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Home - Notizie del giorno - Corte dei Conti, impostazione positiva, ma bisogna avviare il taglio debito

Corte dei Conti, impostazione positiva, ma bisogna avviare il taglio debito

8 Ottobre 2019
in Notizie del giorno

L’impostazione della Nota di aggiornamento al Def “appare positiva” alla luce degli orientamenti della Commissione Ue e della Bce ma va rapidamente completato il quadro programmatico anche con “un percorso credibile” di riduzione del debito. E’ quanto afferma la Corte dei Conti nel corso di un’audizione alle commissioni riunite Bilancio della Camera e del Senato.

“Appare positiva l`impostazione che si trae dal documento – dice il presidente della Corte Angelo Buscema – per una manovra di bilancio che, al netto della disattivazione della clausola IVA, è di dimensioni limitate e con misure che intervengono sulle principali criticità del nostro sistema economico e istituzionale attraverso specifici provvedimenti collegati alla legge di bilancio”.

Per la Corte “le crescenti difficoltà del nostro sistema economico richiedono, tuttavia, che il quadro programmatico contenuto nella Nota 2019, oggi ancora parziale, sia rapidamente completato ed esplicitato. Dalla natura e dalla qualità delle misure proposte dipenderà, infatti, la possibilità di incidere sui programmi di investimento delle imprese e sulle aspettative delle famiglie, superando le incertezze che hanno finora contribuito al generale rallentamento della nostra economia. E ciò senza ulteriori squilibri per i conti pubblici”.

“Le particolari, favorevoli, condizioni dei tassi di interesse devono, del resto, consentire di avviare il rapporto debito/Pil su un percorso credibile di riduzione” aggiunge Buscema.

E’ “indispensabile perseguire una riqualificazione della spesa pubblica, puntando al miglioramento dell`efficienza della Pubblica amministrazione, ad un attento screening della qualità dei servizi resi e ad una più penetrante capacità di misurazione dei risultati raggiunti dai diversi programmi”. Ha spiegato Buscema

“Solo con un`attenta selezione delle attività da continuare a finanziare – prosegue – è possibile rendere compatibile il sostegno di progetti di investimento con la realizzazione di sistemi e livelli di istruzione e formazione all`altezza dei nostri partner e, naturalmente, liberare risorse per una riduzione dell`onere fiscale”. Un percorso che per Buscema non può avvenire colpendo alcuni servizi pubblici essenziali, già pesantemente in difficolta.

Per la Corte dei Conti la lotta all’evasione deve procedere insieme alla semplificazione del fisco in modo da creare “un ambiente più favorevole alla crescita”.

“Sul fronte delle entrate – ha detto – all`impegno per il riassorbimento di sacche di evasione ed elusione fiscale, da perseguire anche con un più esteso ricorso a strumenti di emersione spontanea delle basi imponibili e di più accurata misurazione delle capacità contributive dei cittadini e delle imprese, dovrebbe necessariamente accompagnarsi un processo di riforma più complessivo, che risponda a criteri di equità e semplificazione del sistema e che restituisca un ambiente più favorevole alla crescita”.

Restano inoltre forti perplessità, ha spiegato Buscema, sul fatto che nella nota di aggiornamento al Def emerge un “ricorso massiccio (oltre 7 miliardi)” ai proventi dalla lotta all’evasione per finanziare la manovra “una dimensione che rafforza le riserve più volte espresse dalla Corte su tale modalità di copertura”.

“Nonostante la netta riduzione della spesa per interessi, a cui è dovuto il miglioramento dell`indebitamento tendenziale, i margini rimangono particolarmente stretti.

Lo dimostra del resto, già a partire dal 2020, il ricorso massiccio (oltre 7 miliardi), per la copertura delle misure prefigurate con la manovra, alle risorse che si intendono recuperare dalla lotta all`evasione e all`elusione fiscale” ha detto.

“Una dimensione – ha aggiunto Buscema – che rafforza le riserve più volte espresse dalla Corte su tale modalità di copertura. Ciò specie in un paese caratterizzato da un elevato debito”.

Dunque l’obiettivo di 7 miliardi dal recupero dell’evasione rappresenta “una cifra importante” ma date le dimensioni del fenomeno “i margini ci sono”.

“Sette miliardi sono sicuramente una cifra importante – ha detto – però non dimentichiamo che partiamo da una dimensione dell’evasione che anche gli ultimi documenti ci dicono essere dai 90 agli oltre 100 miliardi di euro all’anno. Quindi sicuramente i margini ci sono”.

“Quello che noi abbiamo storicamente sempre cercato di sottolineare – ha aggiunto – è l’esigenza di una strategia coordinata che è fatta di tante misure, alcune in essere altre che probabilmente mancano in questo momento. Ma non c’è uno strumento unico che risolve il problema”. Anche i pagamenti elettronici, ha concluso, “sono un complemento, un pezzo della strategia, non l’unica strategia possibile”.

Inoltre la Nota di aggiornamento del Def certifica l’insuccesso del programma di dismissioni immobiliari da 18 miliardi previso dal precedente governo, continua Buscema

La Nota, afferma la Corte, “da un lato sconta le nuove e più favorevoli valutazioni in materia di indebitamento netto (2,2 per cento, in luogo del 2,4 di aprile 2019), ma dall`altro prende in conto l`insuccesso del progetto di dismissioni mobiliari dal quale erano attesi proventi, che sarebbero andati a diretta riduzione del debito, per circa 18 miliardi (l`1 per cento del prodotto)”.

“L`azzeramento di tali proventi – prosegue la Corte – insieme con altre variazioni delle componenti “sotto la linea” (valutate oggi, nel loro assieme, 1,4 miliardi invece che -5,5 miliardi) porta a preconsuntivare una crescita del rapporto di nove decimi di Pil (dal 134,8 al 135,7 per cento) in luogo dei cinque previsti dal DEF (dal 132,7 al 133,2 per cento)”.

“Non si può fare a meno di evidenziare che esistono delle criticità che potrebbero influire sulla velocità di realizzazione degli introiti previsti” ha spiegato il presidente della Corte dei Conti, perché “gran parte degli immobili dello Stato non suscettibili di utilizzazione da parte delle pubbliche amministrazioni è stato già trasferito agli enti territoriali e gli altri asset potenzialmente alienabili appartengono a tipologie molto particolari di fabbricati, non sono in condizioni ottimali, sono in ristrutturazione o sono concessi in uso ad altri soggetti, tanto che nel 2017 risultavano effettuate dal Demanio dismissioni straordinarie per soli 20 milioni circa, mentre nel 2018 risultavano alienazioni da parte del solo ministero della Difesa (per circa 12 milioni)”.

Nel complesso, ricorda la Corte, “il valore del “portafoglio Stato” individuato dalla Nadef ammonta complessivamente a 618 milioni (458 milioni Ag. Demanio +160 milioni ministero della Difesa). Il primo “blocco” di alienazioni risulta composto da 460 beni immobili per un valore di 580 milioni (420 milioni Agenzia del Demanio +160 milioni ministero della Difesa). E`, naturalmente, previsto che possano in seguito essere individuati altri asset da porre in vendita”.

TN

redazione

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