Una piattaforma dal forte valore unitario, che arriva a stretto giro dalla scadenza del contratto, e che si presenta come uno strumento per guidare il settore nell’affrontare le sfide future. E questo il valore e il significato, secondo il segretario generale della Uilca, Fulvio Furlan, delle richieste avanzate da sindacati dei bancari. Richieste che prima verranno sottoposte ai lavoratori e, una volta approvate, potranno essere messe sul tavolo per avviare il negoziato con Abi.
Segretario quali sono gli assi portanti della piattaforma?
Il nostro intento è quello di mettere al centro la persona e valorizzarla sul lato professionale e umano, perché il credito è un settore centrale per la vita del paese e strategico per lo sviluppo delle imprese e per la crescita delle famiglie. Il documento punta sull’incremento del salario, il rafforzamento e la tutela dell’occupazione, il benessere lavorativo, la riduzione dell’orario settimanale da 37 e 35 ore, il contenimento dei carichi di lavoro e il forte contrasto delle pressioni commerciali nei confronti dei lavoratori.
La vostra richiesta è un aumento del salario di 518 euro per la figura media di riferimento. Come siete arrivati a questa cifra?
È una cifra che prima di tutto punta a contenere gli effetti dell’inflazione sul potere di acquisto. E in questo senso monitoreremo situazioni che dovessero produrre ulteriori forti schock dovuti ai vari scenari nazionali e internazionali. Poi la nostra istanza è frutto anche degli elevati livelli di redditività e produttività centrati dal settore in questi mesi. Per noi è importante che ci sia una redistribuzione della ricchezza, che non sia goduta solo dagli azionisti, ma della quale ne possano beneficiare anche e soprattutto i lavoratori, che sono stati i principali artefici di questa ricchezza.
Nella piattaforma ritenete la difesa dell’occupazione strategica su più fronti. Perché?
Questo è un punto centrale perché determinati diritti e tutele possono continuare a essere esigibili. Se ci sono buoni livelli di occupazione si offre un servizio migliore al cliente, si evita lo spopolamento e l’abbandono dei territori. Inoltre se dentro una filiale ci sono più lavoratori si possono ripartire i carichi di lavoro e gli aspetti commerciali, che non devono diventare pressioni, possono essere gestiti da più personale.
Quella della pressioni commerciali è un aspetto che da tempo state affrontando.
Sicuramente le pressioni commerciali sono state, in questi anni, uno dei principali motivi del malessere dei lavoratori. Questo rappresenta una sfida per le organizzazioni sindacali. È importante rendere le banche luoghi piacevoli e attrattivi, anche per evitare che i più giovani lascino il settore dopo poco tempo dall’assunzione. Il benessere lavorativo va poi accentuato anche attraverso la valorizzazione delle carriere, attraverso la formazione. A questo si aggiungono gli strumenti per la conciliazione vita lavoro e il welfare.
Nei mesi passati il settore del credito è stato molto movimentato, tra scalate, possibili acquisizioni e fusioni. La piattaforma guarda in qualche modo a queste dinamiche?
La piattaforma ovviamente non interviene sulle operazioni bancarie ma pone degli elementi di stabilità e certezza per il settore come, appunto, la difesa dell’occupazione. Quello che abbiamo sempre sottolineato è che possibili fusioni e acquisizioni devono avere una logica di politica industriale e andare nella direzione di una crescita del comparto.
Prima ha fatto riferimento all’abbandono dei territori da parte degli istituti di credito. Anche quella della desertificazione bancaria è una battaglia che il sindacato porta avanti da tempo. Intravede qualche segnale in controtendenza?
Parlare di un’inversione di tendenza è forse eccessivo. C’è sicuramente una consapevolezza diversa. Non siamo più nella fase nella quale gli istituti negavano il fenomeno della desertificazione bancaria. Possiamo registrare alcuni timidi e positivi segnali in alcuni piani industriali. Ma di certo non siamo davanti a un’inversione di rotta.
Il precedente contratto aveva stabilito l’istituzione di una cabina di regia. Come sta procedendo il suo lavoro?
Quello della cabina di regia è un lavoro che si svolge sì in parallelo rispetto alle modalità e alle tempistiche del contratto ma, allo stesso tempo, anche in sinergia. Ovviamente l’operato della cabina di regia non ha una scadenza, ma ci fornisce una bussola per capire dove sta andando il settore e individuare soluzioni che possono poi integrare il contratto nazionale. In questo momento la cabina si sta concentrando sull’impatto che le nuove tecnologie, specie l’intelligenza artificiale, possono avere sul settore, sull’avvio di una indagine di clima del settore e per rivedere le declaratorie delle mansioni e l’individuazione di nuovi profili professionali connessi a questo cambiamento.
Tommaso Nutarelli























