L’Italia migliora la posizione di contributore netto dell’Unione europea ma i fondi comunitari ancora da spendere restano molto rilevanti e superano i 32 miliardi di euro. E’ quanto indica la Corte dei conti nella relazione al Parlamento sull’utilizzo dei fondi comunitari. In particolare la magistratura contabile sottolinea che al 30 giugno 2014 l’attuazione finanziaria dell’obiettivo convergenza risulta pari al 105,9% in termini di impegni “ma soltanto al 53,9% in termini di pagamenti”.
Significa che nell’ultimo anno di programmazione “resta ancora da spendere circa la metà dei fondi allocati per l’intero ciclo” e pari a 32,5 miliardi di euro.
I flussi finanziari tra l`Unione Europea e l`Italia nell`esercizio 2013 evidenziano un ulteriore miglioramento della tradizionale posizione di contributore netto del nostro Paese: il saldo negativo tra versamenti effettuati ed accrediti ricevuti risulta, infatti, di 4,9 miliardi di euro a fronte dei 5,7 miliardi di euro del 2012.
“Tale miglioramento – scrive la Corte dei conti – è ascrivibile all`aumento (14,8%) degli accrediti all`Italia per la realizzazione di programmi europei. In valori assoluti, il nostro Paese si colloca nel 2013 al quinto posto per l`ammontare delle somme accreditate dall`Unione Europea ai singoli Stati”.
Per altro verso, l`Italia (insieme ad altri Paesi) ha dovuto continuare a farsi carico di una quota dei rimborsi al Regno Unito per la correzione dei suoi squilibri di bilancio (circa 900 milioni di euro nel 2013, con un incremento di oltre il 15% rispetto all`anno precedente).
Nell`ambito della politica europea di coesione socio-economica per il ciclo di programmazione 2007-2013, la Relazione ha poi esaminato lo stato di utilizzo dei fondi comunitari facenti capo ai tre Obiettivi strategici della Convergenza, della Competitività regionale ed occupazione e della Cooperazione territoriale. E` emerso che, per far fronte ai ritardi nell`utilizzo di tali fondi ed evitare perdita di risorse comunitarie, le Autorità italiane, d`intesa con la Commissione Europea, hanno ridotto anche nell`anno in esame la quota di cofinanziamento nazionale, attraverso ulteriori riprogrammazioni definite nell`ambito del Piano di Azione Coesione. In tal modo, ferme restando le risorse comunitarie attribuite, si è ridotto l`ammontare delle spese da certificare all`UE ed il correlato rischio di disimpegno automatico per gli interventi maggiormente in ritardo.
Con le cinque riprogrammazioni complessivamente attuate sono stati trasferiti a favore degli interventi ricompresi nel Piano di Azione Coesione oltre 11 miliardi di euro, con una riduzione quasi interamente applicata all`Obiettivo Convergenza, beneficiario degli stanziamenti più importanti e destinato a quattro Regioni del Mezzogiorno.


























