e dei sistemi produttivi, a cui gli USA mostrano di saper velocemente rispondere rispetto invece alle difficoltà dell’Unione europea, che rischia di rimanere esclusa, scontando nel complesso bassi indici di produttività, un difficile e costoso approvvigionamento energetico, una crisi demografica, la rinascita di forme di difesa nazionale degli interessi economici, uno spinoso allargamento ad est.
A tutto questo si aggiungano le difficoltà dei conti pubblici italiani, che il Governo Prodi attraverso i risultati della Commissione Faini ha voluto chiarire, evidenziando la pesante eredità lasciata dal Governo Berlusconi. Il debito pubblico è tornato a crescere dopo gli sforzi di risanamento dei precedenti esecutivi (a partire dal 1992), il deficit è ben lontano dal 3,8 per cento del PIL concordato con l’Unione europea per un rientro entro il 2007, l’avanzo primario è stato totalmente consumato, così da rendere l’aumento dei tassi di interesse molto gravoso. È stata crescente, in questi anni, la spesa corrente, a fronte di una sostanziale stagnazione della spesa in conto capitale ferma, e ciò ha, di fatto, deteriorato i conti pubblici senza garantire ricadute positive sul sistema produttivo. I dati relativi alla produzione mondiale e più in generale quelli sull’andamento del PIL non lasciano spazio ad eccessive speranze. La ripresa pare solo lambire il quadro italiano e senza una vera politica economica sarebbe impossibile credere che una realtà produttiva così disarticolata e frammentata come quella italiana possa veramente sfruttare le spinte provenienti dai grandi mercati internazionali. È la crescita economica cui si deve puntare, assieme al risanamento dei conti, se si vuole rispondere alle pressioni del mercato finanziario internazionale ed al giudizio delle agenzie di rating. Tutto quello che è successo non solo espone il nostro paese a questi rischi ma la bassa crescita, le insufficienze e distorsioni del sistema fiscale, la scarsa efficacia della politica di bilancio ai fini redistributivi, le diffuse arretratezze nell’apparato amministrativo pubblico continuano a peggiorare le condizioni degli italiani aumentando le disuguaglianze.
La politica economica che il centrosinistra vuole mettere in campo opera su tre fronti: sviluppo, risanamento, equità. Infatti, come si osserva nell’introduzione al DPEF, la crescita è indispensabile a generare le risorse necessarie ad un aumento di benessere e al risanamento dei conti pubblici; l’equilibrio di bilancio è necessario per liberare finalmente i cittadini e le imprese dal timore penalizzante di possibili ulteriori nuovi interventi; l’equità, infine, esige che si ponga fine ai diffusi fenomeni di evasione ed elusione fiscale che il Governo Berlusconi con le sue politiche di condono ha alimentato. I provvedimenti assunti finora e quelli che verranno assunti dal Governo in futuro terranno sempre questa impostazione, con un chiaro no ad una politica dei due tempi. Sviluppo, risanamento e redistribuzione saranno i temi della politica economica: è quanto è stato promesso agli italiani.
Il DPEF, quindi, propone una manovra complessiva di 35 miliardi di euro, di cui 20 destinati alla riduzione del deficit e 15 a misure di promozione delle crescita, della competitività e dell’equità. Gli interventi avranno carattere strutturale, abbandonando definitivamente la finanza creativa del Ministro Tremonti. Il DPEF si limita a presentare analisi qualitative ed una quantitativa sull’andamento della finanza pubblica, non entra nell’articolazione funzionale delle misure che invece saranno adottate nella finanziaria a fine settembre dopo due mesi di intenso lavoro con le parti sociali e con gli enti locali. Il DPEF non è una legge ma è un documento programmatico che ha lo scopo di definire gli obiettivi macro-economici per l’intero sistema economico (in particolare quelli relativi alla crescita e all’occupazione) nonché gli obiettivi di finanza pubblica, di andamento dei saldi e di evoluzione del debito. L’azione del Governo a sostegno della competitività e della produttività sarà articolato lungo tre linee di intervento: contesto, innovazione e ricerca, flessibilità, rafforzando così l’attuazione della strategia di Lisbona. La prima linea di intervento mirerà a fornire in maniera efficace i beni pubblici di cui l’economia necessita. Tra questi, le infrastrutture materiali e immateriali ed in particolare un sistema di regole che favorisca una maggiore concorrenza dei mercati. La seconda linea di azione sarà finalizzata a sostenere la riqualificazione del sistema produttivo in termini di miglioramento degli assetti organizzativi, diffusione delle nuove tecnologie e accelerazione del processo di internazionalizzazione. Il nuovo modello di politica industriale, che vedrà il coinvolgimento anche alle regioni, comprenderà la riforma di sistemi di incentivi a livello universitario e il sostegno delle attività di ricerca e sviluppo alla collaborazione tra imprese e università e centri di ricerca alla promozione di processi innovativi. La terza linea riguarda interventi di natura fiscale rivolti alle imprese e finalizzati ad un recupero immediato di margini di competitività attraverso una riduzione dei costi di produzione e del lavoro.
