“La riforma degli appalti può determinare subito una crescita del Pil pari al +1% l’anno che una volta a regime potrà salire fino al +3%”. Così Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, stima la spinta che la riforma del codice degli appalti potrebbe avere sull’economia del Paese, in occasione di Appalti: trasparenza, responsabilità e sviluppo, un confronto in corso a Roma con il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi e le Federazioni di Confcooperative impegnate anche nel settore degli appalti pubblici (Federlavoro e Servizi, Federsolidarietà, FederazioneSanità e FederCultura Turismo Sport).
“Gli appalti sviluppano un controvalore economico che sfiora i 250 miliardi di euro pari al 15% del Pil. La riforma, così come concepita – continua Gardini – ordina e regolamenta il settore e trasforma l’equazione appalto uguale spesa, in appalto uguale investimento in sviluppo. Un nuovo rapporto che ottimizza la delicata relazione tra spesa pubblica e rigore dei conti. Una buona normativa in materia di appalti ha un valore, non soltanto tecnico-giuridico, ma soprattutto produttivo e sociale che può determinare un aumento della domanda interna”.
“Questa riforma abbatte la selva legislativa precedente – aggiunge Massimo Stronati, presidente Federlavoro e Servizi Confcooperative – riduce il numero di articoli da quasi 700 a 200 e introduce importanti novità sul fronte della semplificazione che, se pienamente attuate, porterebbero a un notevole alleggerimento del carico burocratico, senza far venire meno i necessari controlli, anzi intensificando la vigilanza laddove necessario”.
“Tra i punti favorevoli del nuovo impianto normativo c’è il miglioramento del rapporto tra pubblico e privato. Bene la riduzione del numero delle stazioni appaltanti che – dice Stronati – rende più agevole il lavoro del committente e più semplice la vita delle imprese concorrenti grazie a regole chiare e poco interpretabili che daranno vita a una selezione omogenea che da un lato contrasterà i fenomeni distorsivi e dall’altro migliorerà la competitività delle imprese”.
“C’è ancora qualche punto da migliorare: fissare una quota al subappalto che non può essere totale, altrimenti assisteremo al paradosso di chi può aggiudicarsi un appalto senza aver partecipato alla gara o addirittura avendola persa. Dalla riforma – conclude Stronati – ci aspettiamo un miglioramento sui tempi di pagamento e anche una riflessione sulla necessaria abrogazione definitiva della cosiddetta tassa sul cambio d’appalto”.
“Se fallisce il codice degli appalti, non sarà il fallimento dell’Anac o di un’associazione o piuttosto di un’altra, ma sarà un danno per tutto il Paese – ha, infine, affermato il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, sottolineando che, però, non potrà dare effetti benefici a breve termine, ma che “come ogni strumento nuovo, avrà dei tempi fisiologici di rodaggio”.
























