La questione Ilva e’ stata al centro del Consiglio Generale di Confindustria che si e’ svolto stamattina a Roma. L’associazione degli industriali, con una nota, esprime grande preoccupazione per ‘’una vicenda che rischia di assumere contorni drammatici, in primo luogo per le conseguenze sui livelli occupazionali ma anche per la strategicità che riveste nel nostro paese la produzione di acciaio, asset fondamentale”.
Confindustria si riferisce in particolare all’ipotesi di chiusura del secondo altoforno, “oggetto in questi giorni di scelte che potrebbero determinare definitivamente le sorti dell’impresa”. A testimonianza del sostegno all’impresa e al territorio tarantino è stato deciso che la prossima riunione del Consiglio Generale di settembre si svolgerà a Taranto.
Il rischio chiusura sull’altoforno 2 e’ stato oggi confermato anche dal commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, nel corso di una audizione davanti alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera. Tuttavia, lo stesso Gnudi ha sottolineato di essere “confidente” che la chiusura si eviterà. Per il commissario, del resto, l ‘’Ilva non e’ una azienda decotta, ma anzi può creare ricchezza e lavoro”. I suoi problemi sono legati a ” inadempienze ambientali della precedente proprietà, ma dal punto di vista di efficienza è uno dei più importanti e più efficienti stabilimenti d’Europa. Sarebbe un impoverimento se il nostro sforzo non riuscisse ad avere successo”. E del resto, ha aggiunto, se l’Ilva supererà i suoi “problemi”, già dal 2017 tornerà alla “piena operatività”, con un “Ebitda di consistenza più che notevole”.
Nel frattempo, sul fronte giudiziario le cose vanno avanti spedite. Oggi il gup di Taranto ha mandato a giudizio tutti i 47 imputati coinvolti nel maxi procedimento sul disastro ambientale dell’Ilva di Taranto. Il processo sull’inquinamento dell’Ilva inizierà il 20 ottobre prossimo e si presenta come uno dei più grossi processi per inquinamento d’Italia. Alla sbarra ci saranno 44 persone fisiche e 3 società.
Tra gli imputati, anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, membri della famiglia Riva e vari dirigenti della società. Più di ottocento le parti civili costituite contro gli imputati. Fra queste due ministeri, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto, il partito dei Verdi, associazioni ambientaliste, cittadini residenti nei quartieri più colpiti dall’inquinamento. Il conto dei danni presentato supera i 30 miliardi di euro.


