Una politica economica può creare condizioni favorevoli alla crescita; spetta però alle imprese, alle parti sociali, ai cittadini cogliere le opportunità che possono scaturire da mercati più aperti e concorrenziali, da regole più efficaci, da una fiscalità giusta e da una offerta più completa di beni pubblici. È questa la strada che si vuole intraprendere per recuperare il divario che separa oggi l’Europa dall’Italia. L’Italia – rispetto all’Europa e agli altri paesi industrializzati – ha accumulato un significativo ritardo di crescita.
Il DPEF, nell’ambito delle politiche per lo sviluppo, per il risanamento e per l’equità, volte a raggiungere gli obiettivi programmatici, riserva un ruolo di primaria rilevanza alle riforme da attuare con riferimento sia all’occupazione e al mercato del lavoro sia al sistema previdenziale, entrambi settori di competenza della XI Commissione. Ha contribuito alla bassa crescita in Italia anche l’andamento del mercato del lavoro. Il tasso di occupazione è più basso in Italia che in Europa, il tasso di occupazione femminile è relativamente ancor più basso. Nel quadriennio 2008-2011 si stima ora un aumento medio dell’occupazione dello 0,7-0,8 per cento; inoltre il tasso di disoccupazione dovrebbe ridursi progressivamente fino al 6,7 per cento nel 2011, anno in cui il tasso di occupazione si stima attestarsi sul 60 per cento.
Con riferimento alle politiche per la crescita, il DPEF evidenzia la necessità di aumentare in maniera congiunta sia la produttività del lavoro sia il tasso di occupazione. Il Governo preannuncia inoltre un piano straordinario per le pari opportunità che, sul mercato dl lavoro, sarà incentrato su provvedimenti per promuovere l’occupazione femminile – al fine appunto di incrementare il relativo tasso di occupazione in linea con gli indirizzi comunitari – e per assicurare la tutela della sicurezza e della dignità nei luoghi di lavoro e l’uguaglianza di trattamento retributivo per il personale femminile. Altre misure, che assumono una valenza anche sul piano delle politiche per l’equità, saranno indirizzate alla conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare e personale, all’estensione della tutela della maternità anche nei lavori precari o comunque non a tempo indeterminato e all’emersione del lavoro irregolare nel settore del lavoro domestico e di cura.
Inoltre il DPEF preannuncia un Piano nazionale per i giovani volto ad agevolarne la piena partecipazione sociale tramite l’accesso alla casa, al lavoro, all’impresa, al credito e alla cultura. Ad accrescere l’occupazione giovanile potrà concorrere anche la riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Una delle leve da utilizzare per incrementare l’occupazione stabile sarà costituita dalla riduzione del cuneo fiscale e contributivo, che in Italia risulta più alto della media europea. La riduzione del cuneo interesserà sia la quota contributiva a carico delle imprese sia quella a carico del lavoratore, non inciderà sulle aliquote contributive destinate all’assicurazione pensionistica in modo da non intaccare l’entità delle pensioni, sarà destinata al lavoro subordinato a tempo indeterminato al fine di favorire l’occupazione stabile.
Allo stesso fine di «disincentivare» l’abuso di forme di lavoro flessibile, il DPEF prevede che la riduzione del cuneo sarà accompagnata dall’innalzamento delle aliquote contributive ai fini pensionistici dei lavoratori iscritti alla gestione separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della legge n. 335/1995, limitatamente ai lavoratori a progetto, alle associazioni in partecipazione con conferimento di manodopera e comunque a i lavoratori parasubordinati che non godano di altre forme di copertura assicurativa obbligatoria per la pensione. Sempre nell’ambito degli interventi volti alla promozione del lavoro a tempo indeterminato, il DPEF preannuncia anche alcune modifiche alla legge n. 30 del 2003 e al D.Lgs. n. 276 del 2003 che vi ha dato attuazione, intervenendo su alcune forme di lavoro flessibile che presentano maggiore criticità quali il lavoro a chiamata e la somministrazione a tempo indeterminato.
Altri interventi in materia di lavoro e di occupazione, anche in attuazione degli orientamenti comunitari, saranno indirizzati a rilanciare le politiche formative, in modo da agevolare l’inserimento o il reinserimento dei soggetti più deboli sul mercato del lavoro, cioè oltre alle donne e ai giovani, i lavoratori ultracinquantenni. Il DPEF evidenzia inoltre la necessità di intervenire con idonee misure per contrastare il lavoro nero, che danneggia sia i lavoratori sia le imprese in regola sia gli introiti fiscali e contributivi. In particolare il Governo ritiene opportuno adottare alcune misure volte ad agevolare e quindi rendere più efficiente l’azione repressiva da parte dei servizi ispettivi e di vigilanza, quali: la valorizzazione del DURC (Documento unico di regolarità contributiva); l’introduzione dell’obbligo di comunicare in maniera preventiva l’intenzione di assumere un lavoratore nei settori con maggiore incidenza di lavoro sommerso; l’obbligo delle tessere di identificazione per i lavoratori dei settori più critici; la modifica della disciplina degli appalti, in modo da evitare che il meccanismo del massimo ribasso inneschi dinamiche perverse in termini di mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e più in generale dei diritti dei lavoratori.
