È stato sottoscritto, tra Aran e sindacati, il rinnovo del contratto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Tra i firmatari anche il sindacato di categoria Flc Cgil, che a dicembre dello scorso anno non ha firmato per il triennio 2022-2024. Il diario del lavoro ha intervistato la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, per chiederle quali sono i motivi che hanno spinto il sindacato a firmare questo rinnovo.
Fracassi, a differenza del precedente rinnovo avete sottoscritto quest’ultimo, che cosa è cambiato?
Il precedente contratto non l’abbiamo sottoscritto perché le risorse che sono state appostate al Governo rappresentavano un terzo dell’inflazione, che ricordo era quasi al 18% e il Governo aveva messo in campo risorse per coprire solamente il 6%. Comprendo che è stato un triennio particolare, ma proprio per questo era necessario dare una risposta all’erosione del potere d’acquisto.
Questo contratto, a differenza del 22-24 ha risorse per coprire un 5,9% e quindi siamo in linea con l’inflazione che è prevista per il triennio. Anzi, siamo un po’ sopra perché in realtà il Governo, nel documento di programmazione economica, aveva previsto una inflazione del 5.3%. L’altro punto è che questo è un contratto che avviene in vigenza, quindi significa che per quanto riguarda sia la parte normativa che economica abbiamo tutta l’intenzione di chiedere ulteriori risorse.
Temete una nuova impennata dell’inflazione?
Esatto, come stiamo tutti comprendendo c’è il rischio di un aumento molto elevato della dinamica inflattiva nei prossimi mesi quindi c’è la necessità, avendo aperto il contratto, di dare ulteriori risposte. Una osservazione condivisa con tutte le altre organizzazioni sindacali. Nello stesso testo contrattuale troverà una dichiarazione congiunta con l’Amministrazione che prevede anche la riapertura della parte economica in caso di attribuzione di ulteriori risorse.
Sulla richiesta di ulteriori risorse avete dichiarato che si utilizzerete lo strumento della mobilitazione, è corretto?
Si, lo abbiamo messo in programma. Sia chiaro, stiamo parlando della parte economica, poi dovremmo affrontare la parte normativa per chiudere definitivamente il contratto. Però, il punto dell’aumento delle risorse per noi è ancora aperto, quindi non consideriamo concluso il contratto solo ed esclusivamente con le risorse che abbiamo negoziato quest’oggi. Il tema non riguarda solamente l’inflazione ed è un fatto che è poco sottolineato.
Cioè?
Il nostro comparto, che comprende scuola, università, ricerca, alta formazione artistica e musicale, ha una distanza, rispetto al resto dei settori della pubblica amministrazione, molto elevata. Ossia c’è una differenza tra profili che ammonta all’incirca al 17-20%. Poiché il Governo qualche operazione, anche lo scorso anno, l’ha fatta, per esempio ha previsto un fondo perequativo ma solo per gli enti locali, non ha considerato affatto il settore istruzione ricerca. Invece c’è bisogno di un fondo che garantisca l’equiparazione, perlomeno a livello di titolo di studio, di profili professionali, con il resto della pubblica amministrazione. Quindi c’è anche questo tema, per quanto ci riguarda, nella nostra richiesta di ulteriori risorse.
La consultazione dei lavoratori quando dovrebbe avvenire?
Immediatamente. Abbiamo dato indicazione alle nostre strutture di convocare le varie assemblee. La nostra categoria ha il referendum e la consultazione nello statuto. Non mi risulta che le altre organizzazioni facciano lo stesso.
Emanuele Ghiani
