Il DPEF preannuncia anche appositi interventi sulla problematica della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (indubbiamente connessa a quella del lavoro irregolare), affermando che si procederà all’adozione di un Testo unico volto ad una razionalizzazione e ad una più facile applicabilità della stessa disciplina.
Con riferimento alle politiche per la stabilità e per il risanamento dei conti pubblici, il Documento prospetta l’opportunità di valorizzare il personale tramite una più adeguata politica formativa, nuove e più efficaci forme di incentivazione del rendimento del personale, maggiore mobilità e migliore utilizzazione degli investimenti tecnologici. Nel DPEF quindi, per quanto riguarda il personale pubblico, si pone l’obiettivo non solamente di una riduzione della spesa complessiva, ma anche di una «riqualificazione» della stessa tramite l’ingresso di nuove professionalità. In maniera corrispondente il Governo ritiene necessario ridurre il ricorso alle consulenze esterne e alle collaborazioni. Per quanto riguarda la dinamica retributiva del settore pubblico, il Governo ritiene necessario un obiettivo di moderazione stipendiale, non senza però introdurre appositi meccanismi premianti legati al rendimento del personale.
Un ruolo rilevante sul piano della stabilità dei conti pubblici assume anche il sistema pensionistico. Il Documento evidenzia che l’incidenza della spesa pensionistica rispetto al PIL appare attualmente ben superiore alla media europea e che l’andamento nel medio lungo periodo conferma una ulteriore crescita del rapporto tra spesa pensionistica e PIL. Dopo aver premesso che le linee di intervento volte a raggiungere un maggiore equilibrio del sistema pensionistico saranno definite nell’ambito della prossima legge finanziaria, il DPEF evidenzia comunque alcuni punti che dovrebbero caratterizzare le modifiche alla disciplina delle pensioni. In primo luogo, al fine di raggiungere la condizione di equilibrio del sistema pensionistico senza ridurre le prestazioni, il Governo ritiene opportuno adottare misure volte all’allargamento della popolazione attiva, anche attraverso l’emersione contributiva e l’aumento dei tassi di occupazione in particolare tra le donne e i lavoratori più anziani. Il Governo ritiene inoltre opportuno giungere ad una modifica della riforma pensionistica del 2004, tramite il superamento del cosiddetto «scalone», cioè della discontinuità dovuta all’innalzamento del requisito anagrafico per coloro che maturano il diritto alla pensione dopo il 31 dicembre 2007. Nel settore della previdenza complementare il DPEF evidenzia l’impegno del Governo ad assumere ogni iniziativa utile al rilancio della previdenza complementare sia nel settore privato sia nel settore pubblico.
Il Governo, inoltre, si impegna a superare l’incompletezza della disciplina del Fondo di garanzia per agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese che conferiscono il TFR ai fondi pensione, di cui all’articolo 10 del D.Lgs. 252/2005, tramite il perfezionamento della procedura che dovrebbe condurre all’emanazione del decreto necessario per fissare le modalità di funzionamento dello stesso Fondo; si adopererà per superare gli ostacoli alla costituzione di fondi pensione per i dipendenti pubblici in alcuni comparti della pubblica amministrazione; provvederà ad emanare sia la disciplina di attuazione relativa all’istituzione della Forma pensionistica residuale presso l’INPS (articolo 9 del D.Lgs. 252/2005) sia il decreto ministeriale (di cui all’articolo 20, comma 2, del D.Lgs. 252/2005) volto a stabilire i criteri, le modalità e i tempi per l’adeguamento delle forme pensionistiche preesistenti alla nuova disciplina.
Per quanto riguarda le politiche per l’equità, il DPEF tra l’altro ritiene opportuno intervenire sul piano del sostegno al reddito per i soggetti più deboli. In particolare, per coloro che facciano lavori discontinui o comunque con basse retribuzioni, che abbiano redditi inferiori al minimo imponibile, il Documento prevede l’introduzione di una «imposta negativa».
Con riferimento alla situazione e allo sviluppo del Mezzogiorno, il Governo intende adottare apposite misure rivolte all’aumento della crescita e quindi alla riduzione del ritardo rispetto alle altre aree del paese. In particolare, tramite qualificati investimenti pubblici (realizzazione di infrastrutture e miglioramento dei servizi pubblici) si intende innescare un circolo virtuoso che incoraggi anche gli investimenti privati, con ricadute positive sui redditi e sull’occupazione.
Ribadisce infine come il confronto politico sul documento in esame riguardi sostanzialmente le linee essenziali del programma che il Governo si propone di perseguire con la sua azione.

Angelo COMPAGNON (UDC) evidenzia come le considerazioni del relatore si limitino ad una mera enunciazione di intenti, in linea di principio largamente condivisibili, senza tuttavia scendere sul piano concreto, con particolare riferimento al reperimento delle risorse finanziarie necessarie per il perseguimento di quegli obiettivi. Evidenzia come il confronto parlamentare dovrebbe invece riguardare gli strumenti concreti attraverso i quali attuare importanti obiettivi da tutti condivisi quali la crescita, l’occupazione, l’equità.

Alberto BURGIO (RC-SE), nel condividere le considerazioni testé svolte dalla collega Cordoni, osserva come il gruppo di Rifondazione comunista ritenga necessario pervenire, attraverso la manovra finanziaria e di bilancio, ad un equilibrio, o meglio ad un riequilibrio, tra gli obiettivi, enunciati nel DPEF, della crescita economica, del risanamento del deficit e dell’equità del sistema, poiché non vi è – a suo avviso – possibile sviluppo senza equità. Ricorda infatti come, negli ultimi anni, si sia assistito a un ingente trasferimento di quote di reddito dalle fasce deboli della popolazione (che vivono con redditi da lavoro dipendente e pensioni) ai redditi da capitale, sottolineando come non potrà verificarsi alcuna crescita economica né rilancio dei consumi se non si interviene con misure di carattere equitativo.
Occorre quindi, sotto tale profilo, valutare anche la composizione della manovra, che destina circa 20 miliardi di euro a interventi di tipo strutturale, volti alla riduzione della spesa, e circa 15 miliardi di euro alle misure di carattere redistributivo e di rilancio della crescita e dello sviluppo. Sul fronte della riduzione della spesa, i tagli si indirizzano a settori già in sofferenza, quali, in particolare, il pubblico impiego, il sistema pensionistico, nonché il sistema sanitario e gli enti decentrati. Ritiene invece che si debba porre maggiormente l’accento sugli interventi espansivi, recuperando risorse attraverso la leva fiscale, per far sì che l’affermazione contraria ad una politica dei due tempi non si riduca ad essere un mero slogan e affinché il risanamento proceda insieme con la crescita e l’equità. Rileva peraltro come stranamente non si avverta, nell’ambito del documento in esame, l’eco di orientamenti, che pure vanno maturando nell’ambito della discussione accademica e da parte di avvertiti osservatori economici, in base ai quali, ai fini della crescita, non è utile considerare una priorità assoluta la riduzione del deficit attraverso l’aumento degli avanzi primari.

Gianni PAGLIARINI, presidente, tenuto conto dell’imminente ripresa dei lavori dell’Assemblea, e nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell’esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.45.


RISOLUZIONI

Giovedì 13 luglio 2006. – Presidenza del presidente Gianni PAGLIARINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Antonio Montagnino.

La seduta comincia alle 14.30.

7-00016 Pagliarini: Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro.
(Seguito della discussione e conclusione – Approvazione della risoluzione n. 7-00016).

La Commissione prosegue la discussione, rinviata nella seduta dell’11 luglio 2006.

Gianni PAGLIARINI, presidente, ribadisce l’esigenza di un rapido intervento normativo volto all’emanazione di un testo unico in materia di sicurezza del lavoro, ricordando i gravi incidenti recentemente verificatisi e gli allarmanti dati sul fenomeno.

Augusto ROCCHI (RC-SE) sottolinea come la sottoscrizione della risoluzione da parte di tutti i gruppi rappresenti un fatto politico molto significativo; riterrebbe tuttavia opportuno indicare, nel testo della risoluzione, uno specifico termine temporale entro il quale il Governo si impegni ad adottare le opportune iniziative legislative ai fini della definizione di un Testo unico in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Gianni PAGLIARINI, presidente, evidenzia come il testo della risoluzione impegni il Governo ad adottare «tempestive» iniziative legislative.

Lorenzo BODEGA (LNP) osserva come, pur essendo in linea di principio condivisibile l’indicazione di un termine temporale, essa si scontri con l’impossibilità di avere certezze riguardo all’iter da seguire per l’adozione di un Testo unico in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Emilio DELBONO (Ulivo) sottolinea il rilievo politico della convergenza di tutti i gruppi sul testo della risoluzione, ricordando come su tale materia non sempre si sia potuta registrare analoga condivisione. Quanto all’indicazione di un termine temporale proposta dal deputato Rocchi, evidenzia come la definizione di un Testo unico comporti una serie di passaggi non tutti rientranti nella completa disponibilità del Governo. Ritiene, a tale proposito, che il Presidente della Commissione, primo firmatario della risoluzione, possa farsi carico dei rapporti con il Governo tendenti a sollecitare adeguate e tempestive iniziative legislative, al fine di pervenire ad una rapida adozione del Testo unico in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Lucia CODURELLI (Ulivo) condivide le osservazioni del deputato Delbono, evidenziando il dato politicamente significativo della condivisione unanime del testo della risoluzione, che ritiene indichi un impegno prioritario per il Governo, cui pertanto esso è tenuto ad adempiere nel più breve tempo possibile, compatibilmente con le condizioni tecniche e politiche date.

Antonino LO PRESTI (AN) ritiene che, pur essendo comprensibili le ragioni che inducono a non indicare un termine temporale certo, possa essere opportuna la previsione di un termine temporale indicativo, ad esempio un anno. Evidenzia peraltro come questione più importante sia, a suo avviso, quella di un chiarimento da parte del Governo in ordine alla necessità di un riordino della normativa sulla sicurezza del lavoro che sia uniforme su tutto il territorio nazionale, considerato che l’articolo 117 della Costituzione attualmente vigente prevede tra le materie di legislazione concorrente quella della tutela e sicurezza del lavoro.

Luigi FABBRI (FI) ritiene che il Parlamento debba sollecitare una tempestiva iniziativa da parte del Governo, nella consapevolezza che molto lavoro è stato già svolto nella scorsa legislatura da parte dell’Esecutivo.

Augusto ROCCHI (RC-SE) precisa che la sua proposta, relativa all’indicazione di un tempo certo, riguardava la presentazione dell’iniziativa legislativa di delega al Governo per l’adozione di un Testo unico in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Emilio DELBONO (Ulivo) osserva che, nelle premesse della risoluzione, è chiarito che il termine per l’esercizio della delega al Governo è scaduto, per cui occorre approvare un nuovo disegno di legge che rechi disposizioni di delega.

Angelo COMPAGNON (UDC) evidenzia come, essendovi il consenso unanime dei gruppi sul testo in esame, sarebbe preferibile non introdurvi modifiche. 

Amalia SCHIRRU (Ulivo) condivide l’esigenza di non modificare il testo in esame, in quanto gli obiettivi che ci si prefigge richiederanno una serie di passaggi procedurali per i quali non possono prevedersi tempi certi. Evidenzia inoltre come occorra un’azione di verifica relativamente all’attività delle regioni nel settore della sicurezza del lavoro, nel cui ambito occorre promuovere criteri uniformi di rilevazione, controllo e vigilanza; sottolinea altresì l’esigenza di incentivare gli strumenti di formazione e informazione dei lavoratori, al fine di migliorare la prevenzione degli incidenti sul lavoro.

Gianni PAGLIARINI, presidente, evidenzia come l’unitarietà registrata sul testo in esame debba essere considerata alla stregua di un valore aggiunto, osservando che dovrà esservi l’attenzione dell’intera Commissione affinché l’impegno del Governo all’adozione di tempestive iniziative legislative si traduca rapidamente in atti concreti.

Il sottosegretario di Stato Antonio MONTAGNINO esprime il parere favorevole del Governo sulla risoluzione in esame, evidenziando come essa affronti una tematica di grande rilievo sociale, rispetto alla quale debbono essere ugualmente coinvolte le responsabilità del Governo e del Parlamento, ma anche delle parti sociali e dei cittadini. Sottolineato come, nell’ambito della sicurezza del lavoro, vada portato avanti un lavoro sul piano non soltanto normativo ma anche culturale, giungendo a modificare le sensibilità e le coscienze, chiarisce che il Governo ha intenzione di assumere iniziative su due piani, l’uno più immediato, l’altro a medio termine, con l’obiettivo del rafforzamento della prevenzione del sistema dei controlli.
In primo luogo, pertanto, il Governo presenterà emendamenti al cosiddetto decreto Bersani per il rilancio economico e sociale, ispirati alle conclusioni unanimi cui è pervenuta la Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, istituita dal Senato nella passata legislatura. Precisa di avere insediato, nella giornata di ieri, un tavolo tecnico per la definizione delle norme da proporre e per l’approfondimento degli strumenti legislativi da adottare. Rispondendo al deputato Lo Presti, condivide l’esigenza che in materia di sicurezza sul lavoro vi sia una norma cornice che assicuri uniformità di garanzie sul piano nazionale, potendo peraltro le regioni, sulla base delle loro competenze costituzionali, prevedere ulteriori limiti e prescrizioni.

Antonino LO PRESTI (AN) ringrazia il sottosegretario per i chiarimenti forniti, auspicando che anche l’opposizione possa portare il proprio contributo al lavoro di approfondimento che si svolge presso il Ministero, considerato che, sulla materia della sicurezza del lavoro, non dovrebbero esservi differenze di tipo ideologico. Rileva altresì come le misure già illustrate ieri dal ministro Damiano, quali l’introduzione di un badge elettronico e l’inizio dell’attività lavorativa dopo qualche giorno dall’assunzione formale, possano risultare misure burocratiche senza significativi effetti per la riduzione degli incidenti sul lavoro. Rileva peraltro come molto frequentemente tali incidenti si verifichino per l’inosservanza di regole già vigenti.

Augusto ROCCHI (RC-SE) precisa che gli emendamenti al decreto Bersani anticipati dal Ministro del lavoro nel corso della sua audizione di ieri, ispirati alle conclusioni della Commissione d’inchiesta del Senato della scorsa legislatura, prevedono norme che potrebbero essere di grande efficacia per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Emilio DELBONO (Ulivo) ritiene che, nella sede della discussione sulla risoluzione in esame, non sia opportuno avviare una polemica politica sul merito delle misure da adottare; ritiene invece che, per il momento, sia politicamente significativa l’intenzione del Governo di procedere nell’immediato con la presentazione di emendamenti al decreto Bersani e successivamente con iniziative tendenti all’adozione di un Testo unico in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Il sottosegretario di Stato Antonio MONTAGNINO precisa che le misure proposte dal Governo intendono in primo luogo intervenire sul grave fenomeno del lavoro nero, che è strettamente collegato con quello degli incidenti sul lavoro. Precisa altresì che il Governo, sulla base dell’impegno delineato nella risoluzione in esame, provvederà nei tempi più rapidi possibili all’adozione di adeguate iniziative finalizzate all’approvazione di un Testo unico in materia di tutela e sicurezza del lavoro.

Gianni PAGLIARINI, presidente, evidenzia come le dichiarazioni odierne del sottosegretario Montagnino si collochino nella medesima linea di quelle rese nella seduta di ieri dal Ministro del lavoro, con particolare riferimento alle proposte emendative al decreto Bersani che verranno formalizzate dal Governo, ispirate alle conclusioni unanimi cui è pervenuta la Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro, con particolare riguardo alle cosiddette morti bianche, istituita al Senato nella passata legislatura.
Osserva infine come, alla luce del dibattito svoltosi e anche tenuto conto delle assicurazioni formulate dal rappresentante del Governo, vi sia una unanime condivisione del testo della risoluzione, così come inizialmente formulato.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva quindi la risoluzione Pagliarini n. 7-00016.

La seduta termina alle 15.

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